Ritratto di un matrimonio

ritratto di un matrimonio 2 (2)Augusta e Owen sono sposati da così tanto tempo da essere ormai «un’unica creatura» solitaria e separata dal resto del mondo. Da poco vivono in campagna, in una fattoria dove la terra è un luccichio di foglie dal suolo fino al cielo, e i laghi sono così perfettamente rotondi che sembrano usciti da un libro di fiabe. Augusta è una pittrice, ha gli occhi azzurri sotto le sopracciglia nere e un’avvenenza che suggerisce forza e potenza. Owen è uno scrittore, ha quarantotto anni ma pare ancora un ragazzo, con i capelli lunghi che gli cadono sul viso e i maglioni che sembrano presi in prestito dal padre.
Augusta e Owen vivono in una vera e propria «enclave creativa» da quando Alison, una pittrice, ha preso in affitto la casa di fronte alla loro. Minuta, il viso sorridente, le guance tonde, gli occhi grigio chiaro che sembrano d’argento come i capelli, Alison si è rifugiata in campagna attratta dall’idea di avere degli artisti come vicini.
Abitare un’antica fattoria, dipingere ogni singolo scorcio di un luogo incantato, scrivere in un granaio su un’amena collina, essere «un’unica creatura»: la felicità sembrerebbe la condizione naturale di Augusta e Owen se… se i due osassero soltanto portare alla luce i folletti maligni che li sbeffeggiano dall’ombra e li sfidano a farli uscire.
La ragione vera del trasferimento della coppia in campagna non ha, infatti, nulla a che vedere con il coronamento del loro idillio, ma con la sua sfiorata fine, precisamente con il tradimento di Augusta, o meglio di Gus, come la chiama Owen. Un tradimento consumato anni prima con il padre di un’allieva, e rimasto una presenza costante nella loro vita. Gus ha commesso l’errore di confessarlo a Owen, con l’incauta passione di chi è convinta di purificarsi e dimentica che forse sta corrompendo chi ascolta. Da allora Owen è l’uomo che sa troppo, lo scrittore che ha in testa un opprimente pensiero fisso. Per questo trascorre giornate intere nel granaio e ne esce con l’aria afflitta. Per questo la sua scrittura si è raggomitolata su se stessa per poi morire.
Per fortuna, però, ora è giunta nell’enclave Nora, la figlia di Alison, il corpo longilineo, i capelli biondi legati, una versione Modigliani della madre che tuttavia, diversamente dalla lei, non dipinge ma ama la letteratura e, in modo particolare, la scrittura di Owen: un genio, per lei, una fonte di ispirazione, un autore sottovalutato, destinato a elogi postumi.
Magnifico ritratto di un matrimonio d’amore con tradimento, il romanzo di Robin Black ha ricevuto al suo apparire un’entusiastica accoglienza da parte di critica e pubblico negli Stati Uniti.

«Impressionante. Uno studio finissimo sulle luci e sulle ombre di un matrimonio».
Vogue
«Un romanzo mozzafiato, brillante e originale».
Chicago Tribune
«La prosa di Robin Black è dotata di una precisione devastante. E questa è una lettura memorabile».
The Sunday Times
«Robin Black illumina, senza inutile enfasi, la complessità delle storie personali. E non ha paura di sconcertare i suoi lettori. Questo romanzo è sconvolgente. Come la vita».
The Guardian
«Avvincente… La potenza di una storia che indaga la complessità di una coppia che cerca di salvare il proprio matrimonio dopo un tradimento».
O: The Oprah Magazine
«Personaggi a tutto tondo, una suspense funambolica e una conclusione devastante».
The Daily Mail
«Un romanzo perfetto o, almeno, quello che mi è sembrato più vicino a un romanzo perfetto».
The Bookseller
Robin Black ha scritto una raccolta di racconti If I loved you, I would tell you this (finalista al Frank O’Connor Short Story Award). Ritratto di un matrimonio è il suo primo romanzo. I suoi articoli, racconti e saggi sono apparsi in numerose riviste, tra cui O: The Oprah Magazine, The New York Times Magazine e The Southern Review. Vive a Filadelfia, con la famiglia.

