Marguerite

Ah, che piacere! Ah, che viaggio! Accompagnate per mano da Sandra Petrignani nella vita svelata di Marguerite Duras. Mi inchino, davanti al carisma di un mito letterario, e mi inchino una seconda volta, davanti alla capacità della Petrignani di portare il lettore avanti e indietro lungo il filo di un’esistenza sempre tenuta ad altezze mozzafiato.

Avevo già sbirciato volentieri nelle case di autrici di grande fascino in La scrittrice abita qui; è stato bello anche, con Addio a Roma, passeggiare per la capitale, seguendo a poca distanza le vicende caotiche, sconnesse, mai prive di magnetismo di tanti artisti, ma Marguerite… Ah, Marguerite!

 

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  1. Donatella Donati says:

    Sì, condivido il tuo giudizio positivo . L’operazione è insolita, ma molto interessante. Petrignani maneggia assai bene il materiale biografico sulla Duras, lo fonde con la sua passione di lettrice, con le sue esperienze di giornalista e studiosa, e si prende la libertà di comporre un quasi-romanzo capace di farsi apprezzare, credo, anche da chi non abbia letto mai la Duras. E certamente dopo Marguerite rimedierà alla lacuna.

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  2. Lucia says:

    Molto coinvolgente il libro della Petrignani. L\’ho assaporato pagina per pagina ed ho cercato anche di capire cosa spingesse Marguerite ad essere così esagerata in tutto ciò che ha fatto nella vita a partire dalle relazioni per finire nell\’alcool. Non avendo mai letto i libri della Duras, ora sono molto incuriosita e provvederò senz\’altro.

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  3. edda says:

    Sono d’accordo con Donatella, mi piace la “scrittura” della Petrignani, anch’io non ho mai letto nulla di Marguerite Duras che credo proprio leggero’ quanto prima.
    Una nota a margine: trovo molto bella la copertina del libro.

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  4. silvia says:

    Rapita fin dalle prime pagine, ho divorato questo libro! Vi ricordate la mia delusione alla consegna del libro? Io non lo avrei mai comperato, io non amo le biografie, io immaginavo inorridita la fatica che avrei fatto ad arrivare alla fine. Ho cominciato la lettura la sera stessa e non ho più smesso fino alla fine! Si, è una biografia, ma anche un romanzo, un viaggio, una cronaca sociale di anni non troppo lontani, ma che non ho vissuto, è una storia vera e bellissima!

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  5. rosaria alba fontans says:

    Il libro di Sandra Petrignani su Marguerite è un viaggio nel mondo degli intellettuali europei del dopo guerra, secondo “la prospettiva Duras”. Da studenti Vittorini, Sartre, Orwell, e tutti gli altri personaggi famosi citati nel libro, sono miti da studiare per conoscere meglio il contesto storico. Duras vive con loro una storia affettiva, svelandone il quotidiano. Sandra Petrignani ci trascina dentro il racconto della vita emozionante e fuori dalle regole della scrittrice, scenografa e regista francese. Il suo stile è a tratti furtivo; trasmette la curiosità di chi guarda dal buco della serratura e penetra nell’intimità della vita degli altri.

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  6. chiara macconi says:

    tutti belli questi commenti che aggiungono sostanza…adoro le biografie e soprattutto quelle che ti restituiscono il flavour della biografata lasciandoti spazio per immaginarla

    Sandra Petrignani scrive di Marguerite Duras con la voce sua, la sua lingua…

    ero curiosa di sapere il parere di Silvia che si diceva contraria alle biografie e sono molto felice…questi sono i libri che mi piacciono!!!

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  7. GIOVANNA MOTTINI says:

    Ho sperato che Neri Pozza ci desse questo libro da leggere per due motivi:
    mi piacciono le biografie romanzate
    ho letto “L’amante” circa 20 anni fa, ne ero rimasta molto colpita. (Credo lo rileggerò a breve).
    Ho scoperto grazie alla Petrignani il cammino di una donna che per tutta la vita ha cercato in tutto per tutto l’amore … chissà se facendo un bilancio della sua vita avrà potuto dire ” si ho trovato quello che cervavo”.
    Un libro intenso.
    Grazie a Sandra Petrignani che ci ha fatto omaggio di questo bel libro e a Neri Pozza che l’ha pubblicato.

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  8. Stefania says:

    Questo non e’ un bel romanzo, questo e’ il ROMANZO di Sandra Petrignani. Mi ha affascinato ‘La scrittrice abita qui’ e fatto sognare ‘Care presenze’, ma Marguerite non mi e’ piaciuto, no questo libro l’ho amato dalle prime pagine. L’autrice ci traghetta sulle rive del Mekong e noi non possiamo far altro che risalirne il fiume in compagnia di Marguerite Duras. Non conoscevo MD, dopo aver letto la sua biografia romanzata, la vita di questa grande donna che ha amato la vita non posso far altro che leggere tutto di lei. Ringrazio l’autrice e la casa editrice per queste ore passate in compagnia di Marguerite.

