2020
11
August

I LIBRI DEL MESE

Sette opere di misericordia

Postato in I LIBRI DEL MESE il March 2, 2020 da admin01 – 11 Comments

 Sette opere di misericordia 02 (1)Napoli, giugno 1981. La casa è nel cimitero della città. Una città che è a stento in piedi, piena di puntelli, intelaiata di tubi Innocenti aggrappati al tufo, di palazzi vacillanti e inabitati dove l’oscurità e l’umido la fanno da padroni. Cristoforo Imparato fa il custode del cimitero. Il vetro al posto dell’occhio che una scheggia di granata si è portato via, non è stato sempre un camposantiere. Impiegato in una tipografia, era riuscito ad avere persino un paio di stanzucce a Materdei, un quartiere al centro della città. Ma poi, fallita la tipografia, l’esistenza sua, e di Luisa, Rita e Nicola, la moglie e i figli, si è arrevutata, come dice lui. Cosí, Cristoforo ha scavato un fosso nel dispiacere tumulandoci qualsiasi sconforto subíto e inflitto. A casa Imparato trovano un giorno asilo Rosaria, una ragazza amica di Rita che, rimasta incinta, non sa se ammantare di menzogna il suo sbaglio, e Nino, il giovane dal nome corto, il figlio del compare di nozze di Cristoforo e Luisa, ospite a Napoli prima di trasferirsi in Germania. Nino fa amicizia con Nicola, il bambino di casa, gli chiede le cose sulla luna, vuole guardare col suo telescopio, poi un giorno scompare, lasciando un cardillo e una caiòla per donna Luisa, «per le sue cortesie, e per il disturbo». Che misericordia e castigo siano cosí intrecciati da confondersi è la cruda verità che travolge casa Imparato in quell’estate del 1981, l’estate in cui Alfredino Rampi cade nel pozzo a Vermicino e la salvezza del bambino è invano attesa «come la nascita di un Cristo Redentore». Splendida conferma del talento di Piera Ventre, Sette opere di misericordia è uno dei romanzi piú importanti mai apparsi su un periodo cruciale della nostra storia recente, quello in cui una città – la Napoli post-terremoto – e il paese intero si misurarono con la perdita dell’innocenza.

«Una scrittura molto bella, sapiente,affascinante, sicura».
Sandra Petrignani

Piera Ventre è nata a Napoli nel 1967. Laureata in Logopedia presso l’Università degli studi di Pisa, è specializzata come Assistente alla comunicazione. Socia ordinaria e Consigliera dell’Associazione di promozione sociale Comunico, collabora con le scuole di Livorno, città in cui vive dal 1987. Ha pubblicato testi brevi in raccolte antologiche e siti letterari. Con Neri Pozza ha pubblicato Palazzokimbo (2016).

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I miei giorni nel Caucaso

Postato in I LIBRI DEL MESE il February 4, 2020 da admin01 – 24 Comments

quasi es I miei giorni nel CaucasoBaku, 1905. Nascere in una famiglia scandalosamente ricca – il capostipite, Assadullah, nato contadino, morì milionario grazie al petrolio zampillato dal suo campo pieno di sassi – ma allo stesso tempo altrettanto stravagante e popolata da loschi individui, porta con sé sicuri privilegi e indubbi grattacapi. Ultima di quattro sorelle, Banine viene alla luce in un giorno d’inverno movimentato da scioperi, pogrom e altre manifestazioni del genio umano. Nonostante questo, la sua infanzia trascorre felice, allietata dalle torte rigonfie di crema di Fräulein Anna, balia tedesca, e dalle perenni recriminazioni in azero della nonna paterna, una creatura stupefacente, un gigante sbucato da una fiaba di Perrault. Ogni anno la famiglia trascorre metà dell’anno in campagna. La casa è grande, eppure a malapena sufficiente a ospitare l’orda che la invade in primavera: la temibile nonna con le sue innumerevoli serve; la figlia maggiore con il marito, la minore senza marito; i loro cinque figli, terrore di Fräulein Anna, bugiardi, ladri, spioni e quant’altro; infine, il figlio più piccolo della nonna, l’infantile e allegro zio Ibrahim, ancora celibe. Là dove i doveri diminuiscono, la libertà cresce, il tempo favorisce i giochi – le zie sono tutte avide giocatrici di poker, passione che coltivano assieme a quella per la maldicenza – e, soprattutto, le liti. Nella famiglia di Banine i litigi hanno infatti un ruolo fondamentale, e per due ragioni: una è da attribuire al temperamento violento e naturalmente predisposto alla lite di tutti i suoi membri; l’altra è l’eredità. La famosa, eterna, inafferrabile eredità, quella che bisogna dividere dopo la morte del capostipite. Questa vita di splendori e baruffe è tuttavia destinata a subire un drastico mutamento. La Rivoluzione d’Ottobre porterà il caos nel Caucaso, una dittatura militare, dominata dagli armeni, prenderà il potere a Baku e darà la caccia ai ricchi azeri, costringendo Banine e la sua famiglia a una precipitosa fuga… Memoir animato da un irresistibile humour, I miei giorni nel Caucaso ritrae magnificamente la vita e il mondo che rendevano un tempo attraenti le rive del Caspio.

