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La città d’oro

Postato in I LIBRI DEL MESE, Uncategorized il June 14, 2018 da admin01 – 6 Comments

La città d'oroPerù, 1887. Tutto il paese parla di un uomo e della sua incredibile scoperta. Il tedesco Augusto Berns sostiene di aver trovato la città perduta degli Inca e la notizia è corsa velocemente da Lima a Londra e New York. Ma chi è quest’uomo, il presunto scopritore di El Dorado? Tutto inizia con un giovane ragazzo che setaccia l’oro nel Reno, perso nei propri sogni a occhi aperti. L’incontro, a Berlino, con il suo idolo, il famoso esploratore Alexander von Humboldt, lo porta a maturare una decisione epocale. Determinato a trovare la città d’oro, Berns intraprende un pericoloso viaggio in Perù, dove diventa un eroe involontario delle guerre di indipendenza.
Nel 1872, dopo anni di lavoro sulla ferrovia peruviana per finanziare la sua spedizione, Berns è finalmente pronto e parte con il suo compagno, Harry S. Singer. Il loro pericoloso viaggio attraverso le Ande offre intermittenti spiragli di successo: trovano molte rovine, ma la leggendaria città perduta continua a sfuggirgli. Un giorno, Berns parte da solo e sale su un altopiano a 2000 metri sopra il fiume Urubamba. La nebbia si dirada rivelando, davanti a lui, centinaia di terrazze costruite sul fianco della montagna. È euforico: finalmente El Dorado! Negli anni che seguono, Berns lavora su un elaborato raggiro, persuadendo gli uomini d’affari più importanti del Perù a finanziare un’altra escursione nella città perduta. Li assicura che restituirà loro abbastanza oro per renderli tutti ricchi e famosi. Ma nel 1888 Berns svanisce nel nulla, portando con sé il denaro…

«L’autrice ha una forza narrativa insolita per la letteratura giovane».
Frankfurter Allgemeine Zeitung
«Una storia potente e ricca di suspense».
Der Spiegel
«Scritto in modo impeccabile, con personaggi affascinanti e una prosa ricca, colorata e indimenticabile».
Sten Nadolny

Sabrina Janesch è nata il 20 aprile 1985 a Gifhorn, nella Bassa Sassonia, e ha trascorso l’infanzia in Germania e in Polonia. Ha studiato scrittura creativa a Hildesheim e polonistica a Cracovia, compiendo diversi viaggi in Europa, Asia e Sudamerica. Ha pubblicato i romanzi Katzenberge, Ambra e Tango für einen Hund. Vive con la sua famiglia a Münster.

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Una dolce carezza

Postato in I LIBRI DEL MESE, Uncategorized il May 11, 2016 da admin01 – 24 Comments

BOYDFin dall’infanzia trascorsa nella bottega dello zio Gregory, Amory Clay ha sempre saputo che cosa avrebbe fatto da grande: sarebbe fuggita dal padre schizofrenico per diventare una fotografa professionista. A metà del 1930, Amory si trasferisce a Berlino per immortalare scene di strada, soprattutto donne, bordelli e locali a luci rosse: materiale che entrerà a far parte della sua prima mostra a Londra. Anche se la polizia sequestra le foto per oscenità, tra i numerosi visitatori della mostra c’è anche Cleveland Finzi, editor della rivista americana Global-Photo-Watch, che le offre un lavoro a New York. Diventata l’amante di Cleve e tornata a Londra per aprire una nuova sede della rivista, Amory va a documentare una manifestazione fascista ma viene aggredita violentemente. La diagnosi è spietata: non potrà più avere figli. Amory non si perde d’animo e nel 1944, dopo una relazione con il diplomatico e romanziere Jean-Baptiste Charbonneau, si trasferisce a Parigi, da dove viene assegnata come fotografa di guerra a un comando americano di stanza presso le montagne della Renania. Non ha paura delle bombe né delle minacce di Sholto Farr, un soldato scozzese che vorrebbe cacciarla e che, invece, finirà per diventare suo marito. Nonché, inaspettatamente, il padre di due sue gemelle. Neanche stavolta però la calma e la felicità durano. Sholto muore e Amory, a 59 anni, dopo un’ultima esperienza di corrispondente dal Vietnam, rientra a casa, dove delusa dai continui guai con la giustizia della figlia Blythe, inizia a cedere alla vecchiaia, finché una sera tenta il suicidio. Ci riuscirà qualche anno dopo, nel 1983.

