2019
22
July

I LIBRI DEL MESE

Bugie d’estate

Postato in I LIBRI DEL MESE il July 8, 2019 da admin01 – Sii il primo a commentare

bugie d'estate 02Che cosa resta quando una speranza, un’illusione vanno in frantumi? Perché non possiamo evitare di affidarci ad altre speranze e illusioni ancora? Perché ci è impossibile affrontare la vita senza dire e dirci menzogne?
Nelle sette storie raccontate in queste pagine, non vi è nessuna parola di troppo, nessuna frase priva di senso. Con la sua impeccabile scrittura, Bernhard Schlink conduce il lettore al cospetto di protagonisti che, intrappolati nel loro ego, cercano di rammendare la propria vita con un tessuto di bugie e silenzi capace di velare passioni, soffocare sentimenti, celare piccoli e grandi conflitti.
C’è Richard che, in Fine stagione, durante una vacanza al Capo, si innamora di Susan, una «personcina dagli occhi troppo piccoli, il mento troppo pronunciato, la pelle troppo sottile» e, tuttavia, una «personcina» capace di vedere in lui «ciò che lui stesso non vede». Richard ha la sensazione di doversi decidere, abbandonare la sua vecchia vita per la nuova. Una sensazione, però, che, nell’istante stesso in cui affiora, affievolisce immediatamente, diventa subito «stanca».
C’è il protagonista maschile che, nella Notte a Baden-Baden, vive una storia d’amore fatta di tradimenti consumati e non, e di piccole bugie che gli permettono di evitare i grandi conflitti. Il giorno, tuttavia, in cui emerge la verità su una sua notte a Baden-Baden, scopre che «senza la fede ingenua nell’altro l’amore non è possibile».
C’è il giovane uomo che, in Johann Sebastian Bach sull’isola di Rügen, invita il padre al festival bachiano sull’isola di Rügen per trascorrere insieme due o tre giorni fatti di concerti e passeggiate sulla spiaggia, e venire in questo modo a capo di un rapporto che negli anni si è mostrato del tutto privo di ogni tenerezza e intimità. Durante il viaggio in auto verso Rügen, il padre, però, se ne sta seduto diritto, le gambe accavallate, le braccia appoggiate ai braccioli, le mani a penzoloni. Poi si addormenta, russando e biascicando.

Sette storie, sette bugie. Sette racconti in cui Schlink mostra la sua straordinaria capacità di penetrare nell’animo umano e di restituirne con precisione fragilità e disincanto.

«Avvincente e coinvolgente. Schlink, come un chirurgo, scava nei tessuti della psiche umana fino a quando la finzione in cui siamo avvolti viene denudata».
The Independent

«Meditazioni potenti e profondamente commoventi sulla vita familiare, l’amore e il dovere».
L.A. Times

Bernhard Schlink (Bielefeld, 6 luglio 1944) è uno dei maggiori scrittori tedeschi contemporanei. Ha esercitato la professione di giudice presso la Corte Costituzionale della Renania Settentrionale-Vestfalia sino al 2006. Nel 2006 è stato ordinato professore di Filosofia del diritto presso la prestigiosa Humboldt Universität di Berlino. È autore di una raccolta di racconti, Fughe d’amore (Garzanti 2002), e di numerosi romanzi tra i quali I conti del passato (Garzanti 2004), L’inganno di Selb (Garzanti 2005), L’omicidio di Selb (Garzanti 2004), La nostalgia del ritorno (Garzanti 2007), Il fine settimana (Garzanti 2010), Olga (Neri Pozza 2018) e Il lettore (Neri Pozza 2018).

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)