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  9. Rosalba says:

    Dire che questo libro mi è piaciuto è riduttivo. Mi ha appassionato, coinvolto, entusiasmato.
    L’ho amato profondamente.
    E’ scritto benissimo, inizi a leggere e non smetti fino a che non lo finisci. Ovviamente è scattata in me la curiosità di approfondire le letture su Marguerite Duras, ma anche di andare a guardarmi i vecchi film tratti dai suoi libri.
    L’autrice ha la grande capacità di coinvolgere talmente il lettore che, quando finisce il libro, ne senti nostalgia. Marguerite Duras mi manca.

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  10. Ugo says:

    Mi sono avvicinato a \\\”Marguerite \\\” con molta curiosità in quanto conoscevo assai poco della Duras e più per l\\\’aspetto cinematografico che per quello letterario. La Petrignani ci avverte subito che il suo é un romanzo, ma mi é risultato difficile distaccarmi dall\\\’idea di leggere invece la biografia di uno straordinario personaggio che ha vissuto in prima persona le grandi vicende del secolo ventesimo quali il colonialismo e la sua fine, la seconda guerra mondiale, il \\\’68.Romanzo quindi o biografia? Durante la lettura mi sono più volte chiesto dove fosse il confine e se taluni dialoghi o situazioni erano artifici letterari per meglio caratterizzare la protagonista od il resoconto di fatti realmente accaduti. Ne esce comunque il ritratto di una donna straordinaria, cui a parer mio le 270 pagine vanno \\\”strette\\\” , e non certo per colpa della Petrignani ma per per la complessità del personaggio; l\\\’autrice ha inoltre preferito soffermarsi più sull\\\’aspetto sentimentale-letterario che su quello politico: ad esempio viene ricordata l\\\’espulsione della Duras dal partito ma , soprattutto a beneficio della nuove generazioni, avrei gradito un approfondimento della crisi di colei che fu tra i fondatori del PCF e del gruppo di borghesi intellettuali a lei vicino. Ammetto di aver fatto un po\\\’ di fatica a leggere il libro, soprattutto per la parte finale, a causa \\\’\\\”esuberanza\\\” di Marguerite stessa: di sicuro gran merito della Petrignani é stato quello di avermi indotto la curiosità di leggere qualche opera della Duras, anche se, purtroppo, non editi da Neri Pozza!

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  11. Marina Ghedini says:

    Per la mia generazione il francese era la prima lingua straniera e da ragazza per me la cultura francese era il non plus ultra, però di Marguerite Duras ho letto solo Hiroshima mon amour e molto più tardi L’amant de la Chine du Nord, nonché visto alcuni film tratti da sue opere, come Hiroshima, Moderato cantabile, La diga sul Pacifico, L’amante, ma nessuno diretto da lei. Il libro di Sandra Petrignani è una buona introduzione all’autrice, immagino incuriosisca i lettori ad approfondire la conoscenza di un personaggio tanto controverso e sfaccettato, e ovviamente mi ha fatto piacere “ripassare” gli avvenimenti dagli anni ’60 in poi visti da un osservatorio così privilegiato. Mi sembra anche una commistione riuscita fra fiction e biografia. Confesso che M. Duras mi ha sempre lievemente irritata, cosa del tutto irrazionale perché non la conosco abbastanza bene, e questa sensazione non si è attenuata leggendo la Petrignani, soprattutto verso la fine della vita di Marguerite. Riconosco che fosse una donna eccezionalmente intelligente e acuta, un’intellettuale poliedrica, una politica lungimirante, ma… si ha sempre l’impressione che la sua vita sia esagerata, gli amori esagerati, la libido esagerata, la bellezza esagerata, l’ego smisurato. Prometto che farò ammenda e colmerò questa lacuna, con l’aiuto di un’amica francesista specialista della Duras, quindi ringrazio Sandra Petrignani per l’occasione che mi ha offerto col suo bel libro.

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  12. Martina says:

    Ammetto che, prima della lettura del libro della Petrignani, per me Duras era solo un nome studiato anni fa durante gli studi universitari. Per questo motivo mi sono approcciata a “Marguerite” come un vero e proprio romanzo, non essendo in grado di distinguere gli elementi biografici.
    Ho trovato il libro scorrevole e interessante, e soprattutto sono stata colpita dalla figura di una donna straordinaria fino all’eccesso, fino all’autodistruzione.
    Ho riscontrato però qualche difficoltà in alcuni passaggi, che ho trovato confusi, probabilmente a causa proprio della mia ignoranza sulla biografia della Duras.
    Concludo trovandomi d’accordo con Ugo: il merito principale di questo libro è stimolare l’interesse sulle opere di Marguerite Duras, letterarie e cinematografiche, e sulle sue vicende intellettuali e politiche.

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  13. donatella galeazzi says:

    Marguerite ovvero Nenè , Margot, Duras : infanzia, età forte, vecchiaia.
    La scrittura della Petrignani è evocativa come quella della Duras: procede per immagini, ricordi. La vita della scrittrice è narrata con voce discontinua, con salti temporali , flash di memoria. Se la Duras ha scritto la sua vita come un romanzo, la
    Petrignani l’ha immaginata come un romanzo perchè ritiene che una biografia è un po’ una lapide, mentre un romanzo restituisce il soffio della vita .
    In Marguerite ho trovato la Duras che ho immaginato attraverso la lettura dei suoi romanzi: la bambina che subisce gli schiaffi della madre violenta, ma ribelle a ogni comando, l’ adolescente che scopre il desiderio, la donna che non sa resistere alla seduzione, la militante che si batte contro le ingiustizie del colonialismo, l’intellettuale che condanna il razzismo dei suoi connazionali, l’anziana che non rinuncia all’amore di un giovane e a lui affida le sue ultime parole scritte.
    La Petrignani mi ha fatto entrare nelle case abitate dalla Duras, ho partecipato alle confidenze con le amiche attrici, ero presente alle sue battaglie politiche , sono entrata nei set dei suoi film.
    Un bellissimo romanzo.

