Noi

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Douglas e Connie si conoscono alla fine degli anni Ottanta, quando il muro di Berlino era ancora in piedi. Trent’anni e dottore in biochimica, Douglas trascorreva allora i giorni feriali e gran parte del weekend in laboratorio a studiare il moscerino della frutta, il drosophila melanogaster. Connie, invece, divideva il suo tempo con una «combriccola di artistoidi», come li chiamavano i genitori di Douglas: aspiranti attori, commediografi e poeti, musicisti e giovani brillanti che rincorrevano carriere improbabili, facevano tardi la sera e si radunavano a volte a casa di Karen, la sorella di Douglas piuttosto promiscua in fatto di amicizie, a bere e discutere animatamente.
Ed è durante una festa nel minuscolo appartamento di Karen, in mezzo a sedici persone accalcate intorno a un asse da stiro, che Douglas si imbatte per la prima volta in Connie: capelli ben tagliati e lucenti, un viso stupendo, una voce sensuale, distinta ed elegante con i suoi vestiti vintage cuciti su misura, attillati e perfetti.
Sono trascorsi piú di vent’anni da allora e Douglas e Connie sono sposati da decenni e hanno un figlio, Albie. Douglas ha cinquantaquattro anni e la sensazione di scivolare verso la vecchiaia come la neve che cade dal tetto. Connie è sempre attraente e Douglas la ama cosí tanto che non sa nemmeno come dirglielo, e dà per scontato che concluderanno le loro vite insieme.
Una sera, però, a letto, Connie proferisce le parole che Douglas non avrebbe mai voluto sentire: «Il nostro matrimonio è arrivato al capolinea, Douglas. Penso che ti lascerò».
Una storia finita, aggiunge Connie, con i diciassette anni di Albie che sta andando via di casa per proseguire i suoi studi d’arte altrove. Una storia da suggellare con un ultimo viaggio da fare insieme: il Grand Tour nelle maggiori città d’arte europee per preparare Albie a entrare nel mondo degli adulti, come facevano nel Settecento.
Douglas, cui la vita sembra letteralmente inconcepibile senza Connie, decide che non può terminare tutto cosí, che l’amore non può svanire solo perché si è finito di occuparsi di un figlio. Accetta perciò di partire per quell’ultima vacanza insieme, un Grand Tour non per diventare piú colto, sofisticato e ricco d’esperienza come facevano nel Settecento, ma per riconquistare la moglie, e quel figlio che sembra scontento dell’uomo che sua madre ha scelto per metterlo al mondo.

Romanzo commovente e irresistibile, atteso in tutto il mondo dopo lo strepitoso successo di Un giorno, Noi, selezionato per il Man Booker Prize 2014, è stato accolto dall’entusiasmo della critica e del pubblico nei numerosi paesi in cui è apparso.

«Generalmente, un recensore è rispettato soltanto quando demolisce l’opera di qualcuno e, se invece l’ama, quando non si esime dal compito di avanzare una qualche critica. Ma io non farò niente del genere poiché penso che Noi sia un libro perfetto. E non mi importa se questo significa che ho fallito come recensore, perché ho già vinto come lettore».

Matt Cain, Independent

David Nicholls ha lavorato a lungo con la BBC realizzando adattamenti shakespeariani e numerose serie di successo, premiate con due nomination per i BAFTA Awards. Tra i suoi romanzi Le domande di Brian (BEAT 2011), Il sostituto (BEAT 2012) e Un giorno (Neri Pozza 2010), da cui è stato tratto un celebre film diretto da Lone Scherfig, con Anne Hathaway e Jim Sturgess.

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  1. Non ho letto “Un giorno”, quindi non mi aspettavo niente: non cercavo “la storia molto David Nicholls”, né la conferma di quanto sia bravo questo novello Hornby.
    “Sì, sembra Hornby”, ho pensato dopo le prime pagine. Linguaggio informale, lo scrittore che parla in prima persona e cerca la complicità del lettore (“vorrei potervi dire”… “mi piacerebbe potervi dire…”); dall’innamoramento iniziale al divorzio: la trasformazione di un amore narrata con umorismo. Abbastanza Hornby, ma non brillante quanto il miglior Hornby.
    La narrazione scorre piacevolmente: fa sorridere, fa pensare ai piccoli compromessi a cui bisogna sottostare “per amore”; fa riflettere sull’evolvere (involvere??) delle relazioni, buttando lì considerazioni scontate sulla vita di coppia, considerazioni che poi tanto banali non sono:
    “Naturalmente, in quasi un quarto di secolo, abbiamo esaurito ogni possibile domanda sul nostro passato remoto e ci rimangono solo cose tipo «Com’è andata in ufficio?» o «Quando torni?» o «Hai buttato la spazzatura?». Le nostre biografie sono così intrecciate che in pratica siamo presenti entrambi in ogni pagina. Conosciamo le risposte, perché eravamo lì, e la curiosità va scemando, sostituita, semmai, dalla nostalgia”.

    Al povero Douglas succede di tutto. Forse troppo. All’arrivo delle meduse avrei voluto dire a Nicholls di smetterla con il tragicomico (Cos’è? Il festival della sfiga?).
    “Noi” non è una lettura imprescindibile; non è la storia che mi è rimasta nella testa una volta chiuso il libro; però mi ha piacevolmente intrattenuta per qualche ora (400 pagine, diciamo più di qualche ora). È anche la fine di un amore, ma non lascia l’amaro in bocca.

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  2. Sicuramente superiore ad Un giorno, Nicholls ha, secondo me, scritto il suo libro migliore. Del romanzo, letto velocemente in pochi giorni, restano in mente i personaggi di Douglas e Connie, una coppia vera: male assortita, che spesso non si sopporta, ma che si ama veramente per tutta una vita. Nel descriverli, l’autore ha il coraggio di dirci che pur amandosi non sempre si riesce a restare insieme per sempre. Resta, infatti, un po’ l’amare in bocca per chi, affezionatasi ai personaggi, sperava in un finale diverso. Secondo me David Nicholls è bravo e si legge piacevolmente. A tratti la sua scrittura ricorda quella di Richard Mason e non Hornby.

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  3. Per rispondere a Roberta, mai letto Richard Mason, sicché non posso fare confronti. Scopro che, curiosamente, anche Mason ha scritto un “Us”… Un nuovo spunto di lettura. Grazie!

