Le curiosità su Winston Churchill raccontate da Erik Larson in Splendore e viltà

Nel suo nuovo libro Splendore e viltà, Erick Larson, racconta la formidabile cronaca dei giorni bui e di quelli luminosi in cui Churchill divenne Churchill, uno dei più grandi leader della storia.

Nonostante la sua figura statuaria, Sir Winston Churchill nascondeva piccole e grandi manie. Ecco le curiosità sul grande statista tratte dal libro di Larson.

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“L’ufficio di Churchill si trovava in una stanza piú interna. Sulla scrivania il primo ministro teneva una varietà di pillole, polveri, stuzzicadenti, ma anche coprimaniche e diverse medaglie d’oro, che utilizzava come fermacarte. Sul tavolo accanto erano appoggiate alcune bottiglie di whisky. Di giorno occupava un ufficio al 10 di Downing Street

“Churchill conosceva il potere dei gesti simbolici. Si fermò davanti a un rifugio antiaereo, dove una bomba aveva ucciso quaranta persone e si stava radunando una folla. Per un istante Ismay temette che gli spettatori potessero essere infastiditi dall’arrivo di Churchill, il cui governo non era riuscito a proteggere la città; invece i residenti dell’East End ne furono deliziati. Ismay sentí qualcuno gridare: «Buon vecchio Winnie! Sapevamo che saresti venuto a trovarci. Teniamo duro. Rendiamogli pan per focaccia»”.

“In alcune occasioni Churchill pianse apertamente, sopraffatto dalla devastazione e dalla capacità di resistenza della gente. In una mano aveva un grosso fazzoletto bianco che usava per asciugarsi gli occhi, nell’altra stringeva il manico del suo bastone da passeggio. «Vedete?» esclamò un’anziana signora. «Gli dispiace davvero: sta piangendo»

“Mary (la figlia di Churchill) era preoccupata per la salute di suo padre. «Papà non sta affatto bene» scrisse nel diario. «Molto in ansia». Churchill, però, irruppe nella stanza come se nulla fosse. Dopo cena, riscaldato dallo champagne e dal brandy, accese il grammofono e fece suonare diverse marce e canzoni militari. Tirò fuori un fucile per la caccia grossa, probabilmente il suo Mannlicher, e iniziò a marciare al ritmo della musica, uno dei suoi passatempi serali preferiti. Eseguí poi una serie di esercizi con il fucile e simulò alcune manovre con la baionetta; nel suo “pagliaccetto” azzurro sembrava un bellicoso uovo di Pasqua partito per il fronte”.

“Nel bel mezzo del bombardamento, mentre i cannoni sparavano e le bombe esplodevano all’orizzonte, Churchill citò Tennyson – piú in particolare alcuni versi di un monologo del 1842 intitolato Locksley Hall, nel quale il poeta, con grande preveggenza, aveva scritto: Sentii il cielo colmarsi di grida / e piovve un’orrida rugiada / Dalle aeree forze d’ogni nazione / in lotta nell’azzurro centro”.

“Harriman notò che, mentre si spostava tra la folla, Churchill ricorreva al «suo trucco» di guardare le persone negli occhi. A un certo punto, credendo che fosse fuori portata d’orecchio, l’emissario (Harriman, emissario di Roosevelt) disse a Pug Ismay: «Il primo ministro sembra molto apprezzato dalle donne di mezza età». Churchill invece sentí e si voltò di scatto verso Harriman. «Come ha detto? Non solo dalle donne di mezza età, anche dalle giovani»”.

“Qualcuno bussò alla porta. Su ordine del primo ministro Thompson andò ad aprire e trovò Roosevelt sulla sedia a rotelle, solo nel corridoio. L’ispettore spalancò la porta e notò una strana espressione dipingersi sul viso del presidente, mentre guardava l’interno della stanza alle sue spalle. «Mi sono voltato» scrisse Thompson. «Winston Churchill era nudo come un verme, un drink in una mano, un sigaro nell’altra». Roosevelt si apprestò ad andarsene. «Entri pure, Franklin» lo invitò Churchill. «Siamo soli». Il presidente fece quella che Thompson definí «una buffa scrollata di spalle», poi entrò con la sua sedia a rotelle. «Vede, signor presidente» disse Churchill, «non ho niente da nascondere».

 

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