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  14. chiara macconi says:

    leggo questi commenti, numerosi e ricchi, emozionati, analitici….
    così mi piace
    è ancora difficile renderli interattivi ma come si può quando si è d’accordo…..

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  15. Fiorella Lamberti says:

    Veramente non me la sento di associarmi ai tanti commenti estremamente lusinghieri su Marguerite. Sarà forse perché l’ho letto subito dopo “Addio a Roma” ma vi ho ritrovato amplificate le poche cose che non mi erano piaciute nel primo, sommandosi così queste impressioni non positive. In particolare, mentre la parte iniziale di Marguerite mi è piaciuta per il respiro, il tono e anche per la fantasia che ricostruiscono le passioni e gli amori della Duras, da un certo punto in poi mi è sembrato di leggere un resoconto a volte frettoloso e poco fluido, quasi una cronaca mondana, su fatti e persone legate al suo mondo. La Petrignani scrive bene, si vedono inoltre la cura e il tanto lavoro che hanno prodotto Marguerite. Eppure il libro non mi ha convinto, sia perché rimane sospeso tra romanzo e biografia senza mantenere la tensione del primo né il rigore della seconda, sia perché racconta sempre di un certo mondo (cfr. Addio a Roma!) e lo fa con tono compiaciuto o indulgente, come dire, agli artisti si deve perdonare qualsiasi cosa!In conclusione, a mio avviso si tratta di un esperimento interessante ma non perfettamente riuscito, che però non mi riavvicina per il momento alla Duras letta molti anni fa.

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  16. Elisabetta says:

    Petrignani e Duras due nomi che non conoscevo e con questo romanzo bibliografia ho imparato a conoscere ed apprezzare. La prima per lo stile intrigante che ti porta a voler conoscere di più la protagonista con i suoi libri e i suuoi film; la seconda per la vita al di sopra delle righe, la sua modernità e il suo essere sempre un passo davanti agli altri.

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  17. Nicoletta says:

    Per me è stata una lettura piacevole e ho apprezzato in modo particolare alcune pagine nella seconda parte del libro. Devo però ammettere che la linea narrativa della biografia romanzata mi lascia perplessa. Perlomeno nel caso della Duras: una scrittrice temporalmente vicina a noi. Una scrittrice eccezionale, che si è esposta con generosità. Forse sono caduta vittima di un mio pregiudizio ma dopo aver letto le righe introduttive non ho potuto fare a meno di percepire come superfluo, da parte dell’autrice, il suo mescolare realtà e fantasia, l’inventare o modificare pensieri e parole della vita della scrittrice francese. Quasi un’intrusione nell’intimità che la Duras ha già creato eternamente con i suoi lettori, Ma sono anche convinta che il testo abbia in grande merito di incuriosire ed avvicinare a Marguerite coloro che non l’hanno ancora incontrata. Un intermediario appassionato, capace di prendere per il gomito e incoraggiare: dai, può sembrare eccessiva e a volte è di una sincerità brutale, ma quando la conoscerai meglio…..

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  18. Maria Cristina Bo says:

    Ho scoperto Marguerite molti anni fa leggendo l’Amante tutto d’un fiato. Fino ad allora avevo evitato questi romanzi con frasi brevi e pochissime subordinate. Invece l’Amante mi ha rapito e da allora ho scoperto la bellezza e la difficoltà di questo modo di scrivere. Di lei non ho letto altro, e della sua vita sapevo poche cose, se non che avesse problemi di alcool e uomini giovani. Ma l’Amante è uno dei miei libri del cuore. Quindi la sua biografia mi è piaciuta molto, ho scoperto cose di lei che non conoscevo, ho trovato la scrittura della Petrignani piacevole, anche l’impostazione saggio/romanzata mi piace.
    In seguito a questa lettura ho comprato un altro libro della Petrignani La Scrittrice abita qui, e spero sia altrettanto interessante.

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  19. elena says:

    Del romanzo ho particolarmente apprezzato il modo in cui è espresso il rapporto fra la Duras e la madre, cosa che a mio avviso ci permette di perdonare alla scrittrice certe discontinuità. Poichè il libro mi ha suscitato il bisogno impellente (altro merito non da poco) di conoscere meglio la Duras, di cui lessi molto tempo fa soltanto l\\\’Amante, ho fatto incetta di suoi romanzi e racconti, fra i quali ho iniziato \\\”Giornate intere fra gli alberi\\\”. Provate a leggere il primo racconto, dal titolo omonimo, e ditemi se la madre che vi è narrata non combacia esattamente con la madre della Duras ritratta dalla Petrignani… Impressione che ha corretto, almeno nel caso della scrittrice, le (non poche e non piccole) riserve che ho sul genere biografia romanzata. Piazzese dice che il brutto della morte è che trasforma una vita in un destino. Quindi un intervento su un destino da parte di un essere umano, sia pur scrittore e quindi deus ex machina, potrebbe suonare come un\\\’operazione spericolata che rischia di essere dissacrante. A meno che non si riesca ad entrare perfettamente nella pelle del personaggio narrato. Che direbbe la Duras di \\\”Marguerite\\\”?

