Radio Imagination

esecutivo Radio imagination_Layout 1C’è una radio che non ha bisogno di microfoni, frequenze e studi di registrazione perché va in onda soltanto nell’immaginazione di chi l’ascolta. Il suo speaker è «il superlogorroico dalla lingua sciolta» DJ Ark che trasmette dalla cima di una cryptomeria.

DJ Ark ha la netta sensazione di trovarsi impigliato tra i rami di quella pianta da un bel pezzo, ma ha un vago ricordo di ciò che gli è accaduto. Ricorda soltanto di aver sentitouno strattone improvviso e di essere stato sballottato e trascinato a decine di metri dal suolo da una forza improvvisa. Certo, sa di avere trentotto anni, un passato senza gloria da musicista rock e da manager musicale, una moglie dolcissima di nome Misato e un figlio, So − suke, che studia negli Stati Uniti; ma, per quanto si sforzi, non riesce a trovare una spiegazione razionale che chiarisca il motivo per cui si trovi lassù, tra i rami alti di quella pianta, come fosse il monaco buddhista Ro − ben che, secondo la leggenda, fu preso da un’aquila quando era ancora in fasce e lasciato, appunto, in cima a una cryptomeria.

In ogni caso fa davvero freddo da quelle parti e a DJ Ark non resta che trasmettere musica a tutto spiano, dai Monkees a Bob Geldof, a Jobim, e lanciare nell’etere una quantità esorbitante di argomenti, sovraccarico com’è, come un camion sferragliante che traballa a destra e a manca. Una valanga di chiamate lo raggiunge dai luoghi più impensati. E, tra queste, un giorno, la chiamata dell’anziano signor Ki’ichi che con voce debole gli rivela che lui, DJ Ark, e tutti quelli che ascoltano la sua radio, sono anime di defunti che continuano ad aggirarsi in questo mondo dopo che la terra ha tremato violentemente e l’onda dello tsunami li ha travolti e uccisi. Davvero, però, solo anime erranti ascoltano DJ Ark? Il giovane scrittore S, giunto come volontario a Fukushima, non è forse vivo e vegeto e non chiederà forse a DJ Ark di trasmettere una magnifica canzone di salvezza per tutti gli uomini e le donne che soffrono nel dolore?

Ritenuto «uno dei migliori romanzi giapponesi dell’ultimo decennio» (Ito− Ujitaka), vincitore del premio Noma, Radio Imagination è una storia sorprendente e toccante in cui i fantasmi delle vittime della più grande tragedia del Giappone moderno bisbigliano al cuore dei sopravvissuti. Nelle sue pagine, Seiko Ito − mostra una visionarietà e una potenza espressiva di cui soltanto Haruki Murakami e Natsuo Kirino hanno dato sfoggio nella letteratura nipponica contemporanea.

«Una grande opera dei nostri tempi in cui la voce dell’autore si trasforma in arte pura».
Shimizu Yoshinori

«Una situazione assurda e pazzesca evoca il senso del reale più della realtà stessa. Questa è la forza della letteratura, e Radio Imagination è senza alcun dubbio un vero capolavoro!»
Mainichi shinbun

«Questo romanzo esprime con forza notevole ed estrema originalità l’umore della nostra epoca lacerata dalla continua alternanza di ottimismo e pessimismo».
Asahi shinbun

Traduzione dal giapponese di Gianluca Coci
Euro 16,50
Pagine 208
EAN 9788854508705
LE TAVOLE D’ORO

Seiko  Ito  è nato a Tokyo nel 1961. Il suo primo romanzo No−raifu kingu divenne nel 1989 un noto film diretto da Ichikawa Jun. Ha pubblicato raccolte di racconti, saggi e numerosi romanzi.

 

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  1. Maggie, Book Club di Milano says:

    I morti non se ne vanno all\’altro mondo in silenzio!Vi allego la compilation di DJ Ark, così che vi possiate sintonizzare sulle onde IM, modulazione d\’immaginazione.Buona lettura.http://open.spotify.com/user/maggiefiore/playlist/5zGzgWidYNbBAGMAXkGX63O

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  2. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    Ci sono due dimensioni in “Radio Imagination”, quella dei vivi e quella dei morti. Solo in apparenza separate.
    “Sono convinto che noi, grazie all’immenso potere dell’immaginazione, possiamo raggiungere anche i nostri amici più cocciuti e di scarse vedute”, dice DJ Ark.
    L’universo di “Radio Imagination” è un universo di poesia che cerca avallo nella scienza.
    Non nella fisica tradizionale, ma in quella “magica”, quella della meccanica quantistica, la più bizzarra e la meno intuitiva delle branche della fisica.
    “Radio Imagination” è un mondo che vive di “entanglement”, un mondo in cui i vivi e i morti possono sentirsi, parlarsi, condividere la stessa esperienza, ma solo se “entangled”.
    L’entanglement è la relazione indissolubile che si crea tra due particelle che hanno condiviso, nel passato, un evento. Se una delle due subisce un effetto, lo stesso istantaneamente si ripercuote sull’altra, anche a distanza astronomica.
    Nel mondo di “Radio Imagination”, l’entanglement, innescato da una tragedia immane, diventa comunione di sentire dei morti tra loro e dei morti con i vivi, attraverso la mediazione della “tristezza”, perchè “Radio Imagination” è la radio della tristezza: “queste onde radio scaturiscono dall’energia potente della tristezza… ecco perchè quelli che sono morti e non provano tristezza a sufficienza non riescono a sentire la mia voce. E dunque, per lo stesso motivo, è molto probabile che questo programma giunga anche a chi è ancora vivo ed è molto triste. O almeno è questo che mi piace pensare”.