«Il delizioso ricordo di una vita movimentata».
Financial Times
«Il comico resoconto di una turbolenta giovinezza trascorsa sulle rive del Caspio».
Spectator

Banine, pseudonimo di Umm-El-Banine Assadoulaeff, nacque a Baku nel 1905. Dopo la Rivoluzione russa e la successiva caduta della Repubblica Democratica dell’Azerbaigian, Banine fu costretta a fuggire dalla sua terra natale, prima a Istanbul e poi a Parigi. A Parigi conobbe e frequentò Nicos Kazantzakis, André Malraux, Ivan Bunin e Teffi. I miei giorni nel Caucaso è stato pubblicato per la prima volta nel 1954, ottenendo un grande successo di pubblico e critica.

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La gatta, Shozo e le due donne

Postato in I LIBRI DEL MESE il January 20, 2020 da admin01 – 16 Comments

La gatta, Shozo e le due donne 01 Shinako non può dimenticare Sho¯zo¯, il marito che l’ha cacciata e si è subito accasato con l’altra, la rivale, la bella Fukuko. Certo dovrebbe odiare quell’uomo perfido e infedele, serbargli rancore, ma non soltanto non può, ma desidera ardentemente tenere con sé almeno un ricordo del loro matrimonio, della casa piena di felicità costruita insieme. E quale ricordo migliore di Lily per alleviare il dolore e la tristezza? Lily, la gatta così amata dal suo ex consorte da spingerlo a eccessi svenevoli e morbosi, come giochicchiare ogni sera con lei imboccandola con piccoli sugarelli marinati in salsa di soia e aceto? Quando Shinako viveva sotto lo stesso tetto di Sho¯zo¯ non sopportava di vedere il marito rivolgere le sue affettuose attenzioni alla gatta e, per ripicca, la trattava male di nascosto. Ora, però, prova un’immensa nostalgia per tutto ciò che c’era in quella casa e in particolare per Lily. La gatta l’aiuterebbe a non sentirsi sola e abbandonata, a colmare il vuoto delle sue lunghe giornate di noia. Ma Fukuko, la rivale che l’ha annientata, potrà provare un briciolo di compassione per la sua tristezza e solitudine? Brillante divertissement che si può apprezzare anche come una variazione sul tema dell’ossessione, La gatta, Sho¯zo¯ e le due donne narra di un ménage à trois in cui lo humour e l’ironia del grande scrittore giapponese trovano la loro più piena espressione, oltre a essere uno dei più riusciti ritratti di una gatta che sia dato trovare in letteratura: la splendida e viziatissima Lily, al centro – consapevolmente? – di un intrigo sentimentale in cui la seduzione e la vendetta si danno la mano.

«Un tour de force gattesco».
New York Times
«Tanizaki è un narratore geniale».
Haruki Murakami
«Il più grande romanziere giapponese
del secolo».
Edmund White, New York Times Book Review

Jun’ichiro¯ Tanizaki (Tokyo, 24 luglio 1886 – Atami, 30 luglio 1965) è uno dei più grandi autori della letteratura giapponese moderna. Tra le sue numerose opere si segnalano L’amore di uno sciocco (1924), La croce buddhista (1928-30), Neve sottile (1948), La chiave (1956), Diario di un vecchio pazzo (1962), Nero su bianco (Neri Pozza, 2019).