Traduzione dall’inglese di Chiara Brovelli
Euro 17,00
Pagine 256
EAN 9788854508392
I NARRATORI DELLE TAVOLE

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Ritratto di un matrimonio, 7.9 out of 10 based on 7 ratings
  1. Gio - Milano says:

    Attraverso la pittura e la scrittura i personaggi di questo libro cercano di decodificare la vita.
    Molti gli spunti di riflessione; leggendo si vedono i colori della tavolozza o i tratti del viso del soldato che Gus non riesce a disegnare in modo definito, per non parlare poi del blocco dello scrittore di Owen. Un bel libro, un bel viaggio una bella emozione.

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  2. Gio - Milano says:

    ps: molto bella la copertina, rappresenta insieme al titolo interamente il libro!

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  3. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    Parlerò di ‘Life drawing’ prendendo le mosse dalle due citazioni che l’autrice pone in testa al suo romanzo: la prima è di Victor Hugo, l’altra di George Eliot.
    “Nella vita, la felicita piu grande è la convinzione di essere amati; amati per come siamo o, piuttosto, nonostante quello che siamo”. Victor Hugo
    L’amore. L’amore nella coppia e l’amore materno si fronteggiano nel romanzo in un’altalena d’emozioni che spaziano dall’esclusione alla gelosia, dall’autocommiserazione all’invidia, dalla passione all’indifferenza. Una sfida irresolubile, almeno per Gus, essendole stata negata la maternità in entrambi i sensi, sia come madre che come figlia.
    La chiusura verso il mondo è la sua strategia di vita, come quando da bambina, senza mamma, esercitava “il potere di rendere l’irreale realtà, e di far scomparire la realtà stessa”. E Gus stessa a descriversi così: “Jan è il cervello, Charlotte era il cuore, e io, ogni tanto, penso a me stessa come alla pelle, non costruita per la logica e neppure per l’amore, ma pensata per tenere costantemente separato il mondo dall’io, per impedirmi di impazzire”.
    Anche il suo rapporto con Allison, più che della sincera amicizia, ha i tratti della catarsi terapeutica, in quel raccontarsi rimodellando la verità (“potevo rendere tutto molto meno scomodo, mettendo un piccolo accento qui, apportando una piccola omissione là”) e nel distratto ascolto dell’altro (“Non avevo prestato abbastanza attenzione (ad Allison), non mi ero sforzata di immaginare”).
    Escludendo Owen (“siamo un universo, noi due. Il nostro bellissimo, inspiegabile, dannato universo”), Laine sembra l’unica vera eccezione a questa chiusura, l’unica persona “degna della sua adorazione”. Laine che non solo le ha donato Bill ma che è anche riuscita a scalfire quel marchio di “inetta” che Gus stessa si è impresso. Laine che “aveva bisogno di lei. Che aveva acquisito il suo modo di vedere le cose, la sua essenza”. Laine che la gratifica col suo amore, proprio come Owen.
    Nonostante una vaga forma d’anaffettività, Gus suscita, comunque, empatia e anche simpatia; c’è un’ingenuita, una trasparenza nei moti egocentrici del suo cuore che irrita, intenerisce, spiazza.
