Su Repubblica Franco Marcoaldi recensisce magnificamente “La porta” di Natsume Soseki

Su Repubblica Franco Marcoaldi recensisce magnificamente “La porta” di Natsume Soseki

L’inetto Sosuke e quella soglia insuperabile
di Franco Marcoaldi

Se ogni grande libro è connotato da un timbro e un umore particolari e riconoscibili, nel caso de “La porta” di Natsume Soseki – per la prima volta tradotto in italiano da Antonietta Pastore – quel timbro e quell’umore rimandano sicuramente al sentimento della malinconia. Non una malinconia epica, eroica; ma ordinaria, quotidiana. Che riflette in pieno la natura e l’accidentato tragitto esistenziale dei due protagonisti: Sosuke e Oyone, una coppia di sposi che con il passare del tempo, e l’accumularsi delle frustrazioni patite, si rinserra via via in una dimensione compiutamente simbiotica.
La vita è andata diversamente da come poteva andare. Sosuke, rampollo di una famiglia benestante, era destinato a una brillantissima carriera. Ma il patrimonio familiare si è dissolto in un battibaleno e lui ora deve accontentarsi di un impiego modesto, mentre Oyone, da parte sua, non ha mai sanato la terribile ferita interiore della mancata maternità.
Se il mondo circostante è minaccioso e non regala mai niente di buono, tanto vale rinchiudersi in casa. E scambiarsi vicendevolmente il proprio affetto, quel dolce sentimento di mutuo soccorso legato al succedersi di eventi quotidiani condivisi nella loro eterna ripetizione.
Ma neanche la strada di una mesta rassegnazione è facilmente percorribile. Perché premono i problemi economici, perché si è comunque chiamati ad assumersi le proprie responsabilità, perché il passato, con il suo carico di sensi di colpa, in realtà non passa mai. Sosuke ha un fratello minore, Koroku, che data la precaria condizione familiare, è ormai sul punto di abbandonare gli studi. Eppure il primogenito non trova mai la forza necessaria per compiere quegli atti piccoli eppure indispensabili che consentirebbero, forse, di superare tale situazione di stallo.
Né, a pensarci bene, potrebbe essere altrimenti, visto che a trovarsi in uno stato di stallo perenne è, prima ancora, la vita stessa di Sosuke. La sua ignavia e la sua irresolutezza rappresentano l’altra faccia della medaglia di un egoismo inane, che ogni sera viene illusoriamente dimenticato grazie al tenero abbraccio con la sua dolce metà.
Ma un certo giorno tutto sembra franare. Il padrone di casa, un uomo ricco e cordiale, preannuncia l’arrivo dalla lontana Manciuria di suo fratello e di Yasui, amico del cuore di Sosuke nei lontani anni universitari. La passione amorosa tra Sosuke e Oyone sbocciò proprio a suo danno e da allora la coppia avverte un senso di malcelato e lancinante rimorso verso quell’uomo di cui, da allora, ha perso ogni traccia. Sosuke, che ha sempre vissuto cercando di aggirare ogni ostacolo senza mai prenderlo di petto, non è in grado di affrontare questo fortuito quanto drammatico incontro, che lo costringerebbe a fare i conti con un passato doloroso e rimosso.
Ma non può neppure voltare la testa dall’altra parte e far finta di niente. Così, in preda a un’indicibile angoscia, decide di provare a percorrere un’ulteriore, ultima strada: la pratica della meditazione, in un tempio zen.
Nelle pagine che raccontano questo episodio, con cui di fatto si chiude il romanzo, la maestria di Natsume Soseki – padre della letteratura moderna giapponese e riconosciuto maestro di Tanizaki, Kawabata, Mishima – raggiunge il suo apice. Il povero Sosuke, uomo imbelle e superfluo, sta cercando il modo per ritrovare la perduta serenità. Ma l’illuminazione non è un regalo piovuto dal cielo. Gli esercizi di meditazione comportano una fatica psicofisica e una concentrazione che non gli si confanno. E il koan, il quesito paradossale che il Maestro propone a lui come a ogni altro allievo per suscitare il risveglio della coscienza, gli risulta ostico, arduo, enigmatico. Assolutamente insormontabile. Tanto che la sua risposta verrà valutata dal Maestro come penosamente superficiale.
Conclusi i giorni di permanenza al tempio, Sosuke è costretto a tracciare un bilancio di tale, fallimentare esperienza.
Ha bussato a lungo e vanamente a una porta che avrebbe potuto aprirsi su una vita finalmente diversa: serena, priva di angosce, improntata alla sapienza. C’è poco da bussare, gli ha rammentato da subito il monaco guardiano: sta a te entrare.
E lui non ne è stato capace. Ma non è stato capace neppure di sorvolare su quella che resta comunque un’impellente necessità: l’aspirazione alla saggezza. La conclusione è sconsolante.
Scrive Soseki: «Guardò avanti: i battenti inamovibili della porta gli nascondevano per sempre la vista che si apriva al di là di essa. Non era un uomo in grado di superare quella barriera, ma neanche capace di rinunciarvi serenamente. Era un infelice che poteva soltanto restare impietrito davanti a essa, in attesa che i giorni trascorressero». Ed è con questo peso nel cuore che Sosuke torna verso casa, a Tokyo. Nulla è cambiato e la sconfitta è cocente. Certo, a casa, lo attende ancora il miracolo di un amore coniugale che riuscirà comunque a confortarlo e a tenerlo in vita. Peccato che si tratti di una vita amputata e negletta.
copyright la Repubblica

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 9.3/10 (3 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +2 (from 2 votes)
Su Repubblica Franco Marcoaldi recensisce magnificamente "La porta" di Natsume Soseki, 9.3 out of 10 based on 3 ratings
  1. Bruno Romaggioli says:

    Non conoscevo il Sig. Marcoaldi ma da quello che leggo, dopo la sua recensione sul libro, saggio sul cercatore di funghi, (repubblica 21 giugno) volevo conoscerlo e smanettando sul web ho scoperto un grande autore. Complimenti.
    Sono un cercatore di funghi ed abito in un paese (Lariano RM) di grandi tradizioni e luogo di sagra ad essi dedicata (sagra del fungo porcino)
    Quest’anno festeggeremo il 25^ anniversario e mi piacerebbe, se fosse possibile , ripetere questo stesso articolo nel nostro opuscolo annuale per promuovere, come nelle intenzioni del sig. Marcoaldi, quel legame tra coltura e cultura che ho avuto modo di apprezzare nella sua bellissima recensione.
    P.S. Se il Sig. Marcoaldi avesse intenzione di venirci a trovare per una bella passeggiata tra il 10 e 20 settembre 2015 a Lariano potrebbe conoscere SOGGETTI molto interessanti che potrebbe aver conosciuto nel libro che assolutamente andrò ad acquistare. Un Saluto. B. Romaggioli

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  1. similar webpage

    Su Repubblica Franco Marcoaldi recensisce magnificamente “La porta” di Natsume Soseki | Bookclub Neripozza

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)

Lascia un commento

Please type the characters of this captcha image in the input box

Please type the characters of this captcha image in the input box


© 2019. Bookclub Neripozza. All rights reserved. web agency web agency urbangap