Un animo d’inverno

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Sono trascorsi tredici anni da quando Tatiana è con Holly ed Eric. Tredici anni da quando, in Russia, l’hanno raccolta in una coperta logora e, tremanti di gioia, l’hanno portata con loro in America. Tredici anni in cui la piccola Tatty è diventata una bellissima quindicenne, una ballerina russa dolcissima e vagabonda, l’amore della loro vita.
Ora è la vigilia di Natale e fuori casa il vento fischia come un tendine teso tra gli alberi, e nevica.Una neve incredibilmente bianca. Eric si è avventurato nella tormenta per andare a prendere i suoi genitori e celebrare con tutta la famiglia il Natale.
Holly dovrebbe essere felice in quel giorno di festa. Dovrebbe indossare le scarpe e mettersi il profumo e gli orecchini. E invece si dirige subito in cucina con i piedi nudi protetti solo dai collant e uno strano pensiero in testa che non riesce a scacciare. Il pensiero che tredici anni prima qualcosa di terribile deve averli seguiti dalla Russia. È un’idea assurda, inammissibile, ma Holly ne percepisce, ne avverte chiaramente la verità da quando si è svegliata in quella mattina d’inverno.
Come spiegarsi, infatti, gli eventi accaduti? La gatta che improvvisamente si trascina via le zampe posteriori e la coda? Il rigonfiamento sul dorso della mano di Eric, un minuscolo terzo pugno da omuncolo che i medici trascurano come cosa da niente, ma che non sparisce? La zia Rose, che si è messa a parlare in modo strano, in una lingua sconosciuta? Le galline che si sono alleate tutte contro una – la sua preferita – beccandola a morte e abbandonandola lí, distrutta, dimenticata? La carta da parati che si stacca in bagno, senza alcun motivo, sempre lo stesso angolo, e senza che vi sia modo di fissarla? E i dischi, tutti graffiati dall’oggi al domani, irrimediabilmente rovinati? E, infine, la macchia di umidità che è comparsa, senza che nessun operaio capisca come e perché, proprio al di sopra del tavolo in sala da pranzo, e che ricorda vagamente un viso?
Qualcosa li ha seguiti dalla Russia. Holly se lo sente dentro, come un dolore bruciante. Una pressione enorme nei polmoni.
Nella sua stanza, Tatiana, la «regina delle fate», la loro piccola Tatty, dorme con un braccio pallido abbandonato sulla trapunta chiara, i capelli scuri sparpagliati sul cuscino, la pelle bianchissima, di porcellana, la figura cosí perfettamente immobile da sembrare un quadro…

«Qualcosa di orribile e ignoto impregna l’atmosfera di questo avvincente romanzo psicologico. La Kasischke sa mescolare abilmente l’analisi profonda di una donna disturbata con una trama piena di colpi di scena che culmina in un finale sconvolgente».
Publishers Weekly

«Dire che il linguaggio della Kasischke è “poetico” non basta. Ci catapulta in un altro piano dell’esistenza, fatto di apparenze e riflessi».
New York Times Book Review

«Un libro che, una volta letto, vi tormenterà per giorni e per lunghe, lunghissime notti».
Booklist starred review

«Sconvolgente».
Vogue.com

Laura Kasischke è autrice di otto raccolte di poesia e di nove romanzi che, negli Stati Uniti e nei numerosi paesi in cui sono apparsi, sono stati accolti con entusiasmo dalla critica e dal pubblico. Ha vinto numerosi premi letterari, tra i quali il premio della Poetry Society of America e il Bobst Award for Emerging Writers. Vive a Chelsea, nel Michigan. Neri Pozza ha pubblicato La vita davanti ai suoi occhi.

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Un animo d'inverno, 7.8 out of 10 based on 4 ratings
  1. Appassionante, coinvolgente, il romanzo di Laura Kasischke si legge con l’ansia di arrivare all’ultima pagina.
    La vicenda si svolge nell’arco di un solo giorno (il 25 dicembre) e tutta all’interno di una casa della provincia americana circondata da una improvvisa tempesta di neve. Di particolare intensità narrativa sono i continui flash back di Holly (la madre). Ella torna più volte con la memoria ai momenti vissuti in Russia all’interno dell’ Orfanatrofio nel quale è stata adottata Tatiana (la figlia) e, proprio come in un film, sembra di assistere ai colloqui con le educatrici, con gli altri genitori in attesa dei loro piccoli, sembra di vedere Tatiana bambina che li segue senza dire una parola dal paesaggio gelido della Siberia agli Usa.
    Forse un po’ lento il ritmo della narrazione a metà del racconto.

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  2. silvia says:

    Un’ansia costante mi ha accompagnato nella lettura di questo libro. Holly innervosisce, fa rabbia, fa pena, fa tenerezza e poi, di nuovo, rabbia! C’era un filo fortissimo, però, che mi tirava incessantemente e con prepotenza, verso la fine. Dovevo capire, dovevo sapere. Quando finalmente sono arrivata all’ultima pagina, proprio all’ultima pagina tutto è davvero chiaro, una tristezza senza fine si è impadronita di me. Bella scrittura, bel ritmo, che ti porta su e giù attraverso stati d’animo opposti. Interessante la storia, diversa, insolita.Il libro è molto crudele.

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  3. babalatalpa says:

    Mi è piaciuto il libro? Nì.
    La Kasischke è una poetessa, aspetto che emerge anche nella bella traduzione di Maddalena Togliani. Alcune descrizioni sono surreali ma si resta incantati dal suono delle parole e dalle immagini che evocano (non riesco a togliermi davanti agli occhi l’ombra delle rose incappucciate sotto la neve).
    Ombre, appunto. Sono disseminate in tutto il romanzo. L’autrice sa che niente spaventa più delle ombre che ci portiamo dentro, dei desideri nascosti, dei fallimenti, delle paure inconfessabili. Lo sa e utilizza i suoi pensieri – il monologo interiore di Holly – per tenerci sulle spine fino all’ultima pagina (proprio l’ultima), in cui si ricomporranno tutti i pezzi del romanzo. Ma, a mio parere, la tira un po’ troppo per le lunghe, facendo venir meno la rivelazione finale. Da un certo punto in poi, pur non capendo esattamente cosa stia avvenendo nella realtà, si intuisce l’epilogo della storia. Indubbiamente resta un alone di mistero sull’intera vicenda. Ma manca il brivido del colpo di scena.
    E poi i continui flashback, i numerosi richiami all’orfanotrofio, al periodo intercorso tra la prima visita e la seconda, quella in cui i coniugi Clare porteranno finalmente con sé la piccola Tatty negli Stati Uniti, le innumerevoli paranoie sulla grandezza degli occhi e sulla lunghezza dei capelli della “regina delle fate” finiscono, a mio parere, con l’appesantire il romanzo.

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  4. Valeria Sala says:

    Un romanzo che non lascia tranquilli, che angoscia, che incuriosisce per la vena cupa e misteriosa. Non si può fare a meno di chiedersi dove si finirà con l\’andare, interessante lo sciogliersi del \’mistero\’ solo all\’ultima pagina. Non proprio un colpo di scena finale (un po\’ anticipato, sicuramente; aleggia il senso di catastrofe nella seconda parte) ma un\’ottima suspance, a mio avviso.