Con le magnifiche ricostruzioni storiche e la prosa accurata che lo hanno fatto amare in tutto il mondo, William Boyd – autore del bestseller internazionale Ogni cuore umano – consegna ai lettori la storia straordinaria di una donna che amava la fotografia sopra a ogni cosa. E che lottò per mostrare a tutti quanti gli orrori della guerra, e per insegnare che vivere il presente è il più bel regalo che possiamo farci ogni giorno.

«William Boyd è il più grande scrittore inglese vivente».
Tiziano Gianotti, D – la Repubblica delle donne

«“Carezza” è proprio la parola giusta per parlare di questo romanzo, perché Boyd riesce a trattare temi pesanti con grandissima leggerezza».
The Times

«Intelligente e irresistibile».
The Guardian

«William Boyd è un romanziere che scrive libri intelligenti e personaggi alle prese con grandi sfide. Ma, soprattutto, è un narratore senza pari».
Telegraph

«Scrittura splendida. Ritmo perfetto».
Daily Express

«Una lettura coinvolgente. La storia di una donna interessante che ha condotto una vita piena. Che ha colto ogni opportunità con entrambe le mani».
The Independent

Traduzione dall’inglese di Massimo Ortelio
Euro 18,00
476 pagine
EAN 9788854512245
I NARRATORI DELLE TAVOLE

WILLIAM BOYD nato ad Accra, in Ghana, il 7 marzo del 1952, vive oggi a Londra. È considerato uno dei grandi scrittori inglesi viventi. Il suo primo romanzo, A God Man in Africa (1981), vinse il Whitbread First Novel Award e il Somerset Maugham Award. Tra le sue opere si segnalano: An Ice-Cream War (finalista del Booker Prize 1982), Brazzaville Beach (James Tait Black Memorial Prize 1990), The Blue Afternoon (Sunday Express Book of the Year 1993, Los Angeles Times Book Prize 1996). Con Neri Pozza ha pubblicato Ogni cuore umano (2004), Inquietudine (2006), Le nuove confessioni (2007).

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MARGUERITE

Postato in Uncategorized il April 10, 2014 da donatella galeazzi – Sii il primo a commentare

Marguerite ovvero Nenè , Margot, Duras : infanzia, età forte, vecchiaia.
La scrittura della Petrignani è evocativa come quella della Duras: procede per immagini, ricordi. La vita della scrittrice è narrata con voce discontinua, con salti temporali , flash di memoria. Se la Duras ha scritto la sua vita come un romanzo, la
Petrignani l’ha immaginata come un romanzo perchè ritiene che una biografia è un po’ una lapide, mentre un romanzo restituisce il soffio della vita .
In Marguerite ho trovato la Duras che ho immaginato leggendo i suoi romanzi: la bambina che subisce gli schiaffi della madre violenta, ma ribelle a ogni comando, l’ adolescente che scopre il desiderio, la donna che non sa resistere alla seduzione, la militante che si batte contro le ingiustizie del colonialismo, l’intellettuale che condanna il razzismo dei suoi connazionali, l’anziana che non rinuncia all’amore di un giovane e a lui affida le sue ultime parole scritte.
La Petrignani mi ha fatto entrare nelle case abitate dalla Duras, ho partecipato alle confidenze con le amiche attrici, ero presente alle sue battaglie politiche , sono entrata nei set dei suoi film.
Un bellissimo romanzo.

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La Duras alla radio

Postato in Uncategorized il April 3, 2014 da maggie – Sii il primo a commentare

Non mancate di riascoltare la trasmissione di RaiRadio3, La Grande Radio, dedicata alle tante interviste su Marguerite Duras:

http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-43f8b407-0057-4e53-8714-3cc0a6db8110.html#

 

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I fratelli Neshov

Postato in Uncategorized il March 5, 2014 da Alessandro – Sii il primo a commentare