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  20. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    Ciò che, da lettrice, avrei preferito diverso, nel libro della Petrignani, è il tratto: anzichè pennellate sfumate mi sarebbe piaciuto, a volte, un maggiore indugiare su un volto, su uno schizzo, offrendo un tratto più nitido e preciso. Ma è un gusto da lettrice (un gusto come tanti) e d’altro canto è l’autrice stessa a dire nella nota conclusiva che il libro ‘sarà un ritratto da lontano, messo insieme per macchie di colore’.
    Ciò che, invece, ho apprezzato è quello che la Petrignani stessa ha definito ‘ondeggiamento’ della narrazione: un fluire continuo, in avanti e indietro nel tempo, solo all’apparenza casuale, ma, in realtà, sempre ritmato intorno a rimandi, a volte evidenti, a volte appena accennati, in grado di dare unitarietà al tutto.
    Ognuno dei tre capitoli di cui si compone il romanzo inizia con l’annuncio di una morte ( vera o ‘rinviata’): ‘Nenè’, quello della madre di MD; ‘Margot’, quello di Gerard Jarlot; ‘Duras’, quello della ( rediviva) Marguerite. Ossia, i tre nuclei principali di narrazione della tessitura ( così a me pare) del libro della Petrignani: la madre di MD, gli amori di MD, MD stessa ( ossia la letteratura, perchè, come dirà il marito Robert, ‘nei tuoi libri, tu parli sempre e solo di te stessa’ ).

    LA MADRE
    Con l’acqua si apre il romanzo-biografia della Petrignani su Marguerite Duras, e con l’acqua si chiude. È MD stessa che, nell’incipit del libro, racconta a Jarlot il sogno ricorrente dell’acqua, del mare, dell’onda gigantesca che la travolge e da cui non riesce più a riemergere.
    E nelle ultime righe del romanzo, è sempre MD che scrive ‘Me ne vado con le alghe’.
    L’acqua, in psicanalisi, è il simbolo del ventre materno, della maternità, della rinascita e ha una doppia valenza: di vita e di morte. E anche per Marguerite è così: lei ama l’acqua (‘Sono cresciuta nell’acqua. Mi piace’) e la odia (‘Ho paura dell’acqua. Sogno di essere uccisa dall’acqua’).
    E allo stesso modo ama la madre (‘Amo sempre mia madre, non c’è niente da fare, la amo sempre) e la odia ( Non l’amavo più, la odiavo anzi’).
    Marie Donnadieu sarà, in vita, una presenza e, in morte, un’ombra che sempre perseguiterà l’immaginario di MD.
    ‘Quando ci è mancato lo sguardo innamorato della madre, dirà Lacan, psicanalista, amico di MD, non basterà nella vita alcun successo a risarcirci. Soprattutto per una figlia femmina la mancanza di quello sguardo si traduce in insicurezza profonda, irreparabile, per tutta la vita e nonostante tutto’.
    MD inseguirà l’amore, le attenzioni, la stima, l’ammirazione di quella madre da cui, per rivalsa, rabbia, amor proprio, finirà per essere totalmente diversa.
    Marie Donnadieu non sarà mai una mondana e crederà fino alla fine nell’unicità dell’amore ( per lei, il marito Henri). MD diverrà l’icona di una femminilità spinta all’eccesso e avrà così tanti amori, ‘da non crederci più (all’amore), pur ricascandoci sempre’ ( ma, forse, anche MD è alla ricerca dell’unico ).

    GLI AMORI
    La vita di MD sarà una ricerca continua di nuovi amori, o meglio dell’Amore. ‘Gli amori sono sempre illusori. Lascia che io possa amare l’amore ancora una volta,attraverso di te’, così dice a Yann, il suo ultimo amante ( lei 66 anni , lui 27 ). Non saprà mai negarsi all’amore, e soprattutto alla venerazione, altrui ( lei, la bambina selvaggia, brusca, arrogante, umiliata dalla cattiveria del fratello e dalla non considerazione della madre).
    MD spargerà erotismo, nutrendosi anche della ‘rivalità con le altre donne , quelle non disposte a riconoscere la sua supremazia’. La seduzione sarà, a volte, un’arma attraverso cui manipolare gli uomini ( come con Delval ), altre volte lo strumento per esercitare un potere su di loro ( come con Dyonis, ricattato perchè abbandoni la vedova Delval, oppure con Yann, scacciato ripetutamente da casa ) altre ancora ( la maggior parte ), l’unico mezzo per ricercare quell’Assolutezza d’amore che sembra sempre sfuggirle.
    Gli amanti che la segneranno più nel profondo finiranno per essere quelli che l’abbandonano per un altra: Bost, già amante della Beauvior, la lascerà malamente; da Lecoq, che voleva sposarla, sarà divisa dalla famiglia di lui; Gerard Jarlot la lascerà per un nuovo amore. Anche il marito Robert l’abbandonerà e lei si vendicherà non andando in ospedale, nonostante le insistenze di Dyonis. Quando anche Dyonis starà per sfuggirle, lei vorrà avere un figlio da lui, per legarlo a doppio filo a sè.