Le avventure di Washington Black

Postato in I LIBRI DEL MESE il June 4, 2019 da admin01 – 4 Comments

le avventure di washington black 02Barbados, 1830. George Washington Black, detto Wash, ha undici anni quando muore il suo primo padrone. Nessuno, nella piantagione di Faith, lo rimpiange; nei campi gli schiavi si limitano a chinare la testa, piangendo per se stessi e per l’imminente vendita della proprietà.
Diciotto settimane dopo, tuttavia, alla testa di una carovana di carrozze coperte di polvere, a Faith si presenta il nipote del defunto proprietario: le ciglia pallide e la pelle di un biancore simile al pane crudo, a Erasmus Wilde, questo il nome dell’uomo, basta una sola, gelida occhiata per terrorizzare gli schiavi che assistono, impotenti, al suo ingresso nella casa padronale.
Per Wash l’arrivo di Erasmus Wilde muta ogni prospettiva, soprattutto quando il nuovo padrone decide di cederlo come valletto al fratello minore, il bizzarro Christopher Wilde, che tutti chiamano Titch.
I capelli che gli arrivano alle spalle e gli occhi ombreggiati da folte sopracciglia, Titch si è insediato nella vecchia casa del sorvegliante, un lungo edificio basso nel mezzo della foresta, disabitato da anni e su cui, nella piantagione, si bisbigliano le più atroci storie dell’orrore. Quando ne varca la soglia, Wash è pronto al peggio, ma deve ricredersi: Titch si rivela ben diverso dall’uomo malvagio e animato da cattive intenzioni che ha immaginato fino a quel momento. Al contrario, con stupore Wash scopre di trovarsi al cospetto di un naturalista, uno scienziato e un brillante inventore al lavoro su uno strano e misterioso marchingegno: un Nemboveliero, ovvero un pallone aerostatico ancorato a una navicella di vimini e legno, con due prue e i remi che vogano sospesi nell’aria.
Presto Wash verrà introdotto in un mondo di straordinarie idee, in cui una macchina volante può trasportare un uomo attraverso il cielo, dove un ragazzo nato in catene può abbracciare una vita di dignità e libertà e dove due persone, separate da classi sociali distinte, possono vedersi solo come esseri umani. Ma un grave fatto accaduto nella piantagione cambierà di nuovo tutte le carte in tavola, costringendo Titch e Wash a una precipitosa e rocambolesca fuga proprio a bordo del Nemboveliero.
Dai campi di canna da zucchero dei Caraibi a un remoto avamposto nell’Artico, dalla movimentata vita londinese fino all’infuocato deserto del Marocco, Le avventure di Washington Black è «un ritratto straziante della schiavitù, ma anche una storia d’avventura mozzafiato. Un romanzo storico epico che ha molto da dire sui tempi in cui viviamo» (The Guardian).

«Un diario di viaggio rocambolesco ed esilarante che ricorda Jules Verne».
The New Yorker

«Grandissima avventura, colpi di scena a non finire con una narrazione che salta, veleggia e si erge dalle piantagioni dei Caraibi fino all’Artico ghiacciato, attraversando un oceano intero. Una vera bomba».
Kirkus Reviews

Esi Edugyan si è laureata in scrittura creativa alla University of Victoria e alla John Hopkins University. I suoi lavori sono apparsi in diverse antologie tra cui la Best New American Voices 2003. Questo suono è una leggenda è il suo secondo romanzo.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)

L’albatro

Postato in I LIBRI DEL MESE il May 6, 2019 da admin01 – 13 Comments

L'albatro 02 Palermo, 1903. Giuseppe Tomasi di Lampedusa è un bambino solitario e contemplativo, uno di quelli che preferiscono «la stranezza delle cose alle persone», avendo «per compagnia solo il silenzio». Figlio unico di una nobile famiglia siciliana, vive nello sfarzoso palazzo di via Lampedusa, circondato unicamente da adulti, dei cui discorsi, tuttavia, capisce ben poco. Un giorno, nella sua vita, arriva Antonno: nessuno si prende la briga di presentarli e i due bambini si ritrovano all’improvviso l’uno dinnanzi all’altro, Giuseppe con il completo all’inglese in gabardine blu, i pantaloni sotto il ginocchio e il gilet bordato di seta. Antonno con la camicia arrotolata, di due misure più grande, le scarpe estive, i calzettoni invernali e in testa una paglietta bucata sulla punta. È un misto di stagioni e taglie sbagliate, Antonno, un bambino «tutto al contrario»: se sfoglia un libro comincia dall’ultima pagina, se vuole andare avanti cammina all’indietro e non c’è verso di fargli iniziare la settimana di lunedì o di togliergli dalla testa che si nasce morendo. Giuseppe non sa nulla del passato di Antonno, né tantomeno i motivi per i quali gli sia stato messo accanto. Sa però che Antonno non è come gli altri bambini e che la fedeltà che dimostra nei suoi confronti è pari solo a quella dell’albatro: tenacissimo, l’albatro non abbandona il capitano nemmeno nella disgrazia, seguendolo nella buona e nella cattiva sorte. Da quel momento, non c’è avventura, per quanto discutibile, in cui Antonno non lo affianchi. E non c’è notte in cui non vegli su di lui, come un fedele custode. Fino al giorno in cui, all’improvviso, così come è arrivato, Antonno svanisce. Divenuto adulto, Giuseppe partecipa ai due conflitti mondiali; dopodiché si ritira a vita privata, viaggiando e dimorando per lunghi periodi all’estero, dove conosce Alexandra Wolff, detta Licy, che diverrà sua moglie, e dove inizia a confrontarsi con i grandi della letteratura europea. Saranno questi viaggi a portarlo a cimentarsi, quasi alla fine della sua vita, nella stesura di un romanzo ispirato alla figura del bisnonno paterno Giulio Fabrizio, l’astronomo, il sognatore. Un romanzo che avrà per protagonista un personaggio fugace, un nobiluomo colto e malinconico che perde il suo sguardo nel cielo per fuggire la terra: si intitolerà Il Gattopardo e, dopo lunghi anni, ricondurrà da lui Antonno e la sua visione rovesciata del mondo.