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La ricamatrice di Winchester

Postato in I LIBRI DEL MESE il January 20, 2020 da admin01 – 5 Comments

La ricamatrice di Winchester 02 (1) Winchester, 1932. A trentotto anni Violet Speedwell sembra ormai inesorabilmente destinata a un’esistenza da zitella. La Grande Guerra ha preteso il suo tributo: il suo fidanzato, Laurence, è caduto a Passchendaele insieme a migliaia di altri soldati, e ora le «donne in eccedenza» come lei, donne rimaste nubili e con scarse probabilità di convolare a nozze, sono ritenute una minaccia, se non una vera e propria tragedia per una società basata sul matrimonio. Dopo essersi lasciata alle spalle la casa di famiglia di Southampton, e le lamentele della sua soffocante madre, ferma all’idea che dovere di una figlia non sposata sia quello di servire e riverire i genitori, Violet è più che mai intenzionata a vivere contando sulle proprie forze. A Winchester riesce in breve tempo a trovare lavoro come dattilografa per una compagnia di assicurazione, e ad aver accesso a un’istituzione rinomata in città: l’associazione delle ricamatrici della cattedrale. Fondata dalla signorina Louisa Pesel e diretta con pugno di ferro dell’implacabile signora Biggins, l’associazione, ispirata a una gilda medievale, si richiama a un’antica tradizione: il ricamo di cuscini per i fedeli, vere e proprie opere d’arte destinate a durare nei secoli. Sebbene la Grande Guerra abbia mostrato a Violet come ogni cosa sia effimera, l’idea di creare con le proprie mani qualcosa che sopravviva allo scorrere del tempo rappresenta, per lei, una tentazione irresistibile. Mentre impara la difficile arte del ricamo, Violet stringe amicizia con l’esuberante Gilda, i capelli tagliati alla maschietta, la parlantina svelta e un segreto ben celato dietro i modi affabili, e fa la conoscenza di Arthur, il campanaro dagli occhi azzurri e luminosi come schegge di vetro. Due incontri capaci di risvegliare in lei la consapevolezza che ogni destino può essere sovvertito se si ha il coraggio di sfidare i pregiudizi del tempo. Due incontri che insegnano anche che basta a volte un solo filo per cambiare l’intera trama di una vita. A vent’anni dalla pubblicazione de La ragazza con l’orecchino di perla, Tracy Chevalier torna con un impeccabile romanzo, capace di evocare meravigliosamente l’atmosfera dell’Inghilterra degli anni Trenta e di offrire al lettore una storia senza tempo che «renderebbe orgogliosa Jane Austen» (USA Today).

«Tracy Chevalier dimostra ancora una volta la sua capacità di illuminare la vita ordinaria di persone comuni».
Sunday Times
«Tracy Chevalier evoca meravigliosamente il clima sociale degli anni Trenta. Questa è la storia di una giovane donna che si batte contro le convenzioni e i pregiudizi della sua epoca, raccontata con maestria e dovizia di dettagli storici».
Penelope Lively
«Tracy Chevalier non sbaglia un colpo».
Wall Street Journal

Tracy Chevalier è nata a Washington nel 1962. Nel 1984 si è trasferita in Inghilterra, dove ha lavorato a lungo come editor. Il suo primo romanzo è La Vergine azzurra (Neri Pozza, 2004, beat 2011, 2015). Con La ragazza con l’orecchino di perla (Neri Pozza, 2000, 2013) ha ottenuto, nei numerosi paesi in cui il libro è apparso, un grandissimo successo di pubblico e di critica. Bestseller internazionali sono stati anche i suoi romanzi successivi: Quando cadono gli angeli (Neri Pozza, 2002, beat 2012), La dama e l’unicorno (Neri Pozza, 2003, beat, 2014), L’innocenza (Neri Pozza, 2007, 2015), Strane creature (Neri Pozza, 2009, 2014), L’ultima fuggitiva (Neri Pozza, 2013, 2014) e I frutti del vento (Neri Pozza, 2016).