E’ dalla fine degli anni Novanta, dalla comparsa sulla scena cinematografica dei “dogmatici” alla Lars Von Trier e Thomas Vinterberg, che ci confrontiamo nuovamente in modo intenso con la narrazione proveniente dal profondo nord europa. Dopo il cinema e la tv sono sbarcati gli autori letterari dalle cui opere spesso film e serie tv hanno preso linfa e ispirazione, in un circolo virtuoso che ha creato una sequela di bestseller (pensate solo al fenomeno Stieg Larsson) e un buon numero di produzioni cinematografiche e televisive di qualità sempre crescente (un titolo su tutti tra i film usciti in Italia può essere “Headhunters”, thriller norvegese di Morten Tyldum tratto da Jo Nesbo: è passato qualche volta su Rai 4, recuperatelo e non ve ne pentirete. Tra le serie invece molto buona è la danese “Borgen”, che dopo aver fatto incetta di premi in tutta Europa finalmente è arrivata anche da noi, su LaEffe). Spesso si tratta di opere di genere, ma alcune caratteristiche di base penso siano abbastanza riconoscibili: si seguono le regole senza mai perdere di vista l’ironia e si parla dei valori fondanti della società continuando ad avere nostalgia di un’umanità che rischiamo sempre più di perdere.  Insomma, questo pistolotto mi serve per parlare di “I fratelli Neshov”, di Ann Ragde, e per spiegare perché mi ci sono accostato con un certo interesse, non rimanendo deluso. Pur non sapendo, mea culpa, che si trattasse del secondo capitolo di una trilogia, ho trovato molto scorrevole la lettura e sono entrato senza fatica nel mondo della famiglia Neshov, apparentemente così lontano dal mio. Durante la lettura mi sono trovato spesso ad immaginare i personaggi come fossero protagonisti di una serie televisiva, e difatti nel 2010 la televisione norvegese ha già pensato ad un adattamento, con otto puntate (credo) di grande successo in patria. Per una volta, quindi, percorso inverso, dalla carta allo schermo, per una storia che vale la pena leggere.

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Odessa Star

Postato in Uncategorized il March 4, 2014 da ellyao – Sii il primo a commentare

Sapevo chi avevo davanti quando ho aperto il “pacchetto neripozziano”.

“Caspita”, mi sono detta,  Herman Kock, grandi aspettative dopo il bel successo de “La Cena” e “Villetta con piscina”.

Sapevo chi avevo davanti, dicevo,  ed è stata una conferma.

Di Koch se ne parla da qualche anno volente o nolente. Di Koch non si può fare a meno di parlare dopo aver letto anche uno solo dei suoi libri, perché è diventato uno degli scrittori contemporanei che più riesce senza remore e pregiudizi di morale a parlare del male e di un’umanità priva di riferimenti e valori.

“La Cena” probabilmente ne è l’apice, ma è con “Odessa star” che il lettore comincia a prendere confidenza con questi temi.

Sulla sfondo di una fin troppo tranquilla cittadina, Koch da vita ad un thriller incalzante a tratti quasi cinematografico durante il quale a nessuno dei protagonisti è risparmiato il confronto con il male e con le domande scomode che la vita indirettamente ti pone.

Fred, cinquantenne malato di noia e disprezzato dalla moglie e dall’unico figlio perché considerato un uomo troppo comune, incontra dopo anni Max, un compagno di università e di giovanili scorribande.

In lui Fred trova la chiave del suo cambiamento, a lui, decide di affidare questo cambiamento, forse per essere più interessante agli occhi della famiglia o forse solo per tornare a sentire “il brivido” del tutto può succedere degli anni universitari.

Evento dopo evento, Koch delinea la sua feroce critica contro questa famiglia borghese e a tratti si schiera palesemente contro i suoi status symbol (macchina, villette, tempo libero da occupare).

Il suo stile cattura, pone inesorabilmente il lettore davanti alle stesse domande fatte ai protagonisti e sembra chiedergli: “E tu che faresti? Cosa faresti disposto a fare ora?”

Mi ha colpita, non c’è altro da dire, ho chiuso il libro presa da emozioni contrastanti, straziata da tanto male ma tra le righe ho trovato le risposte alle sue domande.

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I fratelli Neshov: resoconto dell’incontro del bookclub romano

Postato in Uncategorized il March 4, 2014 da Anna Lisa – 5 Comments

Sotto un cielo capriccioso, il bookclub romano si è riunito ieri per discutere di un nuovo romanzo Neri Pozza, I fratelli Neshov di Anne Ragde. I pareri, come spesso accade nei nostri incontri, sono stati divergenti, ma stimolanti.

Il libro si è fatto apprezzare soprattutto per la vividezza con cui riproduce (anche a livello stilistico) i problemi della disfunzionale famiglia Neshov e le dinamiche di un piccolo ambiente, nonché per la location insolita, in grado di presentare al lettore italiano tematiche e aspetti inediti della Norvegia (e, in parte, della Danimarca).

