IL MONDO DI BELLE di Kathleen Grissom

1791-1810, una manciata di anni prima della guerra di secessione; gli schiavi di una piantagione di tabacco in Virginia; un padrone, il Capitano, spesso lontano da casa e poco attento alla gestione delle sue proprietà; una cucina annessa alla casa padronale.

Quella cucina, crocevia della vita di tutti i  personaggi, crogiolo di violenze inaudite ma anche di grande amore e di speranza di riscatto, è il mondo di Mamma Mae, Papà George e dei loro figli, e anche di Belle, figlia illegittima del padrone e di una schiava, lì relegata dopo il matrimonio del Capitano.

Detto così, questo romanzo può apparire uno dei tanti che hanno denunciato l’istituto della schiavitù negli USA; eppure questa opera prima di Kathleen Grissom non è così scontata come si potrebbe pensare.

La novità è tutta in Lavinia, una bimbetta bianca di sette anni, malaticcia, rimasta orfana durante la traversata dall’Irlanda al Nuovo Mondo, affidata dal Capitano della nave agli schiavi addetti alla sua cucina e da loro cresciuta amorevolmente come una di famiglia.

La piccola ignora le regole ferree che separano il mondo dei neri da quello dei bianchi; non conosce il segreto dell’origine di Belle; si vede dissimile dagli schiavi per il colore della pelle ma non dà peso a questa diversità. Ama ed è riamata, e questo legame è così intenso da sopravvivere alla lunga separazione necessaria a garantire a Lavinia l’educazione che si conviene ad una bianca, superare gelosie e fraintendimenti, resistere alla scoperta di verità inconfessabili lungamente taciute.

Una bianca che vive tra i neri come una di loro: questa la clamorosa novità del romanzo, novità storicamente fondata, come attestano le ricerche svolte dalla stessa Grissom in Virginia e le sue interviste ad americani di origine irlandese e ad afroamericani con antenati schiavi.

Bello questo romanzo, appassionante, delicato e tremendo insieme; impossibile interromperne la lettura.

Straordinaria la costruzione di quel mondo di oppressi, ignoranti e analfabeti, ma capaci di inimmaginabili amori estremi: una moglie e un’amante, entrambe nere, che amano e si dividono in pace lo stesso uomo; il neonato della prima “regalato” alle cure materne della seconda che non può avere figli; Papà George  che, alle domande insistenti di Lavinia timorosa che lui non le voglia bene come alle sue figlie perché bianca, risponde:” Abinia […] guarda i polli. Alcuni marroni, alcuni bianchi e neri. Tu credi che a mamma e papà importa quando loro sono ancora pulcini? […] Io dico che ho avuto altra bambina […]che chiamo Abinia..[…] Grazie, Signore! chi ha più fortuna di me?”

Sorprendente poi il personaggio di Meg, nipote del Capitano e coetanea di Lavinia: non svolge un ruolo determinante nella storia, ma la sua passione per la botanica, la consapevolezza della propria superiorità intellettuale, la risolutezza nel sostenere il suo diritto all’autodeterminazione ne fanno una inaspettata antesignana del femminismo novecentesco.

Lettura da consigliare, assolutamente, a tutti.

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  1. francesca avanzini says:

    Sono a più di metà di “Il mondo di Belle”. L’autrice è molto brava a mantenere suspense e tensione narrativa, però il romanzo mi sembra un po’ buonista e scontato. La trama è costruita sapientemente, ma i personaggi non sono del tutto verosimili e ricalcano cliché noti, dal nero buono della “Capanna dello zio Tom”, a Mr Rochester e la moglie pazza, alla mamie di “Via col Vento”. Un drammone piacevole

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  2. Non trovate che il modo di trascrivere i dialoghi dei neri con quel cliché storpiato sia offensivo? Posso accettarlo quando parlano neri e bianchi ma tra neri mi sembra veramente improbabile…
    Detto ciò l’ho finito da tempo perché si legge piacevolmente e la trama ti induce a non mollarlo per capire come andrà a finire. Effettivamente la storia della piccola bianca cresciuta dalla famiglia dei neri è curiosa ma probabilmente reale.

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  3. maggie says:

    Drammone piacevole mi sembra una definizione azzeccata!
    La trama tiene, ma il resto manca.
    Lavinia non lascia il segno e si dimentica subito, ovvero la peggior critica che si possa muovere a un libro.

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  4. maggie says:

    Non so se la storpiatura nella trascrizione dei dialoghi sia da ritenersi offensiva, sicuramente è inefficace e disturbante. Dopo finito libro io parlato per un po’ come schiava di piantagione…

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  5. chiara says:

    si sente rumore di Via col vento e capanno dello zio Tom ma Lavinia non è Rossella…affascinante Sud degli Usa e coacervo di malignità….si legge molto volentieri, in vacanza per esempio, e non ti allontani facilmente…sarà un bel successo anche da noi…mi è piaciuta anche la nota dell’autrice

    mi sembrava di aver scritto qualcosa di più intelligente ma non lo trovo più

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  6. Edoardo Quadrelli says:

    Secondo me il racconto ha preso forza nella parte dove la piantagione sparisce, quando Lavinia si trasferisce in città. Da quel momento il libro è stato convincente e coinvolgente, quando cioè l’autrice ha iniziato a raccontare situazioni da alta borghesia che forse conosce di più di quelle da schiava e da sottomessa.
    Nelle parti ambientate nella piantagione ho sempre avuto la sensazione che mancasse qualcosa e, questo qualcosa, l’ho identificato nella mancanza di approfondimento e di profondità della condizione degli schiavi e di chi lavorava nella piantagione.
    Il doppio registro linguistico (come sottolineava maggie), nei dialoghi diretti e in quelli indiretti, l’ho trovato poco pratico e credibile. Avrei optato per un unico registro che venisse portato avanti dall’inizio alla fine.
    Nel complesso direi che, comunque, è un libro piacevole e che in diversi punti del racconto riesce a coinvolgere e a tirarti dentro la storia.

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  7. Silvia Costa says:

    Concordo che si tratta di un romanzo che si legge veloce e con piacere. Ma manca qualcosa. Non saprei dire cosa di preciso, ma alla fine, mi è rimasto poco. I colpi di scena, le disavventure, le tragedie, la condizione inumana dei neri, e persino i personaggi si sfilacciano e si perdono…
    Bello il doppio punto di vista di Belle e Lavinia, interessante e istruttivo il periodo storico, prosa piacevole e chiara. Ma non decolla!

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