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L’uomo che scrisse la Bibbia

Postato in I LIBRI DEL MESE il November 19, 2019 da admin01 – 12 Comments

l'uomo che scrisse la Bibbia 02 Questo romanzo narra la storia di William Tyndale il Traduttore, l’uomo che scrisse il libro più letto nella storia dell’Occidente: la Bibbia in inglese. È una storia popolata da sicari, vescovi oltranzisti, avidi mercanti, subdoli traditori, alchimisti e re, e ambientata in una delle epoche più turbolente, complesse e avvincenti che l’Europa abbia conosciuto: la prima metà del Cinquecento, il secolo che si apre con la scoperta dell’America, la Riforma luterana e la definitiva spaccatura fra Oriente e Occidente.
Narra di un genio che osò scrivere la Bibbia come se fosse la prima volta, nella lingua del popolo e non dei potenti, e che, così facendo, inventò l’inglese moderno, la lingua di Shakespeare. Dalla sua penna sono scaturiti neologismi come «il sale della terra», «i segni dei tempi», «capro espiatorio» e frasi piene di ritmo che Tyndale afferra «a orecchio» dalla gente comune, dal modo di esprimersi di quei commercianti, tessitori, marinai, tosatori, sarti e venditori di stoffe che ha conosciuto da ragazzo, nel Gloucestershire, la terra di confine affacciata sul mare dove è nato e cresciuto.
È, infine, il racconto di un viaggio, avventuroso e insidioso come quello dei primi esploratori, che porta da una lingua misteriosa, l’ebraico del Vecchio Testamento, a una lingua non ancora nata. Un viaggio in cui, per un libero pensatore alle prese con i demoni della propria creatività, per un rivoluzionario braccato da potenti nemici, il prezzo da pagare è sempre molto alto.

Marco Videtta ha pubblicato saggi e articoli su cinema e letteratura. È autore e produttore creativo di molte fiction televisive di successo. Per e/o ha pubblicato il romanzo Un bell’avvenire, finalista al premio Azzeccagarbugli. Con Massimo Carlotto ha scritto Nordest, premio Selezione Bancarella e i quattro romanzi del ciclo Le Vendicatrici, editi da Einaudi Stile Libero. Per Rai Eri ha pubblicato Il jazzista imperfetto, biografia del pianista Danilo Rea. I suoi libri sono tradotti in inglese, francese, tedesco e spagnolo.

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Il Dio di una estate

Postato in I LIBRI DEL MESE il October 18, 2019 da admin01 – 7 Comments

Il dio di una estate 01 All’inizio del 1945, la dodicenne Luisa Norff fugge in campagna con la madre e la sorella Sybille, detta Billie, mentre inizia il bombardamento di Kiel. La tenuta di suo cognato Vinzent, marito della sorella maggiore Gudrun e ufficiale delle SS, diventa un inaspettato luogo di libertà per la ragazza: non essendo più costretta a frequentare la scuola, mentre i bombardieri alleati volano verso est e sempre più profughi raggiungono il paese, la giovane Luisa vaga attraverso i boschi e prova ad adattarsi a quella nuova vita lontana dalla città in fiamme: cos’è quella strana agitazione provata in presenza del giovane mungitore Walter? Chi sono i prigionieri di Klostersee? Dove è finita sua sorella Billie, scomparsa all’improvviso dopo che Gudrun la ha scoperta tra le braccia di Vinzent? E, soprattutto, da dove arrivano i capelli utilizzati per creare le parrucche giù al villaggio, e tra i quali a Luisa sembra di riconoscere, un giorno, le inconfondibili ciocche color rame di Billie?
Se il grande romanzo di Ralf Rothmann, Morire in primavera, tradotto in venticinque lingue, è stato un commovente dramma ai margini dei campi di battaglia, Il Dio di una estate è una storia ugualmente sconvolgente sul clima di follia e denuncia degli ultimi mesi del più devastante conflitto mondiale.

«L’epica di Rothmann trova la giusta e sofferta distanza per parlare di tempi bui in cui l’innocenza si trasforma in colpa, l’amicizia in tradimento, la vita in un rituale di morte».
Luigi Forte, ttL-la Stampa

«Uno degli autori tedeschi più colti, più tradotti e più stimati del XX secolo».
Hermann Kesten

Ralf Rothmann (1953) è uno scrittore, poeta e drammaturgo tedesco, vincitore del Premio Francoforte-Bergen, del prestigioso Premio letterario della Konrad-Adenauer- Stiftung e, nel 2013, del Friedrich-Hölderlin-Prize. I suoi romanzi sono tradotti in più di dieci lingue. Con Neri Pozza ha pubblicato Morire in primavera (2016).

