La lista di Lisette

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È il 1937 quando Lisette giunge a Roussillon, un villaggio della Provenza appollaiato in cima a una montagna, con le case dai colori armoniosi che si inerpicano fino in vetta e sembrano abitate da elfi, fate e cantastorie.
Vent’anni, e nel cuore la speranza di un apprendistato alla galleria d’arte Laforgue di Parigi, Lisette approda nel villaggio con l’animo tutt’altro che incline all’idillio. André, il marito, ha deciso di abbandonare la capitale e trasferirsi in quel borgo sperduto perché il nonno, Pascal, gli ha chiesto aiuto a causa della sua cagionevole salute. Per andare in suo soccorso, André ha rinunciato al prestigioso ruolo di funzionario nella Corporazione degli Encadreurs, l’associazione dei corniciai parigini, e Lisette al suo anelito d’arte.
A Roussillon, però, i due non si imbattono affatto in un anziano malandato e in fin di vita, ma in un aitante ottantenne in evidente buona salute. Col cappello scamosciato aderente al cranio come una seconda pelle, Pascal trascorre il suo tempo sul campo di boules, a sfidare amici e conoscenti a colpi di bocce d’acciaio grandi come pugni.
Ritrovarsi nella provincia francese per soccorrere un vecchio che, all’apparenza, non ha alcun bisogno d’aiuto sembrerebbe un’autentica beffa per la giovane coppia e per Lisette, in particolare, la parisienne che considera Parigi la sua felicità e la sua anima.
Nel chiuso, tuttavia, della sua casa, un edificio a due piani con lo stucco d’un ocra sbiadito, un rampicante stentato sopra la porta e, accanto, una fioriera con una pianta avvizzita di lavanda, Pascal mostra a Lisette e André la ragione vera del loro arrivo a Roussillon: sette dipinti appesi alle pareti che raffigurano casolari di campagna, campi con montagne sullo sfondo, fanciulle, nature morte, teste mozzate. Sette quadri che lasciano Lisette a bocca aperta poiché le nozioni d’arte apprese dall’amico Maxime non le consentono di sbagliare: quei dipinti sono dei capolavori di Cézanne, Pissarro e altri grandi maestri. Incomparabili opere d’arte in un «villaggio fuori dal mondo»!
Costituiscono la lista di Pascal, il tesoro che il vecchio ha ricevuto dalle mani stesse degli artisti quando anni prima, «giovane, sprezzante e pieno di grandi idee», aveva pensato di improvvisarsi
corniciaio a Parigi. Doni preziosi che racchiudono meravigliose storie d’arte e d’amore che Pascal vuole raccontare al nipote e alla sua giovane moglie parigina perché non vadano perdute.
Diventeranno la «lista di Lisette», i dipinti che la parisienne proteggerà quando, scomparso Pascal e perse le tracce di André, il rombo dei cannoni nazisti cercherà di zittire ovunque la civiltà e, in ogni città e contrada d’Europa, le SS, su ordine di Goering e Goebbels, si daranno al saccheggio e al furto di migliaia di opere d’arte.

«L’autrice della Passione di Artemisia ci trasporta sulle rive della Senna nel 1880, facendo rivivere tutti i personaggi del Pranzo dei canottieri, ci racconta la genesi di questo  capolavoro artistico e ci restituisce lo spirito del tempo».
Corriere della Sera

«Donne coraggiose, anticonformiste innamorate dell’arte che si misurano con un mondo dominato dagli uomini e con la storia che spinge verso la modernità».
La Repubblica

«Il merito maggiore della Vreeland è quello di prestarci gli occhi per vedere i quadri di Emily, con tutte le storie che ci sono dietro che raccontano di coraggio e di disperazione, di morti e di nuove vite, in un ciclo continuo».
Stradanove

«Date fiducia a Vreeland e conoscerete il lato meno conosciuto delle donne».
USA Today

«Un romanzo luminoso… che resterà a lungo nella mente dei lettori».
The New York Times

«La storia di una seduzione, ma soprattutto la storia della nascita di uno dei più noti dipinti dell’Impressionismo».
il Venerdì di Repubblica

«Una ribelle e appassionata canadese, caparbia nell’originalità della sua scandalosa pittura, destinata a rivoluzionare l’arte americana».
TtL, La Stampa

«Arte, denaro, potere, amore… Susan Vreeland dipinge uno splendido ritratto della più grande artista del Rinascimento».
Vogue

«La scrittura di Vreeland è così piena di grazia e la sua indagine così esaustiva che il lettore si calerà perfettamente nel suo mondo».
Los Angeles Times

Susan Vreeland vive a San Diego in California. Neri Pozza ha pubblicato tutte le sue opere: La ragazza in blu (2003), La passione di Artemisia (2002, BEAT 2010), L’amante del bosco (2004), Ritratti d’artista (2005), La vita moderna (2007, BEAT 2011), Una ragazza da Tiffany (2010, BEAT 2013). Il suo sito internet è: www.svreeland.com.