    Come nell’ultimo dialogo con Owen, dove, alle considerazioni di lui sul male fatto a Nora, sull’averla usata per dare slancio a una sessualità sopita e fors’anche inibita dalla propria sterilità fisica e intellettuale (“Lui aveva represso a tal punto il desiderio di Nora da potermi concedere quell’inesauribile energia sessuale”, dice Gus, “e il fatto che fosse cosi eccitato mi eccitava”), fanno eco le parole rabbiose di Gus ad Allison, “a nessuno interessa quello che pensa o che sente (Nora)”.
    Ma “quello che fai, ti torna indietro”, avverte Laine. Nel bene e nel male.
    E Nora, “la cerva a cui lui (Owen) va incontro a tutta velocità”, è il giro di vite della storia: perchè, come aveva predetto il poliziotto a Gus e a Allison, anche le cerve “sono malvage come serpenti, quando sanno di non avere speranze”. E Gus “come una bambina che ha attraversato la strada senza guardare, sa di avere commesso uno sbaglio”.
    “L’universo non pareggia i conti. Non rende la vita giusta”, come nel caso di Owen e Gus. Ma, forse, seguendo il suggerimento di Lillian e Wolf, i genitori di Owen, si può trovare conforto nella consapevolezza di non essere “gli unici a soffrire” e nella necessità “di tener conto anche degli altri”.
    “I cari estinti non sono mai morti per noi, fino a quando non ci scordiamo di loro”. George Eliot
    Il ricordo. Il libro si apre “ricordando” e si chiude “immaginando”. “Immaginare e ricordare non sono la stessa cosa”, dice Gus, eppure solo apparentemente quei confini sono distinti. Ricordi e immaginazione in lei si mescolano, si contaminano per ricostruire o reinterpretare la realtà, per “dare un senso a tutto quanto”, per fare “assumere una forma”, “per capire”. E in questa ricerca c’è una simmetria dolorosa tra l’isolamento di Gus (“gli schemi mentali che s’impone” e la casa in cui vive ritirata con Owen) e la prigionia “mentale” e “fisica” del padre di Gus, affetto da Alzheimer; così come non è casuale quell’ancorarsi nel finale della figlia al padre, nel tentativo di ricostruire la memoria di entrambi attraverso l’immaginazione (proprio come aveva fatto, tempo prima, raccontando al padre i ricordi sulla madre della sorella Charlotte). E proprio dove viene meno il ricordo dei viventi, lì si innesta l’immaginazione, l’immaginazione artistica, la scrittura, o, come in questo caso, la pittura. I quadri di Gus, ispirati dal fortuito ritrovamento di necrologi d’un secolo prima, ambiscono, in qualche modo, a conservare la memoria di quei soldati-ragazzi del 15/18, morti e senza più viventi a ricordarli: fermare sulla tela non ciò che “erano” (che è proprio del ricordo) ma ciò che “avrebbero potuto essere” (che è immaginazione).
    Il rammarico di Gus per il loro apparire ‘morti’ anzichè ‘vivi (“Faccio sembrare viva qualunque cosa, non qualunque persona”) mi ha riportato alla mente i versi di Keats sull”Ode on a grecian urn’: la stessa immobilità dei corpi ( ‘with brede Of marble men’ ) e lo stesso ruolo eternatrice dell’arte ( ‘Thou, silent form, dost tease us out of thought as doth eternity’ e ancora ‘When old age shall this generation waste, Thou shalt remain, in midst of other woe Than ours’)
    E in questa prospettiva che, immergendomi un’ultima volta nella storia, mi piace pensare ai quadri dei soldati di Gus, non come a un grido d’indistinta condanna di ogni guerra (le ipotesi di Laine e Nora), ma come a un inno sull’assoluta irripetibilità di ogni vita.