 

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L’Immaginifico. Vita di Gabriele D’Annunzio

Postato in I LIBRI DEL MESE il September 10, 2019 da admin01 – 4 Comments

l imaginifico 02 Era bianco come la neve, impomatato, immacolato nell’abito e nella persona, con un guardaroba che uguagliava quello del principe di Galles, e una calvizie precoce che ne fece, con l’età, un «piccolo idolo d’ebano dalla testa d’avorio» (Marinetti). Di statura modesta, aveva la fronte alta, volitiva, il naso dritto, ma «lo sguardo e la bocca così deboli, completamente abbandonati alle fatalità e alle passioni». Nell’aspetto, non tradiva alcunché del poeta o dell’artista, ma, stando alle parole di Romain Rolland che lo detestava, «sembrava un addetto d’ambasciata molto snob». Scandali, duelli, separazioni accompagnate da tentativi di suicidio e da soggiorni all’ospedale psichiatrico suggellavano puntualmente i suoi numerosi amori. Lettore onnivoro, era un cesellatore del plagio capace di prendere tanto dai classici quanto dalle tendenze e dagli stili alla moda.
Un avventuriero, dunque? Un fatuo Narciso che le bizzarre circostanze dell’epoca elevarono a «scrittore più celebre al mondo», oggetto di ammirazione di Thomas Mann, D.H. Lawrence, Pound, Hemingway, Brecht e Borges?
Cercando l’uomo al di là del personaggio che lo occulta, Maurizio Serra mostra, in questa imponente biografia, come Gabriele D’Annunzio non sia stato affatto un frivolo esteta che indossava di volta in volta i panni del poeta, del seduttore, dell’uomo d’azione, del condottiero. «È stato, dall’inizio alla fine, un poeta dell’azione, un aedo epico portato alle stelle dal movimento esistenziale, paralizzato dal decadimento, ucciso dall’inerzia», un cultore dell’opera d’arte totale wagneriana il cui coerente, intimo scopo era «riproporre il vate dantesco, guida lirica e sacerdotale della nazione». Non un avventuriero, dunque, ma un principe dell’avventura, «precursore e fratello maggiore dei Lawrence d’Arabia, Saint-Exupéry, Malraux e Romain Gary».

Maurizio Serra (Londra, 1955) diplomatico e scrittore. Tra le sue opere Malaparte vite e leggende (Marsilio 2012), Antivita di Italo Svevo (Aragno 2017) e L’Imaginifico. Vita di Gabriele D’Annunzio (Neri Pozza 2019), la cui edizione francese ha ottenuto il Prix Chateaubriand (2018) e il Prix de l’Académie des Littératures (2019). Nel 2018, Serra ha ricevuto il Prix de la Fondation Prince Pierre de Monaco per l’insieme della sua opera.

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Bugie d’estate

Postato in I LIBRI DEL MESE il July 8, 2019 da admin01 – 10 Comments

bugie d'estate 02Che cosa resta quando una speranza, un’illusione vanno in frantumi? Perché non possiamo evitare di affidarci ad altre speranze e illusioni ancora? Perché ci è impossibile affrontare la vita senza dire e dirci menzogne?
Nelle sette storie raccontate in queste pagine, non vi è nessuna parola di troppo, nessuna frase priva di senso. Con la sua impeccabile scrittura, Bernhard Schlink conduce il lettore al cospetto di protagonisti che, intrappolati nel loro ego, cercano di rammendare la propria vita con un tessuto di bugie e silenzi capace di velare passioni, soffocare sentimenti, celare piccoli e grandi conflitti.
C’è Richard che, in Fine stagione, durante una vacanza al Capo, si innamora di Susan, una «personcina dagli occhi troppo piccoli, il mento troppo pronunciato, la pelle troppo sottile» e, tuttavia, una «personcina» capace di vedere in lui «ciò che lui stesso non vede». Richard ha la sensazione di doversi decidere, abbandonare la sua vecchia vita per la nuova. Una sensazione, però, che, nell’istante stesso in cui affiora, affievolisce immediatamente, diventa subito «stanca».
C’è il protagonista maschile che, nella Notte a Baden-Baden, vive una storia d’amore fatta di tradimenti consumati e non, e di piccole bugie che gli permettono di evitare i grandi conflitti. Il giorno, tuttavia, in cui emerge la verità su una sua notte a Baden-Baden, scopre che «senza la fede ingenua nell’altro l’amore non è possibile».
C’è il giovane uomo che, in Johann Sebastian Bach sull’isola di Rügen, invita il padre al festival bachiano sull’isola di Rügen per trascorrere insieme due o tre giorni fatti di concerti e passeggiate sulla spiaggia, e venire in questo modo a capo di un rapporto che negli anni si è mostrato del tutto privo di ogni tenerezza e intimità. Durante il viaggio in auto verso Rügen, il padre, però, se ne sta seduto diritto, le gambe accavallate, le braccia appoggiate ai braccioli, le mani a penzoloni. Poi si addormenta, russando e biascicando.