Facendo propria l’idea che il destino di ogni adulto vada cercato nei suoi sogni di bambino, Simona Lo Iacono tratteggia, con sontuosa eleganza, il ritratto di una delle più importanti figure della letteratura italiana, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, scrittore dalla complessa personalità e autore del celeberrimo Il Gattopardo.

«C’è una risposta alla morte, ed è la poesia. C’è un rimedio al tempo, ed è la scrittura».

«Una scrittrice di incantesimi e malie».
Avvenire

Simona Lo Iacono è nata a Siracusa nel 1970, è magistrato e presta servizio presso il tribunale di Catania. Nel 2016 ha pubblicato il romanzo Le streghe di Lenzavacche (Edizioni E/O), selezionato tra i dodici finalisti del Premio Strega. Con Neri Pozza ha pubblicato Il morso (2017; beat 2019).

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 10.0/10 (2 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +2 (from 2 votes)

Fratelli d’anima

Postato in I LIBRI DEL MESE il April 1, 2019 da admin01 – 14 Comments

fratelli d'anima 02 Sul fronte occidentale, nelle trincee francesi, tra i soldati bianchi coi loro vistosi calzoni rossi spiccano i fucilieri senegalesi, «i cioccolatini dell’Africa nera», come li chiama il capitano Armand. Prima di ogni assalto, il capitano non manca di ricordare loro che sono l’orgoglio della Francia, «i piú coraggiosi dei coraggiosi», un autentico incubo per i nemici che hanno paura dei «negri selvaggi, dei cannibali, degli zulú». I senegalesi ridono contenti. Poi, mettendosi in faccia gli occhi da matto, sbucano fuori dalla trincea con il fucile nella mano sinistra e il machete nella destra. Alfa Ndiaye e Mademba Diop sono amici, fratelli d’anima cresciuti insieme in Africa, lontano dai freddi accampamenti del fronte. Quando in trincea risuona il colpo di fischietto del capitano, escono anche loro dal buco urlando come selvaggi indemoniati per non apparire meno coraggiosi degli altri. Un giorno, però, Mademba Diop viene ferito mortalmente e, con le budella all’aria, chiede per tre volte ad Alfa di dargli il colpo di grazia. Per tre volte Alfa si rifiuta e, dopo una lunga e atroce agonia, Mademba muore. La morte dell’amico consegna Alfa all’impensabile, a tutto ciò che gli antenati e il mondo di ieri avrebbero proibito e che invece la grande carneficina della guerra moderna concede. A ogni fischio di chiamata del capitano Armand, Alfa si precipita fuori dalla trincea e corre verso i «nemici dagli occhi azzurri», uccidendo senza pietà e tagliando alle sue vittime una mano come trofeo di guerra. Una, due, tre, quattro… otto mani. Come un demone, uno stregone, un divoratore di anime, che soltanto una voce del mondo di ieri potrebbe salvare…
Romanzo che è valso al suo autore il prestigioso premio Goncourt des Lycéens e l’entusiastico e unanime apprezzamento della critica, Fratelli d’anima mostra come nel naufragio totale della civiltà rappresentato dalla Grande Guerra non soltanto l’Europa, ma anche una parte non trascurabile dell’Africa perse la sua anima e la millenaria tradizione che la custodiva. Piú di tutto a colpire in quest’opera è la bellezza della lingua che fa di David Diop uno dei maggiori protagonisti della letteratura francese contemporanea.