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  4. Silvia Milano says:

    Meno male che è stato cambiato il titolo! Il precedente non rendeva giustizia a questo bellissimo romanzo e avrebbe fermato molti potenziali lettori. Questo nuovo \”Ritratto di un matrimonio\”, invece, calza a pennello e coglie l\’essenza. E\’ un romanzo profondo,che scava nell\’animo e nelle relazioni umane tutte. Moglie e marito, sorelle, genitori, padri,figli, amanti, figliocce, ex mariti…ci siamo tutti dentro questi personaggi. Robin Black è proprio brava a dipingere questo ritratto.Ha una prosa sofisticata e molto piacevole, dosa tempi e sentimenti, crea tensione e ti trascina. Finale sorprendente!Bella lettura!

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  5. francesco says:

    quando l\’incipit è una garanzia!! Questa è l\’estrema sintesi che mi sento di esprimere dopo la lettura di questo bellissimo romanzo. Robin ci porta nel mondo di Gus, donna alla quale la vita ha riservato una infanzia difficile in un contesto famialiare dove la componente affettiva è stata fortemente condizionata da eventi negativi e personalità non evolute che inevitabilmente sono state alla base della sua vita sentimentale e relazionale e dell\’intensità dei suoi rapporti con Owen, personaggio positivo un pochino sopra le righe, che invece ha ben capito le criticità di Gus e in modo silenzioso consente lei di evolvere , sia pur lentamente, dal pantano dei sentimenti nei quali è calata.Scritto con una una precisione esemplare, Robin descrive i personaggi in modo meraviglioso e dettagliato portando il lettore per mano fino ad un finale molto crudo che chiude il circolo della vita di Gus ancora una volta nel dolore.Da non perdere

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  6. Barbara Rosai says:

    Gus e Owen, una coppia di artisti, si rifugiano in campagna nel tentativo di salvare un rapporto ormai in crisi. Scopriranno che le conseguenze delle scelte sono imprevedibili e, talvolta, inesorabili.

    Robin Black con “Ritratto di un matrimonio” ottiene con facilità, il coinvolgimento affettivo/emotivo dei lettori, che, catturati dal dialogo interiore di Gus/Augie/Augusta (quanti io!), si fanno spettatori privilegiati di un’ininterrotta seduta di psicologia esistenziale.
    Nonostante l’importanza del rapporto fra Gus e Owen, sono le figure femminili e le loro interazioni reciproche a rendere interessante il romanzo.
    Le figure maschili, Owen non fa certo eccezione, si caratterizzano per le loro “assenze incombenti”, in quanto capaci, con i loro stati d’animo, di influire comunque sulla vita degli altri.
    Nell’ambito delle dinamiche femminili, è notevole la descrizione dell’evoluzione del rapporto allievo/maestro fra Laine e Gus.
    Il legame che si crea fra di loro, giocato sia sul piano intellettuale che su quello affettivo, va a colmare molti vuoti della vita di Gus, non solo quello della maternità negata.
    Invece, benché annunciato nelle prime pagine grazie ad un ellissi temporale, l’epilogo del rapporto fra Gus e Owen mi ha sorpreso per la sua modalità.
    Modalità che non mi ha del tutto convinta, perché mi è sembrata un’acrobazia sforzata rispetto all’equilibrio mantenuto fino a quel momento.
    Il vero trait d’union del romanzo è la parte dedicata alle diverse vocazioni artistiche che contribuisce a unire e separare i protagonisti e fornisce loro un metodo di interpretazione della realtà.
    Alla descrizione dell’ispirazione artistica, a quella dell’espressione creativa come terapia dello stato d’animo e al processo creativo come travaglio, sono dedicate pagine particolarmente ispirate.

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  7. Valeria S. (Milano) says:

    Un romanzo intenso, bellissimo a mio avviso, che tratta dell’amore (di tutte le infinite sfaccettature di questo sentimento), del dolore e dell’elaborazione del lutto. Scrittura elegante, pungente a volte, profonda e desolante. tanti gli spunti di riflessione (il matrimonio, il tradimento, l’amore filiale, l’amicizia, la malattia, la morte, l’arte, la perdita, la fiducia…e tanto ancora!) Ottima mossa di Neri Pozza il cambio del titolo, il precedente non rendeva giustizia. Un libro da non perdere e da assaporare e far sedimentare.

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  8. Marco (roma) says:

    Beh… che dire… a me il libro è piaciuto. E’ un romanzo ‘doloroso’, perché scende a fondo nel rapporto di coppia e non fa sconti. Certo si tratta di due personalità particolari, due artisti (non sono sicuro che se Owen fosse stato un meccanico e Gus un’estetista le dinamiche sarebbero state le stesse), e per questo la narrazione va presa un po’ con le molle. Difficilmente lo definirei un paradigma. Però è un libro potente, forte, a tratti emozionante – la scena del rapporto sessuale per procura è bellissima. Forse la cosa più bella che ho letto tra i testi che NP ci ha proposto.