    La voce di DJ Ark, unita alle canzoni che manda in onda (anche nei titoli richiamanti l’orrore dell’evento: “Waters of March”, “Abandoned Garden”, “Requiem”, “The Sea”), è il gemito di ogni esistenza spezzata dalla violenza, della dolorosa consapevolezza dell’insensatezza, e del rifiuto, non tanto della morte, quanto di un “vivere” che si vuole dimenticare del “morire” (“Vogliono costringerci a seguire un’unica direzione: pregare per i morti del disastro, allontanarci da loro e dimenticarli al più presto, così da guardare solo avanti ed evitare che il paese si fermi a riflettere”).
    È una voce umanamente vera quella di DJ Ark e potente, soprattutto nelle contraddizioni, nell’ingenuità dubbiosa, nella solitudine lacerante di chi si appresta ad affrontare la morte.
    È una voce che, dapprima distinta, finisce per sfumare tra quelle delle migliaia di ascoltatori a lui “entangled”, in una confusione non solo di voci (pagine 182 e seguenti), ma anche di ricordi ed esperienze improvvisamente di tutti (“quello che ho appena raccontato non è un ricordo che appartiene a qualcuno di voi, giusto?”, chiede DJ Ark ai suoi ascoltatori) e che diventano l’eco della storia umana universale.

    Entanglement vuol dire intreccio, l’umanità è intrecciata corpo e spirito con l’universo (come anche la noetica sostiene) e perciò qualunque gesto non ha mai una portata limitata a sè medesimo: è “l’effetto farfalla”, la teoria anticipata da Turing, quella stessa che, con l’immaginazione illuminata dei bambini, Sosuke, il figlio di DJ Ark, mette in atto con le sue giravolte (così simili allo spin delle particelle) “per difendere la famiglia dalle forze del male” e “per evitare che il mondo vada nella direzione sbagliata”.
    “Radio Imagination” è un libro originale, vibrante d’umana compassione, ma che, a mio parere, perde forza e suggestione nelle parti in cui alla poesia di questa “Spoon River” contemporanea, sostituisce un prosaico e didascalico ragionare sulla fenomenologia dell’aldilà (2 capitoli su 5).
    Io avrei preferito la solo poesia, la sola immaginazione. Per le spiegazioni c’è la scienza, soprattutto quella “magica”.
    Sposo l’appello di DJ Ark: “Viva l’immaginazione! Immaginate, gente! Nel nome della verità!”.

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  3. sabrina di agresti says:

    Sabrina Di Agresti Torino (n. a Roma) Note sull\\’autore :Seito Iko è nato a Tokio nel 1961 . Dal suo primo romanzo è anche stato tratto un film .L\\’opera moderna di Seiko Ito si contrappone, ma non completamente, alla tradizione giapponese e cinese che combinano le avventure con gli elementi fantastici della mitologia popolare, frammenti di storia con la satira politica, raccomandazioni morali con metafore . La letteratura giapponese fa spesso ricorso ad allegorie , metafore ed allusioni , che rendono sfumato ed ambiguo il testo, e possibili più letture su diversi piani.Ha uno stile moderno che ha subito un\\’influenza americana . Lo scrittore probabilmente ha vissuto o vive negli Stati Uniti . Il riferimento è anche per figlio Sosuke che li\\’ andrà a studiare . Mi ha fatto pensare all\\’Antologia di Spoon River.Il dj Ark , da Arca di Noè, Fuyusuke, trasmette comeda una radio , Radio Imagination , da un albero di criptomerya . E\\’ una radio speciale con onde create dalla capacità dell\\’immaginazione.Il dj e\\’ logorroico e attraverso i messaggi degli ascoltatori ci rivela un orfano di madre come tanti , il terremoto,ed il modo di vivere e di pensiero giapponese . Ama il caffè e l\\’ottima musica che è alla base di tutto il romanzo.L\\’autore ha un atteggiamento positivo e libero dall\\’etimologia dei nomi propri di persona .Cerca di trovare riscontro nei loro caratteri come per quello della moglie Misato = splendida dimora o del figlio Sosuke = erba .E\\’ sposato con Misato una tecnica del suono in campo teatrale e ne valuta i pregi e le difficoltà .Si accenna anche al periodo Edo quando un\\’ascoltatrice gli scrive una mail in cui rivela di essere stata una sua compagna di scuola ed il padre fece installare una statua di un facoltoso personaggio del periodo Edo.Il romanzo è composto da 5 capitoli.Alcuni ascoltatori si adagiano nel sogno traducendo il tradimento delle illusioni . L\\’autore modula per sè e per tutti i vinti di sempre, la poetica dell\\’indifferenza elevandola a livello di epopea nichilista. .L\\’albero su cui è impigliato il dj rappresenta il dolore universale descritto con onestà e con una forza comunicativa che , nonostante l\\’incredibile delicatezza , riesce a tratti struggente .La simbologia è presente nella figura del serpente morto ai piedi dell\\’albero, dell\\’uccello bianco e nero al suo fianco e del padre che non crede in lui e lo esorta a scendere .Cerca un equilibrio perduto che , suo malgrado , non troverà. Da leggere, per sempre , finchè la poesia troverà accoglienza nel cuore dell\\’uomo e, come conta il poeta finchè il sole risplenderà sulle sciagure umane ( da i Sepolcri di Ugo Foscolo) .Nella prima parte sono gli ascoltatori che raccontano ed il motivo per cui chiamano il dj , nella seconda è egli stesso che si rivolge agli stessi come se fossero lettori suscitando critiche ed elogi. E\\’ un diario esistenziale Una di queste dice \\” Dj Ark … forse stai tentando di allontanarti dalle cose terrene … Vuoi affrancarti daui ricordi personali e diventare un tutt\\’uno con la natura e l\\’universo. Ora sei ancora a metà strada . Un insegnamento di filosofia di vita ed apprezzare maggiormente ciò che abbiamo . Tra un istante ne potremmo essere privati e farci forzasenza lamentele come scrive la ragazza di 21 anni.\\” Diceva che sicuramente le loro grida disperate dovevano aver riecheggiato a lungo in tutta la città , fino all\\’ultimo respiro, insieme ai loro lamenti strazianti e ai continui e rabbiosi gemiti .Nel secondo capitolo la voce narrante è un volontario nei luoghi di Fukushima e Tohoku con un cancro alla larigne ed un padre morto di tumore che intraprende un viaggio con alcuni compagni inviati dalla redazione da Fukushima per la commemorazione a Hiroshima .Con lui un fotografo, Gamè; Kimura , alto e giovane; Nao, il leader del gruppo di forte ideologia e senso pratico; Ko, l\\’autista . Molti sono stati i medium interpellati dai sopravvissuti nella speranza di contattare disperatamente i loro cari, come Chico la transgender sensitiva .Berto è il sorvegliante del resort per turisti che arrotonda lo stipendio procurando le prostitute ai turisti .Miyama un vecchio pescatore e saggio .I personaggi di questo capitolo entrano ed escono come saggi quasi al di fuori dalla realtà sia giapponese che dal contesto del libro.Come ci dice Pessoa Il saggio semplifica la vita e arrivarci dà la felicità.Riporto i brani musicali particolari di rilievo : Bob Marley Redemption Song un messaggio di salvezza alle persone che soffrono nel dolore, Mozart Requiem , Ai no memory di Matsuzaki Shigeru.Chissa\\’ quando ci prude un piede , se pensiamo anche noi a qualcuno che è stato importante è che non c\\’è più e che ci vuole ancora comunicare qualcosa. Magari ci manda la sua energia.Per il giapponese , quando si fanno certe scelte, non si finisce mai di pagarne le conseguenze riferendosi alle inesorabili leggi del karma.E\\’ un romanzo per soggetti sensibili e pur nello strazio , come ho già constatato per altri autori moderni come Natsume Soseki , Murakami , … non risulta ansiogeno, ma crea nel lettore un respiro profondo , di sconcerto ed inquietudine ma anche di consapevolezza.Il poeta è un fingitorefinge così totalmenteda fingere che è doloreil dolore che davvero sente.E\\’ triste e intenso . Da leggere!Nella lettura, in quanto non ho lasciato da parte la mia emotività,mi sono lasciata coinvolgere dalla pena esistenziale del dj nella quale non è difficile empaticamente riconoscersi come diario dell\\’anima, un\\’autobiografia senza fatti….con la nostalgia per l\\’emozione di quel momento .