«Uno dei romanzi piú belli e potenti della rentrée letteraria».
Le Figaro Littéraire
«Un formidabile romanzo sulla Grande Guerra».
Le Monde des Livres
«Una lingua ammaliante, che canta con la bellezza delle sue metafore e allegorie».
Jérôme Garcin, Le Nouvel Observateur
«Attraverso la confessione della deriva del suo narratore, Fratelli d’anima interroga l’illusoria legittimità della violenza, le conseguenze psicologiche e soprattutto morali dell’abbandonarsi alla ferocia».
Télérama

David Diop è nato a Parigi ed è cresciuto in Senegal. Attualmente vive nel Sud-Ovest della Francia dove insegna letteratura francese presso l’Università di Pau. Fratelli d’anima è il suo secondo romanzo.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 5.5/10 (2 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)

La traccia dei mutamenti

Postato in I LIBRI DEL MESE il March 15, 2019 da admin01 – 14 Comments

La traccia dei mutamenti 02 «Sono all’ospedale». È sufficiente questo breve messaggio, inviato da un padre via Skype, per far salire suo figlio sul primo volo che dall’Illinois lo riporta in Israele, dopo quattordici anni di assenza. Nel breve viaggio in taxi che dall’aeroporto lo conduce a Tira, il luogo dove è nato e dove tutt’ora vivono i suoi genitori e i suoi fratelli, l’uomo ritrova l’antica paura che un tempo lo attanagliava: quella di sapersi arabo in territorio israeliano, esule nella sua stessa terra. Espatriato negli Stati Uniti con la moglie Palestine e i tre figli, il protagonista di queste pagine ha invano tentato di tagliare i ponti con il passato attraverso il silenzio. Ma è sufficiente che metta piede nella stanza dove suo padre giace, piccolo, pallido, con gli occhi sprofondati nelle orbite e il petto che si alza e si abbassa sotto il lenzuolo leggero dell’ospedale con il disegno delle stelle di David, perché il passato torni a galla con prepotenza e presenti il suo conto. L’uomo ha con sé il vecchio registratore «Executive» della Sony, un apparecchio massiccio, con un microfono esterno, tre pulsanti neri e uno rosso per la registrazione: è lo strumento con cui si guadagna da vivere come ghost writer, mettendo nero su bianco le storie altrui. Ma l’unica testimonianza di cui desidera lasciare traccia in quel momento è quella di suo padre. Sarà l’occasione per rielaborare i propri ricordi e riflettere sulla sua stessa vita. Perché anni prima è stato scacciato dalla sua famiglia? Perché negli Stati Uniti è costretto a dormire nel campus universitario, bandito da sua moglie dalla loro casa? E perché tutto sembra collegarsi al fatto che, quando era ragazzo, ha scritto uno strano racconto su una ragazza di nome Palestine? Attraverso pagine di inconsueta ironia, La traccia dei mutamenti è una storia sull’odierna Palestina raccontata dal punto di vista di un esiliato che torna a casa per dire addio a suo padre e, al contempo, una profonda e struggente riflessione sui legami familiari.

«Nel tratteggiare le sottili sfumature delle società araba e di quella ebraica, Sayed Kashua è un vero maestro».
New York Times
«In quanto palestinese nato e cresciuto in Israele, Kashua rappresenta la personificazione stessa del conflitto arabo-israeliano».
Etkar Keret

Sayed Kashua, scrittore arabo-israeliano, è nato nel 1975 a Tira, in Israele. Ha studiato sociologia e filosofia alla Hebrew University di Gerusalemme. Autore di altri due romanzi scritti in ebraico, Arabi danzanti (2003), E fu mattina (2005), collabora con il quotidiano Haaretz e il settimanale Kol Ha’Ir, dove dipinge con umorismo i problemi incontrati dagli arabi in Israele e la difficoltà di conciliare le due realtà. Con Neri Pozza ha pubblicato Due in uno (2013, BEAT 2018) e Ultimi dispacci di vita palestinese in Israele (2017). Dal 2014 vive negli Stati Uniti con la moglie e i due figli.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 8.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)

