L’illusione della separatezza

es L'illusione della separatezza_esecutivo Snob«Siamo qui per risvegliarci dall’illusione della separatezza»: così suona un pensiero del monaco zen Thich Nhat Hanh. A volte basta un piccolo evento, a volte è necessario un lungo cammino per squarciare il velo dell’illusione e capire che siamo soltanto parte di un tutto.
Quando, ad esempio, nel 1944 John Bray cade in silenzio nel cielo notturno della Francia, non immagina certo che la sua caduta segnerà il destino di tante vite negli anni a venire.
Giovane pilota americano di Long Island, in quell’anno decisivo della guerra, John decolla col suo B-24 dall’aeroporto della RAF di Harrington. Entrato nello spazio aereo francese, viene abbattuto dalla contraerea tedesca. Paracadutatosi nel paese occupato dai nazisti, viene dapprima accolto e protetto dai maquis, i combattenti della Resistenza; poi vaga, ferito e malconcio, nella campagna francese, lontano migliaia di miglia da Long Island e dalla sua amata Harriet; per ritrovarsi infine, in una piana colma di corpi inerti, vis-à-vis con un soldato tedesco, un ragazzo della gioventù hitleriana, più sfinito e malconcio di lui.
Un drammatico confronto, che rappresenta soltanto un piccolo evento nel grande teatro della Seconda guerra mondiale, ma che, in seguito all’inaspettato gesto di John Bray, costituirà l’Evento in quanto tale per molti, nei giorni a venire.
Per il signor Hugo, innanzi tutto, l’uomo con la faccia deformata da un colpo di pistola, che verso la fine del conflitto viene soccorso su una strada di Parigi senza documenti, vestito di stracci e senza nulla in tasca, tranne appunto un romanzo di Victor Hugo.
Per Anne-Lise, la ragazza che a diciassette anni voleva sposarsi, vivere a Montmartre, ballare e ascoltare il jazz americano, ma che col nome di Sainte Anne si è ritrovata a combattere sulle strade di Parigi per la libertà sua e dei francesi.
Per Martin, soprattutto, che sessanta e più anni dopo accudisce gli ospiti alla Starlight di Los Angeles, una casa di riposo dove vecchie stelle del cinema scendono a far colazione in vestaglia con le iniziali ricamate sul taschino, e lo prendono spesso per uno di loro.
Con la sua impeccabile scrittura, L’illusione della separatezza è uno struggente, emozionante romanzo che mostra come ogni essere umano sia l’anello di una catena, la parte vitale di un tutto, di un unico, meraviglioso mondo che traspare a volte al di là del miraggio della separatezza.

«L’eleganza della prosa evocativa di Van Booy ha spinto qualcuno ad accostarlo a F. Scott Fitzgerald. Un accostamento perfettamente giustificato».
Daily Mail
«Con una scrittura impeccabile e una costruzione elegante, L’illusione della separatezza mi ha trascinata in un mondo nuovo. La cosa che più mi ha impressionato di Van Booy è il modo in cui fonde, e usa a suo piacimento, tutte le forme del romanzo».
Siri Hustvedt
«La bellezza ineffabile della prosa di Van Booy e la sua abilità nell’addentrarsi nei meandri dell’anima dei suoi personaggi conquisteranno i lettori».
San Francisco Chronicle
«Van Booy scrive come un Hemingway con più cuore».
New Hampshire Public Radio
«È davvero singolare come un’attività solitaria come la lettura ci possa far sentire connessi con l’universo».
Time Out