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  4. Donata, torino says:

    In modo molto originale, ma soprattutto con estrema sensibilita’ e delicatezza Seiko Ito ci introduce nel dramma giapponesedel terremoto e tsunami del 2011 a Tohoku, presentandocene i fatti drammaticamente verificatisi attraverso un percorso particolare: il disorientamento delle persone coinvolte, il loro interrogarsi sull’anomala situazione di contatto fluido con la vita in cui si trovano, su quanto e cosa possa essere accaduto alle persone care, nello struggente ricordo delle esperienze condivise. Il tutto con un tono di serenità costruttiva, senza autocompiacimento o toni patetici o cadute nel sentimentalismo. Anzi l’autore-protagonista si mantiene su un tono di velata ironia, quasi una autodifesa di fronte alla tragedia in cui e’ coinvolto.
    Il libro si trasforma così in un inno alla comunicazione interpersonale e nel conseguente rimpianto per quei momenti della nostra vita in cui forse tale comunicazione non abbiamo adeguatamente coltivato. E la musica si conferma un potente mezzo di empatia.
    e se fosse vero che esistono “frequenze che differiscono da quelle con cui siamo abituati a ricevere normalmente … che ci arrivano ostruendo i suoni e i rumori del mondo esterno” ?? se fosse vero che potremmo recuperare un legame empatico più forte con tutta la vita che pulsa nel creato??? Un eco di queste onde giunge proprio a coloro che, dedicandosi ai soccorsi, sembrano essere più vicini e più aperti alle dimensioni sottese alla tragedia che cercano di fronteggiare.
    Libro bellissimo, scrittura leggera e incisiva allo stesso tempo, occasione di riflessioni ……….

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  5. francesco says:

    Francesco – Book Club di Roma
    L’avvento di grandi catastrofi genera situazioni dalle quali la letteratura prende spunto per esprimere storie, sensazioni, ipotesi trattate sotto una nuova e diversa luce.
    Così anche il maremoto in Giappone e le sue tante vittime ha dato carburante a chi come Seiko Ito ha qualcosa da dire. L’idea della Radio Immagination è molto bella e originale.
    la prima parte del libro è coinvolgente. Poi la narrazione rallenta andando a toccare qualcosa che per il lettore occidentale non è immediato, mentre per la cultura orientale, specialmente quella buddista, probabilmente è assolutamente coerente.
    A parte questo non è facile trattare del rapporto tra i vivi e coloro che hanno lasciato il corpo soprattutto se si ipotizza una fase di limbo temporale nel quale le energie degli individui che ci hanno lasciato devono decantare il loro dolore, il loro dispiacere per come sono andate le cose.
    Ribadisco che l’idea della Radio a frequenza universalmente variabile è molto bella con la sua musica e con i suoi spunti di riflessione sul valore della vita, l’amore per i nostri cari, il senso della morte.

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  6. Barbara Rosai (Torino) says:

    “Radio Imagination” è un romanzo con profonde radici nella cultura nipponica, ma che possiede la volontà e la potenza del linguaggio universale, poiché fa appello all’origine comune di miti che appartengono a buona parte dell’umanità.
    Nella mitologia giapponese, l’essenza maschile Izanagi e quella femminile Izanami ricevono l’incarico di creare le isole che costituiscono il Giappone, là dove prima era solo acqua.
    Dopo una serie di vicende, fra cui la nascita di numerosi figli, Izanami muore e Izanagi non si dà pace e decide di andare nella terra dei morti per cercarla e riportarla indietro.
    Ovviamente non ci riuscirà e la storia finirà alquanto male, ma il lettore occidentale che si fosse avventurato nella lettura di storie molto antiche e lontane dalla propria cultura, avrebbe un sussulto nel riconoscere alcune analogie con la mitologia greca.
    A millenni di dolore umano e disperazione di fronte alla perdite dei propri cari, a millenni di rifiuto degli uomini ad accettare il proprio destino, corrispondono millenni di racconti orali e di creazione di miti a giustificare l’inaccettabile.
    I racconti, di bocca in bocca, hanno percorso migliaia di chilometri accompagnando le migrazioni umane lungo tutti i continenti.

