Il teschio e l’usignolo, in bilico tra modernità e morale vittoriana

Michael Irwin, stimato docente di letteratura inglese, nel suo “Il teschio e l’usignolo” riesce in un progetto ambizioso e senza precedenti, ricostruire la Londra del diciottesimo secolo, interrogandosi sulla questione morale, sulle aspirazioni e sui desideri nascosti di un giovane orfano, Richard, di gradevole aspetto, ma privo di risorse economiche, che asseconda per denaro la curiosità ossessiva del suo anziano protettore Mr. Gilbert, con cui intrattiene una dettagliata e minuziosa corrispondenza. Mr. Gilbert, uomo potente e di straordinario successo, attraverso le lettere del suo protetto trova il modo di vivere a distanza le più licenziose e pericolose esperienze, violando i limiti e le regole della comune moderazione. La narrazione diventa un viaggio per arrivare a comprendere nel profondo, con la mente prima che col cuore, il brivido più crudele e vivido che è la radice stessa dell’esistere.

Un gioco epistolare tra gentiluomini si confonde nel gioco stesso della vita, a tratti sembra emergere dalle pagine di Irwin la perenne contraddizione tra materiale e ideale, anche se l’ambientazione scelta dall’autore è precedente,  resta tangibile il doppio confronto con un tipico romanzo di formazione come quelli di Dickens da una parte e, dalla parte opposta,  con un romanzo come  L’amante di Lady Chatterley di Lawrence che fu messo al bando dalla morale vittoriana e pubblicato solo nel 1960. Queste influenze letterarie si rielaborano nel libro e si ritrovano nei dubbi di Richard, che sarà costretto a risolvere una fondamentale domanda sul suo futuro: scegliere una strada sicura e di moderazione oppure abbandonarsi a una vita più densa e priva di limiti morali!

Il compito di Irwin è anche quello di descrivere in modo a volte atroce, a volte semplice le grandi trasformazioni della coscienza e del mondo. Tra le pagine più toccanti, spicca la descrizione dell’esecuzione di un bandito, Jack Gardiner, acclamato dalla folla e condannato ad essere impiccato.

“L’esperienza, per quanto lugubre, ha offerto molto cibo alla mia mente. Le persone allineate lungo il percorso erano animate da passioni difficili da interpretare. C’era euforia, resa morbosa da quella che ne era la causa principale: la brama di assistere allo spettacolo della morte. C’era gratificazione nel vedere dei criminali soffrire per i reati commessi: i malfattori più noti vengono sonoramente scherniti mentre partono per l’Ade. Al contrario vi sono casi in cui il condannato è tanto popolare – presso alcuni segmenti della folla, almeno –  da essere accolto con applausi fragorosi.[…] Non è stato facile immaginare che presto non sarebbero più stati uomini, ma mere carcasse dondolanti. Gardiner teneva la schiena ben diritta e sorrideva sfrontato,salutando i suoi ammiratori  come un eroe di ritorno dalla guerra. Poiché era rivolto verso di me, mi ha guardato diritto negli occhi e ha annuito, come se fossi un suo vecchio amico. […]”

Irwin riesce a raccontare la vita con le sue aspirazioni, le sue passioni più nascoste, che pone l’uomo di ogni tempo e condizione di fronte a una scelta di prospettiva, atterrito dalle tragedie e dai  teschi e attratto dai dolci canti degli usignoli.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +1 (from 1 vote)

Lascia un commento

Please type the characters of this captcha image in the input box

Please type the characters of this captcha image in the input box


© 2019. Bookclub Neripozza. All rights reserved. web agency web agency urbangap