Da quanto emerso, fra i punti deboli dell’opera è possibile annoverare la qualità dei dialoghi, la convenzionalità di certe figure, nonché le difficoltà di identificare i personaggi e la storia nel complesso (d’altronde, si tratta del secondo volume di una saga, ma molti di noi lo ignoravano, e la mancanza di una scheda di accompagnamento del libro ha reso tutto più arduo).

Per ulteriori spunti e commenti, lascio la parola agli amici del bookclub. Buone letture a tutti!

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Odessa Star/Odessa Disaster

Postato in Uncategorized il February 26, 2014 da Anna Lisa – 3 Comments

Una bella casa, un lavoro stabile, una moglie e un figlio adolescente coi quali convive senza troppi conflitti: nella vita di Fred parrebbe non mancare nulla di rilevante. Oppure sì.

I quarantasette anni appena compiuti lo preoccupano, la famiglia lo irrita senza sosta, la comoda routine perfettamente borghese lo annoia. E poi, tutt’a un tratto, ecco riapparire Max, col quale condivide brandelli di un legame che risale ai tempi della scuola. Ogni singolo dettaglio della sua esistenza – le belle donne, le auto di lusso, persino il coinvolgimento in certe attività non proprio trasparenti, che però hanno il merito di renderlo noto al grande pubblico – fa gola a Fred, che tenta in ogni modo di tenere il passo dell’amico, mentre tutto, al contrario, sembra continuamente sfuggirgli di mano, compreso il rispetto per la dignità altrui.

Un romanzo ironico e tagliente, ma capace anche di far riflettere, questo Odessa Star, si sarebbe tentati di pensare. O meglio: questo è ciò che Herman Koch ha certo desiderato per il suo libro. Se, nelle intenzioni, esso avrebbe dovuto scandagliare con brillante sarcasmo molteplici luoghi comuni (la crisi esistenziale e sessuale di mezza età degli uomini, l’iperattivismo degli anziani non rassegnati a un riposo forzato, la povertà di spirito che contraddistingue alcuni esponenti impegnati in grandi cause civili e ambientali…) e non pochi punti dolenti della società contemporanea (la difficile comunicazione fra genitori e figli, l’emarginazione dei più deboli, la falsità del sistema dei mass-media…), il testo in realtà non riesce a mantenere una propria globale coerenza.

Malgrado i primi capitoli possiedano una loro interessante fisionomia, la prosa man mano si indebolisce, imperniandosi talvolta su pretesti narrativi piuttosto vacui, sino a sfociare in una conclusione che sembra assemblata in fretta e furia. Sul piano concettuale-ideologico la situazione non appare migliore: soprattutto verso la chiusura si fatica a comprendere il senso genuino dell’opera, che finisce schiacciata da stereotipi e colpi di scena passepartout necessari a sbloccare una trama impigliata nella condanna sterile e poco credibile di una società ipocrita, perbenista e indifferente persino alla violenza più gratuita.

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‘I fratelli Neshov’ di Anne B.Ragde

Postato in Uncategorized il February 19, 2014 da monica cecchinelli – 11 Comments

Ma perché non ci hanno detto che il libro del mese inizia esattamente dove finisce il precedente libro dell’autrice ‘La grande bugia’?

Io avevo già letto il precedente e sono quindi molto contenta di seguire le vicende di Tor, Margido, Erlend e il suo compagno Krumme e la ‘piccola’ Torunn ma sono curiosa di sapere cosa ne pensano le altre mie compagne di avventura….

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Odessa star -mi è piaciuto?

Postato in Uncategorized il February 15, 2014 da Gabri – 3 Comments

Questa è forse la domanda più importante:mi è piaciuto questo libro? La mia prima risposta è stata “No, assolutamente no”.

Il libro è scritto molto bene, lo si legge in un attimo, anzi bisogna darsi unaregola per non leggerlo tutto d’un fiato. La storia di Fred, eterno adolescente di 47 anni,  è sconvolgente: Incontra il suo vecchio compagno di scuola  MAx e immediatamente stabilisce con lui un rapporto di dipendenza. Fred dice cosa gli ddà fastidio e Max elimina il problema, alla radice.

Fred è la somma di tanti elementi diversi, tutti sconvolgenti: L’autore ci fa entrare in una spirale di violenza incredibile ed il lettore inizia a guardarsi intorno ed a chiedersi se può succdere anche a lui.

Forse mi è piaciuto,  sicuramente mi ha colpito e sconvolto. La lettura è forse necessaria per aprire gli occhi sul degrado possibile o probabile, al di

là della apparenza. Come non ricordarsi Cecità di Saramago?

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