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  5. monica says:

    Un romanzo che è quasi un racconto, che si legge d’un fiato e ti spinge ad arrivare all’ultima ‘fatale’ pagina…mi è piaciuto molto (oltre a molte delle cose che avete già sottolineato nei precedenti commenti) anche il modo di raccontare il rapporto di una madre con una figlia adolescente e mi sono ritrovata spesso a pensare che erano modalità simili a quelle tra me e mia figlia…
    Mi piacerebbe molto leggere anche il precedente romanzo della scrittrice pubblicato qualche anno fa sempre da Neripozza ma purtroppo non riesco a trovarlo…è esaurito da tempo…quindi chiedo ai membri del bookclub del lunedì se qualcuno lo possiede e me lo presta…! Grazie

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  6. virelle says:

    Esprimo un giudizio dubitativo. L’autrice è senz’altro brava nel creare un’atmosfera coinvolgente; suscita empatia e il lettore si sente da subito ansioso, preoccupato e claustrofobico quanto la protagonista. L’isolamento in casa, la tempesta di neve ( ben resi) e il moltiplicarsi dei contrattempi (un po’ eccessivi) predispongono all’evento drammatico.
    Che però si trascina, per così dire, oltre misura. Tra flashback sull’orfanotrofio, ricordi dolorosi e riflessioni pedagogiche, il lettore finisce con il precedere la narrazione. Lo scioglimento della storia è poi anticipato da troppi indizi per riuscire sorprendente. E vengono in mente alcune domande sulla “veromiglianza” delle azioni/reazioni sottintese alla drammatica conclusione, di cui la trama non dà conto.
    La scrittura (traduzione) è pregevole, ricca di immagini poetiche, e risulta indubbiamente accattivante.

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  7. babalatalpa says:

    Per Monica: spinta dalla tua stessa curiosità, anch’io sto leggendo “La vita davanti ai suoi occhi”, precedente opera dell’autrice. L’ho preso in prestito dal sistema bibliotecario dei Castelli Romani. Puoi provare a prenotare il prestito del libro (poiché le biblio dei Castelli Romani possono accedere al catalogo delle biblioteche di Roma, presumo sia possibile fare anche il contrario…)

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  8. monica says:

    Grazie Babalatalpa! Proverò!

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  9. Simone says:

    Confesso che appena finito sono rimasto con il libro in mano, un pò fremente..stropicciandolo un pò, avete presente la sensazione??? L\’ansia è uno stato psichico, prevalentemente cosciente, di un individuo caratterizzato da una sensazione di preoccupazione o paura, più o meno intensa e duratura, che può essere connessa o meno a uno stimolo specifico immediatamente individuabile (interno o esterno) ovvero una mancata risposta di adattamento dell\’organismo a una qualunque determinata e soggettiva fonte di stress per l\’individuo stesso.Probabilmente partendo da questa definizione la Kasischke ci regala un romanzo ricco di suspance che si legge d’un fiato e coinvolge più di quanto avrei immaginato ( a pagina 50 avrei voluto prendere Holly e scuoterla ferocemente), si ha la sensazione in tutto il romanzo che qualcosa di atroce e terribile possa accadere, ma dalla seconda metà ci svela più del dovuto e quale sia la tragedia si intuisce un pò troppo. Peccato.Qualcosa li ha seguiti dalla Russia è una \”geniale paraculata\” che forse aiuta il lettore ad evitare di soffermarsi sulla verosomiglianza di alcune situazioni, ma forse l\’obiettivo era proprio quello. Come si può spiegare quella situazione apatica di stallo in cui lei si trova??A mio giudizio vale la pena leggerlo se non altro per le domande che genera.

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  10. Anna Maria says:

    (riflessioni a caldo, anzi caldissimo)\”Si svegliò tardi quella mattina, con una certezza…\”In quella giornata la protagonista, che cerca e sfugge e implora e rimuove e comprime ed amplia la certezza, mi ha trasportata, con incalzante ma morbida durezza, in un amore che sa già ciò che non vuol sapere e che, con apparente cecità, tutela e non tradisce l\’amore stesso.Sono stata stregata dall\’atmosfera psicologica serrata ma pacata, dal percorso interiore profondo e vorticoso. E\’ stato naturale, sin dalle prime righe, farmi coinvolgere da Holly mamma e da Holly donna, dal dubbio, dalla ricerca di eventi nei segni, dai suoi pensieri che paiono giunti da sentieri divergenti, ma che rappresentano un percorso verso una consapevolezza faticosa, ma forse viva.Meraviglioso, perfetto il linguaggio di questa scrittrice che ti avvolge in un sospetto, in un dolore sempre crescente, dove riesci a intravedere anche le tue paure, quelle più nascoste o fintamente esorcizzate.Paura. Paura di perdere la propria visione di perfezione, quella perfezione che ci imbroglia rassicurandoci. Paura di non riuscire a cogliere i simboli da cui però fuggiamo. Paura di non riuscire a dare alla propria maternità il senso della vita che abbiamo desiderato così fortemente, forse per noi. Paura di riconoscere in una figlia che cresce aspetti che non somigliano a ciò che siamo state o a ciò che abbiamo voluto o ciò in cui ci siamo sforzate di credere.Mi sono commossa. E alla fine dell\’ultima riga, chiudendo con grande fatica il libro, ho sentito prorompente il desiderio di abbracciare forte forte mia figlia e tutte le sue meravigliose differenze che ho sempre amato e tutelato e valorizzato dal primo momento in cui mi sono persa nei suoi incredibili occhi.E\’ stata una lettura che mi ha completamente rapita, Ho subito la sua attrazione e ne ho assorbito le emozioni, così taglienti. Un coltello che ha scavato scavato… perchè anche io come Holly…negherei, negherei il dolore nel dolore, per amore. (Le emozioni suscitate mi accompegnaranno per un pò. Desidero leggere anche il suo primo lbro.)

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  11. Irene says:

    Mi riesce difficile parlare di Un animo d’inverno. Ancora adesso, dopo averlo finito e aver ragionato sulla storia, sui personaggi, sull’epilogo, sullo stile e sulla struttura narrativa non riesco a dire se mi sia piaciuto un po’ oppure no. Certamente ci sono elementi che di questo romanzo ho apprezzato che, sebbene non mi abbiano convinta del tutto, non mi hanno lasciata completamente indifferente.
    La storia narrata si svolge durante il giorno di Natale di un anno imprecisato in casa dei coniugi Holly ed Eric i quali, tredici anni prima hanno portato a casa con loro, dalla Siberia, una piccola e dolce bambina sottraendola alle violenze e alla malnutrizione dell’orfanotrofio Potrovka n.2.
    Tredici anni in cui hanno amato, oltre ogni limite, quella bambina dai capelli lunghi e lucenti, dagli grandi e occhi profondi. Una vita come tante altre, simile a quella di tante altre famiglie fino a quel giorno. Della trama, purtroppo, non posso dire nulla più senza lasciarmi sfuggire qualche spoiler.
    L’idea di base è buona e Laura Kasischke è di certo in grado di utilizzare bene le parole, creando immagini nitide e reali non solo di persone e situazioni, ma anche di stati d’animo ed emozioni.
    L’unico vero grande neo di questo romanzo che non mi ha lasciata completamente soddisfatta della lettura, è costituito dalle ripetizioni e da una costante sensazione di dubbio non tanto sulla storia, quanto sull’aver compreso o meno quanto sta accadendo. Dubbio che, una volta terminata la lettura, non è stato comunque fugato. La domanda, la vera domanda su Holly, me la sono posta a pagina dieci ed è rimasta così, invariata, fino alla fine. Questo, mi rendo conto, è un mio limite e un mio difetto: odio leggere libri, ma anche guardare film e serie tv, che non mi forniscono una risposta chiara.
    Ma, al di là della risposta più o meno chiara che fine lettura che non è arrivata – e sulla quale posso comunque continuare rimuginare da sola e che non deve essere necessariamente costituire il fine ultimo della storia narrata– e che può essere un problema magari per me ma per altri lettori no, il vero scoglio insormontabile è costituito dalle ripetizioni.
    Capisco che, trattandosi di un thriller psicologico, lo stile debba necessariamente rispondere a determinati requisiti, altrimenti si rischia di non instillare nel lettore la giusta dose di curiosità, dubbio, incertezza e suspance. È vero che non sono una lettrice di thriller psicologici e che quindi posso trovare fastidiose caratteristiche di questo romanzo che gli appassionati del genere, invece, apprezzeranno sicuramente. È vero anche, però, che sono una lettrice paziente, che trova soddisfazione nei romanzi giapponesi (non esattamente riconosciuti per possedere un ritmo narrativo incalzante) ma l’immobilità di Holly, la sua mancanza di carattere e la sua completa assenza di mordente mi hanno infastidito molto durante la lettura.
    Come dicevo prima, comunque, non è un romanzo che reputo brutto o una totale perdita di tempo. La scrittura della Kasischke, l’idea alla base della vicenda e il colpo di scena finale –che, devo ammettere, ha fatto sì che rivalutassi il romanzo intero– mi convincono a dare all’autrice un’altra possibilità. Cercherò di procurarmi l’altro suo romanzo pubblicato sempre da Neri Pozza.