    Seiko Ito rivisita il mito di Inazagi/Orfeo, perché è DJ Ark a scoprirsi morto e a voler notizie della moglie, ma proprio come Orfeo è un’artista, capace di utilizzare il potere della musica per superare ogni ostacolo e, come Orfeo, riuscirà a far da tramite fra il mondo dei vivi e quello dei morti.
    Nel rivisitare il mito, Seiko Ito lo attualizza, facendo riferimento a quelle teorie scientifiche che appartengono alla meccanica quantistica (che, giustamente, Stefania Sorbara cita nella sua recensione), i cui risvolti affascinano scienziati, ma anche filosofi e artisti, in quanto ipotizzano una concezione del mondo che è sempre più vicina a filosofie e spiritualità orientali.

    “Radio Imagination” è, inoltre, una meditazione sull’onnipresente tema, nella cultura giapponese, della catastrofe incombente, generata dalla convivenza con terremoti e tsunami, maturata dal sacrificio delle vittime civili delle due città di Hiroshima e Nagasaki, incubi rinnovati nel 2011 con l’incidente di Fukushima,
    A questo proposito, il romanzo contiene una denuncia discreta, ma che traspare in molte pagine, contro una società giapponese che dimentica i propri lutti troppo in fretta con l’ansia di ricostruire, di rimuovere le macerie e rimettere tutto a posto.

    Radio Imagination è il suono della lira di un Orfeo contemporaneo che, con la sua musica, ci invita a soffermarci a meditare, ci ricorda il rispetto che dobbiamo nei confronti della natura e, soprattutto, ci ricorda le origini comuni della spiritualità umana.

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  7. Anna Maria, Roma says:

    Ho iniziato a leggere Radio Imagination, sono più o meno a metà. Me-ra-vi-glio-so. Non so di mitologia nipponica, ma le pagine sono così piene e vive che posso sentire la frequenza, le voci, la musica (ah, che musica!) e le percezioni degli ascoltatori di questa radio di consapevolezza collettiva. Una coscienza che appartiene all’intera umanità. Pochi giorni fa tutto il mondo ha ricordato Hiroshima, questo romanzo c’entra e centra. Al momento mi appare come una lettura importante, un monito dolce, potente e soprattutto universale ad alimentare la memoria e a far emergere dall’oblio la sacralità dell’intero creato, dagli umani profanato, devastato. Chissà se più lettori hanno saputo cogliere il richiamo di Radio Imagination dagli scaffali delle librerie… Sono profondamente grata a Neri Pozza per averlo destinato alla lettura dei book club. Il resto a quando, terminate le vacanze, mi riconnetterò con il reale (o immaginario?) web.

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  8. ida poletto says:

    …l’ho letto con fatica anche se piuttosto rapidamente …probabilmente la poca conoscenza della “mitologia” nipponica , della cultura orientale in genere, insomma la diversa sensibilità verso il dolore ,non mi hanno aiutato…. un attraente funambolismo tra la terra dei morti e la terra dei vivi su ottima colonna sonora: questo il visionario romanzo di questo autore giapponese di mezza età . Seiko Ito di fronte ai disastri che le ANIME ricordano e raccontano riesce ad utilizzare un’ironia insolita , di fronte alla tragedia una sobrietà di linguaggio che, confesso, mi “disturbano”. La metabolizzazione del dolore e soprattutto della paura è la parte più forte di questo romanzo che tanto successo sta avendo, questa trasmissione che si dilata dalla illimitata immaginazione di DJ Ark , sicuramente prende il lettore attratto dalla civiltà orientale, queste onde di frequenza empatiche che mettono in comunicazione i morti con i vivi in un inno alla comunicazione stessa, risulta senz’altro il messaggio più affascinante! La teoria di un LIMBO moderno e tecnologicamente avanzato resta la parte che più apprezzata come il capitolo 4. Non una scrittura nelle “mie corde” ma sicuramente un libro unico ed originale, perfetto nei giorni della memoria di Hiroshima.

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  9. Valeria S. (Milano) says:

    Una lettura delicata ma travolgente, come un’onda, da assaporare pian piano, a mio avviso. Almeno questo è quello che ho fatto io. Non sono riuscita a sorbirlo in un sorso, ho avuto bisogno di tempo per meditare, per apprezzare alcuni passaggi. La morte, l’aldilà (una o più dimensioni di ‘aldilà’?) anche se espressi da miti nipponici, restano universali, il dolore per la perdita (della vita, di una persona cara) sono comuni a ogni essere umano.
    Un romanzo da leggere per pensare in modo non-occidentale a sentimenti universali, e per avere, forse, un’altra dimensione a cui tendere.
    .

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  10. Anna Maria, Roma says:

    Riconnessa! Per questo libro ho infranto la regola dell\\\’esclusivo utilizzo del kindle durante i viaggi, non ho potuto lasciarlo a casa, troppo forte è stato il desiderio di proseguirne pian piano la lettura. Confermo le prime riflessioni comunicate: meraviglioso e commovente. Condivido completamente, infatti non aggiungo altro, il giudizio sopra espresso da Valeria di Milano che osserva come la morte e il concetto interiore dell\\\’aldilà ed il senso del dolore e della perdita siano assolutamente universali. Noi esseri umani, così diversi ma così uguali nell\\\’interiorità… E\\\’ una lettura che mi ha aiutata nel compiere un nuovo piccolo progresso nel processo di elaborazione di un personale dolore.

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  11. Silvia Milano says:

    Mi mancano una trentina di pagine, ma posso già dirvi che a me questo libro sta creando ansia. Struggente, certo, ma quanti passaggi agghiaccianti sulla pace non trovata, sulle tragedie vissute, su morti violente e sofferenze inaudite…E\’ scritto bene, ma io non vedo l\’ora di finirlo e non vorrei nemmeno discuterne!

