La porta, una storia di amore e dolce malinconia

Sosuke e Oyone sono i protagonisti del romanzo “La porta” di Natsume Soseki, uno dei più significativi narratori giapponesi di inizio novecento. È difficile riuscire a descrivere in poche battute le profonde emozioni che uno stile e una storia  così lontani dalla cultura occidentale riescono a suscitare ancora nel lettore moderno. Abituato alla letteratura francese, italiana, inglese e tedesca per me il libro è stato una rivelazione, ho percepito, in modo netto e come mai mi era accaduto, il valore del “non detto”, del “taciuto”, dell’ “assente”;  quasi riuscissi a sentire distintamente la voce del sottofondo delle cose, prestando attenzione a quanto prima per me non era importante. Pur appartenendo al gruppo di lettura di Roma, ho sentito il bisogno di esprimerlo.

In tutte le relazioni umane a cui siamo abituati è, forse, tipico della nostra cultura attribuire un enorme valore allo slancio, alla tensione emotiva, alla passione. Ci avviciniamo alla vita o siamo portati a leggere storie che come imperativo devono stupirci. Una delle regole fondamentali che seguiamo è legata alla curiosità, al cercare di prevedere più o meno consapevolmente cosa succederà.

Ne “La porta”  due sposi, Sosuke e Oyone, non sono più giovanissimi e conducono una vita che è il punto di arrivo e non di partenza di un’avventura amorosa. Per stare insieme hanno tradito, hanno sacrificato le rispettive ambizioni, e tutte le accelerazioni della giovinezza, tutti i sogni di grandezza sono rimasti sullo sfondo, affiorano dalle pagine come ricordi lontani. Il romanzo definisce allora la soglia, la barriera o la porta che separa l’illusione dalla maturità.

Personalmente, grazie a questo libro ho conosciuto la forza di una delle sfumature dell’amore che non avrei altrimenti mai compreso, né considerato; l’amore di due sposi,  cullati dalla dolce malinconia di una vita passata insieme e nella quotidianità, consapevoli che non perderanno mai, malgrado tutte le avversità e gli errori, la semplicità di amarsi, più di ogni altra cosa. Citando l’autore:

“Se ritrovarono la quiete spirituale, fu soltanto grazie alla capacità, di cui ci fa dono la natura, di dimenticare la sofferenza col passare del tempo. […]Stretti nel reciproco abbraccio, erano giunti a disegnare un cerchio perfetto. Conducevano insieme una vita solitaria ma tranquilla. E in quella tranquillità solitaria gustavano una sorta di dolce malinconia. Loro che non sapevano molto di letteratura o di filosofia, non avendo le conoscenze necessarie per comprendere la propria condizione, godevano di quella malinconia in modo ben più puro di quanto avrebbe fatto, nelle medesime circostanze, un poeta o uno scrittore.”

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  1. Anna Lisa says:

    Sōseki è uno degli scrittori giapponesi che più apprezzo e, secondo me, questa recensione coglie bene il senso della sua scrittura. Per un’altra riflessione dell’autore sull’amore (ma in chiave ben diversa, nostalgicamente decadente) mi permetto di consigliare “E poi”, uscito qualche anno fa.

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