Archivio di November, 2013

Enon

Postato in I LIBRI DEL MESE il November 6, 2013 da admin01 – 3 Comments

Enon 02Quasi tutti i Crosby, da Howard, che girovagava con il suo carro pieno di mercanzie tra i boschi del Maine, a George Washington, che trascorreva i suoi giorni riparando orologi, hanno lasciato vedove le mogli e orfani i figli.
Charlie Crosby costituisce l’eccezione. Il destino è scritto diversamente per lui.
Nipote di George Washington, Charlie vive a Enon, una piccola città a nord di Boston. Pittura case, e a volte gli capita di tagliare l’erba nei giardini e spalare la neve. Una vita fatta di piccole cose: camminare nei boschi con Kate, la figlia tredicenne che si incanta ancora a dar da mangiare alle cince e ai picchi che vengono a beccarle i semi dal palmo; avventurarsi in canoa lungo il fiume che attraversa il paese; contemplare Susan, la moglie, un mistero vivente per il benevolo distacco che traspare dai suoi occhi turchesi e tuttavia, proprio per questo, un mistero irresistibile.
Certo, per i genitori di Susan, Charlie è una persona debole o tutt’al più di buon senso, capace solo di borbottare frasi di poco conto in loro presenza. Tuttavia, la loro considerazione non lascia crepe nel rapporto tra Charlie e la moglie, reso ancora più forte dalla nascita della loro adorata unica figlia.
Un giorno però irrompe, crudele, insensata, terribile, la tragedia. In un piovoso pomeriggio di settembre che annuncia la fine dell’estate, mentre sta rientrando in auto dopo una passeggiata nei boschi, Charlie riceve una telefonata di Susan. Con la voce spezzata dal dolore, la moglie gli dice
che un automobilista ha travolto Kate mentre tornava in bici dalla spiaggia, e che tutto è stato così rapido, inevitabile e assurdo che i soccorsi si sono rivelati inutili.
La fine della ragazza lascia macigni pesanti sul cuore di Charlie. Susan cerca di reagire, di non soccombere alla sofferenza, ma Charlie cede di schianto.
Un giorno, dopo aver trascorso quasi tutta la notte seduto al buio, esausto e senza riuscire a dormire, Charlie scaglia un pugno contro la parete del pianerottolo. Il vecchio intonaco di crine si riversa dal muro come la sabbia da una clessidra a sancire che un altro tempo si è esaurito: quello tra Charlie e Susan, che se ne torna a casa dei suoi, nella sua vecchia camera da letto, che la madre usa per cucire ormai da vent’anni.
Sembrerebbe tutto perduto per il nipote di George Washington Crosby, tutto precipitato nell’abisso della disperazione. Tuttavia, da qualche parte è ancora all’opera la semplicità salvifica della natura e del mondo.
Con un romanzo struggente e poetico, Paul Harding narra una storia in cui il dolore più grande – la perdita di un figlio per un genitore – apre a una nuova considerazione, a un nuovo senso della vita. Confermandosi uno dei narratori più talentuosi della sua generazione, Harding non si sottrae mai, come Faulkner, al compito che fa grande uno scrittore: «descrivere quello che sembra impossibile dire a parole» (The Dallas Morning News).

«Uno straordinario seguito del romanzo d’esordio del vincitore del Premio Pulitzer… La prosa di Harding è imbevuta… di una tradizione visionaria che riecheggia Blake, Rilke, Emerson e Thoreau».
The New Yorker

Hanno detto de L’ultimo inverno:

«La forza evocativa de L’ultimo inverno è struggente: il romanzo è così forte nel descrivere personaggi, luoghi, emozioni, persino il vento, da far sentire il lettore al centro della scena».

Susanna Nirenstein, la Repubblica

«”La mia scrittura ha connotazioni pastorali e una alta densità musicale: se fallisce rischio di ottenere qualcosa di ornamentale, persino triviale. Ciò che inseguo, invece, è quella eticità del bello cara a Keats”: così lo scrittore americano riflette sul suo esordio».

Francesca Borrelli, il manifesto

«Un libro pieno di aneddoti e che si legge con l’avidità… ma che va al di là di ciò che di solito sostiene un romanzo. Ed è un collante di carattere religioso che riconduce tutto quanto a un atto di affermazione ultima sopra il dissolversi delle esistenze, e delle defezioni e diserzioni, di cui si racconta».

Luigi Sampietro, Il Sole 24 Ore

Paul Harding ha insegnato scrittura creativa a Harvard e all’Università dello Iowa. Oggi vive a Georgetown, nel Massachusetts, con la moglie e i figli. Ha esordito nel 2009 con L’ultimo inverno (Neri Pozza 2011). Pubblicato dalla piccola casa editrice indipendente Bellevue Literary Press, il romanzo, primo di una trilogia, vinse nella sorpresa generale il premio Pulitzer 2010. Enon è il secondo romanzo del ciclo.

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I Tre camerati di Remarque

Postato in Uncategorized il November 4, 2013 da admin01 – Sii il primo a commentare

Innanzitutto mi presento: sono la coordinatrice del gruppo di Roma. L’introduzione è necessaria perché questo sarà un post sostanzialmente riassuntivo delle diverse posizioni emerse in relazione al libro di Remarque durante l’ultimo incontro del Book Club.