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  12. cetty says:

    Il corsivo dell\’incipit (qualcosa li aveva seguiti dalla Russia ) non passa inosservato, tanto più che si ripete ossessivo per pagine e pagine. Sintesi estrema dei pensieri confusi di Holly in quella mattina di Natale, questa frase segna il ritmo iniziale del romanzo e sembra annunciare che l\’indagine necessaria a scoprire il perché di un\’intuizione così insistente ha poco a che fare con la realtà, sia quella della provincia americana, dove è ambientata la storia, che quella russa, intravista, rimossa e rielaborata dalla protagonista. Numerosi indizi inducono infatti gradualmente il lettore a concentrarsi sulla realtà psicologica di Holly e ascoltare la sua voce interiore che rielabora un vissuto che va ben oltre i tredici anni trascorsi con Tatiana.Mentre fuori nevica, nella giornata più \”rituale\” dell\’anno s\’infrange il sogno di normalità ďi una donna dalla personalità fragile e dall\’equilibrio precario, segnata dalla sofferenza sin dall\’infanzia. Ma Holly è anche una persona forte, che difendendosi da se stessa e dagli altri ha lottato senza arrendersi per costruirsi un nido rassirante. Coerentemente, nel cercare una spiegazione accettabile all\’evento più tragico che potesse colpirla, non si arrende alla tragica realtà e scava impietosamente nel suo essere partorendo un monologo interiore lucido e visionario, realistico e distorto al tempo stesso. La sua \”poesia\” terapeutica.Così, sollecitata dai fantasmi che popolano la sua mente, Holly dà la sua versione dei fatti. Vera? Falsa? Evidentemente non ha molta importanza, se anche l\’autrice relega la versione oggettiva dei fatti in margine al libro. È sicuramente una versione frutto della destabilizzazione che il senso della perdita le sollecita, intrisa di immagini poetiche e realistiche descrizioni di sentimenti forti come la solitudine e la disperazione. Una versione che non lascia indifferenti. Che per alcuni aspetti può essere inquietante, ma che, grazie a una scrittura, spesso venata di sottile ironia e sapientemente commisurata alle intenzioni narrative – all\’inizio volutamente veloce e via via più sciolta è riflessiva -, non genera angoscia e ha una notevole valenza letteraria. Per questo, e molto altro ancora, Holly è un personaggio riuscito, complesso, in cui ciascuno può trovare un tratto distintivo del carattere in cui identificarsi, amandolo o odiandolo. Ma non è l\’unico. Anche le molte altre figure che la protagonista ci descrive sono accuratamente studiate e efficacemente rappresentate. Anzi. Sono proprio le digressioni sui personaggi secondari, le aperture ai problemi del mondo esterno che impreziosiscono la storia e consentono al lettore di uscire a tratti dall\’atmosfera claustrofobica che la Kasischke sa creare. Insomma, gli spunti di riflessione non mancano, e spero proprio di riuscire a leggere La vita davanti ai suoi occhi prima della prossima riunione.

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  13. nunzia says:

    Le certezze che emergono dall’incipit del romanzo di L. Kasischke ci accompagnano per buona parte della narrazione, disturbati solo da pochi segnali, che sembra vogliano volutamente farci deviare dalla storia. Il racconto scivola tranquillo fino a quando la neve crea un muro di isolamento tra le due donne e il resto del mondo. Allora il disagio ci soffoca. Come Holly, continuiamo a negare ciò che l’autrice ci segnala, ma, con una perizia linguistica e narrativa, lei stessa, teme o non vuole rivelare. Lo “svelamento” ci coglie annoiati dalla lunghezza del monologo e dal susseguirsi di fatti incomprensibili. Alla fine il malessere della protagonista è contagioso. La noia sparisce , il cuore prende a battere freneticamente, aprendo la strada o all’ennesimo rifiuto della realtà, o alla morte.

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  14. marco minicangeli says:

    1) Potente. Se dovessi scegliere una parola per descrivere \”Un animo d\’inverno\” userei proprio questa parola. Ci sono romanzi che ti prendono per mano e ti conducono nel loro mondo, questo della Kasischke no: pretende di essere spinto, pretende forza da parte del lettore, pretende attenzione anche quando vorremmo passare oltre, alla pagina seguente e questo perché la prosa della scrittrice non è ricercata. 2) E\’ vero, ho letto qualcosa nei commenti precedenti riguardo il corsivo con il quale si apre il romanzo. \”…qualcosa li aveva seguiti dalla Russia\”. Ecco, questo qualcosa ci segnala l\’irrompere dell\’i r r a z i o n a l e nel mondo di Holly ed Eric. La Mano di Eric, la gallina, la carta da parati che si stacca, la gatta che inizia a trascinare le zampe, Zia Rose che inizia a parlare in una lingua non sua. Accidenti, altro \”genere letterario\”, questo è horror puro.3) Metaletteratura. Holly è un\’ex scrittrice. Anela alla solitudine, perché ha bisogno di ricominciare a scrivere. questa è metaletteratura, la letteratura che riflette sulla scrittura stessa. E questa riflessione non è mai asettica o indolore. Significa rimanere soli con se stessi, quello che avviene a Holly, manmano che la storia procede.

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  15. marco minicangeli says:

    intendevo:”…non è pasuale o piatta, ma è molto ricercata..”

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  16. mimmo says:

    Che dire di questo romanzo di Laura Kasischke, se mi è piaciuto? Direi ni .Quello che trapela è l’amore incondizionato di Holly per la sua “Tatty”,una Tatty che incuriosisce sempre di più il lettore,anche se certi suoi atteggiamenti sono tipici degli adolescenti.Il romanzo ci tiene svegli fin troppo e si corre verso l’epilogo .Ma ad un certo punto del libro si intuisce che qualcosa è successo a Tatty………..come dice spesso Holly ..qualcosa li aveva seguiti fino a casa.
    Una giornata di Natale interminabile,ci si sveglia tardi, molto tardi e bisogna preparare il pranzo di Natale x tante persone,preparare l’arrosto ,la tavola e tante altre cose……..
    Nel frattempo troppi continui flashback ,in particolare sul periodo tra la prima e la seconda visita presso l’orfanotrofio e poi che dire delle elucubrazioni sulla lunghezza dei capelli e sulla grandezza degli occhi ?
    Il finale lascia un po’ confusi, non è poi così chiaro, ma questo succede spesso in questo genere di libri.
    darei un’altra possibilità all’autrice.