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  9. Per mera casualità, ho interrotto la lettura del romanzo a due terzi, riprendendola dopo diversi giorni. La cesura ha probabilmente compromesso il coinvolgimento emotivo nella storia: infatti ho trovato meno soddisfacente la parte conclusiva e provato una certa delusione per il finale. Mi aspettavo infatti un esito differente; credo che quello prescelto – anche a prescindere dal personale gradimento- non sia del tutto indovinato.
    A parte questa forse opinabile considerazione, il romanzo è meritevole di elogio.
    Suscitano interesse i temi trattati (la relazione di una coppia senza figli, l’elaborazione del tradimento, l’amicizia al femminile, il rapporto madre-figlia) e le “professionalità” dei protagonisti. A tal proposito concordo con Marco circa la peculiarità delle loro occupazioni.
    Il blocco dello scrittore che affligge Owen e, soprattutto, le molte considerazioni sulla pittura di Gus consentono infatti ampie digressioni e aggiungono un elemento di novità alla narrazione.
    I personaggi, anche secondari, sono ben delineati anche quando occupano uno spazio limitato. Dei quattro principali, il più “debole” riesce in certo senso quello maschile, mentre le tre donne, pur nella dominanza di Gus, la moglie,sono scolpite con encomiabile energia.
    Facendo parlare in prima persona la protagonista, l’autrice dimostra un’ottima capacità di descrivere sentimenti e sensazioni forti, e insieme di dare spazio a riflessioni, ricordi e rimorsi che sucitano empatia e condivisione nel lettore.
    Gradevole e appropriata la scrittura, un elogio alla traduttrice.

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  10. NunziaNunzia says:

    Lasciare andare un libro come Ritratto di un matrimonio di Robin Black è veramente un atto di violenza verso se stessi. Rimane legato alle mani allo stesso modo in cui il suo contenuto resta scolpito con inchiostro indelebile nella nostra anima o in qualcosa che corrisponda a essa.
    In fondo è la storia di un matrimonio, come tanti, con momenti di serenità, gioia, rancore, rimproveri, delusioni e tradimento … Una comune storia americana, come tante … il solito clichè : lui, lei, l’altro/a … Eppure non è così. Questo libro contiene la seduzione delle parole che si fanno pittura e della pittura che si fa parola … della pagina che diventa quadro e del quadro che si trasforma in racconto. L’io narrante esercita su se stessa e sugli altri una capacità di introspezione la più lenticolare che si possa immaginare, come fa con le figure delle sue tele. Veste i panni del marito, dell’amica e di sua figlia, dell’allieva e del padre, per indagare nei meccanismi della loro mente, per carpirne i segreti, le miserie e la superiorità morale e intellettuale. Gus e Owen sono separati da un tradimento, ma si sforzano di ritrovarsi. Nasce tra loro un’altalena di stati d’animo, per cui si allontanano … si trovano … si perdono e si ritrovano. Quando si compie il dramma, le tensioni tra i coniugi sembravano essersi risolte e nel migliore dei modi. Troppo tardi: il finale, annunciato nella prima pagina del romanzo si compie!

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  11. Claudio says:

    La lettura di questo libro mi lascia perplesso: la scrittrice è brava a dipanare una storia all’apparenza semplice ma che sottende una realtà complessa, nel tratteggiare e trasmetterci stati d’animo ed emozioni della protagonista, a creare un’atmosfera, un po’ soffocante, che ci aiuta bene ad immergerci nella trama. Dimostra maturità e sicurezza, la sua prosa è fluida e chiara, direi accattivante.
    Belle e programmatiche le citazioni di Hugo ed Eliot in apertura: l’amare e l’essere amati senza condizioni si scontrano con la realtà prosaica di Gus e Owen, l’incapacità di disegnare le persone è simbolo dell’incapacità emozionale di accettarsi e accettare per quello che si è. Così il progetto di far abitare nella casa i soldati morti in una guerra ormai lontana rinforza il ricordo dei propri cari. il disegno di Gus è un’immaginare più che ricordare, così come i finali immaginati sono altro dal ricordo.
    Il romanzo si legge bene… fino alla fine, senza momenti di pausa e senza cedimenti, con colpi di scena e capovolgimenti fino al finale “esplosivo”: quasi la sceneggiatura di un ottimo film.

    Non mi ha però del tutto convinto.