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La lista di Lisette, 6.4 out of 10 based on 8 ratings
  1. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    Premetto che ho letto tutti i libri di Susan Vreeland, da ‘Ritratti d’Artista’ a ‘Una ragazza da Tiffany’, preferendo sopra tutti ‘L’amante del bosco’ e ‘La vita moderna’ .
    Detto ciò, devo ammettere che ‘La lista di Lisette’ mi ha spiazzata.
    Trovo che, con quest’ultimo romanzo, la Vreeland si sia scostata di molto dal suo ‘habitus narrativo’ (sempre che il termine ‘habitus narrativo’ abbia un senso).
    Leggendo la postfazione e i ringraziamenti alla sua ex-editor (sull’incoraggiamento a liberarsi dai limiti della verità storica) ho compreso trattarsi di una scelta ponderata, maturata non senza resistenze.
    Ne ‘La lista di Lisette’, la ‘componente artistica’, preponderante in tutti i precedenti romanzi della Vreeland, è, a mio parere, piuttosto incidentale rispetto alla linea narrativa principale, ossia la storia di una giovane parigina, catapultata nella realtà provinciale del Sud della Francia, negli anni a cavallo della seconda guerra mondiale.
    Solo nella ‘Ragazza in blu’ (un romanzo quasi degli esordi della Vreeland), rinvengo una scelta narrativa analoga, ossia l’utilizzo dell’elemento artistico (in quel caso, un finto quadro di Vermeer) come sfondo alle vicende di personaggi quasi tutti fittizi.
    Anche il personaggio di Lisette si discosta molto dalle ‘eroine’ dei precedenti romanzi della Vreeland.
    Innazitutto perchè Lisette non è un personaggio storico reale (unico nella galleria di protagoniste femminili della Vreeland) e, in secondo luogo, perchè, anche come personaggio di finzione, non condivide nè la caratura artistica o intellettuale, né la carica rivoluzionaria o scandalosa di vite con quelle di Artemisia Gentileschi, Emily Carr o Clara Driscoll.
    Lisette è, sostanzialmente, una donna del suo tempo, appagata dall’amore del marito, senza particolari abilità o talenti, con una certa sensibilità al bello (di un quadro, di un abito o di un cafè parigino), ingenua, un po’ immatura, a volte insicura, che tenta di sopravvivere (da giovane vedova) allo scempio della Seconda Guerra Mondiale.
    L’approccio della Vreeland nei confronti della guerra mi è parso singolare e, sotto certi aspetti, apprezzabile nell’intento di voler offrire un punto d’osservazione diverso (lontano dai campi di battaglia, dal sangue e dalla ferocia) ma altrettanto veritiero. È la guerra così come è stata vissuta nelle campagne, nei paesini, attraverso le notizie alla radio, la solitudine, l’attesa di lettere dal fronte, la penuria di generi di prima necessità, l’assenza degli uomini, l’alternarsi di bandiere sui palazzi del comune: la guerra così come è stata vissuta da migliaia di donne, mogli e madri (tra l’altro, l’episodio della ‘palata di feci’ contro Bernard mi ha ricordato un aneddoto su mia nonna, anche lei giovanissima vedova di guerra in un paesino del sud Italia: lei ha optato per il lancio d’una tegola sulla testa d’un corteggiatore un po’ troppo molesto e intraprendente).
    Ho trovato interessanti gli incontri di Lisette con Bella e Marc Chagall, la genesi del quadro ‘Bella con gallo alla finestra’, e i racconti dei coniugi Chagall su se stessi e sui quadri di Marc: il garbo della Vreeland nell’illuminare vite e pensieri di personaggi storici (nel rispetto delle verità inoppugnabili eppur mai rinunciando all’invenzione narrativa e al romanzesco) è ciò che ho sempre apprezzato maggiormente nei suoi romanzi.
    La Vreeland è sempre maestra nel ricostruire ambientazioni (in questo caso Roussillon e i colori e i profumi della Provenza) e nel dar voce a dettagli di costume curiosi e originali (come i primi gabinetti o i tappi di sughero come surrogati delle gomme delle biciclette).
    Per me, tuttavia, che ho sempre amato la forte impostazione artistica di quasi tutti i suoi romanzi, che ho apprezzato la solida impalcatura storica dei suoi personaggi, ammirando l’ispirato coraggio di Emily (ne ‘L’amante del bosco’), la fiera emancipazione di Clara (ne ‘Una ragazza da Tiffany’), percependo la furia creativa di Artemisia (ne ‘La passione di Artemisia’), e sorridendo della dolce ingenuità di Alphonsine (ne ‘La vita moderna’), Lisette, per tutti questi motivi, non è, purtroppo, il mio personaggio.

