Dal ventre della balena – Crummey

Chi è quest’uomo che puzza di pesce? E perché invece di ispirarmi repulsione mi ha così incuriosito da farmi continuare la lettura per sapere tutto di lui?

Nella mia interpretazione quest’uomo è il lato nascosto, temuto o non visto, di noi stessi; nel quale ci si imbatte per (apparente) caso, che viene tirato fuori dal ventre di una balena e comincia a fare cose inspiegabili ma benefiche. La balena è simbolo in alcune culture della memoria collettiva. Un parto cesareo fuori dalla norma, la nascita di qualcuno che in realtà è già grande.

La risposta alla seconda domanda è che Crummey, autore per me sconosciuto prima di questa lettura, si è guadagnato la mia ammirazione per la grande capacità che ha di trasmettere emozioni senza mai scadere nel melenso sentimentalismo. E di sentimenti in questo romanzo ce ne sono tantissimi. In ogni emozione raccontata mi sono rispecchiata, nonostante all’inizio mi sentissi molto lontana dall’ambiente e dai personaggi. In questo sta anche la grandezza di un romanzo: rendere familiare l’ignoto così che si abbia la possibilità di esplorarlo senza paura.

E’ uno scrittore a mio avviso molto bravo nel rendere vivi  così tanti personaggi.  Talmente tanti che all’inizio mi hanno spiazzato, mi sembrava sempre di perdere il filo. Ma ho pensato che anche in questo l’opera è riuscita: non si perde forse anche spesso il filo quando si è immersi in forti emozioni?

Seppure i personaggi siano tanti, se anche a fine lettura non resta memoria di tutti i nomi, resta impresso ciò che hanno saputo trasmettere.

E’ una storia di lotte, di coraggio, di mistero, di ombre, di luci, di caparbia speranza, di amore e di opportunismo, di correttezza e di viltà, di stranezze e di normalità, di odio e di perdono.

Il romanzo è intenso, coinvolgente, trasporta in una terra lontana eppure fa sentire a casa, perché tutti i personaggi possono essere visti sia come le tante parti di noi stessi  sia come i tanti componenti dell’umanità.

Una storia con molti livelli di lettura e anche questo è un grande pregio, perché lo scrittore ha avuto la capacità di lasciare ampio spazio al lettore. E la libertà di pensiero e sentimenti è un altro dei grandi doni dell’ottima letteratura.

Perché leggerlo? Perché smuove qualcosa nel ventre. Non solo della balena.

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  1. maggie says:

    Sottoscrivo in pieno questo post, che ho molto apprezzato.
    Aggiungo solo che una delle risposta a chi sia davvero Giudeo si trova nel libro stesso: “l’inafferrabilità fatta persona, muta e inconoscibile, una vacuità in cui si rischia di annegare” (p.93).

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  2. maggie says:

    Sottoscrivo in pieno questo post, che ho molto apprezzato.
    Aggiungo solo che una delle risposte a chi sia davvero Giudeo si trova nel libro stesso: “l’inafferrabilità fatta persona, muta e inconoscibile, una vacuità in cui si rischia di annegare” (p.93).

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