La potenza visiva del testo, la sua estrema capacità di essere efficacemente cinematografico, è stata ottenuta grazie all’uso di un linguaggio moderno in prezioso equilibrio tra lirismo e denso realismo.

Remarque ha realizzato un libro estremamente lavorato, con una struttura solida, forse sfrondabile, a parere di alcuni membri, in diverse parti considerate pleonastiche che, tuttavia, non hanno compromesso veramente il ritmo complessivo della narrazione, sempre sostenuta con efficacia. Un iperrealismo che sconfina nel iperdescrittivismo, è stato lamentato da diversi, che hanno rimarcato l’eccessiva densità di particole narrative non necessarie.

Grande forza è stata riconosciuta, indistintamente da tutti, ai personaggi secondari della storia, capaci di creare con lettore una reale empatia emotiva: miniature belle di vita senza cedimenti falsi alla maniera.

I personaggi principali, per ovvi motivi, hanno creato maggiori spaccature fra i partecipanti. L’incapacità di creare un ponte, una confidenza vera col lettore o l’esibita ossessione del bere sono stati i due impedimenti ad un reale coinvolgimento per alcuni. In generale, tuttavia, la maggioranza ha apprezzato l’apparato metaforico avente come cardine i tre protagonisti: un doppio piano di lettura in cui la libertà, l’amicizia e l’amore sono il reale centro vivo della narrazione.

Maggiori dubbi ha suscitato la fine scelta da Remarque per la sua storia. Il cambio del ritmo è evidente: per alcuni esso si fa utilmente sostenuto, mentre per altri si affretta la conclusione bruciando energie narrative. La prevedibilità della conclusione ne farebbe una fine sprecata, ma di diverso avviso sono coloro che riconoscono nella inevitabilità, minacciata lungo tutta la narrazione, l’unico termine veramente possibile per un libro vivo ed onesto con la Storia e le storie.

Giusi Meister

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Quando la storia si fa romanzo: I Borgia di Sarah Dunant

Postato in Uncategorized il November 3, 2013 da Federica Spinelli – 1 Comment

Ho accolto con molto piacere la notizia che per il Bookcity di quest’anno sia stato affidato come lettura al ai gruppi del bookclub “Sangue e Onore”. I romanzi storici di Neri Pozza non deludono quasi mai per la loro capacità di renderti  il sapore di un’epoca e l’atmosfera di un periodo, con tale particolareggiata varietà di dettagli e di sfumature, da regalare quasi più piacere nel leggere di quelli che della trama e dei personaggi del romanzo. Il libro di Sarah Dunant ambisce a entrambi gli avamposti di un buon romanzo storico: una buona trama e un’ottima ricostruzione storica. In giro si leggono parecchi tentativi di ricostruzioni storiche di un periodo che in Italia fu foriero di splendori artistici ma anche quadro di delicati equilibri politici; la difficoltà nel trattare quei secoli così importanti per la nostra storia sta proprio nella vasta ricerca e documentazione che bisogna affrontare per dominare la materia con sufficiente perizia. L’autrice riesce a scavallare senza problemi i tranelli del genere storico che renderebbero un romanzo del genere troppo “trattato” e  poco “romanzo”, unendo gli avvenimenti storici, come tanti puntini, con il tratto della scrittura romanzesca fino a delineare una figura complessa e intrigante che restituisce la complessità e bellezza di quel periodo. I personaggi escono dalla bidimensionalità delle ricostruzioni, per intrecciare agli avvenimenti storici le loro passioni e le loro antipatie. Complicato rendere agli occhi del lettore gradevoli una dinastia universalmente considerata spietata e sanguinaria, machiavellica nella piena accezione del termine: Il clan dei Borgia ne esce quasi come una famiglia moderna e unita, nei legami solidi che legano i figli all’onnipresente Padre Rodrigo, colonna portante di ogni trama e sotto trama della storia. Curioso il riscatto morale che subisce la figura di Lucrezia Borgia, di fatto una ragazza troppo giovane per capire e comprendere le sfide e decisioni che gli impongono il padre e il fratello. Come sempre personaggi di maggiore interesse sono quelli che si muovono sullo sfondo delle grandi vicende dei protagonisti, quasi secondari ma che danno spessore e corpo alla storia: tra questi Giulia Farnese, Adriana e Sancha. La trama è scorrevole soprattutto nei passaggi dove la Storia con la S maiuscola lascia il passo alle  vicende personali dei protagonisti, laddove è percepibile l’umanità di personaggi che si conoscono solo attraverso i libri di scuola. Piccolo neo, all’interno di un bilancio positivo, è a volte la difficoltà di certi passaggi, qualche falla nel ben congegnato ordine delle cose o la mancanza di contorno di certi elementi che servono a saldare l’Umano alla Storia. Nel complesso piacevole e appassionate, questo romanzo regala la possiblità di conoscere e intrattenere al tempo stesso, senza la pretesa di fare della grande Letteratura. È un libro commerciale nel senso buon del termine, per gli amanti del genere e non solo.

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