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  2. Sabrina Di Agresti says:

    Sabrina Di Agresti – Torino n. Roma
    Buon giorno,
    questo commento con vari spunti per domande ed analisi sui libri precedenti dell’autrice, è stato scritto anche in vista dell’evento/incontro con la scrittrice che avverrà il 17 novembre in Torino.
    la Lista di Lisette è suddiviso in 4 libri.
    In copertina il quadro famosissimo di Chagall LA PASSEGGIATA ed una sua citazione sull’unico colore della vita, quello dell’amore.
    E’ ambientato tra il 1937 e il 1948 in Francia e sembra dedicato alle persone che amano l’arte e la vita.
    Temi : la miseria, l’ambiente ristretto di paese e la gente indiscreta ed inadeguata e sempre pronta ad emettere giudizi.
    E’ positivo e in questo periodo di egoismo ed individualismo dà un segnale positivo e di coraggio . Essere determinati e perseguire gli obiettivi che si è prefissi . Grazie da parte mia anche di questo.
    Tutti i personaggi sono ricchi di dignità . Fuori dal contesto i nazisti, che sono entrati nella Storia per la crudeltà, le aberrazioni e la Morte.
    Lisette, che parla in 1° persona, è la protagonista ed è una donna appena sposata, di circa 23 anni .
    Intraprende un lungo viaggio con il marito Andrè , anche lui orfano di entrambi i genitori, da Parigi verso un paese del sud della Francia : Roussilion.
    Chi non è affascinato dal colore , dal profumo e dalle lunghe distese di lavanda della Provenza ?
    Ma incombe la guerra e i due sposi si separano . Lui torna a Parigi e lei vive , concentrata su di se’, tutta la storia del romanzo.
    Dall’orfanotrofio in cui è cresciuta con le suore, Lisette segue, nonostante non dimostri molto entusiasmo, il suo Andrè a casa del nonno che, per causa di salute, li ha convocati a Roussilion.
    Il luogo sarà fulcro di tutto il romanzo , le giornate di vento forte sono descritte come se la scrittrice le avesse realmente vissute per come viene percepita la sua passione e, come ha visto i fagiolini rampicanti crescere sopra le porte delle piccole case , e, come scriverà poi nei suoi ringraziamenti ce lo conferma .
    Entrano nella storia Maurice, un cavaliere di Provenza che saluta amichevolmente Andrè prima di salire sulla corriera con i bagagli.
    La figura della suora , saggia, Marie Pierre ricompare come nel romanzo “Una ragazza da Tiffany” quando le consiglia di accompagnare Andrè.
    Riconferma il suo stile ed il suo modo di scrivere che adoro,” fitti cipressi bordavano il versante nord dei campi coltivati, le ombre puntute che si tendevano verso di noi come grigie dita di streghe “.
    Si percepisce che non sarà solo un viaggio per il nonno ma un trasferimento definitivo.
    Lisette inizierà presto a bere il Pastis.
    Come per La Passione di Artemisia, la figura del padre anziano, che le scrive una lettera per indurla a seguirlo negli ultimi giorni della sua vita, sia Lisette che Artemisia denotano una dolcezza e una bontà verso una persona che sta terminando i suoi giorni, perdonando per entrambi gli uomini, il loro comportamento in parte egoista .
    Utilizza moltissimi termini francesi.
    Tutta la parte riguardante la cucina è ben espressa con termini tecnici , francesi, che ne hanno codificato il linguaggio rendendolo universale .
    La stessa si deve a Georges Auguste Escoffier, dalla sua opera derivò la moderna versione della haute cuisine o grande cuisine.
    La cucina francese è stata resa famosa nei paesi anglosassoni dalla gourmand statunitense Julia Child.
    Non a caso , secondo me , è il cognome che ha scelto per Andrè: Roux .
    In cucina , è il composto base di ogni preparazione .
    Purtroppo in tempo di guerra si beve anche il caffè ricavato dalla cicoria o dalla rosa canina ,o si impara l’arte di aggiustare una bicicletta o modificare un maglione o un paio di pantaloni per creare nuovi capi di abbigliamento.
    Il nonno Pascal dimostra subìto un carattere deciso , intraprendente ed impavido quando lo incontrano mentre gioca a bocce . Ha lavorato in miniera per estrarre il colore giallo . E’ a Gargas ( ad est di Roussilion) una cattedrale di colori scolpita dai minatori dell’ocra del Pays d’Apt.
    In questa foresta di pini, in queste pareti dai colori caldi e luminosi, la forza delle braccia dei minatori ha scavato circa 50 km di gallerie. Vestigia monumentali dello sfruttamento dell’ocra, sito unico e lodevole, questo labirinto misterioso oggi è tutelato e si visita. In piccoli gruppi, una guida accompagna nelle gallerie scavate dal lavoro degli uomini, iniziato in questo sito nel 1848 e concluso poco dopo la seconda guerra mondiale.
    La materia prima sarebbe servita ai pittori che ha conosciuto e di cui narra per ognuno la propria storia meravigliosa conquistando la ragazza .Parla di Camille Pissarro e della sua eroica perseveranza.
    La storia di Lisette ingloba la sua infanzia, presso l’orfanotrofio la suora le ha veramente voluto bene insegnandole ad essere critica e osservatrice e a non fermarsi a giudicare dalle apparenze.
    Trovo una similitudine con il romanzo di Artemisia Gentileschi . Anche in questo caso la donna apprendeva consigli di vita e sul perdòno dalla suora . “Indipendentemente da dove ti porti la vita , la terra che calpesti in qualsiasi momento è santa. Ama con forza , senza limiti e a lungo, e in questo troverai la bontà”
    Anche Andrè dimostra di essere un uomo buono ed innamorato e così descrive la sua reazione al regalo ricevuto per aver costruito il bagno : “Entrai. Lacrime collose di resina trasudavano dal pino appena lavorato, le mie lacrime di gratitudine solidificate” .
    Dopo aver parlato in modo accorato di Pissarro , papà, come chiede di essere chiamato da Lisette, parla di Paul Cezanne e del suo amore per la natura e per i pigeonniers dove si rifugiano i piccioni. Non ha paura della morte perché lì i colori sono talmente belli che non riusciamo ad immaginarli.
    E’ ingenua la lettera di Lisette che scrive al Louvre per potervi effettuare le pulizie . In questo come per gli altri 2 romanzi della Vreeland vi sono delle lettere di presentazione per richiedere lavoro. Un tema quanto mai attuale.