Simon Van Booy collabora con numerose testate giornalistiche, tra cui New York Times, Daily Telegraph, Times e Guardian. Ha scritto per il teatro, per la radio e per la BBC. Ha pubblicato due raccolte di racconti, Secret Lives of People in Love e Love Begins in Winter, vincitore del Frank O’Connor International Short Story Award, e il romanzo Everything Beautiful Began After, che è stato tradotto in quindici lingue. Vive a Brooklyn con la moglie e una figlia.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 6.2/10 (6 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: -1 (from 3 votes)
L'illusione della separatezza, 6.2 out of 10 based on 6 ratings
  1. Se Joshua Ferris è grande nel raccontare la nostalgia di una appartenenza probabilmente persa per sempre se mai esistita, Simon Van Booy sembra aver scritto questo romanzo circolare (finisce riagganciandosi a come inizia, in quella che potrebbe essere la metafora del senso della Vita, dell’Universo, dell’Essere per Van Booy, mi viene da pensare) apposta per smentire la solitudine ‘esistenziale’ del Paul di “Svegliamoci pure, ma a un’ora decente”. “L’illusione della separatezza” (che mi ricorda la teoria dei 6 gradi di separazione ben esplicitata nell’omonimo film di Fred Schepisi) grida chiaramente che nessun uomo è un’isola, anzi crea e si alimenta di una serie di concatenazioni in cui nulla e nessuno va perso o va sprecato, ma al contrario ogni gesto, ogni dettaglio è carburante nella Storia dell’Uomo, dell’Universo. Nell’economia del’Umanità, tutti siamo fattori che si influenzano reciprocamente, nel tempo e nello spazio; le colpe ma anche i meriti, le catastrofi ed i miracoli trovano in fondo un loro equilibrio: alla fine, una fine che non necessariamente ci è dato conoscere, i conti tornano e tutto assume un senso.
    Attenzione, però: nonostante la ‘positività’, la consolazione, il senso di pienezza che si prova sapendo che non siamo schegge impazzite e tutto sommato magari anche inutili o nocive, ma abbiamo tutti il nostro posto nel mondo, questo non è un romanzo di felicità. Dicevo che si raggiunge un equilibrio: ma questo non cancella le atrocità, il male, il dolore, le ingiustizie… Solo (e non è poco), sappiamo che non sono successi invano.
    Intelligente la scelta di una struttura a singhiozzo nel tempo, nello spazio e nei punti di vista, nelle diverse voci dei diversi narratori: è un modo per creare aspettativa, lasciare intuire cosa succederà, mostrare la realtà da diverse prospettive… Insomma, il romanzo si legge davvero in poche ore.
    Bisogna solo essere un po’indulgenti con l’Autore sopratutto nelle prime 40 pagine, quando Van Booy sembra compiacersi un po’ troppo della propria grande abilità linguistica: un po’ troppe le metafore, calcolate sull’effetto che faranno più che sulla loro necessità nell’economia narrativa; qualche indulgenza di troppo alla retorica; le frasi breve e spezzate perdono la loro efficacia, mancando un tessuto di più ampio respiro che le contenga.
    Ma, appunto, poi la storia e la forza dei personaggi (John e il misterioso Hugo su tutti) travolgono anche l’Autore, che si scorda quanto gli piace stupire con una scrittura ad immagini superflue e si mette al servizio della vicenda, offrendo pagine commoventi e sostenendo con una scrittura di buon livello la Voce dell’Umanità

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  2. Valeria Sala says:

    Bel romanzo. Immagini forti e buona scrittura. Gli intrecci tra i personaggi prendono forma solo alla fine. Mi è piaciuto dover ripensare, a fine lettura, agli ‘incastri’ che hanno dato vita alla storia: eventi, scelte, momenti fortuiti e tragici. Verissimo, in questa “storia di storie” tutto trova un posto ed è proprio questo a dare un senso di gelida pace, oltre le atrocità che la Storia regala all’umanità. Un libro che consiglierei a tutti i lettori che amano pensare e ripensare (e un po’ soffrire!).

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +2 (from 2 votes)
  3. Sabrina Di Agresti says:

    Sabrina Di Agresti – Torino n. Roma
    Buon giorno,
    La scena iniziale, quasi come in un film, si apre in California a Santa Monica in una mattina, come tutte le mattine, invasa dalla nebbia .
    Un anziano passa lo spazzolone da un secchio azzurro . Qui inizia la storia di Martin che dall’età di 6 anni vive e cresce tra le mura del Cafè Parisienne.
    Quando la madre adottiva lo informa che era stato lasciato da un uomo, era estate e c’era la guerra .
    Trasferiti in California con la sorella di 6 anni Yvette, Martin è un adolescente. E’ il 1955.
    La notizia della sua circoncisione fa intuire un’appartenenza ad un gruppo religioso, ma ciò non verrà mai svelato nel corso del romanzo, come sulla festa a sorpresa per il suoi 18 anni in cui gli invitati indossano lo zucchetto.
    La scrittura è molto diretta ed il lettore è tenuto costantemente in un mistero che solo successivamente viene rivelato.
    Martin a LA vive con la consapevolezza di poter incontrare in ogni persona i suoi veri genitori
    “…le persone credono di vivere la propria vita , ma in realtà si tratta di semplici circostanze. La verità è più vicina di quello che pensiamo e in ciò che già conosciamo sono sepolte le bugie”
    Poi lo scenario si sposta nuovamente alla casa di riposo: Martin è anziano e come assistente si occupa dei bisogni degli altri . La personalità e la vita di Martin si svelano poco a poco, ha i piedi bianchi è vedovo dopo 24 anni di vita a Pasadena (nella contea di LA) , ha cuore nobile e gentile .
    “Martin è convinto che pur avendo tutti vite diverse , in fondo sentiamo le stesse cose e ci pentiamo di aver creduto che la paura fosse in grado di sorreggerci” .
    E’ una casa di cura particolare, sensibile all’umanità tra ravanelli scolpiti con l’intaglio thai, il carving fruit , e i fiori viola ..Traspare l’ umanità per la morte dell’uomo con il viso deformato , Hugo. Da qui ha inizio la sua storia . La voce narrante diventa la voce in prima persona .
    Come il sig. Hugo e Amalia, anche John parla in prima persona ma ne’ Martin né Sebastian ne’ Danny, che si inseriscono successivamente, seguono questa regola.
    I luoghi citati e descritti sono quelli tra Parigi , LA , Manchester .
    Hugo trascorre l’infanzia a Parigi A 7 anni pare sappia solo disegnare linee mentre il padre è assente per un lavoro sulla piattaforma petrolifera e la madre è occupata come badante.
    Il romanzo nei suoi capitoli si dipana da un periodo all’altro: tra il 1939, con la storia di John, ed il 2010 .
    La fotografia ritrovata ed il sogno di Sebastien ed Hayley sono proiezioni nel tempo. Dopo 26 anni in quel rifugio, i due ragazzi giocando, scoprono la fotografia e la mitragliatrice e il pensiero va alla guerra e alla morte che queste suscitano.
    La fotografia rappresentava John, quel giovane che sorrideva felice, e una bella donna vestita all’antica, sua moglie Harriet. La commovente immagine che ognuno s’era fatto di lui, come di una persona buona, affettuosa, intelligente, con aspettative di un avvenire onorevole proteso ad accoglierlo come i lembi di una rete, sebbene tutto questo allora non fosse visibile, dopo decenni si poteva leggere ben chiaro nella vecchia immagine e dal fondo di quella invisibilità visibile rimaneva l’espressione un po’ smarrita dell’immobilità..
    Era il 1942 sulla spiaggia di Coney Island prima che John avesse avuto il terribile incidente sul B24 in Francia.
    Tutto il romanzo sembra un haiku , delicato , essenzialmente profondo ed intriso di solitudine , di natura e di poeticità.
    Le storie così cominciano a comporsi ed il lettore incuriosendosi ne intuisce i collegamenti. Entra in scena la figura di Amelia a cui viene diagnosticata una malattia incurabile che la porta alla cecità.
    Si rivela nipote di John e lavora al Museum of Modern Art nella Fifth Avenue di Manhattan, in cui svolge quasi un lavoro sociale rendendo accessibili ai non vedenti alcune opere d’arte . In particolare si occupa della collezione di fotografie della seconda guerra mondiale appartenute ad americani e ritrovate in Europa. Potevano opportunamente essere toccate ed odorate. Alla mostra dà il nome “L’illusione della separatezza”.
    Per i suoi spostamenti utilizza il Jitney che è una specie di autobus a bassa tariffa,è’ innamorata di Philip il pescatore, con cui legge le poesie di Elisabeth Bishop e con cui si reca in viaggio di nozze a Tokyo e a Kyoto .
    I riferimenti nipponici sono evidenti quando emergono annunci di morte descritta in modo distaccato e senza coinvolgimenti .
    Tristezza, morti, malattie e la depressione intridono le storie dei personaggi e attraverso essi si descrive, pur senza addentrarsi, la storia americana dal ’40 fino ai giorni nostri. Riferimenti storici e d’azione li troviamo solo in particolari riferimenti sulla seconda guerra mondiale e sullo sbarco in Normandia.
    Così ogni racconto ci appare come un singolo petalo che ricompone un fiore.
    “Dormii sotto i giornali sotto le storie degli altri”.
    E la vita continuava… continuava a trascinarmi in giro . tenendomi stretto tra i denti.
    Sono legato a cose che quasi tutti trovano insignificanti.”
    John può essere fiero della sua missione di soldato?
    “ A volte mi sveglio e me ne sto lì ad ascoltare un petalo che cade da un vaso di fiori . Ogni giornata è un capolavoro, anche se ti distrugge . La luce mi sgocciola sul viso ..” Sono espressioni tipicamente giapponesi che rivelano lo studio e la cultura dello scrittore, che è anche un estimatore di Shakespeare
    Simon Van Booy è nato a Londra il 15 marzo 1975 e cresciuto nella campagna gallese. Giocatore di football in Kentucky ha vissuto a Parigi e ad Atene .Vive a New York dove insegna alla scuola di arti visive ed è impegnato nel Rutgers Early College Humanities program, un programma che aiuta i giovani delle aree svantaggiate sul piano culturale, sociale ed economico.
    I personaggi, come credo l’autore, sentono il richiamo della propria terra in cui non sarebbero più tornati.
    La figura di Danny si inserisce quando suo padre dalla Scozia si trasferi’ in Nigeria . Dal suo trasferimento a LA Danny si scopre regista . La nascita dei figli ed eventuali nuove relazioni mettono il lettore in una sorta di interrogativo al limite del poliziesco: deve cogliere i più piccoli indizi per collocare i vari personaggi. Ne è l’esempio il vicino di casa di Danny, il sig. Hugo .
    In tutto il romanzo si intrecciano storie d’amore ma anche storie che terminano con un biglietto attaccato al televisore.
    E’ una lettura molto particolare che inserisce, secondo il gusto dello scrittore, tempi e luoghi definiti. E’ come se ci si ritrovasse a concludere in modo circolare, come la risoluzione di un’equazione matematica
    I collegamenti nella vita non sono mai casuali. Un piccolo avvenimento è una pagina nella vita di tutte le persone vicine alla quale potranno ricollegare i loro ricordi.
    E’ infilare un filo, quel famoso filo del racconto di cui è fatto anche il filo della vita, attraverso tutto ciò che è avvenuto nel tempo e nello spazio. Avrà avuto vicende tristi, si sarà contorto dai dolori, ma appena gli riesce di riferire gli avvenimenti nel loro ordine di successione si sente così bene come se il sole lo riscaldasse.
    A qualcuno piace la serie ordinata dei fatti perché somiglia ad una necessità e grazie all’impressione che la vita abbia un “corso” si sentono in qualche modo protetti in mezzo al caos.
    I personaggi sono stimati per il loro coraggio e la loro lealtà. E’ il loro valore, come per la donna che schiaffeggia il ristoratore che beffeggia il piccolo col sig. Hugo.
    Sono caratteristiche molto americane di chi vive in modo intenso lo spirito patriottico e di forte appartenenza agli Stati Uniti d’America.
    “Noi confidiamo in Dio” e traspare dalle pagine del libro come una foglio di carta velina .
    Il soldato John, intorno a cui gravita l’intero romanzo, avrebbe potuto ottenere tutti gli onori di un soldato valoroso seppellito al cimitero di Arlington a Washington, anche se sappiamo che i soldati non possono essere sepolti insieme alle loro compagne fatta eccezione per i capi di Stato. Ma egli si definisce odiato.
    Nel buio non si scatena la bufera sospesa dell’amore: questo viene tratteggiato e delicatamente ed eternamente ritratto come tra John e Harriet e tra Amelia e Philip .
    Scrive Goethe “Quando giunge l’attimo è fuggente e occorre fermarsi”
    E’ la morte l’unico assoluto che possiamo sfiorare .
    E’ pur vero che leggendo respingo tutto ciò che non mi aggrada e anche nel sogno o nella fantasia sopprimo certe cose. E’ accertato che commozione e bellezza vengono al mondo grazie alle omissioni. Evidentemente il mio contegno di fronte alla realtà è un compromesso, uno stadio intermedio in cui i sentimenti si ostacolano a vicenda nella loro fervida espansione e si temperano in un grigio uniforme .
    Terminato il romanzo ho sentito la sensazione di essere come in una corrente ascensionale. Come quando si lascia una foglia che vola al vento priva di peso e di ogni forza. Ripida salita e ripida discesa sono ostilmente ostili nella loro forza mentre essa sale fino a quando con lo sguardo non riesci più a vederla per centinaia di metri fino alla stratosfera .
    Ti concentri con tutto te stesso ma non riesci più a individuarla e senti di entrare davvero in uno stato di allontanamento dalla vita.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 1.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  4. Barbara Rosai says:

    Premesso che condivido molte delle osservazioni contenute nella bella recensione di Paola Rinaldi, non posso dire che ” L’illusione della separatezza ” mi abbia convinto.
    L’ Europa della seconda guerra mondiale non è che uno sfondo su cui si muovono i personaggi chiave del romanzo e consente a Van Booy di prendere in prestito alcune figure archetipiche: il soldato americano pronto a dare la vita per sconfiggere il nazismo, il soldato tedesco imbevuto di violenza, l\’orfano ebreo da salvare.
    Al lettore non è richiesto nessuno sforzo, poiché la Storia non è altro che un cliché, sulla falsa riga dei film bellici del dopoguerra.
    Il lettore, piuttosto, è invitato a immedesimarsi nei personaggi che abitano il presente e che appartengono a quella generazione in qualche modo tributaria, nel bene e nel male, delle azioni delle generazioni passate.
    Ciò che interessa all’Autore sono i gesti grandi e piccoli della vita di ognuno di noi in quanto dotati tutti di una importanza, perché tout se tient nell’ Universo di Van Booy.
    Forse proprio i gesti di umana compassione sono i veri protagonisti del romanzo.
    Come semi quiescenti, pronti a germinare nel momento propizio, sono in grado di collegare esistenze apparentemente lontane, cancellando l’iillusione della separatezza.
    Il ripetuto indugiare nella descrizione dei buoni sentimenti e la ricerca di personaggi volutamente candidi sono espressione di una visione poetica della realtà che, ahimè, non mi appartiene.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 2.0/5 (2 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +2 (from 2 votes)
  5. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    Un romanzo ‘poetico’, così definirei il libro di Van Booy.
    Un libro fatto di brevi cammei politi – qualcuno bastante persino a se stesso ( come l’addio di John ad Harriet, sulla spiaggia di Coney Island ) – che, a piccoli passi, come per caso, si ricompongono in una sofisticata sciarada, fino alla chiusura finale.
    Un narrare evanescente, eppure mai inconsistente. Lieve, ma mai superficiale.
    È stato come librarsi e assistere al tutto, sospesi, in alto. Distanti eppure mai distaccati.
    Perchè, davvero, la separatezza può essere solo un’illusione.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 3.3/5 (3 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  6. simona says:

    Ho trovato il libro leggibile. Scritto bene. Concordo con i pareri precedenti. Anche a me è piaciuto trovarmi alla fine ad osservare il vorticoso intreccio tra le vite dei vari personaggi. Come se ognuna fosse legata a quella di altri. Passati e presenti. E che da ogni scelta compiuta, ad ogni singolo incontro, si genera il futuro. E mi è apparso roseo questo futuro, in cui i piccoli gesti di gentilezza (a mio avviso i veri protagonisti del romanzo) hanno preservato la vita in un mondo in cui, ieri come oggi, tiranneggia la brutalità.
    In poche parole: consigliato!

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 5.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  7. Claudio says:

    Van Booy è sicuramente uno scrittore dotato di talento, che utilizza uno stile raffinato che sembra fatto non solo per essere letto ma per essere anche recitato. I suoi paragrafi sono brevi, quasi a fissare immagini compiute in sé, come talora accade nella poesia. E come molti poeti, l’Autore sembra più interessato a momenti significativi che allo svolgersi della trama. La sua scrittura è densa di citazioni da romanzi e poesie in un flusso di affermazioni risonanti sull’amore, il conflitto e il processo decisionale: affermazioni che sembrano quasi dirci quello che Van Booy intende come “idea di libro”.
    L’illusione della separatezza è costruito attorno a una manciata di momenti che caratterizzano la vita dei suoi personaggi principali. La storia inizia nella Los Angeles contemporanea, dove Martin è il custode di una casa di riposo per anziani. Egli non conosce l’identità dei suoi genitori biologici, sa solo che è stato messo tra le braccia di quella che diventerà la sua madre adottiva in una strada della Parigi occupata da uno sconosciuto. Presso la casa di riposo sono in corso i preparativi per un nuovo arrivo… Da qui il racconto si snoda alternandosi nel tempo tra paesi ed epoche diversi, con l’introduzione di nuovi personaggi ad ogni capitolo: un uomo sfigurato e il suo piccolo amico nei primi anni ‘80 a Manchester; uno scolaro nella Francia rurale del 1968; gli amanti a Coney Island nel 1942; una ragazza cieca negli Hamptons nel 2005.
    In questo libro, il bello sta nello scoprire come i fili della storia si leghino insieme, cosa che avviene al termine della narrazione.
    Van Booy scrive in modo elegante, utilizzando un suo stile particolare che provoca un netto contrasto: o trovi che “i misteri di farina, acqua, calore, e il tempo” sia un bel modo di dire “cottura” oppure lo ritieni un artificio irritante. Nel primo caso, ci si potrebbe ancora annoiare da un continuo attaccamento alla ricerca della bella frase che appiattisce tutto in un esercizio di scrittura.
    Questo è un peccato, perché lo tessuto narrativo è avvincente e qualche descrizione è molto bella: “Le foglie marroni che, sul marciapiede, sembrano grinfie attaccate al nulla”; “Sébastien si è svegliato con le gocce di pioggia sulla finestra che sembravano come mille occhi”.
    Nel complesso la storia di sei personaggi principali e la rivelazione dei legami tra di loro, intento dichiarato dal titolo e ricavato dall’epigramma posto all’inizio del libro, si perde nella continua ricerca della scrittura elegante. Le parti migliori del libro sono quelle che descrivono il dramma dell’aviatore John Bray precipitato in Francia durante la guerra. La scrittura qui è più diretta, si percepisce meno autocompiacimento, e si solleva dal tono elegiaco dominante. Van Booy prende qui alcuni spunti da Hemingway, a cui è stato paragonato, che nel suo primo periodo sposava uno però uno stile ricercato a una scrittura essenziale, avendo egli compreso che troppo talento rovina l’insieme della narrazione.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 3.3/5 (4 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  8. chiara macconi says:

    Mi sono immaginata di stare dietro un leggio insieme a Hugo e Amelia per recitare le parti di questa cantata, poetica ed elegiaca, soprattutto quella di Amelia costruita sul monologo interiore. Una storia di guerra narrata a sei voci, sei personaggi che non si conoscono, che parlano con linguaggi diversi, stili diversi, tutti concentrati sul loro sviluppo interiore più che sugli eventi.In sé la storia è non è nuova anche se allineata con le rievocazioni della prima guerra mondiale ma è la narrazione che la distingue da molte altre, leggera ma densa, con frammenti di frasi che hanno comunque la consistenza di discorsi, la brevità del necessario e nulla più. E alla fine hai bisogno di rileggerlo per assaporarlo e rimettere a posto il puzzle accennato fra le sovrapposizioni di tempo e spazio. Un po’ troppo sentimentale, a volte, le intersezioni fra i personaggi difficili da giustificare talaltra, manca un cattivo qualsiasi ma Amelia e Hugo sono impagabili. L\’ho letto con molto piacere e lo consiglio.tutti interessanti i commenti precedenti! grazie

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 5.0/5 (2 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  9. Rita says:

    Ogni essere umano è parte di un tutto chiamato Universo. L’uomo sperimenta i suoi pensieri e i sentimenti come qualcosa di separato dal resto: una specie di illusione ottica. (A. Einstein).
    L’illusione della separatezza.
    Un pensiero di un monaco zen. Sei personaggi, quindici capitoli, 214 pagine. Ambientato tra il 1939 ed il 2010. Sullo sfondo un pastello delicato traccia la seconda guerra mondiale; in primo piano le nette pennellate delineano le caratteristiche e le vite dei protagonisti che, in un frizzante saltellio mentale tra un periodo e l’altro e tra un protagonista e l’altro, sono unite in un disegno circolare che le lega. E l’Autore (Simon van Booy) lega anche noi, con la sua scrittura leggera, concisa, altamente descrittiva e a tratti quasi poetica. Penetra nell’anima dei personaggi molto soavemente e trasporta, con leggiadria, senza retorica, il suo pensiero positivo a noi lettori, che, dopo la prima lettura del libro, abbiamo voglia di ritrovare i protagonisti e di ricominciare a leggerlo. L’Editore sempre più poliedrico.
    Sentiamo le voci dei personaggi, ascoltiamoli:
    - Martin 2010 …pur avendo vite diverse in fondo sentiamo le stesse cose …
    - Sebastien 1968 … non sta guardando la finestra, bensì l’album di cose che gli hanno ferito il cuore…
    - Amelia 2005 … siamo tutti prigionieri di un ricordo e definiti da qualcosa che non possiamo
    cambiare…
    - John 1939…c’erano anche alcuni capelli, fili di miele che sulla lana parevano onde…
    - Hugo 2010… sono tra queste pagine e i vostri occhi, parte della storia di qualcun altro…
    - John 1944 …sarebbe rimasto sempre il loro mondo e quella separazione era un incubo da cui si
    sarebbero svegliati…
    - Amelia 2010 …niente di tutto questo sarà mai accaduto a parte il fatto che sta accadendo proprio
    adesso…
    P.S. E che dire poi di:- Hugo 2010…Entrai a far parte di un gruppo di lettura…che si riuniva una volta al mese…!!!!!!!!!!!!

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 4.5/5 (2 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +2 (from 4 votes)
  10. Silvio Campus says:

    \” L\’illusione della separatezza\” ovvero: \”non possiamo essere, non siamo da soli, per conto nostro; dobbiamo inter-essere con tutto il resto\”.Quello che in apparenza potrebbe sembrare un romanzo sul riscatto morale che gli esseri umani possono raggiungere durante una guerra, nonostante la violenza e la sopraffazione, è in realtà un romanzo sul tema dell\’interdipendenza tra gli esseri viventi (piante, animali, esseri umani).L\’autore non lascia dubbi ponendo, all\’inizio della storia, una frase del monaco buddista vietnamita Thich Nhat Hanh che esplicita in maniera chiara il tema del racconto e costruendo l\’intera trama su questa base granitica.Van Booy utilizza un artificio non del tutto originale, ma ben organizzato: smonta le tessere che compongono il mosaico della storia, presentandole al lettore in maniera apparentemente disordinata, per poi, nelle pagine finali, ricomporle in un\’ immagine chiara e comprensibile.Si tratta di un espediente che il cinema ha utilizzato fin dai primordi insieme alla tecnica del flash-back narrativo e che risulta vincente in quanto tiene sveglia l\’attenzione del lettore fino all\’ultima pagina, in attesa del colpo di scena finale. Questa procedura è in alcuni tratti così evidente da far sembrare il testo una sceneggiatura cinematografica; del resto l\’estrema sintesi dei periodi, e del linguaggio in generale, evidenzia ancor di più questa sensazione.I quindici quadri che compongono l\’opera, e che potrebbero addirittura vivere di luce propria, rappresentano uno dei momenti più drammatici dell\’intera storia del secolo breve: la seconda guerra mondiale. Su questa tragedia globale si intrecciano le vite di un pilota americano, di sua moglie, di un soldato tedesco, di un orfano di guerra, di una ragazza cieca, di un bambino, di una giovane partigiana: vite che non possono, NON DEVONO rimanere disgiunte.Forse uno dei punti deboli di questo breve romanzo, che si legge peraltro con estrema facilità, risiede proprio negli \” obblighi \” che l\’autore impone al lettore: le vite dei singoli sono tra loro collegate e fanno parte di un grande affresco universale, in parte insondabile; tutto alla fine coincide, i conti tornano, nessuna vita risulta sprecata o inutile; ogni gesto o parola contiene in sé una spiegazione; non esiste il male assoluto o fine a sé stesso; anche i gesti e i fatti in apparenza privi di significato fanno parte di un meccanismo al quale non si può sfuggire.Queste certezze (più o meno condivisibili) che l\’autore impone al lettore con una precisione quasi matematica, rendono il romanzo non del tutto convincente.Il progetto che Van Booy ha elaborato resta comunque originale, anche se si viene sfiorati dal dubbio di un intervento redazionale sulla composizione dell\’opera.Forse l\’utilizzo di un linguaggio meno lapidario, una visione più \”laica\” dell\’esistenza umana, qualche \” bella frase\” in meno e un crudo realismo, avrebbero reso il testo più prezioso.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 3.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  11. Marilena says:

    Ho molto amato questo libro come sempre mi succede quando uno scrittore, in poche pagine, riesce a condensare una storia (in questo caso, molte storie) densa di significati, tenendo i fili di molte vicende che, ala fine si ricompongono come in un puzzle. E Van Booy lo fa con una scrittura veloce, a tratti sincopata, moderna ma ricca di sfumature poetiche, giocando con vari registri narrativi e diverse voci narranti.
    Il tema delle coincidenze e delle casualità non è nuovo, in letteratura e nel cinema, ma, come sempre, quello che conta è il “come” si racconta una “solita” storia: Van Booy lo fa bene (a tratti forse anche troppo bene, lasciando intravvedere un lavoro di costruzione accurato) e il risultato è un libro apparentemente di facile lettura ma meritevole di una seconda lettura che mette in risalto la malinconia di uno sguardo sulla vita, dove il caso è il regista nascosto di tutto.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +2 (from 2 votes)
  12. Barbara Lacchini says:

    Una volta terminato il romanzo, ho sentito il desiderio di rileggerlo non solo per ripercorrere le vicende che collegano i vari personaggi e non fare confusione (chi ha fatto cosa, dove, quando…), ma anche per gustarmi appieno la prosa che ho trovato bellissima. Ebbene: se la prima volta il romanzo mi ha emozionato, la seconda mi ha conquistato totalmente. Secondo me la forza di questo romanzo sta soprattutto nello stile con cui è stato scritto, una prosa fatta di frasi brevi che, oltre a dare ritmo alla narrazione, regalano immagini davvero toccanti, direi poetiche. I personaggi sono tratteggiati con delicatezza, ognuno con una vita interiore affascinante e commovente. Impossibile non lasciarsi coinvolgere! È un libro che consiglierei a tutti.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  13. monica says:

    È un romanzo intimo, con una tale attenzione a non ferire da commuovere. Ho notato una grande padronanza dello spazio temporale e delle abitudini del periodo della Seconda guerra mondiale. Anche le emozioni e il modo di esprimerle sono aderenti al tipo di educazione di quegli anni. È un libricino che vola, si giunge alla fine con un po’ di rammarico. Ho apprezzato l’intreccio narrativo, il filo rosso che in qualche modo lega tutti i personaggi nel loro excursus storico. Mi piace questo salto negli anni e il recupero della Storia. Mi piace l’essenzialità della scrittura, senza fronzoli a ridurre l’importanza della narrazione. Ha un tocco lieve, una musicalità non invadente ma che rimane, sfiora. Penetra.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  14. susanna says:

    La prima cosa che ha colpito tutti nel gruppo di lettura è stata la scrittura, molto asciutta e lineare ma allo stesso tempo estremamente lirica e toccante, con l\’impalpabile precisione di un acquarello. E\’ stata apprezzata l\’ambientazione storica e anche l\’architettura del romanzo, così ricca di incastri e di rimandi da suscitare il bisogno di rileggere la storia dopo averla terminata, per cogliere l\’insieme con uno sguardo nuovo. Anche se alcuni personaggi si esprimono in modo più caratterizzato (soprattutto la ragazza cieca, con il suo mondo fatto di suoni e di odori), abbiamo notato come lo stile e il linguaggio siano molto uniformi nelle diverse parti del romanzo: ci siamo chiesti se si tratta di una precisa scelta dell\’autore, forse dovuta al fatto che tutte le singole e differenti storie confluiscono nell\’abbraccio di un disegno generale (per lo stesso motivo, probabilmente, pur essendoci azioni buone e azioni cattive non ci sono i buoni e i cattivi) . L\’aspetto più controverso è un certo carattere artificioso di questo romanzo così controllato e attentamente costruito, a partire dalla scelta delle parole fino ai meccanismi dell\’intreccio: certe \”forzature\” si spiegano forse proprio per l\’esigenza di incastrare ogni tassello al posto giusto rispetto all\’insieme a cui deve contribuire, ma per qualcuno suonano poco credibili.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  15. Nicoletta says:

    Grande l\’abilità dell\’autore nel creare e gestire gli incastri dell\’intreccio. E\’ molto evidente il controllo totale su personaggi e parole. Si percepisce un gusto antico e solido, quasi monumentale, per i grandi temi e per la bella scrittura, che risulta sempre misurata e spesso poetica.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  16. Stefania says:

    Ho amato questo libro, mi sono persa e ritrovata tra queste pagine che in alcuni momenti mi hanno ricordato il film di Frank Capra “La vita è meravigliosa”. Il titolo è già una premessa del romanzo, concordo con l’illusione della separatezza, perché la verità è che siamo tutti legati e leghiamo a noi delle vite e delle storie senza fine. Alcune frasi rimangono impresse, mi sembra di vedere gli ospiti della casa di riposo che sognano di cullare la neonata ripensando alle vite che un tempo hanno abitato e il signor Hugo dormire sotto i giornali, nascosto dalle storie di altri. Un libro molto bello che consiglio

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  17. Maria Cristina Bo says:

    Ho appena finito di leggere questo libro. L\’ho letto in due giorni, pagina dopo pagina, slishh slishh…mi ha ricordato i film di Iniaturru, Babel per esempio, per le storie circolari, come anelli sovrapporti, uno dentro l\’altro. C\’è in tutto il libro un\’aria di malinconia, i bambini sono sempre molto tristi, lividi, una diventa cieca, ma forse è la più felice, Danny lo diventerà (felice) diventando grande, forse, il piccolo francese ogni tanto lo è. Ma di fondo c\’è sempre questo spleen, ma non turba, fa parte della storia, accettiamo la tristezza come parte di esso. Mi piace il modo di scrivere di Van Booy, frasi brevissime, pochissime subordinate, tutte principali, punto e a capo.Ma non c\’è la durezza di McCarthy, o di Carver, maestri in questo modo di scrivere. Alcune frasi me le sono annotate, per rubarle, tenerle scritte da qualche parte, perchè sono belle . \” Ricordo di aver aperto il finestrino e di aver lasciato che il mondo si riversasse dentro\”.Cristina – Torino

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  1. […] troverà. Avremmo dovuto dedicarci alle persone, soltanto le persone, perché siamo immersi nell’illusione della separatezza, ma fra noi c’è solo una parete sottile di cartongesso, perché le storie degli altri – tutti […]

  2. […] troverà. Avremmo dovuto dedicarci alle persone, soltanto le persone, perché siamo immersi nell’illusione della separatezza, ma fra noi c’è solo una parete sottile di cartongesso, perché le storie degli altri – tutti […]

  3. nexium generic name

    L’illusione della separatezza | Bookclub Neripozza

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  4. www.yelp.com says:

    http://www.yelp.com

    L’illusione della separatezza | Bookclub Neripozza

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)

Lascia un commento

Please type the characters of this captcha image in the input box

Please type the characters of this captcha image in the input box


© 2019. Bookclub Neripozza. All rights reserved. web agency web agency urbangap