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  4. edda says:

    Sono ancora all’inizio del libro, non ho letto “Un giorno” e lo stile di scrittura mi piace (giovane e informale) la storia e’ piacevole anche se per ora un po’ “monocorde” , gradevole anche l’ambientazione , sono curiosa di sapere come proseguira’

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  5. Federica Spinelli says:

    Gruppo del lunedì, Milano, vi sta piacendo? Non vedo l’ora di sentire i vostri commenti! Anticipo solo che mi è piaciuto molto! Trovo la sua scrittura immensamente delicata sopratutto nel descrivere il tema trattato. Interessantissima è la struttura del romanzo! A prestissimo per le recensioni vis-a-vis!! Responso più che positivo!

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  6. Il romanzo racconta in prima persona una storia familiare. La voce narrante, il marito/padre, alterna presente e passato. La scrittura semplice, quasi dimessa, il taglio di mesta autoironia, molto “inglese”, rendono gradevole e in genere accattivante la lettura
    Connie, la moglie, ha caldeggiato (in pratica imposto) una sorta di grand tour nelle principali città d’arte europee -a lei già note – con il figliolo recalcitrante, nell’estate che precede l’ ingresso al college. Ha però idea di lasciare il marito perché, pur volendogli bene, giudica la relazione “spenta” e teme la noia a due. Douglas non è affatto d’accordo: l’ama ancora e spera che cambi idea.
    Il suo rapporto con il figlio riesce problematico anche in questa occasione e il viaggio a tappe va ovviamente male, in un crescendo talvolta divertente e un po’ troppo caricato. Sulle spalle del protagonista, pronto a colpevolizzarsi e farsene carico.
    Le scene al passato ricostruiscono le vicende della coppia.
    Già dal primo incontro il lettore ha l’impressione che siano male assortiti. L’autore ha scelto di caratterizzarli in modo forse eccessivo: non suscitano empatia. Lui, biologo impegnato nella ricerca, intelligente e metodico, si percepisce noioso e poco attraente. Lei, estrosa e creativa, avvezza ad avventurosi eccessi, lo educa con enfasi all’apprezzamento delle varie arti, in particolare la pittura.
    Ho trovato piuttosto noiosa la parte riservata a questo tema: una “indigestione” di musei. Tra l’altro quasi tutte le opere citate sono piuttosto note e la descrizione, spesso minuziosa, non brilla per originalità.
    Mi sembra invece interessante il taglio sociologico. L’autore – non saprei dire se con intento critico o soltanto descrittivo- ci mostra vissuti solitari, difficoltà comunicative, contesti familiari ristretti e stancanti. Il matrimonio dei protagonisti funziona (più o meno) per molti anni, ma l’unione rimane sbilanciata a danno di lui, e l’educazione dell’amato figlio sembra un campionario di errori pedagogici da parte di entrambi. Il ragazzo, pur con qualche esagerazione, è un personaggio ben riuscito, specie nella parte finale.
    L’elemento caratterizzante del romanzo rimane comunque quello sentimentale. L’amore con le sue tipologie, variazioni, tristezze è analizzato con efficacia nelle diverse accezioni. Non solo nei confronti delle persone (e animali); la ricerca scientifica, i prodotti dell’arte, i luoghi, gli oggetti hanno una forte valenza affettiva. E l’autore riesce a renderla manifesta.

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  7. Intendevo assegnare 4 stelline! La sequenza si è interrotta…

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  8. Silvia Milano says:

    Milano risponde, Federica!Sono a meno di metà e mi sta piacendo proprio tanto! Mi diverte con garbo, mi fa pensare senza angosciarmi. Hornby non lo reggo, mi dispiace, non mi ha mai fatto ridere. E\’ vero che qui lo si ricorda, ma Nicholls mi piace proprio! A presto per il giudizio completo!

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  9. monica says:

    Ciao a tutti! Anche io sono quasi a metà e mi sto divertendo un sacco…ci sono delle volte che mi sembra di essere in un film di Woody Allen…

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  10. Paola says:

    Avendo visto e rivisto il film One Day – Un giorno tratto dal libro di David Nicholls mi sono buttata a capofitto quando ho ricevuto Us – Noi il nuovo romanzo edito da Neri Pozza. Un viaggio, il Grand tour che mette a nudo Connie, Albie e Douglas in arte la famiglia Petersen. Sempre 2 contro 1. Noi sempre in tre, un cerchio che si allarga e si stringe e coinvolge altri personaggi vivi come fossero i nostri amici. Un po’ struggente ma con humour. Sicuramente diventerà un film.

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  11. Irene says:

    Potrei dirvi che Noi è la storia di Douglas, biochimico di trent\’anni che si innamora di Connie, artista o, più propriamente, aspirante tale. La loro storia, tra alti e bassi, giungerà a quella notte in cui, circa vent\’anni dopo, il libro ha inizio. Ma Noi, in realtà, non racconta solo l\’evolversi di una storia d\’amore. Noi, attraverso le parole del pedante, polemico e fastidiosamente intransigente Douglas, racconta il complesso groviglio di sentimenti che lega i componenti della famiglia Petersen.Mi piace Nicholls, mi piace il suo modo di disegnare i personaggi, di renderli così reali e coerenti con le loro azioni da far sì che il lettore pensi di conoscerli davvero. Mi piace perché, seppur con una prosa fluida e leggera, riesce a trattare argomenti di un certo spessore. Mi piace perché i protagonisti dei suoi romanzi non sono mai eroi, non sono macchiette e non ci sono personaggi belli e personaggi brutti; ci sono invece fallimenti, malinconie, difetti, intensi sentimenti, amori incondizionati o finiti o appena nati, amori per altre persone, per i figli, per i luoghi, per i ricordi. Ma, soprattutto, ci sono persone. Sì, esatto, persone. Anzi, per essere più corretti dovrei utilizzare l\’espressione \”esseri umani\”, con le loro paure e con i loro difetti che rischiano di incrinare rapporti, di mettere a repentaglio la propria e l\’altrui felicità.Proprio per questo motivo ho trovato interessante la scelta dell\’autore di narrare in prima persona; solitamente non apprezzo in particolar modo la prima persona perché molti autori non resistono alla tentazione di voler apparire forzatamente accattivanti, talvolta rivolgendosi al lettore e sforzandosi di apparire simpatici a ogni costo. Probabilmente, invece, questo romanzo non mi sarebbe piaciuto così tanto se l\’autore avesse scelto di utilizzare la narrazione in terza persona. Sebbene sia Douglas a raccontarci tutto ciò che succede, senza quindi permetterci di conoscere il punto di vista di altri al di fuori di lui, trovo che questo non costituisca in alcun modo un limite alla caratterizzazione dei personaggi. Ciò accade perché, ed è una delle caratteristiche che più amo di quest\’autore, Nicholls è estremamente attento ai dialoghi che sono, quindi, non solo ben strutturati e ben pensati ma anche, e soprattutto, funzionali e intelligenti.Nessuna delle conversazioni tra Douglas, Connie e Albie, il loro figlio adolescente, è inutile allo svolgimento della trama o è fine a sé stessa. È proprio grazie ai dialoghi, infatti, che l\’autore riesce a farci sbirciare dentro la mente di Connie e Albie e a farci – e so che sembrerà assurdo e paradossale ciò che sto per scrivere – immedesimare in loro oltre che in Douglas.So perfettamente che vi sembrerà impossibile ma, credetemi, è così. Sebbene non si smetta mai di fare il tifo per Douglas perché riesca a contenere, una volta tanto, i propri difetti, rimane comunque impossibile non mettersi nei panni di Connie e Albie. Perché Douglas è rigido, è asfissiante, è puntiglioso e preciso a livelli imbarazzanti, è esageratamente fastidioso ma così maledettamente umano. Tutto in lui è umano, persino il tono di voce con cui ci narra la sua storia e, senz\’altro, i sorrisi che mi ha regalato. A tratti mi è quasi sembrato di conoscerlo personalmente.In ultimo, e poi giuro la smetterò di cantare le lodi di quest\’autore almeno fino al suo prossimo romanzo, di Nicholls apprezzo in particolar modo l\’utilizzo che fa del passato e soprattutto dei flashback. Già negli altri romanzi era stato in grado di tenermi incollata alle pagine come se avessi le dita intrise di Vinavil, e anche con quest\’ultimo libro è riuscito a ottenere lo stesso effetto. Temo che la colpa – o il merito – sia da attribuire al suo spiccato talento nello sviluppare diverse linee narrative e alternarle, facendo un uso sapiente dei flashback che riguardano la giovinezza di Douglas e Connie.Io lo sapevo già, ancora prima di leggerlo, che questo libro mi sarebbe piaciuto un mondo. È sempre bello, però, arrivare alla fine e averne la conferma, no?

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  12. Anna Maria (Roma) says:

    Noi, il mio primo David Nicholls.
    Azzeccata l’idea del viaggio come metafora della vita. Bella l’idea di far ruotare intorno al viaggio l’elaborazione del percorso personale, matrimoniale e genitoriale del protagonista. Sono elementi che ho apprezzato moltissimo, le analisi sono lucide e anche spietate.
    Ho pensato molto a Stoner (amatissimo), la storia di un nuomo normale, quasi qualunque, qui un Douglas descritto con una scrittura morbida, semplice, scorrevole e con salti temporali ben costruiti che riescono ad inquadrare il cammino interiore e di viaggio.
    Ma… ho faticato a leggerlo, per i miei gusti letterari intimisti tutti gli elementi che apprezzo in un libro si sono persi nel troppo humor, nelle troppe corse, nelle troppe disgrazie (troppe!) tranne che nell’ultima pagina, dove l’humor si assopisce ed emerge l’animo semplice e pacificato del protagonista.
    Un libro che piacerà molto agli amanti del genere e, secondo me, scritto immaginando il film.

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  13. Giovanna ( Milano) says:

    Ho letto tre quarti di questo libro in una bella domenica di sole di fine ottobre a letto con raffreddore.Nonostante l\’occhio lacrimante non sono riuscita a staccarmi dalle pagine; Il ritmo del libro mi ha tenutaIncollata, tanti pensieri del cammino di una vita che arrivano uno dietro l\’altro mescolati nel tempo ma Legati da un filo e non ti perdi mai, sai sempre esattamente in che spazio temporale sei.Molto bella l\’idea del viaggio nell\’Europa dell\’arte, della bellezza. Ho negli occhi tutto questo avendoVisitato da poco questi luoghi e mentre leggevo mi sembrava di essere li con loro. Certo le vicissitudini che accadono sono veramente tante e a dir poco incredibili, ma se non fosse stato cosi\’ probabilmente il libroNon sarebbe stato cosi\’ piacevole visti gli argomenti importanti che tratta.Due bei messaggi che pienamente condivido mi arrivano da questo bel libro:I figli sono la nostra essenza e \”perderli\” per un genitore credo sia un dolore che non ha eguali per questoSi e\’ disposti a fare di tutto anche attraversare l\’Europa per ritrovarli;Guardare la vita con un punto di vista diverso aiuta a superare gli ostacoli che incontriamo nel viaggio sulla terra e la bellezza e\’ un ottimo filtro.Non e\’ facile scrivere di cose che accadono quotidianamente senza annoiareo cadere nel banale.Il libro mi e\’ piaciuto molto e direi di piu\’ di Un Giorno.

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  14. nunzia says:

    Un «io narrante” ci prende per mano per condurci nella vita di una famiglia inglese, un ménage a trois complicato, soprattutto per la presenza di un adolescente difficile, come tutti gli adolescenti. Si comprende facilmente che la loro serenità è messa in discussione da una dolorosa crisi familiare. L’amore non salda il legame tra Douglas e Connie, uniti fin dal loro primo incontro dalle diversità dei caratteri, delle idee sulla vita e, più tardi, sull’educazione del figlio. Uno scontro scontato in una società che non aiuta alla ricomposizione, è la costante del nostro mondo contemporaneo, dove trionfa la logica del successo e del denaro ai danni della libera scelta del proprio destino. Dei tre, è la moglie che ha in mano la situazione, che per lei è, senza dubbi, irrisolvibile. Il legame, anche se ancora forte con il marito deve essere tagliato di netto, appena il figlio si allontanerà da casa, per proseguire i suoi studi. Il dramma avvolge Douglas, il padre-marito, narratore in prima persona, egocentrico, simpatico, patetico, rompiscatole, sconcertante difensore accanito della sua famiglia, che cerca con tutte le sue forze di tenere unita. Il ruolo che D. Nicholls dà alla moglie è perfetto nella sua imperfezione. Nonostante la vita senza regole condotta in giovinezza, quando diviene moglie e madre, Connie si trasforma quasi sempre in un “grillo parlante”. L’idea di un ultimo viaggio riappacificante appare sin dall’inizio, fallimentare. La lentezza delle descrizioni dei paesaggi e delle opere d’arte, noiose e incomprensibili per Douglas (qualche volta anche per il lettore), ma descritte con ironia e frustrante divertimento, nelle ultime cento pagine sparisce. Il ritmo si fa più serrato, il racconto più seducente, gli eventi più interessanti. Il merito dell’autore sta soprattutto nell’audace ironia con cui narra gli eventi, che rasenta a volte l’ilarità anche nei momenti più drammatici. Il finale potrebbe apparire scontato, ma non siamo mai certi che lo sarà, per i continui colpi di scena che alla fine ci seducono e ci fanno divorare il racconto con trepidazione.