    Maxime nelle sue struggenti lettere da Parigi li informa della decadenza e della guerra e al dissolvimento dell’amore , un concetto ben espresso dal quadro di Picasso Guernica.
    “Fa prima le cose importanti” dice Pascal a Lisette.
    La guerra, intanto, incombe con l’invasione della Germania sull’Austria. L’amico Maurice li informa dei pericoli e nello stesso periodo il nonno muore.
    La vita tranquilla di Roussilion è stravolta come il cuore di Lisette quando Andrè parte per la guerra mandandolo i pezzi. Il dolce ed innamorato Andrè.
    Le donne cominciano a frequentare l’unico bar dove c’è l’unica radio che può dare notizie sull’avanzata dei tedeschi e sulle risposte del presidente francese. Il bollettino di guerra era più simile ad un crepitìo delle falene bruciate contro le lampadine accese.
    Anche la musica, con le canzoni, significative e trasmesse durante la guerra, segnano il passo e avvicinano sempre di più le donne in un abbraccio sconfortato.
    De Gaulle annuncia che la Francia è stata suddivisa in due zone , quella che comprende il centro ed il sud come zona libera e quella del nord ed est come quella occupata.
    Mentre salta completamente la parte del funerale di Pascal , fa rivivere al lettore l’angoscia ed il dolore di Lisette per la morte di Andrè a cui verrà solo dedicata una funzione religiosa che ha un costo, per l’avido padre Marc.
    Nei romanzi della Vreeland ognuno di essi è un pezzo unico, non abbiamo alcuna copia o rifacimento.
    Nel romanzo La ragazza di Tiffany, ambientato nel 1890, si parla della condizione femminile lavorativa e sociale , non solo come sfondo alla storia ma inserita come realtà vissuta .
    La protagonista, Clara, ha una dignità ed un comportamento encomiabili nel dare consigli, aiutare le compagne di lavoro e inserirsi persino nella loro vita privata pur di creare quella armonia non di ambiente lavorativo ma familiare.
    Anche la fedeltà al sig. Tiffany è da apprezzare, nonostante l’operato di lui non sempre trasparente.
    Nella passione di Artemisia, ambientato nel 1600 la forza ed il coraggio della protagonista lasciano un insegnamento : il mondo ti schiaccia se glielo permetti, dunque non permetterglielo. Il pensiero e l’insegnamento di Suor Graziella con il suo sacrificio sono una guida spirituale.
    In questo come negli altri romanzi si è favorevolmente colpiti dalla intraprendenza ma anche dalla generosità, in questo caso Lisette è una donna pressoché ventenne .
    La chiesetta , al momento della funzione per il marito Andrè, è così descritta :
    Ad eccezione delle margherite bianche , l’interno della chiesa con il suo crocefisso enorme mi fu di poco conforto. Chiodi esagerati trafiggevano le mani e i piedi di Gesù. Una Giovanna d’Arco di gesso se ne stava abbandonata in un angolo , persa nella sua armatura.
    L’esperienza della morte è un’esperienza di vita , e che conduce all’uomo.
    La scrittrice comprende che la morte è una grande potenza, che ad essa dobbiamo , sì, restare fedeli, ma senza dimenticare che la fedeltà alla morte e al passato è soltanto tetra voluttà e misantropia.
    Alla morte si oppone l’amore, al passato l’avvenire. Non bisogna concedere alla morte il dominio sui propri pensieri.
    L’amico Maurice le regala una capretta che chiama Genevieve che diventa quasi parte della famiglia in modo sia utile che affettuoso e le dà la forza per sopravvivere .
    Capretta e la gallina Kurica le daranno nutrimento e sostegno.
    Inoltre le fa conoscere i due coniugi Marc Chagall e Bella con cui stringe una bella amicizia donando loro qualche formaggetta dal latte di Genevieve .
    Il difficile modo di vita degli ebrei le spalanca un’altra realtà nonostante ammiri il loro amore .
    Sconforto e rabbia vi avvertono anche quando i nazisti distruggono le opere d’arte che non si riescono a nascondere . Nonostante la casa di Lisette sia stata perquisita , Andrè , prima di partire per Parigi, nasconde i tesori del padre. Con dolore ripenso al quadro di “Schubert al pianoforte” di Gustav Klimt, perduto per sempre con altri suoi 12 nel castello di Immendorf.
    Durante la strada per recuperare lo Chagall, donatole da Marc con la dedica ti sia di buon auspicio, Lisette inalava il fumo di legna proveniente dai vitigni bruciati dopo la vendemmia.
    Sullo sfondo la presenza degli zingari.
    Bella e decisa anche la madre di Maxime , Heloise la prossima suocera.
    Arrivano due magnifiche notizie : la fine della guerra e la nascita del nipote dell’amica.
    N’est pas?
    E’ un romanzo completo in cui ci sono la miseria , la gioia di vivere, la vita , la speranza, l’amore , la natura , la campagna , la passione, il destino funesto rappresentato da Bernard, la suspence per la ricerca dei dipinti di Pascal , il rispetto degli animali , l’importanza dell’arte che può salvare la vita.
    Questo libro l’ho interpretato come un viaggio di una donna, innamorata dell’amore e dell’arte .
    Nei suoi libri, che ho letto, emerge sempre la bellezza come per le vetrate artistiche dagli splendidi colori di Tiffany e nei quadri dei paesaggi di Provenza con le erbe, i tramonti e le acque dei fiumi.
    La bellezza vuole contrastare le brutture della vita?
    La lista di Lisette è una lista fisica, scritta, che ognuno dovrebbe avere per fissare i propri obiettivi ,coltivare i propri desideri , per il bilancio della propria vita e la scelta più difficile sarà quella del perdono.
    Ha valorizzato il passato per poter costruire il suo futuro come le briciole di una favola che il bambino raccoglie.
    La bellezza, come descritta, mi ha fatto pensare allo scrittore Bi Feiyu che ne “I maestri di Tuina” , la tratteggia fino allo struggimento, per la persona che non vede e si immagina di contemplarla.
    Ho meditato anche sulla poesia alla Vita di Madre Teresa di Calcutta, ma spolverata di zucchero a velo, velo di sposa.

