Moll (Flanders) incontra Clarissa (Harlowe) e con Richard (Fenwick) vanno al Truman Show – su “Il teschio e l’Usignolo” di Micheal Irwin

Che grande gioia per l’intelletto e per l’umore leggere un romanzo che annulla quattro secoli di distanza nel primo paragrafo d’apertura. Questo fa, meravigliosamente bene, l’autore, Micheal Irwin (esordiente in Italia a 80 anni, davvero molto meglio tardi che mai!): perché mai, nell’intera lettura, sorge il dubbio che non si tratti di un romanzo veramente scritto più o meno a metà del Settecento, appunto quando vennero pubblicati Moll Flanders, Clarissa, I Viaggi di Gulliver, Tom Jones, che risuonano alti nello stile di Irwin.

La storia è quasi incredibile, eppure, nel momento in cui siamo chiamati ad essere testimoni del patto tra il giovane Richard Fenwick e il padrino James Gilbert, noi per primi non ci tiriamo indietro: Richard sarà il ‘burattino sensoriale’ di Gilbert, che ha deciso di voler provare tutte quelle emozioni, meglio se esagerate, che si è negato in gioventù. Il ricco signore di campagna sovvenzionerà Richard perché seduca, cornifichi, ecceda… e poi stili un resoconto scientifico degli esiti di questo mefistofelico esperimento.

La genialità di Irwin sta, da un lato, nell’aver metabolizzato così bene un periodo letterario da produrre ex novo un romanzo che è storico perché di fatto appartenente ad un’altra epoca; e dall’altro da essere un uomo del XXI secolo, che quindi già sa come dove è andata a finire la letteratura.

Così, Gilbert è sì Machiavelli e Mefistofele, certo Richard è Faust e un po’ Don Giovanni (che delizia le maiuscole per le passioni, come nei morality plays della grande tradizione anglosassone!), ma le certezze del passato si sono lentamente indebolite nel tempo, e in fondo Richard e Gilbert poterebbero, a volte, tranquillamente scambiarsi di ruolo. Se Faust e Don Giovanni si disperano perché sono certi della loro dannazione, Richard non abbassa la sguardo, non desiste, più diabolico del diavolo, o semplicemente più razionale e utilitarista dei suoi compari tremebondi del passato.

Se il XVIII secolo vede la nascita della Royal Society e, nel nome di Newton, l’esperimento è il metro con cui misurare il grado di verità di ogni cosa, di ogni emozione, e giustifica in sé e per sé le azioni che si stanno sperimentando, quasi che il presupposto di essere ‘scienziato’ sollevi l’uomo da ogni remora morale, i secoli successivi sono molto più sospettosi nei confronti della scienza: l’esperimento di Gilbert ci sembra cinico e immorale, Richard stesso (nei passaggi in prima persona che si inseriscono splendidamente tra una lettera e l’altra, fornendo al lettore un altro punto di vista, più partecipato, e una realtà più autentica, non corretta e rimaneggiata, prima di divenire materiale epistolare) a volte ne prende le distanze e si perde tra il suo vero io e il personaggio che interpreta per Gilbert.

Ecco il nuovo senso dell’esperimento di Gilbert che si fa strada ed esplode nella sua prepotente attualità: se nel Settecento la regola diceva che la realtà imponeva di comportarsi secondo schemi precisi che forzavano i comportamenti in maniera innaturale, ora è l’uomo, Faust e Mefistofele insieme, a decidere di vivere in un ruolo preciso, di ‘recitare’ la propria vita, di metterla in scena. E non solo metaforicamente: come ha giustamente sottolineato Francesco Elli all’incontro del venerdì del Bookclub Neri Pozza, quello che fa Richard e sembra così malignamente bizzarro, oggi è la quotidianità dei reality shows, in cui non l’attore di professione, ma l’uomo comune si pone il problema di cosa dire o come agire cercando di indovinare le reazioni che susciterà nel pubblico che lo guarda. E non serve aver letto i classici per ritrovarci, tutti, in questa (dis)avventura, dai numerosi coli di scena ma caratterizzata dalla massima coerenza.

Il teschio e l’usignolo è un romanzo costruito con grande abilità, capace di offrire molti diversi livelli di lettura, e di divertirci garantendo un distacco emotivo che mantiene il nostro senso critico sempre vigile.

Da leggere, dopo Downton Abbey :)

 

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Moll (Flanders) incontra Clarissa (Harlowe) e con Richard (Fenwick) vanno al Truman Show – su "Il teschio e l’Usignolo" di Micheal Irwin, 9.0 out of 10 based on 1 rating
  1. chiara macconi says:

    veramente poco da aggiungere alla bella, articolata e ricca recensione…in fondo essere in gruppo a discuterne probabilmente contribuisce anche a cambiare idea sulla forza delle motivazioni e dei pareri altrui…si comincia con gli entusiasmi, poi seguono le critiche e forse alla fine, dopo aver scandagliato parecchio, si può trovare maggiore piacere rispetto al libro…

    e il titolo?
    affascinante allusione, seminata nel corso del testo,
    alla presenza di un elemento fisico anche se precario, il teschio, vestigia di corpo e cervello
    e
    l’usignolo, l’insostenibile leggerezza della bellezza, la malinconia alla luce della luna, il canto protagonista dell’alba inquieta degli amanti, il mutevole, quel che sta sulla soglia a dividere e unificare il mondo sensibile e quello spirituale….

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  2. Simona Grossi says:

    E’ sempre bello conoscere come altri la pensino su un stesso libro letto. Condivido con il recensore i termini “gioia per l’intelletto e per l’umore”. Leggere questo libro può promuovere questo, ma penso che non abbia la pretesa di essere una gioia per il cuore. Nel romanzo è descritto un mondo – dominato dagli eccessi, in cui ognuno usa l’altro, in cui domina l’artificio e la finzione pur di essere lodati e mantenuti economicamente – che lascia poco spazio alla descrizione dei sentimenti e dei pensieri più profondi dei vari personaggi.
    Tuttavia può risultare godibile da altri punti di vista.

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  3. in una società che vedeva nella scienza e nello strumento dell’esperimento LA soluzione, il coinvolgimento sentimentale passa in secondo piano. Ma Irwin è nato dopo, ha visto che la scienza è lontana dalla verità assoluta e con molta ironia (che è impossibile non cogliere nelle riflessioni che Richard regala a noi e a Gilbert, perché anche il suo modo ‘distaccato’ di raccontare è un eccesso) e il mondo che Simona ha così ben sintetizzato, non è forse tristemente attuale e a noi noto?

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  4. Simona Grossi says:

    Paola hai perfettamente ragione. Non solo è noto a noi tutti un mondo così, ma attuando una sospensione di giudizio, quanti ragazzi ventitreenni oggi rifiuterebbero una proposta simile a quella fatta a Dick? Si potrebbe ipotizzare che pochi vi rinuncerebbero, di conseguenza, si potrebbe dire che la scelta fatta da Dick, nel lontano 1700, potrebbe risultare addirittura moderna.
    La tristezza di essere al passo coi tempi!

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  5. Silvia Costa says:

    Simona, l’aspetto che hai evidenziato è interessante ed attuale, in effetti. Peccato non averne discusso al nostro incontro, ne sarebbe risultato un dibattito acceso, ne sono certa!

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