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  12. Edda says:

    Condivido il parere di Silvia. Questo libro mi crea ansia, la voce narrante non e\\\\’ \\\\”nelle mie corde\\\\” e non so se riusciro\\\\’ a terminarne la lettura.Troppa angoscia. Scritto bene ma \\\\”non facile\\\\”

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  13. marco says:

    Marco – BookClub Roma
    Beh… che dire… mi sembra un buon romanzo, una bella idea, ma nient’altro. Non mi ha preso. Interessante e divertente è vedere che DJ Ark trasmette dalla cime di un albero, una cryptomeria (che poi significa letterlmente “parte nascosta”). Concordo con il mio “compagno di classe” Francesco quando dice che la storia ha molto a che fare con la cultura orientale, o meglio con il rapporto (invidiabile) che gli orientali hanno con la morte – la parte nascosta. Però man mano che sono andato avanti la storia s’è sfaldata tra le mani. Si fa leggere, ma a mio avviso niente di più.

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  14. Claudio says:

    “Ho sempre immaginato che uno scrittore senta dentro di sé selle voci e sia poi capace di tradurle in parola scritta”.
    Seikō Itō dà voce alle anime sofferenti, come un suono di sottofondo che accompagna la nostra vita, ci rende partecipi del dramma vissuto nello spaventoso cataclisma che ha colpito la regione di Tōhoku, in Giappone, nel 2011, rende onore a chi ha perduto la vita ma non la sua presenza nel mondo dei vivi.

    Questa opera dallo stile composto e di dignitosa accettazione del proprio stato, con l’idea folgorante di creare una radio immaginaria sentita da chi voce non ha più, lascia trasparire, a tratti, la rabbia incontrollata di chi vede negata la propria speranza di rinascita, è pervasa dall’infinita tristezza e malinconia di una perdita improvvisa e ingiusta, ha come motivo ispiratore l’idea “che sia assolutamente necessario rifondare il Giappone insieme ai morti, senza dimenticarsi di loro” dopo l’immane tragedia del terremoto e del successivo tsunami.
    È una storia apparentemente surreale, ma che tocca sentimenti profondi dell’animo umano posto di fronte a tragedie immani, riflette una filosofia religiosa tipicamente giapponese della vita e della morte, trascina il lettore in un vortice di buia disperazione, lasciandolo boccheggiare alla fine in cerca di aria.
    È sicuramente un libro riuscito: originale, ambizioso, intelligente, ben scritto, che lascia una traccia profonda nel lettore empatico: dopo un inizio svogliato, sono stato “preso” dalla trasmissione della radio di DJ Ark alle voci della “tristezza” e dalla ricerca di una sua presenza nell’esistenza della moglie e del figlio, sono rimasto coinvolto nel dramma vissuto da chi è stato improvvisamente travolto da questo evento disastroso e mi sono interrogato sulle sue implicazioni.

    Resta una curiosità: il significato della colonna sonora trasmessa dalla Souzou radio. Mi sfugge il criterio della scelta delle tracce sonore, se non che ricordano via via gli stati d’animo del protagonista e che l’Autore vuole sottolineare. Le musiche sono tutte ottime e accattivanti, ma riflettono gusti musicali lontani dal ruolo del personaggio del manager delle rock band.

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  15. Una storia singolare: forte e toccante.
    Protagonista il DJ giapponese Ark che, tra un disco e l’altro, parla a ruota libera, con molta vivacità, di argomenti leggeri, come di routine per le piccole emittenti.
    Gli ascoltatori gli inviano messaggi e mail, si svolgono cortesi dialoghi. Dopo qualche pagina Ark prende a narrare episodi della propria vita e pian piano il lettore viene informato che “trasmette” dall’alto del grande albero in cui è impigliato. Fa freddo, c’è tanta neve, lui si trova in una posizione scomoda e ha quale unico compagno un uccello. Con gradualità, mentre la narrazione procede pacata, si comprende che è morto, trascinato dall’onda mostruosa dello tsunami, e morti sono i suoi interlocutori. L’intenso dialogo avviene tra le menti; si svolge in un precario spazio intermedio tra questo mondo e un nebuloso aldilà. Coloro che vi si trovano non sono ancora pronti al passaggio definitivo: come DJ Ark vogliono conoscere la sorte dei loro cari, ricordare i momenti lieti o pentirsi degli errori commessi.
    La vicenda si sposta nel mondo reale, tra la gente impegnata a riparare i danni del terribile evento. E lì riesce a farsi strada un personaggio vivo, lo scrittore S, capace di ascoltare la voce del DJ defunto, che chiederà di trasmettere una canzone di speranza per tutti coloro che soffrono.
    La comunicazione tra i due mondi è dunque possibile? Ark, che vorrebbe almeno ascoltare la moglie e il figlio prima di andarsene per sempre, lo spera. E alla fine ci riesce, grazie all’appoggio corale dei tanti amici defunti, che uniscono alla sua la forza del loro pensiero in impeto generoso..
    Un testo molto impegnato per la scelta del tema, che tuttavia viene svolto con grande delicatezza, senza indulgere al pathos né alle tentazioni “metafisiche”. Il lettore si confronta con una cultura interessante, che affronta in modo peculiare il vivere e il morire.
    Piacevole e vivace la cifra stilistica: il merito va anche al traduttore.

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  16. Anna Maria, Roma says:

    Concordo con Virelle sull’importanza della traduzione di Gianluca Coci, un traduttore bravissimo, di rara cultura e sensibilità. Ho avuto modo di ascoltarlo incantata durante la presentazione de La cicala dell’ottavo giorno.

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  17. Irene says:

    Radio Immagination racconta, con un forte attaccamento alla mitologia e alla spiritualità, una vicenda toccante e indimenticabile per il genere umano. Il Giappone, devastato dal terremoto, fenomeno non infrequente nella realtà nipponica, non dimentica di ascoltare le voci dei morti e Seiko Ito le rende infatti protagoniste.
    Un romanzo malinconico e toccante che tratta, con delicatezza ed estrema delicatezza, un tema che riguarda tutti e che bisognerebbe non dimenticare mai.
    Tradotto con precisione e professionalità, scivola via in qualche ora. Interessante l’idea di fondo e la scelta di utilizzare una radio immaginaria per far giungere le voci delle vittime anche oltreoceano.
    Con una struttura narrativa singolare e una storia onirica ma nello stesso tempo molto reale, Radio Immagination racconta di un Giappone diverso da quello a cui i libri letti negli ultimi anni mi hanno abituata.