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  3. Claudio says:

    Appena aperto il libro e lette le prime pagine, balza agli occhi la descrizione di Roussillon, il paese della Provenza dalle “infinite sfumature dell’ocra”.Colpisce fin da subito il forte senso pittorico della natura e delle cose: il sole, l’aria, le persone e gli animali, tutti sono animati da una grande sensibilità di luce, colore e anima. Persino il pastis è descritto come fosse dipinto.È questo un libro dove la precisione della ricostruzione dell’ambiente, la rievocazione di momenti particolarmente rilevanti per l’umanità e per l’espressione artistica e culturale francese, sono immersi in maniera armonica e accattivante nella piccola storia di crescita e maturazione di una giovane donna. Lisette è una ragazza parisienne, senza particolari qualità, legata alla vita e al fascino di questa grande città, alle sue frivolezze e alle sue sollecitazioni culturali, ai sogni di giovane sposa in un mondo in divenire. Cresciuta in un orfanotrofio e appassionata di arte, Lisette è riluttante a rinunciare a un possibile apprendistato in una galleria di Parigi ma si ritrova per un caso fortuito, la richiesta di aiuto del nonno Pascal, ad immergersi nella realtà della Francia profonda, di un villaggio della Provenza antica, legato alla campagna e alle cave di ocra, materiale utilizzato per i pigmenti dei pittori. Qui impara ad amare in modo consapevole la pittura grazie a Pascal, rinsalda e rafforza il suo legame con il marito André, scopre e si immerge in nel tessuto sociale di una Provenza “dipinta” a colori vividi e partecipi. Il forte legame con André sarà, per Lisette, la base per la crescita di forza e carattere che la trasformerà in una donna coraggiosa e determinata.In questo senso la lista di desideri e propositi che Lisette si crea è un impegno alla sua realizzazione. I propositi di motivare e realizzare l’esistenza da parte di questa giovane donna (imparare l’arte e la vita) sono impegni a riempire di significato l’intera esistenza.Alcuni passi del libro sono delle vere e proprie lezioni di storia dell’arte: l’incontro con i coniugi Chagall è illuminante per lei e per noi; quando Maxime dice che: “Il capolavoro ha il potere di indurre nell’osservatore una sorta di comunione ipnotica con l’immagine, permettendogli di conoscere se stesso o il mondo con maggiore chiarezza”; la bella definizione del Capolavoro d’arte da parte di Maxime (vedi il dono di Chagall); le spiegazioni della tecnica dell’arte di Cezanne che dipinge le forme come soggetti di figure geometriche; l’evoluzione dei movimenti artistici, dall’Impressionismo di Pissarro al post-Impressionismo di Cezanne, al Modernismo di Picasso per finire con Chagall al post-Modernismo.Si percepiscono nell’autrice un grande amore per la pittura, almeno per un certo tipo di pittura, una grande empatia con la natura e il paesaggio, una limpidezza di sguardo che si tramuta in una scrittura pulita e piacevole, la sua ricerca meticolosa, un forte rigore morale nei confronti dell’esistenza e delle relazioni umane unite ad una notevole capacità di raccontare piccole e grandi storie intrecciate tra loro.Questo libro conferma che la scelta della Casa editrice Neri Pozza di pubblicare Susan Vreeland, notevole scrittrice, sia un altro segno tangibile di una politica editoriale lungimirante e vincente.

