Odessa Star

es Odessa star_Layout 1C’è una cosa piú triste di arrivare a cinquant’anni e accorgersi di non aver realizzato i propri sogni: lamentarsene. E lamentarsi è proprio quello che Fred Moorman fa in continuazione, travolto dalla piú classica delle crisi di mezza età. Della signora De Bilde che non raccoglie gli escrementi del cane dal giardino condominiale; di sua moglie Cristina che gli ha confessato di vederlo ormai come un inutile vestito sdrucito, e di David, un figlio adolescente che lo troverebbe meno patetico se avesse una jeep Cherokee ultimo modello, invece della solita e ridicola utilitaria.
Quando però una sera, in un cinema di Amsterdam, Fred riconosce Max G. – un vecchio compagno di scuola scapestrato e poco promettente – e lo trova impeccabilmente vestito, sicuro di sé, in compagnia di una donna meravigliosa e scortato da un gorilla armato, non può che lamentarsi, per l’ennesima volta, di aver sbagliato tutto nella vita. Al momento dei saluti, però, inaspettatamente Max invita Fred a passare a trovarlo: può aiutarlo a dare una scossa alla sua noiosa esistenza, se gli va. Fred non ci pensa su due volte. È disposto a tutto per recuperare l’ammirazione del figlio e la stima della moglie, per cui stringe amicizia con Max e la sua guardia del corpo, Richard.
Sa che i due vivono al limite della legalità e che intorno a loro si ingarbuglia una serie infinita di affari pericolosi, ma ha deciso: anche lui desidera i soldi, il successo e il carisma di Max.
Ma quando, dopo improvvise sparizioni, sequestri lampo, quiz televisivi truccati e maestosi funerali, Fred capisce di essersi spinto troppo oltre e cerca di prendere le distanze da quelle compagnie, una verità inaspettata verrà a galla, una verità che gli farà capire di essere sempre stato soltanto una pedina nelle mani di Max, e delle persone piú insospettabili.
Come nel bestseller che lo ha reso famoso in tutto il mondo (La cena), Herman Koch – unico olandese a entrare nella classifica del New York Times – torna a mettere in discussione la morale convenzionale con una storia «geniale, che si legge come un thriller» (Trouw). Un romanzo ironico, dalla prosa adrenalinica e ricca di situazioni pulp à la Tarantino, che incarna il fascino inconfessabile per il proibito, per la violenza e per la ricchezza a tutti i costi; e che trascina il lettore in un vortice destinato ad esaurirsi solo all’ultima pagina.

 

«Koch è bravo a tendere la sua tela per imprigionare il lettore».
Niccolò Ammaniti, Corriere della Sera

Hanno scritto della Cena:
«Un romanzo che è diventato un caso internazionale».
la Repubblica
«Un thriller provocatorio ricco di suspence, ma anche un conflitto attualissimo tra le ragioni del cuore e quelle della morale».
Maria Simonetti, l’Espresso
«Il successo non stupisce: La cena è un dramma compatto e fatale».
Lara Crinò, D – la Repubblica delle donne
«La cena è un romanzo teso, doloroso… politicamente scorretto… molto contemporaneo».
Daria Bignardi, Donna Moderna

Herman Koch (1953) è noto come autore televisivo, giornalista e romanziere. All’esordio Red ons, Maria Montanelli (1989), sono seguiti Eten met Emma (2000) e Denken aan Bruce Kennedy (2005). Uscito in Olanda nel gennaio 2009, La cena ha scalato le classifiche sin dalla prima settimana, vendendo in pochi mesi oltre 250.000 copie. Sorpresa editoriale dell’anno, vincitore del Premio del pubblico 2009, il romanzo è stato conteso dalle case editrici di tutto il mondo. Neri Pozza ha pubblicato anche Villetta con piscina (2012).

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  1. Silvia Costa says:

    A poche pagine dall’inizio del libro, so già del fattaccio.Ora, mi mancano 13 pagine, ma non siamo ancora arrivata al dunque! Certo che si divora questo romanzo: altissima suspance!

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  2. Silvia Costa says:

    Terminato questo romanzo che sembra un film! Finale col botto!

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  3. GIOVANNA MOTTINI says:

    Come dice Ammaniti … Koch è bravo a tendere la tela ed imprigionare il lettore. Sempre un pugno nello stomaco i suoi libri ma non riesci a staccarti dalle pagine fino alla fine. Un bel libro!