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  18. SIMONE says:

    Una giacca rossa su albero issata come una bandiera, la bandiera di una catastrofe.si può descrivere una tragedia di queste proporzioni?Seiko Ito ci riesce con delicatezza, prendendo in prestito la giusta dose di spiritualità, di surrealismo, attraversa il culto dei morti ed una struttura narrativa particolare.Malinconico, toccante, nonostante la lontananza fisica e culturale, da quei luoghi e da quell\’apocalisse.

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  19. chiara lunedì milano says:

    Questo romanzo non mi ha entusiasmato ma riconosco una serie di elementi interessanti: primo fra tutti l\’invenzione del trattamento del post cataclisma e la forma data a questa invenzione. Siamo continuamente esposti a 2 piani diversi, quello dell\’immaginazione e quello della realtà: è in questo entrare e superare confini che l\’autore ci trattiene sulla pagina. I social media, la radio, il dj, forme della realtà in cui viviamo, di interconnessioni più o meno significative sono diventate anche mezzi del mondo degli scomparsi – due mondi, quello dei morti e quello dei vivi, non in antitesi fra loro, ma piuttosto fasi di passaggio nella vita. Questa commistione di immaginario e reale, è particolarmente resa possibile dalle tradizioni, credenze, leggende collegate al buddismo/shintoismo (la teoria che chi muore senza aver fatto i conti con se stesso e gli altri vaga inquieto in una specie di limbo finchè qualcuno non intercede per lui).Riferimenti biblici sono presenti, come l\’arca/soprannome del personaggio, l\’albero, il serpente ai suoi piedi, l\’uccello immobile, vicino a lui, fino alla fine quando vola verso l\’oltretomba. La commistione è interessante così come le notazioni sul Giappone moderno che, di fronte a disastri come questo, sembra voler dimenticare per costruire il nuovo immediatamente, grazie alla potenza tecnologica.Qui, però, emerge il dolore e la tristezza che accomunano le vittime del disastro, i partenti verso il mondo finale, e i loro morti, come a richiamare il valore della tradizione, della spiritualità di fronte all\’estrema tecnologia. In quel legame fra vivi e morti sta la parte più poetica del libro.

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  20. Nunzia says:

    faticoso leggere un libro che evoca poche e scure immagini. Abituati alla cinematografia giapponese, (penso a Kurosawa) che ci regala dei veri e propri quadri coloratissimi, questo libro ci pone di fronte a due difficoltà: la sua filosofia di vita e l’ambiente. La prima riguarda il punto di vista religioso ed esistenziale, di difficile condivisione per noi occidentali e la seconda riguarda i colori. Non vi è dubbio che la scelta del nero e dei grigi, come nella copertina, è necessaria e appropriata. , I disastrosi cataclismi che hanno sconvolto il mondo non possono avere colori …ma solo assenza di essi, come la morte e quel “limbo”, nel quale sono inseriti i personaggi, che non è ancora il vuoto dopo la vita, perché nel vuoto non c’è nulla che riguardi i sensi … nemmeno le voci. Un’altra enorme difficoltà risiede nel linguaggio della traduzione,, che tranne in pochissimi tratti, non rende, e non può rendere, la lingua d’origine … soprattutto in questo romanzo. I gridolini e i risolini onomatopeici smorzano la tragedia e la visione onirica del libro. Ma forse proprio questo è l’intento dell’autore … Insomma un’idea originale, che, secondo me, non convince. Unico momento per me molto toccante, perché di universale condivisione è il difficile, inaccettabile, intollerabile e pur inevitabile distacco dalla vita reale, condizione con cui si chiude la narrazione.

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  21. cetty roma says:

    Dopo il catastrofico terremoto e lo tsunami de 2011, in Giappone nulla sarà più come prima. Nell’area interessata dalla tragedia i superstiti sopravvivono a stento al dolore, annientati dall’assenza di quanti sono scomparsi intorno a loro. Ma non è facile neanche per i morti, impauriti e quasi paralizzati dall’ignoto che li attende. In questa situazionee, l’energia necessaria per risollevarsi dal trauma della catastrofe e rifondare una quotidianità accettabile non può che venire dal dialogo tra le anime dei morti e quelle dei vivi. Dai ricordi e dalla forza degli affetti e dei sentimenti.
    Così Radio Imagination diventa lo strumento di collegamento tra mondi di fatto già separati, che si parlano grazie alla forza della fantasia. E DJ Ark, che anima questa surreale emittente, è il protagonista del libro; come speaker ci sa fare e alterna, misuratamente, con un’enfasi accattivante, il racconto della sua vita alle storie dei tanti ascoltatori che intervengono per dire la loro. Tra un intervento e l’altro si inserisce la colonna sonora del libro: una scelta ragionata di brani musicali che, a ogni citazione, possiamo immaginare di sentire e che allargano gli orizzonti del romanzo oltre i confini nazionali.
    Con un ritmo narrativo convincente, Seiko Ito dosa efficacemente dialoghi e riflessioni di carattere etico, immagini poetiche e simboliche e semplici vicende di vita vissuta, passando con disinvoltura dalla dimensione visionaria dei personaggi animati dalla forza fantasiosa dell’immaginazione a quella fortemente reale di alcune figure ugualmente significative e non banali.
    Radio imagination è un libro intimo e autentico, che vuole ribadire, con originalità e libertà di stile e di contenuti, la necessità di un equilibrio tra la tradizione e la modernità, nella società come nella letteratura.