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  15. marco (roma) says:

    Beh…il romanzo l’ho trovato veramente divertente. Sono ormai alla fine di questa cavalcata su e giù nel tempo e nonostante siamo di fronte a un bel tomo, non mi sono annoiato mai. A ben vedere la storia mi sembra una specie di Manifesto per la famiglia borghese del terzo millennio e immagino che ognuno potrà ritrovarvi situazioni vissute e sensazioni provate.
    La riflessione che facevo è che il tempo, la quotidianità tende ad annacquare, banalizzare e a volte involgarire quelli che sono stati amori bellissimi. Douglas Petersen però non si arrende: è veramente il “campione” di una generazione. Insieme a Connie ha costruito (la parola rende bene anche lo sforzo fisico) una famiglia, si è affermato, ha comprato una casa più grande, una macchiina più lussuosa, ma voltandosi indietro non credo che non possa trovare una qualche malinconia. Ecco… malinconia mi sembra la parola che più si addice a questo romanzo. Almeno fino a 50 pagine dalla fine ( è qui che sono arrivato). Un paio di giorni e vi saprò dire. Inutile comunque sottolineare che faccio il tipo per lui. Sarà forse anche perché mio figlio si avvicina all’età di Albie (e io ho cominciato a tremare).

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  16. Simone (Roma) says:

    Destino, vita, scelte, sentimenti.
    Con uno sguardo tenero ed umoristico Nicholls ci porta dentro la vita di Douglas Petersen scienziato che s’innamora di Connie artista , la sposa , e con cui nel corso dei trent’anni successivi formerà un percorso, una famiglia un figlio catapultandoci negli alti e bassi di una vita che tutti “noi” in qualche modo affrontiamo; quello che mi ha colpito in questo libro non è solo la forza con cui il protagonista cerca di lottare per tenere il tutto unito, ma il senso di inadeguatezza che si percepisce in quest’uomo nell’affrontare situazioni che pur riconoscendole non riesce a comprendere nonostante uno sforzo decisamente ammirevole; questo, riesce a renderlo più comprensibile utilizzando il rapporto con il figlio Albie, anche se pur non essendo genitore dubito che esista qualcuno con non si senta in qualche modo inadeguato a parlare con un diciassettenne (io farei fatica a parlare con il me stesso di 19 anni fa), ma riesce a far emergere un qualcosa di più profondo di più intimo e caratteriale del protagonista raccontandoci aneddoti assurdi come quello dei brillantini ( in cui fossi stata la moglie l’avrei ripetutamente insultato) dove a mio giudizio si percepisce quel non riuscire ad andare più in là nonostante lui stesso si renda conto dell’assurdità di alcune sue scenate. Un’altra cosa che mi ha colpito è stata l’iniziale ammissione della moglie, mi è sembrato giusto ho trovato interessante in qualche modo che il cerchio , la loro storia, si chiudesse come se il progetto, il compito fosse terminato, lo so è una famiglia, sembra assurdo, ma smette di esserlo veramente nonostante le scelte e lo scioglimento???? il finale è scontato, ma la bellezza di questo romanzo è il “durante” il “mentre” ed a mio giudizio ci consegna un Nicholls più maturo di quello di “un giorno” anche se traspare sempre quella malinconia per i tempi andati, compare sempre quella perdita di riferimenti nei giovani di oggi , c’è un filo che lega i suoi scritti che mi fa ben sperare per quelli successivi.

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  17. Benedetta (Milano) says:

    Avevo letto Un giorno appena uscito, e inevitabilmente le aspettative erano molto alte.
    Fin dalle prime pagine di Noi appare chiaro che le storie e i contesti sono molto diversi, ma dopo averlo finito, mi è sembrato che fossero costruiti in modo simile: c’è una grande speranza che in entrambi i casi fa “tifare” il lettore per tutto il libro, ci sono persone normali che provano a incastrarsi e/o a restare incastrati nonostante le distanze siderali tra di loro, e c’è la grande speranza che sembra realizzarsi a poche pagine dalla fine, salvo poi infrangersi praticamente nell’epilogo.
    Questo romanzo non mi ha coinvolto come Un giorno: il protagonista nonostante i suoi tentativi di “farcela” (in tutti i sensi) mi ha fatto pena per tutto il libro, e come non mettersi nei panni di Connie e Albie e non sbuffare infastidita di fronte a tanta rigidità e scarsa tolleranza e apertura mentale…
    Quello che mi piace di Nicholls – e questo è presente in entrambi i romanzi – è il senso del disegno più grande che la vita ti costruisce attorno. La vita e il cambiamento purtroppo o per fortuna sono sempre più forti di tutto, anche della resistenza cocciuta e un po’ autistica di Douglas, e non c’è pagina più bella della fine, quando il protagonista – persa la battaglia e proprio per questo più sereno e “tranquillamente rassegnato” – si decide a cercare Freja, la sua compagna di avventura veneziana… la vita Sa, e prima o poi ti spinge avanti anche quando recalcitri!…
    Lo stile è scorrevole e divertente, anche se personalmente trovo che Nicholls abbia davvero un po’ troppo calcato la mano sul tragicomico (alla scena delle meduse ho chiuso il libro e sono andata a fare altro. Anche meno!!!).

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  18. chiara macconi says:

    cari amici del lunedì a Milanovi sfido! dovrete avere molti argomentine vedremo delle belle!!!!

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  19. chiara macconi says:

    cari amici del lunedì a Milano vi sfido! dovrete avere molti argomenti ne vedremo delle belle!!!!

    lettura piacevole fino a….