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  4. Barbara Rosai says:

    L’ultimo romanzo di Susan Vreeland è un vero e proprio romanzo di formazione.
    Attraverso una serie di accadimenti, è descritto il processo di crescita e maturazione della giovane protagonista: la guerra con le sue perdite, gli incontri con figure sagge da cui saprà trarre insegnamento, le amicizie e gli amori.
    Nel processo sono particolarmente decisivi il rapporto di Lisette con l’arte, con la natura, con la vita pratica e la loro integrazione armonica.

    Vreeland, a differenza di altri romanzi precedenti, non ha scelto una eroina indomita che, forte delle proprie capacità artistiche, ha la forza di sfidare società che non sono ancora pronte al mutamento. Lisette è una giovane donna di venti anni, con l’unica particolarità di essersi trasferita in un piccolo villaggio del sud della Francia, dopo aver vissuto il resto della sua vita a Parigi.
    Il periodo storico a cavallo della II Guerra Mondiale, quindi, non è per la scrittrice l’occasione di descrivere come gli eventi bellici del XX secolo abbiano accelerato i cambiamenti nella società e modificato per sempre il ruolo femminile.
    Vreeland ha focalizzato il proprio interesse nel descrivere un’esperienza individuale, catturando l’attenzione del lettore sull’evoluzione di un Io e il suo incontro con la realtà. Sono fondamentali, a questo proposito, le diverse stesure della lista compilata da Lisette, vero e proprio processo cosciente di orientamento della protagonista. La lista finale conterrà gli ingredienti che la nostra autrice ci suggerisce essere indispensabili nel corso della vita.

    Purtroppo, questa scelta di considerare prioritario l’aspetto educativo del romanzo, va a discapito del personaggio Lisette che rimane marionetta nelle mani del suo burattinaio e non risulta convincente.
    La Provenza, descritta tramite i cinque sensi prima maldisposti poi conquistati, della parigina Lisette, è troppo spesso eccessivamente carica e artificiosa, ma probabilmente efficace nell’indurre i lettori a recarsi a Roussillion alla ricerca dei luoghi descritti.
    Infine, è ipotizzabile che, considerando il periodo storico in cui si svolge l’azione, molti lettori italiani conservino ricordi personali o testimonianze dei propri famigliari. Tali ricordi saranno inevitabilmente risvegliati dal romanzo, determinando una lettura completamente diversa e più critica di quella del pubblico americano.

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  5. Silvio Campus says:

    Nel primo libro dei quattro che compongono il romanzo LISTA DI LISETTE di Susan Vreeland, compare una citazione letteraria ( forse l\’unica ) che ricorda due padri della letteratura provenzale, gli ottocenteschi MISTRAL e DAUDET.Il lettore amante della \” pensée de midi \” conserva ancora, in quel momento, la speranza che il testo della scrittrice americana riesca ad allontanarsi dalle pericolose secche del \” romance \” e a dirigersi verso mari più formati.Per chi ama la Provenza non è possibile evitare simili confronti: il mondo bucolico della bella Mireio, le avventure stralunate di Tartarino e in seguito, nel novecento, la figura enigmatica di Elzeard Bouffier, quelle tragiche del Papet e di Ugolin, la leggiadrìa di Manon, sono simboli dai quali non è possibile affrancarsi.Per ogni scrittore, provenzale e non, MISTRAL, DAUDET, GIONO e PAGNOL sono i numi tutelari ai quali, inevitabilmente, bisogna far riferimento ogniqualvolta si cerca di raccontare la Provenza.SUSAN VREELAND, di cui si percepisce in ogni pagina del romanzo il sincero e commovente amore per questa terra magnifica, ha cercato di cogliere lo spirito dei luoghi, ma non è riuscita ad andare al di là di una oleografia di maniera e non ha saputo far tesoro degli insegnamenti ( e dell\’ironia, nel caso di PAGNOL ) che questi grandi autori hanno lasciato in eredità.Forse la causa di una tale incapacità risiede nella scelta del genere letterario al quale è stata affidata la storia che vede protagonista la giovane parisienne Lisette.Il \” romance \”, quello che un tempo veniva chiamato in Italia \” romanzo rosa \” , è uno strumento difficile da maneggiare: in alcuni casi può produrre piccoli capolavori, in molti altri trascina ogni cosa nell\’oblìo.Gli ingredienti del romance sono tutti presenti: la protagonista, giovane, bella e orfana; l\’istitutrice del collegio ( una suora ) che è la saggezza fatta persona; un marito bello e coraggioso; un amico altrettanto bello ed elegante che sostituirà il marito dopo la sua morte; un nonno saggio, ormai alla fine della vita, che lascia un\’eredità curiosa quanto preziosa; una guardia campestre, rozza e supponente, che insidia la protagonista ma che si rivelerà essere un duro dal cuore tenero; il sopraggiungere della guerra, che cambia in parte il corso dell\’esistenza della protagonista; una natura incantevole e colorata con i toni indelebili della felicità; le piante dell\’orto, che paiono persone dotate di anima; gli animali domestici, con i quali si riesce a stabilire un rapporto di complicità e di comprensione; i cibi e le ricette di cucina; la contrapposizione tra il mondo cittadino ( una Parigi inevitabilmente affascinante, popolata di artisti e galleristi ) e il mondo della campagna provenzale ( il Roussillon visto come rifugio e luogo di maturazione psicologica, una sorta di \” buen retiro \” ) dove vivono persone semplici ma dotate di saggezza non comune.A questo repertorio si aggiungono le figure di alcuni pittori realmente esistiti ( Pissarro, Cezanne, Chagall, Picasso ) che fanno capolino con i loro quadri e cercano di dare nobiltà ad una storia a volte improbabile.L\’ultimo ingrediente, dispensato a piene mani, è costituito dalle decine e decine di termini francesi che condiscono le 400 pagine del romanzo e che denotano una notevole quanto sistematica documentazione \” sul campo \”.Il tutto scritto in maniera dignitosa, con un linguaggio rigoroso benché scolastico ed una sintassi precisa.Certo, i lettori che hanno amato la Provenza disincantata, sanguigna e a tratti crudele descritta ne L\’ACQUA DELLE COLLINE resteranno delusi, non ritrovando nelle descrizioni e nei dialoghi della VREELAND nemmeno un briciolo della genuinità del \” petit monde \” di MARCEL PAGNOL.LA LISTA DI LISETTE offre una visione edulcorata del mondo provenzale ( e del mondo in generale ) che pare a tratti molto lontana dalla realtà; una visione per così dire \” turistica \” , da cartolina, che non convince fino in fondo, pur nel riconoscimento del sincero impegno dell\’autrice.L\’impressione finale è che la VREELAND abbia tentato, con una buona dose di coraggio, di affrontare temi molto differenti ( la pittura, la guerra, l\’amore, il cibo, la natura ) innestandoli nei vari personaggi, non riuscendo però a donare loro una vera tridimensionalità.

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  6. rita says:

    Può l’unione di due solitudini permettere all’arte, all’amore e alla bellezza di riprendere il proprio posto nel mondo dopo una tragedia come la guerra? Lisette ci prova.
    Lisette ci prova stilando la sua lista e ci riesce nel raggiungere gli obiettivi prefissati.
    Da ragazza quasi anonima, diventa, dopo i passaggi delle persone e degli eventi nella sua vita, quasi intraprendente con Maxime, per poi fiorire in una donna serena e appagata dall’amore, dalla bellezza e dall’arte.
    Lisette fa scorrere su di sè, quasi con soavità, la sua infanzia in orfanotrofio, il suo trasferimento da Parigi a Roussillon, la guerra, le due morti (quella di Pascal e di Andrè), perfino la rudezza di Bernard e quella del tenente tedesco. A Lisette tutto scivola addosso, senza mai lasciarle l’anima angosciata; lei riesce a trattenere per sé solo il lato positivo delle persone e delle cose. Lisette è “leggiadra positività”.

    In questo libro l’autrice con la sua scrittura sembra voler far osservare un quadro, soffermandosi sulle varie tecniche pittoriche, mentre descrive il paese dalle infinite sfumature d’ocra, sottolineando l’importanza per i colori e per le cornici intorno ad un dipinto.
    La Vreeland fa emergere il suo amore per la pittura, per la natura, per l’arte francese, per la Francia (in particolare per la Provenza) e pone attenzione su ciò che hanno sofferto i francesi nella Seconda Guerra Mondiale.
    Indubbiamente il tutto da un punto di vista americano.