Ritorna

Postato in I LIBRI DEL MESE il February 11, 2019 da admin01 – 19 Comments

Ritorna 02Nell’odierna Parigi, ogni notte, uno scrittore affida ai propri quaderni una dettagliata lista di buoni propositi che al mattino, passati i fumi dell’alcol, si rivelano del tutto avventati. Da quando suo figlio è partito per un lungo viaggio attraverso il mondo, l’uomo trascorre le sue giornate chiuso in casa a guardare squallidi reality show e a tentare invano di mettere mano al libro per il quale, dopo il discreto successo del suo primo romanzo, Cemento armato, ha già ricevuto l’anticipo dall’editore. Non soltanto l’ispirazione latita, ma ogni estro creativo sembra essersi irrimediabilmente dileguato. La piatta esistenza in cui si trascina, tra funzionari dell’Agenzia delle entrate che gli stanno con il fiato sul collo e velenose telefonate della sua ex moglie, sembra giunta a un punto di svolta quando un produttore televisivo lo contatta per dirgli di voler trarre una serie da Cemento armato e, com’è consuetudine in simili circostanze, gli chiede una copia del romanzo. L’unica copia in possesso dell’autore è, però, quella del figlio, una copia intoccabile. Dal momento che nessuna libreria di Parigi e dintorni sembra avere il libro a scaffale, lo scrittore decide di ordinare l’agognato romanzo su Amazon. Un’impresa che si rivelerà ben piú ardua del previsto e che lo trascinerà, suo malgrado, fino alle porte di una casa di riposo in periferia, dove una sua anziana ammiratrice ne conserva gelosamente un esemplare. Il piano dello scrittore è semplice: presentarsi a quella donna, passare qualche momento con lei, fare una foto qualora insista, e convincerla a prestargli la copia del libro per mandarla al produttore televisivo. Ma le cose non andranno esattamente come previsto e il nostro eroe si imbarcherà in una serie di rocambolesche avventure che, tra portinaie scorbutiche, contadini sciancati, corrieri fantasmi e un’anatra, lo condurranno verso strade del tutto inaspettate. Tenera e divertente commedia sull’imprevedibilità della vita, Ritorna costituisce una splendida conferma del talento dell’autore e regista de Il condominio dei cuori infranti nel trovare, con humour e disincanto, la poesia nella quotidianità.

Hanno detto de Il condominio dei cuori infranti:

«Il condominio dei cuori infranti sfugge alle definizioni e cattura irrimediabilmente. È umorismo e spessore, è originalità e vita quotidiana. Pura poesia, ma anche sarcasmo disincantato».Panorama

«Fin dal notevole incipit, Il condominio dei cuori infranti scopre le sue carte e si porta immediatamente verso un registro surreale e tragicomico». Il Sole 24 Ore

Samuel Benchetrit è nato nel 1973 a Champigny-sur-Marne. Nel 2000 ha pubblicato il suo primo romanzo, Diario di un cazzeggiatore. Nel 2005, all’età di 33 anni, ha iniziato a scrivere un’autobiografia in cinque volumi intitolata Cronache dall’asfalto. Nel 2007 ha scritto e diretto il suo secondo lungometraggio, J’ai toujours rêvé d’être un gangster, che gli è valso il premio alla miglior sceneggiatura al Sundance Film Festival 2008 e il Premio Lumière per la migliore sceneggiatura nel 2009. Nel 2015 è uscito il film Il condominio dei cuori infranti, un adattamento cinematografico di Cronache dall’asfalto, interpretato da Isabelle Huppert, Valeria Bruni Tedeschi, Gustave Kervern e Michael Pitt.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 4.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +2 (from 2 votes)