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  20. cetty says:

    Ottima lettura! Soprattutto per i contenuti. Mi sono emozionata, mi sono divertita, ma a tratti – nella seconda parte del libro – qualcosa mi ha anche un po\’ contrariata. La storia ha tutti gli ingredienti per piacere: parla di Noi, e in particolare della difficoltà di vivere la vita in famiglia – anche quella che abbiamo più o meno consapevomente costruito – coniugando sentimenti e aspirazioni frustrate, gioie condivise e inevitabili paure individuali. Ce la racconta Douglas, il protagonista, uno scienziato di mezza età che ricostruisce la parabola esistenziale della sua vicenda familiare dal momento in cui sua moglie Connie, alla vigilia della partenza del figlio per il college, gli annuncia che il loro matrimonio è al capolinea. E lo fa con un coraggio e un\’onestà disarmante nel mettere a nudo se stesso, i propri limiti caratteriali e i sentimenti di uomo innamorato e padre frustrato. Con tutta la caparbietà che lo contraddistingue, Douglas intraprende con l\’adorata famiglia un viaggio attraverso l\’Europa che ha il sapore amaro di un addio al passato e la forza del segreto obiettivo della riconquista e del riscatto. Le tappe di questo gran tour superorganizzato gli offrono lo spunto per declinare presente e passato e descrivere con riuscita armonia ciò che succede viaggiando e ciò che è avvenuto nell\’arco della sua vita, con particolare riferimento agli anni vissuti con Connie e il figlio Albie. La struttura del romanzo, efficacemente divisa in 180 episodi (una scelta simile avrebbe meritato una maggiore accuratezza nei titoli), compreso quello finale, giustamente non scritto, è densa di fatti, forse troppi. Molti appaiono giustificati dalla necessità di fornire elementi utili alla denizione dei personaggi e a esercitare la vis umoristica dello scrittore, ma in alcuni casi risultano una forzatura e un appesantimento inutili. Inverosimili peripezie e improbabili eventi sono sembrati spesso una nota stonata, che nulla aggiunge a un libro che ha il suo pregio maggiore nella cruda e spietata rappresentazione della realtà. È come se fosse mancata, alla fine della stesura, la disponibilità a sforbiciare qua e là gli elementi narrativi più eccessivi (meduse in primis, ma la lista potrebbe continuare…). Peccato veniale, senza dubbio, ma peccato comunque, per un\’opera cosi intensa e affascinante.

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  21. cetty says:

    Ottima lettura! Soprattutto per i contenuti. Mi sono emozionata, mi sono divertita, ma a tratti – nella seconda parte del libro – qualcosa mi ha anche un po\\\’ contrariata. La storia ha tutti gli ingredienti per piacere: parla di Noi, e in particolare della difficoltà di vivere la vita in famiglia – anche quella che abbiamo più o meno consapevomente costruito – coniugando sentimenti e aspirazioni frustrate, gioie condivise e inevitabili paure individuali. Ce la racconta Douglas, il protagonista, uno scienziato di mezza età che ricostruisce la parabola esistenziale della sua vicenda familiare dal momento in cui sua moglie Connie, alla vigilia della partenza del figlio per il college, gli annuncia che il loro matrimonio è al capolinea. E lo fa con un coraggio e un\\\’onestà disarmante nel mettere a nudo se stesso, i propri limiti caratteriali e i sentimenti di uomo innamorato e padre frustrato. Con tutta la caparbietà che lo contraddistingue, Douglas intraprende con l\\\’adorata famiglia un viaggio attraverso l\\\’Europa che ha il sapore amaro di un addio al passato e la forza del segreto obiettivo della riconquista e del riscatto. Le tappe di questo gran tour superorganizzato gli offrono lo spunto per declinare presente e passato e descrivere con riuscita armonia ciò che succede viaggiando e ciò che è avvenuto nell\\\’arco della sua vita, con particolare riferimento agli anni vissuti con Connie e il figlio Albie. La struttura del romanzo, efficacemente divisa in 180 episodi (una scelta simile avrebbe meritato una maggiore accuratezza nei titoli), compreso quello finale, giustamente non scritto, è densa di fatti, forse troppi. Molti appaiono giustificati dalla necessità di fornire elementi utili alla denizione dei personaggi e a esercitare la vis umoristica dello scrittore, ma in alcuni casi risultano una forzatura e un appesantimento inutili. Inverosimili peripezie e improbabili eventi sono sembrati spesso una nota stonata, che nulla aggiunge a un libro che ha il suo pregio maggiore nella cruda e spietata rappresentazione della realtà. È come se fosse mancata, alla fine della stesura, la disponibilità a sforbiciare qua e là gli elementi narrativi più eccessivi (meduse in primis, ma la lista potrebbe continuare…). Peccato veniale, senza dubbio, ma peccato comunque, per un\\\’opera cosi intensa e affascinante.

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  22. cetty says:

    Scusate ho fatto un pasticcio con le stelle: sono 4.

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  23. francesco says:

    certamente non ho letto un libro che farà la storia della letteratura. Ho letto un libro divertente, non drammatico anche nei momenti che avrebbero potuto essere descritti come tali.
    L’autore ci parla soprattuto della vita di un uomo alle prese con l’evoluzione delle relazioni all’interno della sua famiglia con il passare del tempo e descrive molto bene le difficoltà che incontra nello stare in sintonia con i cambiamenti delle aspettative di una moglie e di un figlio.
    E’ una coppia moderna, dove lo stare insieme non è un dogma ma una opportunità tra le tante e soprattutto la coppia sta insieme per un obiettivo comune, il figlio, che quando decide di andare al college, rende insufficiente il legame dei suoi genitori.
    In sostanza ci dice che l’amore al passare del tempo diventa una variabile indipendente rispetto allo stare in coppia.
    E’ un libro gradevole, spiritoso e dettagliato, ma il precedente lavoro dell’autore, Un giorno, è di un altro livello sicuramente più alto

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  24. Rosalba Casablanca says:

    E\’ una lettura piacevole, divertente che fa riflettere. Douglas e Connie sono una coppia come tante, abbastanza comune, apparentemente incompatibile, una coppia che si ama. Solo che, nella vita , nulla si può dare per scontato, mentre Douglas sogna di invecchiare insieme alla donna che ama, Connie gli comunica che il loro matrimonio è finito.L\’idea del viaggio mi è piaciuta molto, un pò come metafora della vita per raccontarci il percorso personale e di coppia. Leggendo si immagina il finale della storia, ma mi sono trovata a sperare che le buone intenzioni di Dougas potessero essere premiate.David Nicholls mi piace molto come scrittore, per la seconda volta mi ha coinvolta nel suo racconto a tal punto da avere la sensazione di conoscere personalmente i personaggi.Un libro che consiglio di leggere.