    LA LETTERATURA
    ‘Bisogna buttar fuori la scrittura, maltrattarla’.
    Il successo dei suoi libri sarà la rivincita di MD su sua madre, sull’indifferenza e sullo sprezzo di Marie Donnadieu per quella passione incomprensibile della figlia per la scrittura.
    Attraverso i suoi libri, MD darà una forma nuova al reale, alla verità, alla vita delle persone.
    I suoi libri la faranno litigare, a volte irreparabilmente, con coloro che lei ha più amato ( sua madre) o con coloro che più l’hanno amata (il marito Robert e l’amante Dyonis).
    La madre la caccerà di casa per il ritratto falso e crudo che darà di lei e del fratello, in ‘Giornate intere fra gli alberi’.
    Il libro ‘I cavallini di Tarquinia’ offenderà Robert e Dyonis ( che arriverà persino a gettarlo nel fuoco ).
    Il libro ‘Pas mort en deportation’, la dividerà per sempre dal marito che non le perdonerà mai il ritratto impietoso della sua sofferta riabilitazione da Dachau.
    ‘È un atto politico’, dirà MD a Robert, così come aveva detto ‘E’ letteratura!’ alla madre.
    Ma nella sua letteratura MD amerà sempre se stessa. Sarà il suo riscatto nei confronti del mondo, la sua arma ( insieme all’amore ) contro la morte onnipresente, ‘la morte a catena, partita da lui ( l’amatissimo fratello minore) bambino’, la sua arma per svelare ‘l’errore, lo scandalo, che hanno invaso tutto l’universo’.

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  21. Barbara (Torino) says:

    Percorso funambolico sospeso fra i mondi del romanzo e della biografia, \”Marguerite\” di Sandra Petrignani è il tentativo di far vivere al lettore, in un continuo intrecciarsi di linee di memoria, le tappe fondamentali della vita straordinaria di un personaggio immenso.Particolarmente riuscite le parti dedicate alla Duras bambina, adolescente, giovane donna non ancora famosa e quella fondamentale dedicata alla figura materna.Meno efficaci quelle che descrivono la donna adulta, scrittrice affermata, in cui la narrazione trae poco vantaggio dall\’eccessivo avvicendarsi di personaggi noti dell\’arte, dello spettacolo e della politica.A lettura terminata nasce l\’esigenza di avvicinarsi, o riavvicinarsi, ai libri della Duras, con la convinzione che, per capire un\’artista, occorra approfondire direttamente la sua opera.

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  22. Silvio Campus says:

    Marguerite: un esperimento non del tutto riuscito.Quando Sandra Petrignani, nelle poche righe che precedono l\\’inizio dell\\’opera, afferma che «Marguerite è un romanzo… va letto unicamente come romanzo e non come biografia», delimita in maniera precisa il suo campo d\\’azione e quello dei lettori, senza concedere possibilità di scelta o di interpretazione: la biografia resta esclusa in maniera netta, per volontà e affermazione dell\\’autrice.E` questa premessa, a mio parere, l\\’elemento più disorientante dell\\’intera opera. Il lettore si aspetta un romanzo, un testo dove i guizzi narrativi dovrebbero essere continui, pagine nelle quali la fantasia dell\\’autrice dovrebbe liberarsi e incantare il lettore, e invece si trova in breve tempo al cospetto di un\\’opera-elenco, di un\\’opera ricolma di nomi e personaggi del mondo intellettuale francese, di un\\’opera che assomiglia ad una biografia piuttosto che a un romanzo. Tutto ciò in contrasto con la chiara affermazione contenuta nella breve prefazione.E` naturalmente ovvia la buona fede dell\\’autrice; è da ammirare la sua orgogliosa volontà di analisi e documentazione, compiuta nei confronti di una scrittrice molto amata; è da elogiare il suo tentativo, che merita rispetto, come meritano rispetto tutte le opere degli autori di cui si percepisce fino in fondo l\\’onestà intellettuale.Però, dopo aver chiuso l\\’ultima pagina del libro, resta un poco di amaro in bocca.Si ha la sensazione di avere assistito a una prova incompleta, ad un esperimento riuscito soltanto a metà.La prima parte (Nenè), quella più letteraria e che pare scritta in un periodo diverso rispetto alle due successive, risulta la più convincente: l\\’autrice lascia libero il suo talento nella descrizione di Marie Legrand, la madre di Duras. Gli infausti tentativi di avviare un\\’attività agricola in Indocina, che ricordano le peripezie della Blixen e della sua piantagione di caffè in Africa, assumono i giusti toni della narrazione e tengono lontani i \\”tranelli\\” della biografia.La madre di Duras ricorda, in qualche tratto, la tremenda e al tempo stesso affascinante figura di Elise, magistralmente ritratta in \\”Pedrigree\\” da Georges Simenon: ambiziosa, egoista, affetta da nevrosi.La forma della scrittura risulta agile, tagliente, coerente con la descrizione della figura materna.Purtroppo tutto ciò si perde, in modo inspiegabile, nelle due sezioni seguenti.Il masochismo e la bulimia sessuale, le riflessioni sui premi letterari (che sembrano in parte riflettere i pensieri della Petrignani), l\\’amore, l\\’egoismo,l\\’egocentrismo, l\\’alcolismo sfrenato, la temuta solitudine, il sentimento di autodistruzione, la malattia, la vecchiaia, sono temi che vengono presentati al lettore e poi inspiegabilmente abbandonati, quasi come se l\\’autrice ormai fosse impegnata su altri progetti e volesse chiudere in fretta il racconto. Si affaccia la biografia e scompare la narrazione.Certo, sopravvivono ancora tratti squisitamente narrativi (il racconto che vede protagoniste la gatta Ramona e una mosca, per esempio), ma diventano sempre più impalpabili.Gli elenchi di amanti e di personaggi del mondo intellettuale e politico francese fanno perdere al lettore il \\”gusto della lettura\\”.Di certo la brevità del testo non aiuta: in duecento pagine è difficile raccontare la vita di una donna tanto esuberante. Vengono affrontate svariate tematiche, si presentano molti personaggi, ma senza gli approfondimenti psicologici che, di solito, sono il sale dei veri romanzi.All\\’autrice vanno comunque riconosciuti alcuni meriti: l\\’aver realizzato un\\’opera non comune, un ibrido che stimola il lettore a documentarsi sulla vita della ingombrante protagonista; la tenacia nella ricerca, che si percepisce in ogni riga; il coraggio di una scommessa non facile.