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  22. marilena says:

    Marilena ( book club di roma )Amo molto la cultura giapponese, la liquidità di una scrittura molto densa, come quella di Murakami per intenderci e ho molto amato anche la cicala dell\’ottavo giorno.Questo libro mi ha lasciato addosso il senso incompiuto di un viaggio che termina quando scorgi il castello che sbuca nella nebbia, ma credo che questo fosse lo scopo voluto dall\’autore.Siamo tutti sospesi nel destino di ricordi dei quali non riusciamo a liberarci in un punto in cui non siamo nè vivi nè morti ma dobbiamo andare in un altro posto.Ho trovato toccante, anche se angoscioso, il bisogno delle prsone di ritrovare i propri cari per non smarrire il senso della loro stessa umanità nel passare dall\’altra parte.Onirico e nebbioso, bianco e nero. Evocativo di sensazioni destinate a dissolversi.Perchè da viva io voglio calore umano e rassicurazione sul fatto che i miei piedi sono ancora saldamente attaccati alla terra.

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  23. Condivido pienamente l’opinione di Ida Poletto. Ho apprezzato l’originalità della storia ma dalla metà del libro in poi ho fatto una gran fatica, trovandolo un po’ noioso e ripetitivo. Non subisco il fascino della civiltà orientale e, probabilmente, non ho saputo apprezzare le pagine in cui è più presente la mitologia nipponica.
    Un libro che non è nelle mie corde ma che consiglierei agli appassionati del genere.

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  24. Rita C. says:

    Si intuisce fin dalle prime pagine che Radio Imagination non è una radio normale! E ancor meno normale è lo speaker (DJ Ark) che trasmette, intirizzito, appeso e quasi sospeso tra la terra ed il cielo, dalle onde di una fantomatica radio che ha sede sulla cima di una pianta di cryptomeria japonica (un albero che può diventare più alto di un palazzo di 10 piani!).
    Non tutti possono sintonizzarsi su questa frequenza radio. Allora chi sono gli ascoltatori di quest’emittente?

    Seikō Itō inizia così questo romanzo molto originale (che riporta alla mente la leggenda di un monaco buddhista che fu preso da un’aquila quando era ancora in fasce e lasciato in cima a una pianta di cryptomeria o altre  leggende nelle quali si afferma che “raggiungendo il tronco e scalando l’albero della cryptomeria si acquisiscono potenti esperienze mistiche”) in cui parla, in modo sorprendente e toccante, del dopo terremoto del Tōhoku, del conseguente tsunami e del terribile incidente alla centrale di Fukushima!

    “queste onde radio scaturiscono dall’energia potente della tristezza… ecco perché quelli che sono morti e non provano tristezza a sufficienza non riescono a sentire la mia voce. E dunque, per lo stesso motivo, è molto probabile che questo programma giunga anche a chi è ancora vivo ed è molto triste. O almeno è questo che mi piace pensare”.
    Gli ascoltatori di Radio Imagination sono sì le anime dei defunti, che non vogliono lasciare questo mondo, ed in questo specifico caso, quelli che sono rimasti uccisi dopo che la terra ha tremato violentemente e l’onda dello tsunami li ha travolti, ma sono anche dei sopravvissuti dotati di anime molto sensibili e che, con immensa empatia, sentono lo sgomento di quei momenti e si immedesimano nel dolore e la tristezza degli stessi non sopravvissuti!

    “vogliono costringerci a seguire un’unica direzione: pregare per i morti del disastro, allontanarci da loro e dimenticarli al più presto, così da guardare solo avanti ed evitare che il paese si fermi a riflettere”.
    Lo scrittore scrive per non dimenticare e pubblica il suo libro per non far dimenticare ai lettori, immani tragedie come questa, che ormai, sempre più sovente nel nostro mondo contemporaneo, sembrano non sfiorarci più!

    “Viva l’immaginazione! Immaginate, gente! Nel nome della verità!”.
    L’Autore dà spunto, così, alla riflessione su un tema molto particolare e profondo, anche a chi spontaneamente non sa condividere o, quanto meno, non sa comprendere il dolore altrui e affronta con superficialità la morte dei propri simili!

    “I defunti non sono presenti fisicamente in questo mondo, è facile dimenticarli e pensare a vivere solo la propria vita. Ormai si tende a credere che non valga la pena dedicarsi più di tanto a loro, perché si teme che possano rubare tempo prezioso ai vivi. Ma questa è la strada giusta? Non sarebbe meglio consacrare qualche minuto della nostra vita al tentativo di ascoltare la loro voce, provando inevitabilmente tristezza e dolore, e al contempo guardare avanti un po’ alla volta, senza correre? Insieme a loro, insieme ai nostri morti.”
    “I morti esistono solo nella mente dei vivi, sono solo una sorta di estensione della loro memoria”
    “I vivi e i morti sono sulla stessa barca. Gli uni non possono fare a meno degli altri. Sono una cosa sola, ecco. I vivi e i morti si abbracciano a vicenda e vanno avanti insieme.”

    Ho “divorato” in un battibaleno, questo libro piacevolissimo, in cui Seikō Itō adopera una meravigliosa potenza espressiva nel trattare un tema universale, ascoltando contemporaneamente la colonna sonora in esso citata (da Bob Geldof – Sinatra – Blood Swet & Tears – Antonio Carlos Jobim – Kawashima Eigo – Michael Franks – Corinne Bailey Rae – Bob Marley – Mozart – Matsuzaki Shirgeru – fino a Stravinskij ).
    Sentire o non sentire vivo chi abbiamo amato e che vivo non è più è una questione di… cellule!

    Lavoro ottimo, Seikō Itō; buona traduzione, con il gradito glossario in appendice, Gianluca Coci; un plauso, NERI-POZZA!

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  25. Gemma (Padova) says:

    Condivido alcuni dei pareri espressi: credo che il libro appartenga ad un orizzonte culturale così lontano dal nostro da restare, per certi aspetti, irraggiungibile e incomprensibile. Nel complesso è stata, almeno per me, una lettura lenta e non sempre appassionante.

    Nonostante questo, credo che l’idea di fondo sia molto bella, e potenzialmente accattivante.
    Rimangono impresse per esempio certe metafore, come l’otite da aereo, e certi piccoli gesti individuali di lotta, che si stagliano potenti nella loro delicatezza e semplicità, come l’andare controcorrente del nonno, incapace di staccarsi da quell’auricolare che lo mantiene in contatto con ciò che si vuole a tutti i costi cancellare, o i tic del bambino, letti come rituale scaramantico.

