Odessa Star/Odessa Disaster

Una bella casa, un lavoro stabile, una moglie e un figlio adolescente coi quali convive senza troppi conflitti: nella vita di Fred parrebbe non mancare nulla di rilevante. Oppure sì.

I quarantasette anni appena compiuti lo preoccupano, la famiglia lo irrita senza sosta, la comoda routine perfettamente borghese lo annoia. E poi, tutt’a un tratto, ecco riapparire Max, col quale condivide brandelli di un legame che risale ai tempi della scuola. Ogni singolo dettaglio della sua esistenza – le belle donne, le auto di lusso, persino il coinvolgimento in certe attività non proprio trasparenti, che però hanno il merito di renderlo noto al grande pubblico – fa gola a Fred, che tenta in ogni modo di tenere il passo dell’amico, mentre tutto, al contrario, sembra continuamente sfuggirgli di mano, compreso il rispetto per la dignità altrui.

Un romanzo ironico e tagliente, ma capace anche di far riflettere, questo Odessa Star, si sarebbe tentati di pensare. O meglio: questo è ciò che Herman Koch ha certo desiderato per il suo libro. Se, nelle intenzioni, esso avrebbe dovuto scandagliare con brillante sarcasmo molteplici luoghi comuni (la crisi esistenziale e sessuale di mezza età degli uomini, l’iperattivismo degli anziani non rassegnati a un riposo forzato, la povertà di spirito che contraddistingue alcuni esponenti impegnati in grandi cause civili e ambientali…) e non pochi punti dolenti della società contemporanea (la difficile comunicazione fra genitori e figli, l’emarginazione dei più deboli, la falsità del sistema dei mass-media…), il testo in realtà non riesce a mantenere una propria globale coerenza.

Malgrado i primi capitoli possiedano una loro interessante fisionomia, la prosa man mano si indebolisce, imperniandosi talvolta su pretesti narrativi piuttosto vacui, sino a sfociare in una conclusione che sembra assemblata in fretta e furia. Sul piano concettuale-ideologico la situazione non appare migliore: soprattutto verso la chiusura si fatica a comprendere il senso genuino dell’opera, che finisce schiacciata da stereotipi e colpi di scena passepartout necessari a sbloccare una trama impigliata nella condanna sterile e poco credibile di una società ipocrita, perbenista e indifferente persino alla violenza più gratuita.

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Odessa Star/Odessa Disaster, 1.0 out of 10 based on 2 ratings
  1. benedikt says:

    Una recensione che non capisce nulla del testo e della scrittura di Koch. Non c’è alcuna trama impigliata in una condanna sterile di una società ipocrita, nessun intento morale, è solo la geniale, sarcastica esposizione dei luoghi comuni della crudeltà e dell’insensatezza del nostro tempo. Il perbenismo non c’entra un tubo, come pure un presunto piano concettuale-ideologico (?). Caricaturale è il mondo in cui viviamo: questo dice Koch senza alcun intento morale, come invece questa vacua recensione sembra suggerire.

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  2. Anna Lisa says:

    Salve, Benedikt. Qualche piccola precisazione:1. il mondo è bello perché vario: se ha apprezzato il libro, buon per lei. Io mi sono limitata a esprimere un\’opinione su \”Odessa Star\”, cercando di motivarla; nel suo commento mi pare che invece si giudichi il lettore, più che l\’opera.2. Sì, nei romanzi può esservi un piano concettuale-ideologico; forse l\’espressione appare curiosa, ma è abbastanza comune nel linguaggio della critica letteraria. Buone letture.

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  3. Benedikt says:

    Un’osservazione per lo staff della Neri Pozza. Siete situazionisti? Organizzate un club del libro per stroncare i vostri stessi libri, che i giornali invece apprezzano? oppure la vostra è una geniale strategia di mercato che io non comprendo?
    Salve Anna Lisa, critica letteraria di cui ignoravo l’esistenza. Io sono un lettore che segue da tempo Koch e semplicemente ho commentato la tua recensione, o meglio la tua stroncatura (Odessa Disaster?), cercando di mostrare che non coglie proprio nel segno. Come si ricava leggendo La Cena, Villetta con piscina e Odessa Star, come è anche evidente dalle sue numerose interviste (leggi quella a Repubblica), Koch detesta il politicamente corretto e ogni considerazione moralistica del disastro (questo sì vero) della nostra società. In lui non vi è alcun intento ideologico, alcuna condanna etica. Koch, anzi, è esattamente l’opposto: un cronachista della società contemporanea che ne mostra l’abisso senza pronunciare alcuna condanna, uno scrittore che parla, come ha scritto Tiziano Gianotti su D di Repubblica, della routine del Male. Per il resto, hai ragione Anna Lisa, buon per me che mi piaccia un autore, pensa un po’, della Neri Pozza.

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