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  25. luciana (Padova) says:

    Vivace, leggero nel tratteggiare il viaggio. Mi ha incuriosito soprattutto l analisi dei sentimenti , degli affetti , delle fragilità. il rapporto che si snoda fra gli adulti fra presente e passato appare un po’ scontato , più interessante il modo dei protagonisti di raccontarsi come genitori e come figlio. Tre prospettive , tre bolle, tre mondi. Nel finale una ricerca di effetti speciali un po’ in caduta …

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  26. Manny says:

    Leggero, ma ben fatto.In attesa di vedere il film..(perché sprecare un\’ottima sceneggiatura?) lo consiglio come momento di relax, come evasione.Non lo rileggerò, ma lo regalerò per Natale a tutti coloro che non sono costanti con la lettura, a parenti e amici con librerie variegate …perché NOI è un libro che strizza l\’occhio e strappa il sorriso….e ha una bellissima copertina rossa.

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  27. donatella galeazzi says:

    Nicholls ci racconta con leggerezza ironia e humour la storia ( innamoramento matrimonio separazione) di una coppia londinese con figlio adolescente: un matrimonio moderno in cui ci si può ritrovare e riderci su.
    Lettura che scorre veloce, dalla comicità molto british, dove ho ritrovato lo stile brillante di Alan Bennett (commediografo inglese che amo molto). soprattutto nella seconda parte del romanzo, quando la famiglia Petersen si trova al Louvre.
    Le osservazioni dissacranti di Douglas sulle opere d’arte, il suo senso di inadeguatezza e di disagio nei confronti dell’arte , lo sconforto e la spossatezza fisica all’interno delle pinacoteca sono quelle raccontate da A.Bennett in “Una visita guidata ”
    Non è forse Douglas “vittima di ansie di contemplazione dei quadri indotte da esperti d’arte,” nel suo caso la moglie ? Non sarebbe contento se potesse leggere sui muri dei musei “non deve per forza piacerti tutto”? In questa breve storia dell’arte, ricca di humor, il ritratto di Douglas insicuro e tenero.

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  28. Silvia Milano says:

    Arrivata alla fine di questo romanzo e discusso con i miei compagni di lettura, affermo che questo libro mi è proprio piaciuto! Si ride tanto, si riflette, ci si arrabbia una volta con Connie e 20 pagine più avanti con Douglas! Ma soprattutto, in questo libro, si legge con piacere, trascinati da un bel ritmo che alterna passato e presente, con logica e coerenza. E’ un libro garbato e intelligente. Io lo consiglio!

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  29. rosaria alba fontana (milano) says:

    “Noi” narra la storia di una famiglia inglese mononucleare, tipica del XXI secolo, Nichols la tratteggia in modo intenso e spesso doloroso. Douglas, il protagonista, è un uomo di scienza, razionale e conformista, Conni è una pittrice in crisi, è estroversa, anticonvenzionale e affascinante. I due si innamorano e si sposano, attraversano momenti di crisi, come tutte le coppie. Albie, il figlio desiderato, dopo la morte prematura della prima bambina, sta diventando grande, ha quasi diciotto anni e andrà al college. Connie comunica al marito che lo vuole lasciare, ma prima decidono di fare un viaggio per l’EUROPA, tutti e tre insieme. Durante il turbinoso Grand Tour, il protagonista rivive molti dei momenti più importanti della sua vita, cerca di riconquistare l’amata moglie e di recuperare la relazione conflittuale con il figlio.
    L’ironia di Nichols rende la narrazione spedita e accattivante. La scelta di suddividere il libro in tanti brevi capitoli alleggerisce la trattazione di alcuni temi importanti (l’imperscrutabilità della relazione uomo-donna, l’inevitabile conflittualità tra figli e genitori, il rapporto tra arte antica e contemporanea, il valore che la società attribuisce alla ricerca scientifica, ecc)) che affiorano dentro una storia consueta come tante.

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  30. Sara says:

    Ho apprezzato \”Noi\” e lo stile di scrittura di Nicholls, autoironico e ricco di umorismo. La famiglia Peterson è una famiglia reale, in cui si alternano momenti felici a scontri e incomprensioni, dove ogni membro ha i suoi momenti di luce e di ombra.Credo che non sia facile descrivere dei personaggi così veri, in cui tutti noi possiamo in parte immedesimarci. Douglas è rigido ed intransigente? Si, però non puoi fare a meno di tifare per lui e sperare che alla fine riesca nel suo intento, salvare la famiglia. Anche perchè, se a volte vorresti scrollarlo come un pupazzo e pigliarlo a schiaffi, no puoi fare a meno di apprezzarlo e affezionarti. In fondo un po\’ come è successo a Connie quando si è innamorata di lui.Consigliato perchè racconto una vita e una famiglia vicina a noi, e lo fa con grazia e stile, senza mai annoiare, regalandoci momenti divertenti ma anche spunti di riflessione importanti

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  31. Ale (Padova) says:

    Un intrattenimento di qualità che nella narrativa italiana non si trova. Capacità di raccontare il quotidiano attraverso dialoghi efficaci e situazioni credibili. D’altra parte un ammiccamento alla cultura abbastanza superficiale (Gran Tour, quadri), adatto per quel tipo di pubblico, non esigente ma amante della lettura. Un pubblico diffuso in ambito anglosassone, ma in Italia?

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  32. Luciana ( Padova) says:

    Note a margine della prima riunione del nuovissimo club di Padova: vari gli spunti critici. Fra gli altri l appunto (condiviso dai più ) all autore di aver descritto in modo didascalico e per stereotipi i luoghi , le opere d arte visitate nel Grand tour da Douglas e dalla sua famiglia. Tuttavia questo modo diciamo “semplice” un po distratto , privo di “approfondimento e di cultura” appartiene proprio al personaggio a cui Nicholls da voce. Mi chiedo quindi: Quello che può apparire come un difetto ed un limite (del libro o dello scrittore) può essere guardato invece come l abilità di mantenere ,( a rischio di definizioni quali:”cultura da Wikipedia” ) la coerenza con le caratteristiche ed i limiti propri di quel personaggio. Quindi : sciatteria o abilità ? …

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  33. Franco (Padova) says:

    “… Connie e Albie non la finivano più di parlare e il mio senso di trionfo venne stemperato dall’ansia per il costo della telefonata.” Questa frase rende perfettamente l’uomo, che nei commenti degli altri amici del club viene definito rigido, intransigente, intelligente e metodico, razionale, conformista, egocentrico, rompiscatole e soprattutto patetico. Si, la sua storia suscita tristezza e compassione, ma anche imbarazzo per il suo continuo sentirsi inadeguato e costretto a faticare più degli altri per rendersi interessante. E lo è, quando smette di indossare la corazza e si mette a nudo. Non amo l’io narrante (per me limita l’immaginazione), ma in questo caso la contrapposizione con gli altri protagonisti e l’uso del flashback danno quasi una visione “di terza parte” della vicenda, che, alla fine, è quella dell’autore, bravo e furbo a descrivere con verosimiglianza tanti tratti (e luoghi) comuni delle nostre vicende quotidiane.