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  17. francesco says:

    Mi associo a Virelle. Credo si tratti di un lavoro discreto con degli ottimi spunti, ma che perde la sua iniziale potenza nella seconda metà dello scritto quando si capisce che il colorito delle palpebre e delle unghie di Tatiana, che l\’autrice ci racconta più volte, sono dovute a una cardiopatia. Se cercava il colpo ad effetto io non l\’ho subito.Lo scritto è fluido, alcune immagini sono descritte con grande sapienza altre sono un intrigo nell\’intrigo, come la descrizione della coppia gay che è raccontata con la stessa metodica con la quale è scritto il romanzo.Decisamente ben descritto il passato di Holly che consente però di percepire abbastanza rapidamente l\’instabilità psicologica della donna e che aiuta alla compensione del finaleLa tecnica dei flash back, usata con sapienza, da al lettore interesse soprattutto nella prima metà, ma ha volte è ridondante di inutili particolari. voto: 6.5/10

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  18. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    Non c’è azione nel libro: tutto si compie in un unico giorno (il giorno di Natale), in poche stanze, tra madre e figlia, sole, col mondo tagliato fuori da una bufera di neve.
    L’atmosfera angosciante e sinistra si dilata sempre più, attraverso un sapiente uso delle discussioni tra Holly e Tatty che s’avvitano senza mai condurre a nulla; attraverso quello snervante, surreale continuo chiamare della madre; attraverso quel suo lunghissimo, estenuante flusso di coscienza in altalena tra passato e presente, tra spazzanevi e piatti di famiglia, tra orfanotrofi e carote dell’orto: un vortice di parole e di pensieri che dà le vertigini, oltrechè fastidio.
    A me, il libro della Kasischke è parso un libro molto lucido e bilanciato.
    A differenza di molti commenti letti qui che hanno lamentato il ripetersi eccessivo di alcune ossessioni di Holly ( tipo la lunghezza dei capelli di Tatty o i suoi occhi molti grandi ) e dei flashback tra la prima e la seconda visita in Russia, io ho trovato questi aspetti assolutamente funzionali alla storia e assolutamente necessari. La Kasischke, in questo modo, è riuscita ad illuminare a sprazzi sempre più intensi ( fino alla rivelazione finale quando la disturbata Holly, finalmente, ammette CHI abbia realmente visto dietro la porta degli ‘orrori’ nell’orfanotrofio in Siberia ) l’accadimento iniziale scatenante la tragedia successiva.
    Un accadimento rimosso da Holly con assoluta determinazione per ben tredici anni, e che emerge nel reale solo quando Holly non può più ignorarlo ( e il destino di Tatiana è ormai segnato ).
    Ed è proprio insistendo su quei ricordi del passato, su quei capelli da ‘fata’ nella seconda visita in Russia ( davvero troppo lunghi rispetto alla prima ), o su quegli occhi bellissimi sebbene troppo grandi per una bimba così piccola, su quei primi sorrisi che nella seconda visita non ci sono più, che Holly si ostina a cercare giustificazioni per il suo inaccettabile agire, a tentare di convincersi/ci che di tutti quei casi (compreso il colorito bluastro di Tatiana) si potesse, davvero, in ‘buona fede’ credere a un perchè ‘favolistico’, ‘romantico’.
    Si ostina anche a convincersi/ci del suo immenso amore per Tatiana sebbene, nonostante le insistenze degli amici, per tredici anni l’abbia tenuta ben distante dai medici: questo perchè la sua Sally/Tatiana (quella della prima visita) era una bambina sana e mettere in conto una realtà diversa avrebbe significato riportare alla luce non solo ciò che, nella seconda visita, lei aveva visto dietro la porta degli ‘orrori’ ma anche quegli accenni sfuggenti delle istitutrici dell’orfanotrofio sulla madre naturale di Sally/Tatiana morta di cuore e sulla sua sorellina più grande, anch’essa ammalata di cuore.
    Sono d’accordo con Silvia quando dice che è un libro ‘molto crudele’. Io direi quasi un libro implacabile nel denudare la grettezza e l’egoismo al di là della malattia (la Kasischke, a un certo punto, butta lì che Holly è affetta da disturbo bipolare) e non alieno da considerazioni etiche (per esempio, sui criteri con cui vengono selezionate le famiglie adottive).
    La penna della Kasischke è molto abile ma, secondo me, la trovata di maggior pregio (che può darsi non sia una novità nel genere, ma lo è per me considerata la mia scarna esperienza di lettrice di gialli) è quel suo narratore in terza persona che registra una realtà che non è tale, una ‘realtà soggettiva’.
    L’inganno o la mistificazione avrei potuto metterli in conto con un narratore in prima persona, non con un narratore in terza da cui, (a questo punto ingenuamente), mi sarei attesa oggettività o, al più, piccoli peccati d’omissione.
    Qui, invece, ogni azione, ogni dialogo, ogni pensiero di cui siamo stati spettatori acquistano, nella pagina finale, un senso e una collocazione assoluti ( nella realtà reale, intendo ) assolutamente inaspettati.
    Era prevedibile l’evento di cui dà conto il verbale ma non i modi e, soprattutto, il tempo.
    Per me, quell’ora del verbale, quell’alimentazione forzata, quegli abiti cambiati a ripetizione sono stati altrettanti pugni allo stomaco: nonostante gli indizi lasciati dall’autrice, infatti, lo sciogliersi dei nodi in questa chiave era, almeno per me, tutt’altro che prevedibile.

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  19. Barbara Rosai says:

    Credo che “Un animo d’inverno” richieda al lettore di costituirsi parte attiva.
    Credo che il mondo di Holly evochi, più di altri romanzi, cose diverse che ciascuno di noi attinge direttamente dal proprio vissuto.
    Il riferimento alla poesia e al suo potere evocativo sono importanti nel romanzo, sia per Holly che, soprattutto, per Laura Kasischke, che ha scelto come titolo una parola chiave della poesia di Wallace Stevens,The snowman.
    Proprio per questo motivo, ho trovato che ci fosse poca coerenza fra le prime 230 pagine e la pagina conclusiva. Avrei preferito rimanere nel mondo di Holly, avrei preferito rimanere nell’ambiguità.
    In ogni caso, sono del parere che si debba allargare l’obiettivo e guardare oltre l’ambiente claustrofobico della casa di Holly, Eric e Tatiana per non rinchiudere il romanzo nel genere giallo psicologico.
    La necessità di un inseguire uno stile di vita sempre più elevato, il conseguente rapporto con il denaro, con il lavoro, con il tempo e soprattutto il rifiuto dell’invecchiamento, della malattia e della morte (in poche parole della condizione umana) trapelano continuamente dal personaggio di Holly.
    Non sono solo le paranoie di una donna di mezza età alle prese con una giornata iniziata male e finita peggio, ma la descrizione di paranoie contemporanee comuni.
    Nel romanzo, inoltre, è riconoscibile quella parte della società americana, un tempo fiera di manifestare per ottenere democrazia, libertà e benessere per i paesi poveri, ora impaurita di perdere i propri privilegi, barricata entro i propri confini e bloccata dal senso di colpa.
    In conclusione, lo definirei un romanzo molto severo e molto pessimista, indubbiamente capace di evocare questioni interessanti e di stimolare il lettore. Come altri prima di me hanno sottolineato, il dilungarsi e l’insistere su alcune descrizioni, lungi dal trasmettere lo stato di confusione mentale della madre, appesantiscono la narrazione.