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  23. Toni says:

    Biografia o romanzo? Romanzo, dice l’autrice; e viene da crederle incominciando a leggere il libro. Ma poi tutto si confonde e si mescola rendendo la lettura davvero difficoltosa. I personaggi vanno e vengono, raccontati solo con cognome e nome. Non hanno volto.. non hanno spessore. Entrano nel vortice Marguerite e scompaiono senza apparentemente lasciare traccia. La pretesa di sapere che il lettore sappia è eccessiva. Inoltre la scrittura che per Marguerite era sinonimo di respiro, di vita, appare solo sullo sfondo facendo venire una voglia disperata di abbandonare il libro per immergersi nella prosa violenta e sincera di Duras.
    Ho apprezzato invece la chiusura in cui la scrittrice racconta parte del suo lavoro di ricerca. Mi ha interessato la storia e ne ho apprezzato la voce così diversa rispetto a quella del libro.

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  24. Sabrina Di Agresti says:

    Sabrina Di Agresti – Torino n. Roma
    Buon giorno
    approfitto di questa opportunità per commentare il primo libro .
    Vogliate consertirmi alcune considerazioni.
    Il Salone Internazionale del Libro di Torino concluso il 12 maggio è stato per me una buona opportunità di conoscenze e di impegno personale.
    Ho letto ed intervistato volentieri Ismael Beah, scrittore nato in Sierra Leone che non conoscevo.
    In conclusione ci siamo abbracciati. Forte.
    Condivido la frase “Ogni storia è una nascita”… Lo è nella misura in cui ti racconta qualcosa su cui pensare e che possa aiutarti a migliorare. Si nasce ogni giorno, dice Fromm, ed è così. La scrittura è una finestra aperta su infiniti mondi e si possono riempire, quei mondi, con i pensieri e le visioni che la mente , la fantasia e la sensibilità mi suggeriranno.
    Il libro diventa tale quando entra a contatto con il pubblico e voglio iniziare ogni lettura senza preconcetti

    Il testo MARGUERITE racconta la vita di Marguerite Duras , in parte romanzo in parte biografia .
    Il suo sentimento per questo libro rivela un grande amore letterario .
    E’ stata ben rappresentata la scrittrice Marguerite tra alcol e dissipazione .
    Si percepisce la voce di richiamo di Marguerite nei confronti della madre Marie , due volte vedova, negli anni formativi dell’infanzia . e del suo amore e non amore fino alla fine dei suoi giorni.
    E’ un libro di protagonisti, di personaggi e di storie con un ondeggiamento nella cronologia che inserisce obbligatoriamente nella parte finale del libro.
    Ci narra l’alchimia della vita condensata nei posti della Francia , Cambogia e del Vietnam .
    Il tono generale del libro anche poetico ,spazia tra la prima persona e la terza persona della Duras adulta .
    Non poteva non emergere la grande donna, che anche caratterialmente si è dimostrata a volte irritante e che non sarebbe diventata tale se non fosse stato per il padre .
    Le belle donne hanno un triste destino.
    La caratteristica del libro sono i ricordi ma non insiste, volutamente, sulle opere letterarie della Duras .
    Interessante ed indispensabile la postfazione in cui vengono descritti l’ impegno ed il viaggio .
    E’ un vero viaggio durato sette anni anche fisico e giornalistico, in cui la Petrignani si sposta fisicamente nei luoghi descritti per incontrare chi l’ha conosciuta e chi può darle preziose notizie.
    Più volte incontra anche il figlio , Jean Mascolo, poco somigliante .
    Tutta la storia è storia contemporanea come diceva Croce , la storia di Duras ha attraversato le sue sofferenze, il suo modo di sovvertire una società , la famiglia , il sistema di vita.
    Mi fa ricordare l’epitaffio di Neruda per Tina Modotti che nella parte conclusiva riporta : Il fuoco non muore mai. Il suo ardore , la sua forza di espressione , lo sgretolamento degli schemi predefiniti e l’affermazione della propria dignità hanno causato la dolorosa e tremenda ferita per l’uscita dal Partito Comunista.
    Concludo non per captatio benevolentiae , che è un libro che ho letto volentieri ed in modo appassionato fino alla fine, riproponendomi una lettura almeno sul libro La diga sul Pacifico considerato dalla Petrignani come il suo capolavoro.
    Prende spunto dalla realta’ ma ne ricostruisce un disastro naturale e la sconfitta della madre verso un progetto che è stato, al contrario, realizzato con successo.
    Ciò è anche stato motivo del benessere e della vita agiata vissuta dalla Duras.
    Dall’incontro con la scrittrice Petrignani è anche emerso che ha dovuto difendersi dalla cantilena Duras e nonostante la sua vita sia stata agli antipodi ne è stata attratta proprio per questo.
    Riporto anche la sua definizione “è un carapace”.
    Della Petrignani mi incuriosisce il testo “La scrittrice abita qui “ per poterne cogliere eventuali similitudini .
    Anche questa occasione di lettura sarà come aver lanciato un sasso nel lago della mia conoscenza, ogni onda concentrica si allarga sempre di piu’.