I Goldbaum

Postato in I LIBRI DEL MESE il January 15, 2019 da admin01 – 10 Comments

I goldbaum 02 Vienna, 1911. Sulla Heugasse, costruito con la pietra bianca più bella d’Austria, sorge il palazzo dei Goldbaum, una famiglia di influenti banchieri ebrei. In città si dice che siano così ricchi e potenti che, nelle giornate uggiose, noleggino il sole perché brilli per loro. Ben poco accade, dentro e fuori la capitale, su cui non abbiano voce in capitolo, e meno ancora senza che ne siano a conoscenza. Persino nei fastosi palazzi di Casa d’Asburgo. Rinomati collezionisti di opere d’arte, mobili di squisita fattura, ville e castelli in cui esporli, gioielli, uova Fabergé, automobili, cavalli da corsa e debiti di primi ministri, i Goldbaum, com’è costume delle cosmopolite dinastie reali d’Europa, si sposano tra loro. Perché gli uomini Goldbaum continuino a essere ricchi e influenti banchieri è necessario, infatti, che le donne Goldbaum sposino uomini Goldbaum e producano piccoli Goldbaum. Anche la giovane, ribelle Greta Goldbaum deve rassegnarsi alla tradizione di famiglia e dire addio alle sue scapestrate frequentazioni nella ribollente Vienna del primo decennio del Novecento, sposando Albert Goldbaum, un cugino del ramo inglese della famiglia. Per una ragazza della sua estrazione sociale il matrimonio è una delle spiacevolezze della vita da affrontare prima o poi, e con questo spirito Greta lascia Vienna per la piovosa Inghilterra. A Temple Court, dove si trasferisce, la ragazza si sente estranea persino a se stessa: la nuova famiglia la tratta con rispetto, la servitù con deferenza e Albert è cortese e sollecito. Ma la sua presenza riesce a essere opprimente come una coperta pesante in una nottata troppo calda, e tra i due giovani si instaura una gelida, sottile antipatia. Al punto che Lady Goldbaum, la madre di Albert, decide di donare alla ragazza un centinaio di acri come dono di nozze, un Veronagiardino dove sentirsi finalmente libera da ogni costrizione. Alla silenziosa contesa di Temple Court si aggiunge, però, il fragore di ben altro conflitto: la prima guerra mondiale, il tragico evento che spazzerà via l’intero vecchio ordine su cui l’Europa si era retta per secoli. La corsa agli armamenti è tale che persino gli influenti Goldbaum, benché abituati a lavorare con discrezione dietro le quinte dei governi e delle dinastie reali, non possono alterarne il corso. Per la prima volta in duecento anni, la famiglia si troverà su fronti opposti e Greta dovrà scegliere: la famiglia che ha creato in Inghilterra o quella che è stata costretta a lasciare in Austria. Attraverso pagine d’inconsueta bellezza Natasha Solomons dona al lettore una struggente storia d’amore e al contempo getta uno sguardo nuovo sulla complessità dell’identità ebraica all’inizio del xx secolo e sul ruolo delle banche nei finanziamenti alla causa bellica.

«Ricco di dettagli del periodo, con personaggi vividamente caratterizzati, questo romanzo minuzioso e ricercato è altamente consigliato agli appassionati della narrativa storica». Library Journal

«Nelle abili mani di Natasha Solomons, la trama si snoda attorno all’Europa e sboccia in un ritratto struggente». Publishers Weekly

«Straziante e intimo… Una commovente storia di amore e dovere». Booklist

«Natasha Solomons ha un dono per la costruzione di una narrativa piena di sorprese». The Observer

Natasha Solomons è nata nel 1980. È autrice di cinque romanzi, tra cui si segnalano: Un perfetto gentiluomo, La fidanzata inopportuna e La galleria dei mariti scomparsi, pubblicati in Italia da Frassinelli. Il suo lavoro è stato tradotto in diciassette lingue. Vive nel Dorset con il marito, il premiato scrittore per bambini David Solomons, e i loro due figli.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 5.5/10 (2 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)

Lux

Postato in I LIBRI DEL MESE il December 10, 2018 da admin01 – 13 Comments

lux 02Ci sono molti modi di trasformare qualcuno in un fantasma, e Thomas Edwards si è scelto il suo. La sua vita non ha proprio niente che non va: Tom è un giovane italoinglese di buona famiglia, che abita a Londra e viaggia spesso per lavoro. Architetto, gestisce con successo uno studio di light design, e da quasi un anno fa coppia fissa con Ottie Davis, una chef in carriera con un figlio di sette anni, Martin. Ma Thomas abita il mondo solo in superficie: schivo e in parte irrisolto, lascia che la vita scorra senza pensarci troppo; il suo ricordo di un amore finito, quello per Sophie Selwood, è una presenza costante e tangibile, che illumina gli eventi e le cose che lo circondano, e ci racconta di come l’amore, o il ricordo dell’amore, possano trasformarsi in una composta e implacabile ossessione. Una strana eredità da parte di un eccentrico zio costringe Thomas a uscire dalla quotidianità. Un viaggio verso un’isola del sud Italia, un albergo affascinante e malandato e un fine settimana imprevisto – in compagnia della gente del posto e degli altri forestieri giunti a loro volta sull’isola – saranno l’occasione perfetta per sparigliare le carte, guardare le cose da un altro punto di vista e fare finalmente i conti con il passato, questo animale saggio e al contempo grottesco che sembra sempre volerci indicare la strada.