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  20. cetty says:

    Sono d’accordo con Barbara. Nonostante la storia sia ambientata interamente tra le pareti domestiche, siamo in una casa della provincia americana e holly non rappresenta solo se stessa. La ricerca di equilibrio che persegue la protagonista, districandosi tra problemi personali, realizzazione di una posizione sociale solida e il mantenimento della stabilità familiare, è molto condizionata dallo stile di vita della società del suo paese. Anche la frustrazione delle aspirazioni letterarie mancate ha a che fare con la frustazione del confronto imposto dai condizionamenti sociali. Nel descrivere la sua realtà, holly spesso si allontana dall’ intimità dei propri sentimenti e tenta delle piu oggettive descrizioni dei cambiamenti sociali. Per esempio quelli prodotti dai tagli ai budget ecc.
    Una curiosità: la scrittura, lo stile, la struttura narrativa della Kasischke vi hanno suggerito anologie con altri autori?

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  21. Gabriella says:

    Romanzo che si legge tutto d’un fiato, veloce, perchè si deve capire cosa succede, in particolare nella testa di Holly che appare, sin dalle prime pagine, fortemente disturbata. Interessante l’uso dei flashback, che permettono di ricostruire tutta la storia pian piano. Mi piace l’idea della tormenta di neve, che isola fisicamente, ma anche psicologicamente Holly da tutto il mondo esterno: la sua casa è la sua mente e quello che succede da una parte, immediatamente si riflette nell’altra. Holly si sente sola: nel giorno dell’anno in cui si dovrebbe stare con gli altri, a lei succede che tutti la abbandonano e la lasciano ad affronatre una realtà che non è in grado di affrontare…ed ecco il crollo totale, le allucinazioni.
    Mi è rimasto un dubbio: chi è lo Sconosciuto che telefona regolarmente?Concordo che la seconda parte del romanzo sia un po’ “tirata” e viene voglia di passare all’ultima pagine (come ho fatto io…): rimane comunque un romanzo molto interessante e che si “divora” in poco tempo.
    Come non fare un confronto con il film “The Others”?

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  22. edda lucchini says:

    Ho terminato la lettura del libro questa notte divisa tra il senso di disagio che riusciva a trasmettermi e la \”necessita\’ \” di arrivare in fondo e capire. E\’ uno scritto che mi ha turbata molto e mi ha lasciato un profondo senso di angoscia e tristezza, non credo ne consiglierei la lettura ad un\’amica anche se trovo sia scritto molto bene. Non vedo l\’ora di parlarne con voi il prossimo venerdi\’

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  23. eansaldo says:

    Un romanzo psicologico bellissimo, dall\’inizio alla fine si rimane con il fiato in sospeso aspettando la mossa successiva.

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  24. Claudio says:

    Questo libro si potrebbe definire un thriller oscuro, cupo e agghiacciante sull\’amore tra una madre e la figlia. Un racconto che unisce dramma domestico con elementi di suspense psicologica e di negazione e senso di colpa.La mattina di un Natale nevoso, Holly si risveglia con i frammenti di un incubo che galleggia sul bordo della sua coscienza. Qualcosa li ha seguiti dalla Russia…Inizialmente ho trovato un po’ di difficoltà nel seguire i pensieri ossessivi e stranianti della protagonista, ma che ben introducono alla sua personalità psicotica. I pensieri di Holly sui viaggi che lei e suo marito hanno intrapreso in Siberia per adottare Tatiana, le versioni di quelle visite che cambiano nel corso della giornata, le rivelazioni lente di Holly su ciò che l’ha spinta ad adottare e la propria storia familiare mi hanno indotto a dubitare delle descrizioni sempre più confuse di Holly dei catastrofici eventi della giornata. Fino a rendere perfettamente l’idea di una protagonista, non a caso descritta sempre in terza persona, che vive una realtà distorta. Così, in un crescendo di situazioni si percepisce che qualcosa di terribile sta per essere rivelato, qualcosa di terribile e inevitabile che, nonostante sia previsto, colpisce come un pugno nello stomaco all’ultima pagina. La bravura della Kasischke è evidente nel controllo del ritmo, nella distribuzione intelligente di indizi, nel modo in cui calibra la narrazione: sa perfettamente quando accelerare, fermarsi, o rallentare. Di contro ho notato qualche appesantimento e varie dissonanze nel fluire del racconto.Infine mi è sorto un dubbio sulla natura dell’amore di Holly verso la sua piccola, meravigliosa e perfetta Tatty: sarà la descrizione dell’amore malato di Holly oppure una velata critica al desiderio “gretto ed egoista” di alcune coppie senza figli di possedere “un cucciolo”?

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  25. Sabrina Di Agresti says:

    Sabrina Di Agresti – Torino n. Roma
    Buon giorno,
    Cosa può accadere in una giornata a Natale?
    Dalle telefonate , alla bufera di neve , alla preparazione del pranzo e non solo.
    Da questa trama si sviluppa la descrizione della vita di Holly e di sua figlia adolescente adottata.
    Il romanzo è ambientato tra la Siberia e gli Stati Uniti ,non suddiviso in capitoli.
    L’inizio lascia un po’ in confusione il lettore che lentamente si trova nella campagna russa fino ai margini della Siberia.
    Se questo libro fosse rappresentato in teatro tutti i dialoghi o meglio i monologhi, dovrebbero essere interpretati da una grande attrice. Il suo ruolo, principale, interpreterebbe una donna priva di sensibilità ma non di sentimentalismo per la sua forza ed insieme la sua fragilità.
    La superstizione e i gesti apotropaici sono ben presenti soprattutto sulla scena dell’arrivo della coppia americana all’orfanotrofio :
    aveva preso in braccio sua figlia e , prima ancora di vederla , toccarla e udirla,l’aveva amata, come se vi fossero un organo e una zona del cervello che fungevano da occhio , naso oppure orecchio dell’amore…e il secondo senso , l’olfatto. Avrebbe sempre associato sua figlia e l’amore per sua figlia a quell’impressione sensoriale secondaria:l’aglio, dall’odore forte , penetrante, l’impronta fangosa a forma di zoccolo di quello spicchio con la sua buccia fragile. E l’odore di latte rancido e cereali che impregnava la scollatura umida dell’abito liso e malandato che le avevano messo addosso, quasi a volergliela presentare sotto una luce migliore con qualche margherita sbiadita. inondata di deodorante per ambienti per darle un tocco speciale.
    HOLLY
    Holly vive con il marito Eric ed è una scrittrice convulsa che ha bisogno di fermare ogni attimo vissuto ed ogni emozione.
    Ha subìto un grave intervento chirurgico per l’asportazione degli organi sessuali e dei seni.
    C’è sempre un legame ed un presentimento con la morte , dall’amore per la figlia dell’amica, per le porcellane lasciate in cantina, per un’infanzia mal vissuta tra la scomparsa della madre e gli eventi tragici delle sorelle maggiori .Come se avvertisse sempre la presenza di un fantasma accanto a se’.
    Nella famiglia di Holly cresciuta a cibi surgelati ed in scatola , ben presto la madre, forse per qualche malattia, demandò la gestione della casa.

