Dal ventre della balena

Come alcuni di voi ho molte riserve su questo libro. Una saga famigliare che personalmente mi ricorda più i Malavoglia che Cent’ anni di Solitudine, dove ho apprezzato il realismo magico che nel romanzo di Crummey è stato incarnato solo in parte. I personaggi sono ben delineati, in particolare quelli femminili che mantengono un ruolo principale nella storia; oltre la vedova Devine e Mary Tryphena mi ha colpito particolarmente la figura della signora Gallery. Tanti riferimenti che ognuno interpreta in modo diverso, la Bibbia e il soprannturale, la natura e la ciclicità del racconto. Giudeo che è davvero vittima oppure carnefice? In ogni caso l’unico personaggio che non ha una fine ma ricomincia tutto dal principio. Più stimolante la prima parte del racconto rispetto alla seconda, non so se la traduzione di due persone abbia influito sul ritmo del racconto. Concludendo, è un libro che si legge ma non lascia il segno.

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