Sette storie, sette bugie. Sette racconti in cui Schlink mostra la sua straordinaria capacità di penetrare nell’animo umano e di restituirne con precisione fragilità e disincanto.

«Avvincente e coinvolgente. Schlink, come un chirurgo, scava nei tessuti della psiche umana fino a quando la finzione in cui siamo avvolti viene denudata».
The Independent

«Meditazioni potenti e profondamente commoventi sulla vita familiare, l’amore e il dovere».
L.A. Times

Bernhard Schlink (Bielefeld, 6 luglio 1944) è uno dei maggiori scrittori tedeschi contemporanei. Ha esercitato la professione di giudice presso la Corte Costituzionale della Renania Settentrionale-Vestfalia sino al 2006. Nel 2006 è stato ordinato professore di Filosofia del diritto presso la prestigiosa Humboldt Universität di Berlino. È autore di una raccolta di racconti, Fughe d’amore (Garzanti 2002), e di numerosi romanzi tra i quali I conti del passato (Garzanti 2004), L’inganno di Selb (Garzanti 2005), L’omicidio di Selb (Garzanti 2004), La nostalgia del ritorno (Garzanti 2007), Il fine settimana (Garzanti 2010), Olga (Neri Pozza 2018) e Il lettore (Neri Pozza 2018).

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Le avventure di Washington Black

Postato in I LIBRI DEL MESE il June 4, 2019 da admin01 – 7 Comments

le avventure di washington black 02Barbados, 1830. George Washington Black, detto Wash, ha undici anni quando muore il suo primo padrone. Nessuno, nella piantagione di Faith, lo rimpiange; nei campi gli schiavi si limitano a chinare la testa, piangendo per se stessi e per l’imminente vendita della proprietà.
Diciotto settimane dopo, tuttavia, alla testa di una carovana di carrozze coperte di polvere, a Faith si presenta il nipote del defunto proprietario: le ciglia pallide e la pelle di un biancore simile al pane crudo, a Erasmus Wilde, questo il nome dell’uomo, basta una sola, gelida occhiata per terrorizzare gli schiavi che assistono, impotenti, al suo ingresso nella casa padronale.
Per Wash l’arrivo di Erasmus Wilde muta ogni prospettiva, soprattutto quando il nuovo padrone decide di cederlo come valletto al fratello minore, il bizzarro Christopher Wilde, che tutti chiamano Titch.
I capelli che gli arrivano alle spalle e gli occhi ombreggiati da folte sopracciglia, Titch si è insediato nella vecchia casa del sorvegliante, un lungo edificio basso nel mezzo della foresta, disabitato da anni e su cui, nella piantagione, si bisbigliano le più atroci storie dell’orrore. Quando ne varca la soglia, Wash è pronto al peggio, ma deve ricredersi: Titch si rivela ben diverso dall’uomo malvagio e animato da cattive intenzioni che ha immaginato fino a quel momento. Al contrario, con stupore Wash scopre di trovarsi al cospetto di un naturalista, uno scienziato e un brillante inventore al lavoro su uno strano e misterioso marchingegno: un Nemboveliero, ovvero un pallone aerostatico ancorato a una navicella di vimini e legno, con due prue e i remi che vogano sospesi nell’aria.
Presto Wash verrà introdotto in un mondo di straordinarie idee, in cui una macchina volante può trasportare un uomo attraverso il cielo, dove un ragazzo nato in catene può abbracciare una vita di dignità e libertà e dove due persone, separate da classi sociali distinte, possono vedersi solo come esseri umani. Ma un grave fatto accaduto nella piantagione cambierà di nuovo tutte le carte in tavola, costringendo Titch e Wash a una precipitosa e rocambolesca fuga proprio a bordo del Nemboveliero.
Dai campi di canna da zucchero dei Caraibi a un remoto avamposto nell’Artico, dalla movimentata vita londinese fino all’infuocato deserto del Marocco, Le avventure di Washington Black è «un ritratto straziante della schiavitù, ma anche una storia d’avventura mozzafiato. Un romanzo storico epico che ha molto da dire sui tempi in cui viviamo» (The Guardian).