    Holly si occupa di vendita di oggetti ai mercatini dell’usato e, in un’estate in cui non era riuscita a scrivere neppure un verso, capì che voleva un figlio e così lo descrive: ” Quello che le serviva era un figlio”.
    Un pensiero fisso e costante continua a ritornare alla mente di Holly , qualcosa di ignoto che li aveva seguiti fino a casa, in Michigan dalla Siberia. Parrebbe uno strano virus fantascientifico che aveva creato inspiegabilmente sul dorso della mano di Eric un rigonfiamento.
    La storia si svolge, come detto, nella giornata di un Natale, non si specifica l’anno ma che fa presupporre un presagio nefasto.
    Ma già da quando arriva a casa, la piccola a 2 anni, è costretta a rimanere per 10 ore al giorno all’asilo, addormentandosi dal lungo piangere.
    Sono particolari sia il gioco del nascondino tra la bambina e Holly sia quando davanti alla porta della stanza della figlia ,trattiene il fiato e, in silenzio, cerca di carpirne i movimenti.
    I genitori di Eric, Gin e Gramps erano considerati da Holly già anziani anagraficamente e mentalmente.
    Il comportamento bizzarroide emerge anche per l’apprensione per la preparazione del pranzo di Natale tra amici e parenti che, come ogni anno, si svolgeva a casa.
    Holly e la figlia non riescono a parlarsi e quando lo fanno come per l’episodio degli orecchini da indossare alla festa, sembra un pretesto per chiudersi sempre di più. In realtà non hanno che futili motivi, ma il desiderio di incomunicabilità termina con la chiusura, proprio in un giorno che dovrebbe essere lieto.
    In modo quasi crudele , quello che utilizza d i solito con la figlia, Holly,priva di ogni dolcezza e sensibilità, la esorta ad utilizzare il preservativo nelle sue uscite con Tommy.La ragazza prova rammarico.
    Chiama continuamente ed ossessivamente la figlia . Ha pensieri strani e comportamenti che lasciano interdetti come quando mette in bocca due pietre imitando Demostene o vuole riporre nella neve il suo arrosto o ancora quando chiama una gallina con il nome di Sally . Inoltre fa inorridire il suo pessimo gusto nel porre la carta da parati nel bagno.
    L’amica di Holly è Thuy che sa ascoltarla.
    La figlia si ustiona una mano e lei si perde ed entra in confusione. Ma non le ha mai permesso una visita medica né un controllo neppure a casa. Nessun pediatra l’ha mai visitata nonostante l’infermiera dell’orfanotrofio cerca di comunicarle un problema al petto .

    TATIANA
    La bambina, che hanno voluto chiamare Tatiana, è diventata un’adolescente con stupendi capelli lunghi e neri ed un fisico bellissimo ma che negli ultimi due anni si rivela insofferente e suscettibile.
    Non piangeva ed esprimeva le emozioni come una bambina che è stata abbandonata e che ha capito molto presto che la vita non è giusta.
    Anche effettuare la richiesta in quel Natale,dei regali, specificando persino il codice degli oggetti, denota una freddezza , una distanza ed un distacco che tendono a diventare sempre più ampi.
    Particolareggiati i tratti come per lo shampoo all’olio di te tenuto al bordo della vasca da bagno.
    Cita inizialmente Tommy ,suo fidanzatino, che però non entra nel romanzo come il padre.
    Quando dopo 4 mesi dal primo incontro erano tornati a riprenderla, la videro visibilmente cambiata .
    La bambina a 9 anni dimostra di essere molto matura quando le chiede dell’anima e dimostra sensibilità per l’inquinamento del pianeta.

    Questo romanzo pone l’accento sulle adozioni internazionali . Fa pensare alla delusione, ai lunghi tempi di attesa , alla rabbia ed alla mole enorme di denaro .
    Ma non fu per tutti come per Holly ed Eric. Una coppia di americani del Nebraska che avevano acquistato per quello stesso Natale in cui si erano conosciuti, dei piccoli regali, quando tornarono in Siberia non videro più il bambino . Il tutto senza una spiegazione. Nulla . Era tutto un segreto.
    Come per Holly , scrittrice di poesie, anche la scrittrice Kasishchke è accomunata da tale passione , ma non solo. E’ Docente all’Università del Michigan dove vive con la famiglia: il marito, un figlio e una figlia non concepita.
    La neve che cadeva pareva un’altra tenda in perenne movimento e rendeva più sfuocata la linea del paesaggio. Perché i fiocchi non sono tutti uguali, come descrive lo scrittore olandese Koch. Ci sono quelli che quando cadono lo fanno piano , volteggiando in tutto lo spazio, a destra , poi a sinistra e poi di nuovo a destra, leggeri , leggerissimi.
    Si inseriscono momenti musicali e brandelli di canzoni di Dylan e dei Beatles .
    Riesce inoltre, alla perfezione, nel rendere sgradevole, quasi con idiosincrasia, la personalità di Holly.
    Insolito il finale per lo scambio di persona vero o presunto.
    Ha ragione la ragazza , chiunque essa sia, Holly non avrebbe accettato una persona malata .
    Perché ci fu davvero uno scambio di bambine? e sarà in grado Eric di aiutare la moglie?
    Tutte le sue aspettative di donna le ha riposte nella figlia ma la vita non segue il nostro corso ma il suo destino.
    Un animo d’inverno a volte, vuol dire avere un cuore di ghiaccio.

    Nota: ho verificato solo un’incongruenza : a pag. 17 ha 15 anni come per tutto il libro,ma a pag. 31 la ragazza ha 19 anni.

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  26. Barbara Lacchini says:

    “Un animo d’inverno” è una storia che non lascia indifferenti. Il monologo interiore che dà voce alle paure di Holly, alle sue frustrazioni, manie, ossessioni così come dà forma a fantasmi, crea via via un’atmosfera d’inquietudine, quasi claustrofobica in cui lo stress psicologico della donna è palpabile e il lettore assorbe questo senso d’angoscia. Holly – lo scopriamo leggendo – è già provata dalle esperienze che la vita le ha riservato e che hanno lasciato in lei una traccia indelebile. Secondo me i continui flashback e le ripetizioni appesantiscono, concordo, ma sono funzionali a rendere l’idea di una mente instabile e la Kasischke riesce a trasmetterlo in modo efficace. L’epilogo, poi, che pur si intuisce già a un certo punto della narrazione, arriva comunque violento e dà un senso al flusso dei pensieri. Anche la nevicata è funzionale, isolando Holly e braccandola letteralmente di fronte alla realtà: la donna non può più fuggire, nè nascondersi dalla verità dei fatti. Nemmeno io etichetterei il libro come “giallo psicologico”, non fosse altro perché intuendo il finale manca, a mio avviso, la suspence; piuttosto il romanzo offre vari spunti di riflessione che spingono il lettore a ritornare più volte col pensiero all’intera vicenda. Almeno così è successo a me.

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  27. Barbara Rosai says:

    In risposta alla domanda di Cetty del 26 settembre.
    La lettura di “Un animo d’inverno”, mi ha fatto molto ripensare ad un romanzo di una scrittrice esordiente, Julia Deck, pubblicato in Francia un paio di anni fa e recentemente tradotto in italiano.
    Il romanzo si intitola ” Viviane Elisabeth Fauville”.