    Mi ha particolarmente colpita anche il dialogo dello scrittore con la sua amante, anche qui soprattutto nella capacità di ritrarre sottilmente anche le più piccole sfumature psicologiche, con una sensibilità che mi ha ricordato, per certi versi, Banana Yoshimoto.

    Credo quindi che sia un libro interessante e ricco di spunti di riflessione, ma che non sia semplice per un lettore occidentale “sentire” davvero Dj Ark.

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  26. rosaria alba fontana (milano) says:

    Ho letto “Radio immagination” ascoltando la musica di Dj Ark. “Solo noi stessi possiamo liberare le nostre menti” canta Bob Marley in Redemption Song, così la mia mente si è inoltrata con leggerezza nella dimensione dell’Aldilà. Leggendo questo libro, bisogna fare i conti con la tristezza, che però ha una funzione catartica e ti riconcilia con l’apparente banalità del quotidiano. Il contesto storico, sociale e culturale nipponico ha la sua importanza, ma è, secondo me, marginale di fronte al diabolico e sempre presente dilemma della senso vita e della morte.

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  27. Benedetta (Roma) says:

    “I vivi non abbracciano semplicemente i morti, non c’è chi fa e chi riceve. I vivi e i morti si abbracciano a vicenda e vanno avanti insieme”. Per me questa frase è il senso del libro. Un richiamo al Giappone di oggi a non dimenticare, anche e sopratutto nelle tragedie, il Giappone di ieri, le sue tradizioni, perchè saranno queste a salvare il paese e i suoi abitanti da se stessi, dalla natura, dal progresso spesso distruttivo. Ma è un messaggio trasmesso con dolcezza e ironia, veicolate attraverso la geniale idea di una radio dell’immaginazione, che raggiunge tutti, ovunque, sempre, vivi, morti, e chi è nel mezzo. Profondo e toccante, è stata una bella lettura

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  28. Stefania (Padova) says:

    Una storia di fantasmi, delicata e toccante, a tratti dolorosa, più spesso sospesa tra immagini e sensazioni.
    Un morto che parla da vivo e trasmette per i morti, dialoghi immaginari via etere e via email, una trasmissione che serve allo stesso Dj per ricostruire l’accaduto e a chi legge per percepirne l’enormità.
    Una commemorazione in chiave radiofonica del grande terremoto del Tōhoku del 2011, o forse il desiderio che abbiamo tutti di trattenere i morti nel nostro presente fino a quando saremo pronti a lasciarli andare.
    La scrittura veloce e piacevole, le ricerche in YouTube delle citazioni musicali hanno reso questa lettura estiva una delle migliori dall’inizio di questo book club, da leggere, da consigliare…da regalare con attenzione.

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  29. sara says:

    “Quello che voglio dire è che i vivi e i morti sono sulla stessa barca. Gli uni non possono fare a meno degli altri. Sono una cosa sola, ecco.
    “Questo vale anche per noi due?”
    “Certo. Siamo legati indissolubilmente. Siamo due ma siamo allo stesso tempo un tutt’uno. Io, che sono ancora vivo, continuo a vivere la mia vita pensando a te che sei morta, ininterrottamente, portandoti sempre dentro di me; tu, che sei morta, esisti rispondendo ai miei appelli e pensi grazie a me che sono vivo. E insieme costruiamo un nuovo futuro. I vivi non abbracciano semplicemente i morti, non c’è chi fa e chi riceve. I vivi e i morti si abbracciano a vicenda e vanno avanti insieme.”

    CHE LIBRO!!!!! Era da tanto che non mi capitava tra le mani un libro così originale, d’impatto, toccante, che ti smuove lo stomaco, che mi incollasse alla pagina…Sembrava che dj Ark stesse parlando anche a me!!

    Non è affatto un libro leggero o adatto a tutti, che possa piacere a tutti e inoltre andrebbe letto nel momento giusto, ma parlare della morte, rifletterci sopra, come solo i giapponesi sanno fare, gli orientali in genere, e raccontare di tragedie che sconvolgono interi paesi e i suoi abitanti diventa fondamentale e importante per gli scrittori e doveroso per i lettori.

    Ringrazio la Neri pozza per aver pubblicato tale romanzo e per avermi dato la possibilità di leggerlo.

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  30. Gabriella bookclub Milano says:

    Libro molto bello, intenso per l\\’argomento toccato, ma estremamente delicato nel modo di porsi. Ti prende e ti conduce mano nella mano in una diversa prospettiva sulla morte e sull\\’esistenza dopo la morte.Immaginare un mondo non fisico è molto difficile, non ci sono riferimenti, ma direi che qui è accaduto. Io ci ho creduto, ci sono entrata ed ho vissuto tutte le emozioni dei personaggi.Molto bello, l\\’ho consigliato è lo consiglio ancora.

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  31. Giulia (Torino) says:

    Da lettrice, ignorante di cultura orientale, ritengo che l’autore sia riuscito a creare un trait d’union tra occidente ed oriente, tra il mondo dei vivi e quello dei morti, tra abitudini moderne e tradizione nipponica. Affrontare un argomento così delicato a seguito di un evento catastrofico non è affatto semplice e Seikō Itō ha avuto un’idea geniale!
    Tuttavia, non condivido alcune scelte stilistiche, per esempio il registro dei dialoghi è molto uniforme, non sono riuscita a percepire una reale differenza tra uomo, donna, giovane o vecchio. Più che dialoghi sembrano monologhi dell’autore per trasmettere concetti che gli stavano a cuore, ma senza realmente dare voce ai personaggi. L’incipit è molto singolare ed il lettore può scegliere se crederci o meno, le spiegazioni del “che cosa sta accadendo” già nel secondo capitolo le avrei però riservate alla fine, lasciandomi veramente trascinare da quest’ambientazione surreale.
    Libro che comunque consiglio.

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