«Un diario di viaggio rocambolesco ed esilarante che ricorda Jules Verne».
The New Yorker

«Grandissima avventura, colpi di scena a non finire con una narrazione che salta, veleggia e si erge dalle piantagioni dei Caraibi fino all’Artico ghiacciato, attraversando un oceano intero. Una vera bomba».
Kirkus Reviews

Esi Edugyan si è laureata in scrittura creativa alla University of Victoria e alla John Hopkins University. I suoi lavori sono apparsi in diverse antologie tra cui la Best New American Voices 2003. Questo suono è una leggenda è il suo secondo romanzo.

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L’albatro

Postato in I LIBRI DEL MESE il May 6, 2019 da admin01 – 13 Comments

L'albatro 02 Palermo, 1903. Giuseppe Tomasi di Lampedusa è un bambino solitario e contemplativo, uno di quelli che preferiscono «la stranezza delle cose alle persone», avendo «per compagnia solo il silenzio». Figlio unico di una nobile famiglia siciliana, vive nello sfarzoso palazzo di via Lampedusa, circondato unicamente da adulti, dei cui discorsi, tuttavia, capisce ben poco. Un giorno, nella sua vita, arriva Antonno: nessuno si prende la briga di presentarli e i due bambini si ritrovano all’improvviso l’uno dinnanzi all’altro, Giuseppe con il completo all’inglese in gabardine blu, i pantaloni sotto il ginocchio e il gilet bordato di seta. Antonno con la camicia arrotolata, di due misure più grande, le scarpe estive, i calzettoni invernali e in testa una paglietta bucata sulla punta. È un misto di stagioni e taglie sbagliate, Antonno, un bambino «tutto al contrario»: se sfoglia un libro comincia dall’ultima pagina, se vuole andare avanti cammina all’indietro e non c’è verso di fargli iniziare la settimana di lunedì o di togliergli dalla testa che si nasce morendo. Giuseppe non sa nulla del passato di Antonno, né tantomeno i motivi per i quali gli sia stato messo accanto. Sa però che Antonno non è come gli altri bambini e che la fedeltà che dimostra nei suoi confronti è pari solo a quella dell’albatro: tenacissimo, l’albatro non abbandona il capitano nemmeno nella disgrazia, seguendolo nella buona e nella cattiva sorte. Da quel momento, non c’è avventura, per quanto discutibile, in cui Antonno non lo affianchi. E non c’è notte in cui non vegli su di lui, come un fedele custode. Fino al giorno in cui, all’improvviso, così come è arrivato, Antonno svanisce. Divenuto adulto, Giuseppe partecipa ai due conflitti mondiali; dopodiché si ritira a vita privata, viaggiando e dimorando per lunghi periodi all’estero, dove conosce Alexandra Wolff, detta Licy, che diverrà sua moglie, e dove inizia a confrontarsi con i grandi della letteratura europea. Saranno questi viaggi a portarlo a cimentarsi, quasi alla fine della sua vita, nella stesura di un romanzo ispirato alla figura del bisnonno paterno Giulio Fabrizio, l’astronomo, il sognatore. Un romanzo che avrà per protagonista un personaggio fugace, un nobiluomo colto e malinconico che perde il suo sguardo nel cielo per fuggire la terra: si intitolerà Il Gattopardo e, dopo lunghi anni, ricondurrà da lui Antonno e la sua visione rovesciata del mondo.

Facendo propria l’idea che il destino di ogni adulto vada cercato nei suoi sogni di bambino, Simona Lo Iacono tratteggia, con sontuosa eleganza, il ritratto di una delle più importanti figure della letteratura italiana, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, scrittore dalla complessa personalità e autore del celeberrimo Il Gattopardo.

«C’è una risposta alla morte, ed è la poesia. C’è un rimedio al tempo, ed è la scrittura».

«Una scrittrice di incantesimi e malie».
Avvenire

Simona Lo Iacono è nata a Siracusa nel 1970, è magistrato e presta servizio presso il tribunale di Catania. Nel 2016 ha pubblicato il romanzo Le streghe di Lenzavacche (Edizioni E/O), selezionato tra i dodici finalisti del Premio Strega. Con Neri Pozza ha pubblicato Il morso (2017; beat 2019).

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