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  4. Barbara Lacchini says:

    Ritmo serrato per un romanzo in cui il cinismo la fa da padrone. Fino a che punto la frustrazione personale può trasformare un uomo? Koch è molto abile a mostrarcelo attraverso il protagonista di questa storia che cattura sin dalle prime pagine. Bel libro!

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  5. chiara macconi says:

    certo si fa molta fatica a staccarsene, bravissimo a tirarci nella sua tela, ci offre personaggi che non permettono l\\\’identificazione…ne vedremo delle belle lunedì!!!!

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  6. giulia ciucco says:

    Bel libro, peccato per il finale incomprensibile…

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  7. rosalba fontana says:

    Koch descrive con ferocia la quotidianità di un uomo di mezza età senza qualità, se non la sua capacità mnemonica. Con particolari crudeli, spesso di cattivo gusto, scardina la morale conformista attraverso lo stile del thriller psicologico e una narrazione che procede zigzagando.

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  8. comunque la mancanza di pathos e di climax, il tono sempre controllato, quasi da conversazione in ascensore tra sconosciuti anche nei momenti topici o drammatici, è la misura dell’abisso, dell’assenza di morale che mi inquieta di più, come lettore e come ‘collega’ di Fred

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  9. marilena vendramini says:

    Personalmente, ho trovato Odessa Star, di Koch, uno dei libri più interessanti letti negli ultimi mesi. Il romanzo si presta a diverse “letture”: è un thriller, è un romanzo di satira e humour nero, è una fredda e lucida fotografia della classe media nella società attuale, è un manifesto del politically scorretto. Scritto con grande abilità e con più di un incipit – quello con il gatto di casa addestrato ad essere un animale da attacco, dove il disagio della situazione ci mette immediatamente di fronte ai due protagonisti e alla loro consistenza; e quello dell capitolo successivo, quando aprendiamo che uno dei due è morto e Fred, la voce narrante, è incaricato dalla vedova di tenere l’orazione funebre – il racconto si snoda a ritmo serrato, con continui rimandi e collegamenti, con una trama “cinematografica”, fino al finale che ci lascia di fronte alla “vittoria” di chi è andato ben oltre i confini dell’etica e ci fa intravvedere un futuro ambiguo in una ritrovata complicità con il figlio.

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  10. http://www.zdf.de/ZDFmediathek/hauptnavigation/sendung-verpasst/#/beitrag/video/2083528/Jo-Sch%C3%BCck-trifft-Christoph-Waltz

    Breve intervista a Christoph Waltz, membro della giuria della Berlinare 2014 (già membro della giuria a Cannes, tra l’altro).

    Traducendo ‘al volo’: per Waltz ciò che rende fantastica una giuria e il farne parte è poter vedere nuovi film insieme agli altri giurati con intensa concentrazione e discuterne poi ad alto livello. Jo Schückt chiede a Waltz quali siano i criteri di giudizio, al di là delle caratteristiche tecniche della pellicola, perché a volte a Schückt capita di vedere un film che lo travolge, da cui è preso, coinvolto, senza saperne bene il perché. Può essere questo un criterio per premiare un film? Waltz risponde che “non sapere il perché” non può essere un criterio e che il sentirsi preso da un film semmai è una possibilità, anche se naturalmente questo è un aspetto importante dell’esperienza del vedere un film. Tuttavia, non c’è niente di più insopportabile di esperti presuntuosi che si ritengono tali solo per aver letto un libro o studiato sull’argomento. E’ DOVERE del pubblico reagire come pubblico e non come esperti. Frasi come “mah, non l’ho trovato un gran ché ma è ben fatto” non significano nulla per il pubblico: a volte ci sono splendidi film che di per sé sono ‘fatti male’. “Mi è piaciuto?” “L’ho apprezzato?” “L’ho trovato buono?”… Ecco questi sono i punti di vista che, secondo Waltz, sono importanti per il pubblico, e per il giurato, che è parte del pubblico

    Niente di trascendentale ma ascoltando Waltz che insiste sul giurato innanzitutto come spettatore, come parte del pubblico, e non sopporta il critico che invece pensa di essere diverso dal pubblico, m’è venuto naturale pensare al bookclub e ai suoi membri un po’ come alla giuria della Berlinale (a me basterebbe essere brava la metà di Waltz, sia chiaro), e mi è venuta voglia di condividere queste riflessioni con i colleghi giurati Neri Pozza (soprattutto quando Waltz dice che le cose funzionano solo se la giuria è di qualità :) ). Viel Spaß!

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  11. Che bello la nostra discussione, il nostro confrontarci oggi al Book Club… Supplente promossa a pieni voti :)

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