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  25. Claudio says:

    “La scrittura calma, elegante, accompagna come il fiume le storie, fa da energica sponda quasi fosse necessario un argine, contenerle insomma queste inquiete giovinezze”.È quanto scrive la Petrignani raccontando il libro di Fortunato Le voci di Berlino, ma è come se descrivesse il suo intento nel raccontare questa storia. La sua scrittura contiene il materiale di una vita, che potrebbe essere sterminato, in un fiume che scorre rapido a volte irregolare e che ogni tanto lascia intravvedere degli scrigni preziosi.Il romanzo biografico è elegante, discreto, a volte distaccato, vi si nota un grande lavoro di limatura e sintesi che rende la narrazione piacevole, pur con qualche intoppo ma senza cali di stile. Una prosa da narrazione orale, affabulatrice, che con pochi tratti descrive bene gli ambienti, le condizioni psicologiche dei personaggi, le loro emozioni e i sentimenti; il racconto, ricco di flash back ma anche veloce, è intessuto con una trama articolata (ne è esempio il rapporto di amore, legittimazione, odio con la madre Marie), che ben rappresenta quanto dichiara Nené sul suo desiderio di raccontare non tanto una storia cronologicamente ordinata, “ma il suo segreto”. I tre capitoli in cui si divide la storia (ma si potrebbe aggiungere il quarto sulla storia del libro con la scoperta del mondo Duras) descrivono aspetti diversi di Marguerite, rendono bene la complessità, quasi la inafferrabilità di Marguerite. Sembra che l’Autrice lasci intravedere alcuni aspetti del personaggio Duras, lasciando al lettore il compito di cogliere quanto non detto.Personalmente non conosco la Duras scrittrice, artista, non ho provato una profonda empatia per il personaggio qui narrato, non sempre ho colto le molte sfaccettature di questa vita scandalosa, straordinaria, eccessiva, sempre alla ricerca della “vita”, di un suo modo particolare di essere e di rapportarsi con la madre e con le persone che hanno condiviso un tratto della sua vita.Per questo posso dire che il romanzo anche se mi ha “catturato”, non sempre mi fatto ben conoscere e comprendere le vicende di questa scrittrice, artista a tutto tondo, protagonista di un’intera stagione culturale e politica, “innamorata dell’amore” come è stata definita. Il senso di inappagamento che lascia questo racconto invoglia a scoprire altre opere dell’autrice e a conoscere meglio la protagonista Marguerite

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  26. susanna says:

    Nel gruppo di lettura che si riunisce alla biblioteca civica Centrale di Torino ciò che ha suscitato più accese discussioni è il carattere ibrido di questo libro, il suo essere romanzo ma al tempo stesso biografia, invenzione letteraria e racconto dettagliato di persone e cose realmente esistite : infrangere le categorie è un’operazione che mette sempre un po’ a disagio il lettore, ma che forse può anche sviluppare prospettive impreviste. Un altro elemento ricorrente è stata una certa difficoltà di lettura dovuta a una narrazione per nulla lineare, caratterizzata da un fitto intreccio di tempi, luoghi e personaggi diversi ; sono state invece molto apprezzate la finezza e la profondità con cui Sandra Petrignani ritrae l’epoca e l’ambiente culturale della Francia di quegli anni. L’intero libro è un tributo appassionato alla figura, allo stile e alla scrittura di Marguerite Duras, che ha incuriosito soprattutto chi di lei aveva letto poco, e che sicuramente è stato invogliato a conoscerla meglio.