    Se si è catturati dal fascino dell’arte e del bello si comprende al meglio la sua narrativa.

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  7. Gianni - Bibl. Torino Centrale says:

    Avevo già letto diversi libri della Vreeland e ne ho sempre apprezzato la capacità di costruire, o meglio, di rendere i personaggi, visto che quasi sempre attinge a figure esistite, e la sensibilità nel tenere il racconto sempre amalgamato alla descrizione degli ambienti artistici che ne sono origine e fine narrativo insieme con una prosa piana, accogliente e non pretenziosa.
    “La lista di Lisette” in qualche modo mi ha stupito: il “percorso artistico” dall’impressionismo al post-modernismo, pure con momenti che rendono, in modo piacevolmente educativo, il senso dello sviluppo artistico europeo a cavallo del XIX° e XX° secolo, pare più un pretesto, un incidente della storia, del racconto di questa Provenza che affronta la guerra con i suoi lutti, il collaborazionismo, la resistenza, le strade per ricostruire una vita duramente colpita, facendo i conti con le diverse anime che hanno segnato questo difficile periodo.
    Susan Vreeland, pur così poco “europea” nel suo stile narrativo che, specie nella prima parte, risente della visione americana del mondo, con forse un eccesso di spiegazioni, di frasi in francese, riesce in realtà a governare la storia, a guidare l’interesse del lettore, coccolandolo con le descrizioni degli ambienti e dei colori, costruendo personaggi che riescono a mantenere una leggerezza che la storia potrebbe negare loro.

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  8. Giovanna (Milano) says:

    \”…Ricordai ciò che Max aveva detto a proposito di ciò che fa di un dipinto un capolavoro: IL SUO POTERE DI ARRICCHIRCI DI VERITA\’ DI ILLUMINARCI PERCHE\’ COMPRENDIAMO CON MAGGIORE CHIAREZZA LE NOSTRE VITE. … \”Ho letto tutti i libri di questa autrice che amo particolarmente ed anche in questo non mi ha delusa.La Lista mi ha offerto molti spunti di riflessione, contornati dalla bellezza di Parigi, i colori della Provenza e l\’amore per la pittura. Sono contenta di aver letto questo libro ed attendo l\’incontro con l\’autrice per sentila raccontare le emozioni del suo libro.

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  9. Marilena says:

    La scelta di abbandonare il filone più strettamente “storico” affidando il racconto ad un personaggio d’invenzione ha, secondo me, tolto una delle caratteristiche più interessanti dei romanzi di Susan Vreeland e cioè la sua capacità di riportare in vita personaggi ed epoche reali. Anche in questo racconto è innegabile la sua capacità di approfondire il tema dell’arte ma il tutto risulta in qualche modo appesantito dalle argomentazioni a volte troppo didascaliche. E che dire di tutte le espressioni in francese, assolutamente ingiustificate dal momento che l’io narrante è una ragazza francese? La coerenza stilistica imporrebbe, per poter utilizzare espressioni in francese, che la voce narrante fosse una terza persona. Mi è sembrata una caduta di stile in una scrittrice della levatura e della fama di Susan Vreeland.

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  10. Marco B says:

    “Oggi De Gaulle ha dichiarato la guerra. Era il 3 settembre, una data impossibile da dimenticare.”
    E rimango perplesso davanti a un simile strafalcione storico. Cosa c’entra De Gaulle nella dichiarazione di guerra del ’39? Sarebbe stato nominato sottosegretario alla Difesa solo nel ’40 e la sua chiamata a resistere ai francesi è solo del 18 giugno di quell’anno. La dichiarazione di guerra fu effettuata, come si conviene, dall’allora Presidente della Repubblica, Albert Lebrun su iniziativa del Presidente del Consiglio e del Ministro della Difesa.
    Precisazione pedante la mia ma doverosa. E’ Lisette che rammenta male o è l’autrice a scivolare?
    Storicamente claudicante in più parti. Povera memoria di Lisette! O di Susan?
    Occorrerebbe mettere sempre un tutor accanto a un autore statunitense che scrive di storia europea.

    Per il resto concordo sull’inutile uso del francese nel testo (e in Francia come lo hanno tradotto il libro per mantenerli?) a cui si affiancano forzate descrizioni (anche didascaliche come qualcuno commentava) , immagino sempre a beneficio del pubblico statunitense.

    E così, per assurdo, con questa prova Susan Vreeland si rivela autrice molto provinciale (e non provenzale: Mistral si rivolterebbe nella tomba a leggere come Vreeland racconta la sua Provenza), seppure la provincia ha le dimensioni degli USA.

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  11. Bryce says:

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