«Bellissimo romanzo, originale e capace di arrivare dritto al lettore attraverso una trama sapientemente costruita su canoni classici giocati fra leggerezza e ironia». Sandra Petrignani

«Eleonora Marangoni sa come calibrare le parole e mantenere l’architettura della trama e l’attenzione del lettore sempre vive». Stefano Malatesta

«Narrazione eccentrica, colta. Si avverte un’autentica passione per il romanzo inglese e il registro brillante dal retrogusto proustiano». Laura Lepri

Eleonora Marangoni è nata a Roma, si è laureata a Parigi in letteratura comparata e lavora come copywriter e consulente di comunicazione. Ha pubblicato il saggio Proust et la peinture italienne (Michel de Maule, 2011), il romanzo illustrato Une demoiselle (Michel de Maule, 2013) e Proust. I colori del tempo (Mondadori Electa, 2014). Nel 2017 ha vinto il Premio Neri Pozza con Lux.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 9.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +1 (from 1 vote)

Un matrimonio americano

Postato in I LIBRI DEL MESE il November 9, 2018 da admin01 – 14 Comments

un matrimonio americano 02 (1)Roy e Celestial sono sposati da piú di un anno. Sono neri di Atalanta, convinti di avere tutta la vita davanti, regni sconfinati di pagine bianche ancora da scrivere. Roy non è certo un magnate, ma ha un lavoro tale da permettergli di accarezzare l’idea di comprare casa. Celestial è «un’artista da tenere d’occhio», come recita il titolo di un articolo a lei dedicato. Gran cespuglio di capelli neri e un sorriso malizioso, Celestial fabbrica bambole considerate vere e proprie opere d’arte. Il loro matrimonio è come un arazzo finissimo. Spesso lo strappano, soprattutto perché Roy ama piacere alle donne, ma altrettanto spesso lo rammendano, sempre con un filo di seta, bellissimo. Una sera, dopo aver fatto visita ai genitori di lui, a mamma Olive, che ha trascorso una vita intera a riempire vassoi in un self service per permettere al figlio di andare all’università, e a Big Roy, tuttofare per la medesima ragione, Roy e Celestial decidono di trascorrere la notte al Piney Woods, l’unico hotel a Eloe, la città dei genitori. È il week-end del Labor Day e una meteora distruggerà la loro vita. Una volta in camera, Roy si lascia andare a una rivelazione che fa infuriare Celestial. Per ritrovare in qualche modo il filo di seta capace di rammendare quello strappo, prende poi il secchiello di ghiaccio ed esce dalla stanza con l’intenzione di andarlo a riempire. In corridoio incrocia una donna all’incirca dell’età di sua madre, con una faccia simpatica e il braccio stretto dentro una benda appesa al collo. Siccome è un gentiluomo, Roy l’accompagna in camera, l’aiuta ad aprire la finestra e le sistema anche il water che perde come le cascate del Niagara. Infine rientra nella sua stanza, dove Celestial allunga il bellissimo braccio nella sua direzione e gli porge i cocktail che ha preparato. Quella sarà, per Roy, l’ultima serata felice che trascorrerà per molto, molto tempo. Accolto al suo apparire negli Stati Uniti da un enorme successo di pubblico e dall’entusiasmo della critica, Un matrimonio americano è uno di quei rari romanzi in cui la narrativa illumina davvero la condizione umana, una condizione, nelle sue pagine, in cui i pregiudizi razziali, l’ineguaglianza della legge e la crudeltà stessa, che è sempre in agguato in ogni relazione davvero profonda, sono in grado di distruggere l’amore e mettere alla prova ogni sentimento morale.