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  27. monica says:

    Non ho apprezzato questo libro, ma sono contenta se lo hanno fatto altre persone. Non ho trovato nella Petrignani quella capacità di tuffarsi nell’intimo. Ho recepito una distanza che non mi ha intrigato. Non mi ha travolto.
    È un azzardo da funamboli narrare di personaggi con vite così conosciute. Il rischio è di scivolare nello scontato. D’altra parte non ho mai letto nulla della Petrignani da potermi avventurare in un’analisi più approfondita, senza sezionare asetticamente la sua scrittura, ma lo stile narrativo in Marguerite, posso comunque considerarlo, ricalca (e non acclama o tributa) un po’ troppo la Duras. Per questo manca, a mio avviso, di autenticità. Amare profondamente uno scritture non vuol dire appropriarsi del suo stile. L’individualità è quella caratteristica che brama l’indole geniale, mentre l’omologazione è invece una sorta di appiattimento creativo.
    Per contro ho apprezzato le pennellate soffici che hanno ritratto un’epoca ruvida, ma assolutamente intrigante e caparbia, epoca artistica ostacolata dalla pressione nazista. Sono anche emersi, come rinascita, gli anni successivi, quelli ricchi di fermento innovativo.

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  28. Andrea says:

    Bel libro!

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  29. PAOLA - gruppo lettura TORINO says:

    Grazie al libro di Sandra Petrignani, mi è nata una forte curiosità di leggere Marguerite Duras, autrice a me sconosciuta.

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  30. Rita says:

    Non conoscevo la scrittrice Petrignani. Conoscevo la scrittrice Duras. Ho letto tutto d’un fiato “Marguerite”. Ottima commistione di biografia, romanzo, reportage di una donna romantica e al contempo spregiudicata. Nel libro si evince che la Duras, per tutta la durata della sua eclatante vita (forse per via delle sue ferite infantili), ha cercato disperatamente “l’Amore”, ha amato disperatamente e forsennatamente “l’Amore” fino alla fine della sua vita.La Petrignani sembra, in alcuni passi, quasi fondersi col tipo di scrittura prettamente appartente alla Duras nel descriverla; in altri tratti è evidente il suo ben marcato tratto da giornalista ottimamente documentata. E ne emerge che la stessa Duras, ancora oggi, sembra continuare ad affascinare a irritare molti di noi, quasi come uno sciamano! Brava Sandra Petrignani! Ha saputo unire emozione ed intelligenza! Questo libro ha, inoltre, fatto nascere in me la voglia di leggere altri libri della Petrignani (La scrittrice abita qui e Addio a Roma) e, al tempo stesso, la voglia di rileggere i libri della Duras.Bravo l’Editore nello scegliere una suggestiva fotografia come copertina, intrisa di colore non colore e calda al tatto!P.S. Nell’incontro successivo alla lettura del libro suddetto, ho avuto l’impressione che il nostro Gruppo di Lettura fosse quasi suddiviso equamente tra gli affascinati e gli irritati. Comunque sia, sicuramente, colpiti dal libro della Petrignani… o dalla Duras.

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  31. Sandra says:

    Sono molto colpita dalla profondità di questi commenti, sia quelli positivi che quelli negativi. E vi ringrazio tutti, perché mi offrite materiale su cui ragionare. Vedo che MARGUERITE divide, come tutti i miei libri del resto e non posso che compiacermene. Solo le cose molto facili mettono più o meno tutti d’accordo . A questo proposito mi allarma un po’ la dichiarata esigenza di qualcuno di essere accompagnato per mano dall’autore dentro la storia. Sono tempi convenzionali per la letteratura, purtroppo, e tanti libri di genere temo che abbiano appiattito il gusto e addormentato il ruolo attivo della lettura. La richiesta di tratteggiare di più i personaggi dicendo di che colore sono i capelli, gli occhi, misure etc. per esempio è qualcosa che ci riporta indietro, al romanzo dell’Ottocento. Rivendico invece un preciso tratteggio dei miei personaggi, ma non in modo ovvio. Voglio dire che il carattere di ciascuno viene fuori da come li faccio muovere nello spazio, dalle parole che usano e via dicendo… Pensiamo a Jeanne Moreau e Sonia Orwell, per dire: non sono due personalità molto diverse? E Dionys e Robert e Gerard e Yann? Via, ragionate su questo. Io mi annoierei a morte scrivendo se dovessi descrivere ciascuno fisicamente o dichiararne il carattere perché il lettore abbia l’impressione di essere al cinema e non in un libro!
    E ora una curiosità: ma perché (e proprio chi mi ha apprezzato di più) mi ha tao una sola stella e non cinque? Questo non l’ho capito! Un bacio grande e grazie per la lettura

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  32. Silvio Campus says:

    Gentile Signora Petrignani,

    grazie per le Sue preziose considerazioni sui commenti dei lettori.

    E’ piacevole vedere un autore scendere nell’arena e confrontarsi amabilmente con i sostenitori, ma anche con i perplessi.

    In merito alle stelle, condivido il Suo disappunto …
    Io ho pensato che il Suo libro ne meritasse tre su cinque, nonostante alcune riserve.

    Con la speranza di poter leggere presto altre Sue opere, Le auguro buone vacanze.

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  33. Donatella Donati says:

    Ringrazio anch’io e molto l’autrice e mi scuso con lei e con gli altri per l’unica stella che le ho attribuito solo per una svista da pasticciona….
    Anzi se Giulia cortesemente riuscisse a rimuoverla, sarei contenta anch’io!

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  12. ferrann.com

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  13. como te crece el cabello

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