Tracy Chevalier – testo inedito per La Milanesiana 2013

Tracy Chevalier – “Noi scrittori bugiardi perché la verità annoia”

Gli autori sono dei bugiardi. I romanzi pullulano di menzogne e di segreti. Ne hanno bisogno per funzionare. Ciò mi diventò molto chiaro alla stesura del mio ultimo romanzo, L’ultima fuggitiva, quando capii quanto sia difficile creare un personaggio che non mente mai. L’eroina della storia, Honor Bright, è una quacchera- membro di una piccola setta cristiana fondata in Inghilterra nel XVII secolo. I quaccheri credono che ci sia una  parte di Dio in tutte le persone. I quaccheri credono in altri saldi principi: sono pacifisti, credono nell’uguaglianza di tutte le persone e, cosa più importante sono onesti e dicono la verità.

Cosa succede, allora, quando il vostro personaggio principale deve dire sempre la verità? Lo scoprii quando stavo scrivendo la prima stesura. Ogni volta che cercavo di costruire una tensione drammatica, Honor la distruggeva lasciandosi sfuggire qualunque cosa sapesse o stesse pensando, rovinando di conseguenza la storia… Mentre scrivevo trovavo difficile farle dire sempre la verità. Era una noia. Poiché Honor rispondeva alle domande in modo sincero e cercava continuamente di essere aperta e onesta, diventò sempre più noiosa. Alla fine, ci rinunciai e scrissi una nuova stesura, dove lei mente, sebbene si senta in colpa per questo, e tenga nascosto quello che fa persino alla sua famiglia. “E’ meglio” pensai.

Perché è meglio? Be’, la tensione drammatica sta tutta nelle menzogne e nel tenere nascoste le informazioni. Immaginate un giallo in cui l’assassino ci dice immediatamente  che è stato lui a commettere il delitto. Non ci sarebbe alcun mistero da dipanare, e smetteremmo di leggere.

Tuttavia, è qualcosa di più che risolvere semplicemente dei crimini. Credo che la realtà abbia una superficie di cui facciamo esperienza, ma sotto di essa ci sono strati di segreti e di sorprese che trascorriamo la vita a svelare. La narrazione è incentrata sul processo che svela questi misteri. Una volta, qualcuno mi descrisse la struttura di una storia come “condizione normale – problema – soluzione – nuova condizione normale”. “Condizione normale” è la realtà di superficie che crediamo di conoscere e di capire. “Problema” è un frammento di una altro strato svelato. “Soluzione” è quello strato pienamente rivelato e capito. “Nuova condizione normale” è quello strato pienamente integrato nella nostra visione del mondo.

Sto descrivendo la strutta di una storia, ma a dire il vero questo ci succede in ogni momento. Viviamo centinaia di storie al giorno, quasi ogni volta che ispiriamo ed espiriamo, ci guardiamo attorno, ci muoviamo, interagiamo con qualcuno. Facciamo esperienza di una realtà, dopodiché viene svelato un altro strato e lo incorporiamo dentro il primo. Le nostre vite sono composte da migliaia di questi piccoli momenti, che si schiudono l’uno dopo l’altro. Alle volte, queste storie fanno parte di altre più grandi e lunghe- in verità, la nostra vita intera è una grande storia che si dipana, con la Nascita come l’unico inizio possibile, e la Morte come l’unica fine possibile. Se adottiamo questo punto di vista, la maggior parte della realtà è nascosta, in attesa del proprio momento nella storia.

Spesso organizziamo questa esperienza in una narrazione, per capirla, per condividerla con altri. Ad esempio, pensate all’ultima volta in cui siete andati in vacanza. Magari siete andati a sciare, in Marocco o a New York. Quando siete tornati, la vostra famiglia, gli amici e i colleghi vi hanno chiesto, “Com’è andato il viaggio?” E voi glielo avete raccontato, scegliendo alcune delle storie più a effetto, l’avete leggermente modellata, con un inizio, un nucleo centrale, una fine. Avete dovuto farlo. Altrimenti avreste dato loro delle informazioni informi poco interessanti. Avete trasformato naturalmente le vostre vacanze in racconti. Lo facciamo con le nostre vite intere, non solamente con le vacanze. Trasformiamo le nostre vite in storie. Ma cosa c’entra tutto ciò con la scrittura e la lettura di romanzi? Be’, viviamo le nostre vite, sollevando questi strati nascosti della realtà. E trasformandoli in storie in modo da inglobarli nella storia più grande delle nostre vite. E ci abituiamo a farlo. Cominciamo a volere che tutto sia una storia, pretendendolo persino da altre persone. Le storie sono una struttura con cui siamo a nostro agio. Le storie raccontate da altri ci aiutano a capire strati nascosti delle realtà.

Lo scrittore ci aiuta. E’ come il gruppo in avanscoperta che si inoltra dentro boschi sconosciuti. Il suo compito è quello di creare un varco tra gli arbusti e guardarsi attorno e tracciare un percorso – il libro- lungo cui poi accompagna il lettore, per fare nuove scoperte, svelando nuovi mondi e nuovi modi di considerare le cose. Lo scrittore deve mentire affinché i segreti e gli strati possano venire a galla. E’ la nostra scoperta delle menzogne a essere così piacevole, e così fondamentale per la natura umana – succede di continuo, e il fatto che sia così comune è confortante. Ecco perché in L’ultima fuggitiva, Honor Bright mette da parte i suoi principi quaccheri e mente- e non sta salvando gli schiavi dalla prigionia, ma anche dando vita alla storia di cui abbiamo bisogno.

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Tracy Chevalier - testo inedito per La Milanesiana 2013, 8.0 out of 10 based on 1 rating
  1. Francesca says:

    Davvero grazie mi piace il tuo post, mi pare azzeccato, bye

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