«Le speranze perdute dell’amore… in un romanzo magnificamente scritto».
New York Times Book Review

«Brillante e straziante… Indimenticabile».
USA Today

«Il desiderio di essere giusti, nonostante gli impulsi contraddittori del cuore».
Washington Post

«Potente».
New Yorker

«Ogni romanzo, ogni parola che scrivo è una lettera d’amore per Toni Morrison».
Tayari Jones

Tayari Jones è laureata presso lo Spelman College, l’Arizona State University e l’Università dell’Iowa. Docente di scrittura creativa presso l’Emory University, collaboratrice del Believer e del New York Times, vincitrice di numerosi premi letterari, è autrice dei romanzi Silver Sparrow, The Untelling e Leaving Atlanta.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 9.0/10 (2 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)

Tieni ferma la tua corona

Postato in I LIBRI DEL MESE il October 11, 2018 da admin01 – 13 Comments

tieni ferma la tua corona 02Jean Deichel è probabilmente un pazzo. Chi, infatti, non giudicherebbe tale uno scrittore che se ne va in giro con un malloppo di ben settecento pagine dedicato ad Herman Melville? Un’imponente sceneggiatura intitolata The Great Melville sulla «folla dei pensieri» dell’autore di Moby Dick? Herman Melville, si sa, aveva vissuto una vita che definire una catastrofe è dir poco. Dopo un effimero successo iniziale fu totalmente dimenticato come scrittore e trascorse gli ultimi diciannove anni della sua esistenza in un ufficio della dogana di New York, in totale solitudine. Con la sua sceneggiatura, Jean Deichel vorrebbe far capire una cosa sola: la verità insita nella solitudine di un grande scrittore. Perciò ogniqualvolta gli capita la fortuna di imbattersi in un produttore, ripete che The Great Melville è un’opera che mostra come, appartandosi dal mondo, il grande autore si rapporti con la verità, si consacri ad essa, anche quando la verità gli sfugge e gli sembra oscura, se non addirittura assurda. Un’opera, insomma, che svela come ogni autentico scrittore porti in sé, con umorismo o desolazione, «un certo destino dell’essere». Il risultato è, naturalmente, la puntuale derisione dei produttori, e la loro conseguente fuga dal progetto. A Jean Deichel non resta dunque che un’esistenza solitaria simile a quella del suo amato autore, un’esistenza fatta di ricerca alle tre del mattino di un rimasuglio di vodka o di un Big Mac buttato giú in piena notte. Un giorno, però, l’intuizione, sorta dalla lettura di una frase di Melville sulla verità come «un daino bianco spaurito» costretto a fuggire nei boschi. Chi nel mondo del cinema ha inizialmente trionfato per poi subire un tremendo fiasco e diventare letteralmente un paria? Chi, esattamente come Melville, ha conosciuto una facile gloria ed è precipitato poi nel fallimento piú nero quando si è messo a scrivere a partire dalla verità? Chi se non Michael Cimino, l’autore di The Deer Hunter (Il cacciatore di daini, noto in italiano come Il cacciatore) e di Heaven’s Gate (I cancelli del cielo), il capolavoro che ha segnato la sua disfatta? Si dice che sia in miseria, malato; che da piú di trent’anni nessuno abbia piú visto i suoi occhi, nascosti sempre dietro occhiali neri. Ma per Jean Deichel bisogna assolutamente che Cimino legga la sua sceneggiatura. Bisogna andare a New York a incontrarlo poiché, è evidente, tra Melville e Cimino c’è un rapporto cruciale, decisivo quasi.

Celebrato dalla critica, vincitore e finalista di prestigiosi premi letterari, Tieni ferma la tua corona è uno dei piú riusciti e originali romanzi della narrativa contemporanea sull’arte come ricerca dell’illimitato, dell’assoluto che «la destina a essere essa stessa un mondo, e dunque a modificare la storia del mondo».

«Ecco il libro piú singolare, piú folle dell’anno».
Le Parisien
«Una febbre e un fervore letterario contagiosi».
Lire
«Un romanzo pazzo, un tripudio di immagini fantastiche».
L’Obs

Yannick Haenel è nato a Rennes il 23 settembre 1967. Co-fondatore della rivista «Ligne de risque» ha pubblicato presso Gallimard Introduction à la mort française (2001), Évoluer parmi les avalanches (2003), Cercle (Prix Décembre 2007 e Prix Roger Nimier 2008), Jan Karski(Prix Interallié e Prix du Roman Fnac 2009), Les Renards pâles (2013), e Je cherche l’Italie (Prix littéraire de la Sérénissime 2015).

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 9.3/10 (3 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)

© 2019. Bookclub Neripozza. All rights reserved. web agency web agency urbangap