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  28. Anna Maria says:

    Concordo con Barbara, anche a me è venuto subito in mente “Viviane Elisabeth Fauville” di Julia Deck forse perchè si è trattato di uno dei primi noir psicologici letti. La Deck ha giocato con la scrittura per farci giungere lo spaesamento della protagonista passando fra la prima, la seconda e la terza persona. Il nostro Un animo d’inverno però mi ha decisamente coinvolta di più.

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  29. Benedetta (Roma) says:

    Ho lasciato passare parecchio tempo tra la fine della lettura e questa piccola riflessione, perchè esprimermi subito avrebbe significato un secco “no, non mi è piaciuto”. invece adesso, a distanza di parecchi giorni, credo di aver individuato il motivo per cui questo libro mi lascia perplessa. Perplessa e con un po’ di rabbia, che poi è il sentimento che mi ha accompagnata durante tutta la lettura. Trovo che sia tristemente un capolavoro mancato, una storia sprecata. La scrittura è veloce, asciutta, scorrono le pagine senza nemmeno rendersene conto (e per un libro che non entusiasma direi che è un bel risultato!). La storia è interessante, anche per chi come me, non è ancora madre, e nemmeno più figlia adolescente. La varietà dei temi trattati, la loro serietà e universalità, potrebbero essere le basi per un libro importante. Potrebbero…
    Il mio pensiero è che l’autrice abbia completamente sprecato la prima metà del libro. Una banalità dopo l’altra, una superficialità da romanzo di terza categoria. Per poi correre affannosamente verso il finale a sorpresa… che però sorpresa non era più.
    Ecco, peccato, poteva essere tanto di più e tanto meglio.

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  30. Elena says:

    Un libro che non mi ha certo lasciata indifferente, capace di avvincermi come un thriller e di lasciarmi distrutta come La storia della Morante, con cui condivide la chiusa giornalistica che riassume una tragedia.
    All’inizio la situazione sembra chiara: giorno di Natale, bufera di neve (cosa così lontana dalla realtà di Torino), madre con problemi personali mai del tutto risolti ma che ha saputo crearsi un’identità come lavoratrice, moglie e adottando una bambina, figlia adolescente, isolamento per il meteo avverso. Ma senti fin dall’inizio che c’è qualcosa che non va, che qualcosa di terribile sta per accadere, che qualcosa sconvolgerà la vita di questa madre e questa adolescente, con il papà bloccato ad assistere i nonni, l’amichetto di lei bloccato dalla neve a casa e anche le due amiche lesbiche che non possono venire a mangiare (dettaglio che come attivista dei diritti gay ho apprezzato molto, intendo che si parli di una coppia cosiddetta alternativa).
    La cosa terribile potrebbe essere o la madre che uccide la figlia, o viceversa, o un maniaco che arriva in casa, magari la vicina. Potrebbe, se fosse un giallo. Ma non è un giallo, questo, è un allucinante viaggio nella psiche umana, nel non voler riconoscere la verità, nel non aver risolto problemi del passato, per portare in un inferno che emerge nella sua tragicità alla fine, dopo aver serpeggiato per tutto il romanzo, tra telefonate mute che potevano far pensare ad una terza presenza, ricordi, eventi che sembrano normali ma non lo sono. Un libro che è riuscito a stupirmi e che mi ha profondamente inquietata, con la sua protagonista, che so che a molti non è piaciuta, ma che non ho trovato un personaggio negativo, solo tragico, con questo suo passato terribile di lutti e il suo presente in cui cerca di adeguarsi ad un suo sogno che non esiste. Da brivido.

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  31. Silvio Campus says:

    La storia di Holly, descritta con maestrìa compositiva e di linguaggio dalla scrittrice americana Laura Kasischke nel suo romanzo \” Un animo d\’inverno\” , è la storia di un viaggio compiuto da una donna sui binari della follia e del suo arrivo nell\’ultima stazione, ormai dismessa, della condizione umana.Bisogna subito precisare che non si tratta di un libro di facile lettura, e non tanto a causa del linguaggio che infatti risulta, pur nella raffinatezza sintattica e nel sapiente uso delle coniugazioni verbali, semplice e accessibile a chiunque. Piuttosto la difficoltà risiede nell\’obbligo imposto al lettore di \” tollerare \” l\’ambientazione del racconto: un unico palcoscenico, con una sola scenografia ( una cucina, una camera da letto con una porta che pare debba aprirsi da un momento all\’altro e resta invece, per la gran parte del tempo, chiusa ) e una sola attrice in scena. La seconda protagonista della storia, la figlia adottiva di Holly, l\’adolescente Tatty, diventa ben presto un personaggio evanescente e lascia alla madre tutto lo spazio, sia fisico che psicologico. Il marito Eric è un personaggio che vive dietro le quinte e che non ha influenza diretta nella storia.Per qualcuno questa unicità potrebbe essere fonte di claustrofobia: a causa di una tempesta di neve, ( che ha l\’aspetto, pur nella sua effettiva realtà, di un\’ allucinazione figlia della malata fantasia della protagonista ) Holly non può uscire dalla casa borghese in cui è confinata ( si è confinata… ) e non può ricevere visite, nonostante sia il giorno di Natale. Allo stesso modo, il lettore è costretto a rimanere, per 230 pagine, davanti ad un\’unica scena ed è obbligato ad assistere all\’andirivieni ossessivo-compulsivo di questa donna che si sta avvicinando all\’abisso. Il lettore percepisce, aiutato dall\’autrice che fin dalla prima pagina semina con sapiente attenzione indizi premonitori, che qualcosa non quadra e che si sta preparando una vera tempesta di ghiaccio e freddo, molto più devastante di quella che Holly vede al di là della finestra. Questa percezione avvince e al tempo stesso indispone, al punto tale che, più volte durante la lettura, si sente il bisogno di abbandonarla per prendere fiato e per non venire trascinati nel gorgo dove Holly sta ormai soccombendo.Il colpo di scena finale, che si presenta con la citazione di un semplice orario, non rappresenta una liberazione. Questo di solito accade nei romanzi gialli e nei thriller ( cioè nella narrativa di genere ) e restituisce al lettore l\’ossigeno che è venuto a mancare durante la lettura.Nell\’opera della Kasischke la fine non è una liberazione: non c\’è pietà per la protagonista e non si può intravedere nemmeno una possibilità di espiazione. Neppure la poesia, tanto amata e desiderata, può fornire ad Holly una via d\’uscita.Holly ha compiuto la sua discesa agli inferi e non è prevista, per lei, alcuna redenzione o possibilità di guarigione. Ma è proprio questo finale, così plumbeo e privo di speranza, a farne un personaggio di grande spessore morale. L\’egoismo che la caratterizza non è voluto ma piuttosto subìto, e la rende, al tempo stesso, vittima e carnefice di se stessa.Alla fine il lettore, mentre abbandona Holly in mano alle autorità, non può che provare un senso di pietà e profonda solidarietà umana.I trascorsi drammatici della vita di questa donna sola, alla continua ricerca di una maternità normale e senza problemi, sono alla base della sua instabilità psichica, come una specie di tara familiare.Ma Laura Kasischke sa inserire con grande mestiere, all\’interno dell\’involucro-Holly, anche una forte critica della società contemporanea: assenza di sentimenti profondi, schiavitù nei confronti di una tecnologia ossessionante, rapporti interpersonali esili e superficiali, rapporti coniugali stabili quanto inconsistenti, prevalenza del denaro come misura di ogni cosa, ambiguità e abiezione presenti nel mondo delle adozioni internazionali.Inoltre è notevole la sua capacità di portare il racconto, in maniera impercettibile, dalla terza persona alla prima, senza appesantirlo di giudizi personali, che esistono ma rimangono bene occultati tra le righe del testo.Il primo verso della poesia \” The snow man \” di Wallace Stevens, che presta il titolo al romanzo, indica e in parte spiega il percorso mentale che sovrintende alla composizione di questa bella opera.

