I Tre camerati di Remarque

Innanzitutto mi presento: sono la coordinatrice del gruppo di Roma. L’introduzione è necessaria perché questo sarà un post sostanzialmente riassuntivo delle diverse posizioni emerse in relazione al libro di Remarque durante l’ultimo incontro del Book Club.

La potenza visiva del testo, la sua estrema capacità di essere efficacemente cinematografico, è stata ottenuta grazie all’uso di un linguaggio moderno in prezioso equilibrio tra lirismo e denso realismo.

Remarque ha realizzato un libro estremamente lavorato, con una struttura solida, forse sfrondabile, a parere di alcuni membri, in diverse parti considerate pleonastiche che, tuttavia, non hanno compromesso veramente il ritmo complessivo della narrazione, sempre sostenuta con efficacia. Un iperrealismo che sconfina nel iperdescrittivismo, è stato lamentato da diversi, che hanno rimarcato l’eccessiva densità di particole narrative non necessarie.

Grande forza è stata riconosciuta, indistintamente da tutti, ai personaggi secondari della storia, capaci di creare con lettore una reale empatia emotiva: miniature belle di vita senza cedimenti falsi alla maniera.

I personaggi principali, per ovvi motivi, hanno creato maggiori spaccature fra i partecipanti. L’incapacità di creare un ponte, una confidenza vera col lettore o l’esibita ossessione del bere sono stati i due impedimenti ad un reale coinvolgimento per alcuni. In generale, tuttavia, la maggioranza ha apprezzato l’apparato metaforico avente come cardine i tre protagonisti: un doppio piano di lettura in cui la libertà, l’amicizia e l’amore sono il reale centro vivo della narrazione.

Maggiori dubbi ha suscitato la fine scelta da Remarque per la sua storia. Il cambio del ritmo è evidente: per alcuni esso si fa utilmente sostenuto, mentre per altri si affretta la conclusione bruciando energie narrative. La prevedibilità della conclusione ne farebbe una fine sprecata, ma di diverso avviso sono coloro che riconoscono nella inevitabilità, minacciata lungo tutta la narrazione, l’unico termine veramente possibile per un libro vivo ed onesto con la Storia e le storie.

Giusi Meister

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