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  34. ida poletto says:

    ho già finito il romanzo della JACOB, divorato come NOI di Nicholls. …il mio book club patavino è il miglior regalo ricevuto quest\’anno, grazie a NERI POZZA è alle sue scelte, mai banali ma leggere di quella leggerezza colta assente nella letteratura italiana contemporanea, come nella nostra produzione cinematografica: film d\’essai o cinepattone?buona domenica

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  35. ida poletto says:

    un crescendo…il primo libro del book club Padova, NOI, è stata una lettura “facile”e piacevolissima, un amico del club l’ha definita “di scarico”. Poi è stata la volta della JACOB, meglio!, romanzo più completo e complesso, ha coinvolto tutti i sensi, il gusto e l’olfatto persino, libro carnale, autobiografico e un po’ “patologico”, ha il fascino di una bella scrittura intorno ad un tema sempre più attraente, come è quello del confronto tra culture diverse e integrazione, “globalizzazione”, il mito del “deraciné” piuttosto che il legame con la propria storia, l’eredità del passato. Scrittura di genere? Parliamone!. In entrambi i casi 2 romanzi per cinefili ……TERZO LIBRO: “Uno strano luogo per morire” di Derek Miller. Opera prima. E passiamo dall’India alla Norvegia…dal romanzo intimista al giallo…mai amato i gialli e le atmosfere dark, così quando ho iniziato a leggere la prima frase del libro…”E’ una luminosa giornata estiva.”… già ironizzavo con il più famoso incipit ” era una giornata buia e tempestosa…”. MAI, dico mai, esprimere giudizi avventati…sono arrivata a pagina 65 e mi sembra il migliore dei tre romanzi. Equilibrato come sa esserlo certa scrittura nordica, umanissimo perché mixa commozione e humour, si tratteggiano ritratti psicologici perfetti di nuovi eroi. Anche questo sembra essere un libro da cui è difficile staccarsi, anche questo un romanzo su cui attendo il confronto con il mio book club.

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  36. Sabrina Di Agresti says:

    Sabrina Di Agresti – Torino n. Roma
    NOI è suddiviso in 9 parti. La scrittura è brillante e asciutta . Se incontrassi un uomo che parlasse con la sua arguzia ed intelligenza, lo ascolterei molto volentieri.
    Note sullo scrittore: Ha lavorato con la BBC e ha scritto vari romanzi. Le domande di Brian , Il sostituto , Un giorno da cui è stato tratto un celebre film con Anne Hathaway e Jim Sturgess.
    Ambiente : Londra e i luoghi del tour
    Anni ‘80
    Personaggi:
    Douglas Peterson sposato, di anni 54 con un figlio.
    Karen la sorella più giovane di Douglas.
    Albert detto Albie, il figlio di Douglas 17 nne.
    Connie Moore la moglie di Douglas.
    Jake trapezista amico di Karen.
    Liza Godwing ragazza con cui Douglas ebbe una piccola storia divertente p.99.
    Katherine Kilgour detta Cat fisarmonicista di strada, amica di Albie.
    Angelo ex di Connie.
    Fran la vecchia coinquilina di Connie .
    Regina, la meretrice nigeriana di Amsterdam.
    Freja la turista affascinante di 50 anni,dentista, incontrata alla pensione Casanova di Venezia.
    Ryan migliore amico di Albie.
    Mike vedovo che vive col figlio Ryan in un’autodemolizione tra alcol , droghe e olio motore.
    Temi : l’arte e spunti di lettura , un senso di tristezza quando il figlio lo considera come un patrigno e con cui non riesce a dialogare . Sono un chimico e mi ha fatto piacere rivivere reminiscenze sulla materia .L’educazione di un ragazzo. L’educazione del giovane verso i genitori. I sensi di colpa del padre .L’ironia che compare anche quando, colpito da infarto cerca di minimizzare e scongiurare il peggio.