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  32. Milena says:

    Nonostante si capisse fin da metà libro la triste fine di Tatiana, la scrittrice è stata in grado di destare il mio interesse fino all’ultima riga. Il susseguirsi dei pensieri di Holly, che si intrecciano e mutano stimolati da ogni piccolo evento esterno, sono un esempio calzante di come spesso ci facciamo condizionare dagli eventi negativi fino al punto da credere di esserne perseguitati. Holly, una donna che dice di usare la tecnica dell’elestico per dimenticare in maniera definitiva e immediata i problemi, ma che in realtà mostra le sue fragilità riportando costantemente alla mente le paure e i dubbi in quanto madre.

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  33. monica says:

    Un animo d’inverno rimane nel suo bozzolo, una crisalide che non diventa farfalla. Scelta lessicale non sempre coerente ai concetti, ripetizioni di termini. Una traduzione che non sfavilla. Aperture e chiusure di parentesi che invadono il campo visivo. Le tante interrogative.
    Un racconto intenso che si perde nell’assurda lungaggine di troppi, eccessivi flashback.
    L’estenuante lentezza de Il nuotatore lascia il posto a una storia -che poteva costituire in toto un colpo di scena- che non decolla.
    Ho comunque apprezzato i percorsi degenerativi di una mente instabile, col suo un passato di morte. Il frammento feroce riguardante la porta chiusa. Il mondo parallelo e desolante all’interno dell’orfanotrofio Pokrovka n.2. Il sorriso devastante della piccola Tatiana-Sally incatenata alle scelte del destino. I grandi occhi scuri come laghi o bocche amare.
    Poteva essere! questo romanzo, invece non è diventato. Fermo in una dimensione regalata, forse, da una traduzione non eccezionale.

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  34. rita says:

    Ti sembra di vederla, Holly, che cerca disperatamente di negare a se stessa un dolore atroce, insopportabile a tal punto da chiuderle la mente e farla vivere irrealmente un Natale del 20… Dodici ore di follia, per non sentire quel dolore profondo che ti sconvolge solo quando si perde qualcuno che ami intensamente! Dodici lunghissime ore per permettere alla mente di dare un senso a quella dolorosissima perdita!
    Immagini Holly che abbraccia Tatty, la veste e la riveste, le apre le mani bluastre, le accarezza i bellissimi capelli, la sposta, prepara da mangiare, la imbocca, parla al telefono e guarda, fuori dalla finestra, la neve bianca che scende copiosa!
    L’autrice ti accompagna nel rivivere queste ore con dovuta maestria, instilla in te la voglia di seguire, quasi con bramosia, il monologo di questa madre (mentalmente segnata dal vissuto della sua infanzia, adolescenza e giovinezza) e ne evidenzia, quasi poeticamente, ovattandone la sofferenza (come fa la neve con i rumori), i suoi sentimenti, le sue ossessioni, le sue emozioni, le sue sconfitte, i suoi scontri, le sue paure, i suoi desideri, il suo negare l’evidenza! Sembra quasi che la dipinga nell’attesa che il giorno trascorra per riportarle, con l’avanzar della sera, la sua amata Tatiana.
    E’ chiaro fin dalle prime righe che Tatiana è morta (un braccio pallido abbandonato sulla trapunta, i capelli scuri sparpagliati sul cuscino, perfettamente immobile tanto che avrebbe potuto essere un quadro, così serena che pareva quasi… e poi: pareva una statua di marmo pallida, liscia e un po’ fredda), ma l’autrice sa come far accendere la voglia di leggere le pagine di questo libro, una dopo l’altra, fino ad arrivare all’ultima, quasi tutto d’un fiato. E, in quest’ultima pagina, ricompone tutti i pezzi del puzzle.
    La Kasischke descrive, senza banalità, uno stato mentale, particolarmente complesso, che fa accrescere prepotente il desiderio di non far morire dentro sé, in qualche modo, una persona amata.
    Uno stato mentale squilibrato, irrazionale, così intricato, che trasforma un animo pieno di rose in un animo d’inverno.
    Romanzo psicologico, noir, thriller? Sicuramente nel leggerlo, rimani quasi incantato dalle parole, che ti sembra sentir risuonare nella mente, e dall’evocazione delle immagini che esse creano. Decisamente un bel libro sulle deviazioni della nostra mente!

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  35. Susanna (gruppo Torino centrale) says:

    Cupa, irritante e claustrofobica, questa storia inquieta il lettore mentre si accumulano indizi assurdi e contraddittori che acquisteranno (quasi tutti) un senso compiuto solo verso la fine del libro; affronta tematiche di grande impatto emotivo, sia in senso individuale (la difficile vicenda personale della protagonista, i suoi accidentati percorsi mentali tra negazione e rimozione, il finale allucinatorio) che in senso sociale, rispetto alle logiche e alle aberrazioni delle pratiche per l’adozione. Questo materiale così impegnativo è però trattato in un modo che per molti è risultato poco convincente: la magia narrativa per cui i personaggi “escono dalle pagine” stenta ad accendersi, la narrazione è prolissa e appesantita da un uso eccessivo di flashback, lunghi e spesso ripetitivi, la traduzione e le scelte lessicali sembrano in molti punti inadeguate.
    Da questa lettura sono emerse riflessioni sulla maternità, biologica o meno, e sul significato dell’adozione: che nel caso qui narrato nasconde un aspetto non solo egoistico ma oscuramente commerciale, con un orfanotrofio-lager che appare quasi come un mostruoso supermarket di bambini… di prima oppure di seconda scelta. Altre riflessioni, correlate a questa, derivano dalla descrizione dei rapporti umani e familiari di Holly, a partire per esempio dalla figura evanescente del marito: la solitudine della protagonista – isolata da una tempesta di neve il giorno di Natale, nella più pura tradizione thriller – porta alle estreme conseguenze la sua tragedia, ma insieme ne rappresenta plasticamente la condizione esistenziale.

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  36. Milena says:

    grazie all’incontro con il gruppo di lettura di Torino (fonte sempre di nuovi spunti sulle lettura proposte) vorrei aggiungere che un’ulteriore riflessione, che dal mio punto di vista ha reso la lettura ancora più interessante. Qui è l’egoismo della donna (specchio dei tempi?)ad essere in primo piano: l’adozione è quasi da considerare un acquisto al supermercato: la coppia si reca in Russia, sceglie e opta per una creatura bella, sana con degli occhi che ammaliano. La stessa creatura che durante la seconda visita viene in/consciamente rifiutata perchè chiaramente non più perfetta. Quindi il dramma in realtà non è incentrato sulla morte della figlia ma principalmente sull’aver abbandonato “la prima scelta” nell’orfanotrofio. Quello che fa riflettere è l’estrema necessità, nel mondo contemporaneo occidentalizzato, della ricerca della perfezione fisica ed estetica. Una superficialità d’animo che contamina persino un atto di grande generosità come l’adozione(da considerare tale soprattutto in un epoca in cui per avere figli la “semplice inseminazione artificiale” è ormai quasi preistoria a confronto di “uteri in affitto” e via discorrendo), trasformandolo in un banale acquisto come se fosse quasi un capriccio(fortunatamente non in ogni parte del mondo avviene in questo modo).

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