    Trama :
    Una famiglia di 3 persone , marito , moglie ed un figlio vive nei dintorni di Londra fino a che, quando il ragazzo decide di andarsene da casa, la donna terrorizzata dalla routine che si sarebbe venuta a creare, esterna al marito la decisione di lasciarlo, dopo 25 anni di matrimonio.
    Lui, un chimico biologo, privo di passione furente, descrive la sua vita prima di conoscere Connie e dC .
    La moglie, dipendente di un museo, è organizzata e pratica .
    Albie uno svogliato studente di arte e fotografia ed infine Mr. Jones il loro cane attempato e puzzolente.
    Karen è una pessima cuoca ma estroversa e la sua casa minuscola è sempre piena di amici .
    E’ proprio durante una di queste feste, in cui trascina il fratello, che i due protagonisti si incontrano .
    Nel suo programma di agosto, per quattro settimane, un ulteriore viaggio, il gran tour da fare tutti insieme, per rivedere Parigi , Amsterdam, Monaco e l’Italia.
    Esilarante il capitolo sulla descrizione del figlio e torna nuovamente il tema della fotografia.
    I vari capitoli si alternano tra i tempi in cui frequentava Connie e tra le tappe del viaggio in treno con la chitarra al seguito.
    Proprio nel giorno in cui Albie dice ai suoi che vuol rimanere solo, sentono dalla sua camera suonare a notte fonda della musica ad alto volume e successive sonorità passionali.
    Il mattino dopo si presentano a colazione Albie con una ragazza musicista di strada, Cat, sregolata e pittoresca.
    Il treno corre verso Bruxelles attraverso le Ardenne e Douglas ricorda il nonno, decorato e sepolto in quel panorama, ma tutto ciò lascia Albie refrattario e privo di interesse, cosa che genera l’ennesima discussione tra padre e figlio tra l’indifferenza della moglie che finge di leggere.
    Il chimico, che sembra inizialmente un po’ bigotto, comincia ad assumente un ruolo simpatico ed interessante e il mirino si sposta verso la madre, da commiserare .
    Lui sempre lucido e controllato, lei trasgredendo il più possibile le regole.
    Si trova al centro di episodi paradossali come quando viene salvato da un pestaggio da una donna in vetrina per alcune moto in sosta ma debitamente ripulito di tutti i contanti.
    Durante una discussione con dei trafficanti di armi in cui cerca di ridimensionare e di scusare l’intervento di Albie, questo, deluso e mortificato decide di proseguire da solo ( con i soldi del padre).
    Continuando la lettura mi pare di rivedere la storia della famiglia di una mia amica il cui figlio è ancora più strafottente e teppista, meneinfischista come scriverebbe Proust.
    Oltre alla situazione della famiglia Peterson viene rivelato al lettore anche un lato artistico, storico e culturale . Si parla di musei , tra i più famosi al mondo e del rinascimento.
    Uno dei periodi storici e culturali che preferisco e che ho letto con viva curiosità . Di Verona però cita solo la statua di Giulietta .
    A Venezia , sempre all’inseguimento del figlio , Douglas incontra un’ avvenente donna danese, Freja, con cui ha una breve relazione . La moglie ha deciso di lasciarlo ma lo stato d’animo è confuso .
    Per 36 minuti, tra un treno e l’altro, si trova a Firenze , ma dimentica il passaporto e la carta di credito finendo per trascorrere una notte in prigione .
    Da Siena a Madrid, da barbone ad occupante di una suite, riesce con l’aiuto di Cat, finalmente, ad incontrare il figlio al Prado. Sembra esserci una sorta di dialogo , forse più per convenienza da parte di Albie, che lo esorta ad accompagnarlo a Barcellona .
    Le scorribande sembrano non essere ancora concluse . Durante una nuotata presso la spiaggia di Barcellona una serie di meduse gli creano uno shock che degenera in un infarto.
    Quando è in pericolo, il figlio sembra aver capito il suo ruolo, ma appena giunge la madre da Londra decide nuovamente di andarsene, per Ibiza e solo.
    Tra la coppia sembra esserci una certa serenità ma, ritornati a casa, i problemi riaffiorano come una volta, come le discussioni.
    COMMENTO :
    E’ un libro divertente con scene quasi teatrali , una famiglia comune , ma che fa molto riflettere. Quando, ad esempio, concentra il pensiero sul futuro , cap.151 di pag. 361 .
    Insolito il punto di vista di Nicholls sul modo di vedere la storia anche dalla parte di Connie e dalla parte di Albie nel finale .
    Forse Albi riesce a non far incontrare i destini di vite separate, forse.
    Quando due persone remano in senso opposto è quasi certo che sono i figli a subirne le maggiori conseguenze.
    Sembra, in effetti, un finale , ma poi prosegue raccontandoci ancora di Connie che mentre pare consolarlo, gli comunica di frequentare nuovamente Angelo .
    Tipicamente maschile l’ultima riga del romanzo :
    cerca di rintracciare la bella danese!.

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  37. ida poletto says:

    la copertina

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  38. Rita C. says:

    Douglas, chimico insicuro e timido, riesce a conquistare Connie, ragazza brillante fuori dal comune e la sposa.
    Venticinque anni dopo la sua Connie gli annuncia che il loro matrimonio è arrivato al capolinea.
    A cinquantaquattro anni Douglas si ritrova disperato a cercar di riconquistare la moglie che vuole lasciarlo, convinto che il suo “basta che io ti amo” riesca a non far naufragare la loro unione!
    Connie sente che nel momento in cui il loro figlio, Albie, partirà per il College, il rapporto con Douglas non avrebbe più senso, e si affaccia in lei quella prepotente necessità di sentirsi realizzata e completa (che nasce in molte donne davanti alla sindrome da “nido vuoto”) e pensa che solo dopo aver riacquistato la libertà e l’indipendenza potrà sentirsi finalmente se stessa.
    Su proposta di Connie, partono insieme al loro figlio diciottenne per un viaggio che toccherà le varie città d’arte europee, perchè lei crede che questo ultimo viaggio insieme, possa essere un mezzo per riavvicinare Douglas ad Albie.
    Douglas, destabilizzato, come molti uomini in questo caso, non riesce a capire cosa può mancare a Connie, ma comprende che questo viaggio è l’ultima chance, quella in cui può dimostrare a moglie e figlio che lui può cambiare.
    Douglas, pertanto, accetta di partire, quasi per inseguire il “come prima”, quasi come rivolesse indietro un passato che lui ha vissuto come perfetto e che invece perfetto non era.
    In modo tragi-comico affronta coraggiosamente questo viaggio, alternando i ricordi alla realtà, e facendo di tutto per riabilitarsi agli occhi dei suoi amati ed avvicinarsi a loro e alle loro complici affinità.
    Il tempo che Douglas trascorre nell’effettuare questo viaggio gli è indispensabile per capire che il suo matrimonio con Connie è finito e che il suo Albie, allontanandosi da lui, cerca solo di crescere, affermando la propria personalità!
    David Nicholls, bravissimo, emozionando il lettore, tratta con piacevole maestria ed ironia, il tema del rapporto di coppia e di quello che lega genitori e figli.
    Non a caso il titolo “Noi” ci fa subito entrare in contatto con tutto ciò che pensiamo sia nostro e ci appartenga, e chi più di un coniuge e di un figlio può “sembrare” appartenerci profondamente per sempre?

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  39. ida poletto says:

    Un finale sorprendente! un incipit che segna la lettura circolare del romanzo: si inizia e si finisce con il dolore. il lutto o la mancanza segnano tutto il romanzo: la perdita per un marito-compagno, per una madre e una sorella, un amore e un’amica, una maternità e una figlia d’arte. Un libro perfetto da leggere a marzo: figure femminili dominanti e dominate che rappresentano e interpretano l’intero ventaglio delle emozioni e dei sentimenti senza enfasi, dove persino la protagonista, non sempre simpatica, si fa in tre : Augusta Augie Gus. I protagonisti maschili sono semplificati in un lui buono e un lui cattivo….
    . La scrittura è bellissima ed elegante, impossibile staccarsi, permeata dalla verbalizzazione del senso di colpa e dalla difficoltà del perdono è, a volte un po’ claustrofobica come la vita a due. Il titolo non inganni sui soliti cliché del triangolo o del rapporto arte- artista, è, in realtà, un libro denso sulla fragilità umana racchiusa nella forza della vita. Leggerlo e sottolineare molti periodi e frasi della scrittrice è necessario per come la Robin Balck sia precisa e sintetica nell’espressione e nelle descrizioni. Consigliatissimo …con impegno

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  40. ida poletto says:

    le stelline sono 5!

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