    È un romanzo sulla sterilità umana, sia relazionale (non riuscire a relazionarsi con gli altri, da cui il rifugio nella pittura e nella casa isolata) con la conseguente incapacità della pittrice protagonista di disegnare volti umani, sia fisica (l’incapacità procreativa del marito). È il ritratto di una coppia che convive in un rapporto matrimoniale tutto sommato fragile, immaturo, fatto di cose non dette, negate, supposte, che usa l’ intimità, il sesso come gesto fine a se stesso, come sollievo dalle tensioni emotive, ma che ha dinamiche diverse, gelosia per il progetto dell’altro. Un rapporto conflittuale ed esclusivo, risolto da un finale che sembra quasi un immaginario più che un ricordo reale.

    Significativo della fuga come atto creativo è il fastidio iniziale dell’intrusione di Alison. Salvo poi aggrapparsi ad un’amicizia spontaneamente offerta dalla vicina e resa esclusiva da Gus (vedi la gelosia per la comparsa di Nora con la sua esclusione, l’invidia neanche troppo dissimulata per l’adorazione di Alison per la figlia Nora e quella di quest’ultima per il marito Owen). Amicizia conclusa per quei tradimenti e sensi di colpa che permeano tutta la vicenda.

    Colpiscono la passività e piattezza del personaggio di Owen, sempre pronto a seguire gli impulsi della protagonista, “il cui cuore si espande per adattarsi alle esigenze di Gus”; un marito che riceve e sfrutta senza remore l’assalto affettivo della giovane Nora come una fonte di ispirazione artistica altrimenti esaurita. La sua sterilità sia creativa che fisica è all’origine del tradimento della moglie e del mancato attaccamento (adorazione la chiama l’autrice) famigliare.
    Potrebbe sembrare un’insipienza dell’autrice nel tratteggiare i personaggi maschili (anche il padre è visto lontano e accettabile solo nella malattia, così come l’amante Bill è solo un pallido riflesso della amatissima figlia Leila e il cattivo Paul serve solo a dare senso compiuto al finale), in realtà è una scelta precisa, una rappresentazione di un universo al femminile, che sembra conseguenza dell’insofferenza di Gus nei confronti del marito (a tratti visto come un impedimento) e del suo malessere esistenziale. Robin Black è una scrittrice di grande saggezza, che illumina, senza inutili enfasi, la complessità delle storie individuali, descrivendo in maniera potente e inquietante l’atmosfera claustrofobica della vita della coppia.

    È percepibile l’insofferenza, il livore nei confronti della religiosità, ridotta a fatto consolatorio, rituale, espositivo (avere una catenina con la croce al collo è il tratto distintivo dei credenti?). C’è però una forte presenza di riti consolatori: il festeggiare il Mercoledì shabbat (ricordo dell’appartenenza ebraica), il Grande Giorno della cucina, la Prima Brezza d’autunno, la citazione di filosofia zen…

    Mi riesce così difficile apprezzare appieno questo Ritratto di un matrimonio, ma forse il disagio e lo sconcerto che lasciati dal romanzo sono cercati proprio dalla scrittrice.

    Mi rimane una domanda: per il titolo, Life Drawing, non era meglio la traduzione letterale?

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  12. Anna Maria (Roma) says:

    Mi ritrovo completamente nelle emozioni e considerazioni di Nunzia e in molte analisi già evidenziate. Leggere è stata un’esperienza molto bella, intensa ma allo stesso tempo pacata, e particolare. Come assistere alla creazione emotiva e concreta di un quadro che man mano si andava delineando mi ha mostrato anche alcuni miei contorni. Sono stata talmente bene in compagnia delle sue pagine che arrivata verso la fine ho esitato a proseguire… forse per timore di restare delusa o di poterne sentire la mancanza. Il finale è conseguente all’evoluzione delle pennellate, ma c’è un ma, un atto di violenza di troppo che ho trovato forzato. Che dire? Gus è meravigliosa, ho amato la sua attenzione e cura per le piccole cose che fanno lucente e importante la vita. Agni volta che apparecchio frettolosamente la tavola la vedo nel compiere quell’atto così simile alla creazione di una bellezza semplice e attenta che sa trasmettere amore e desiderio di condivisione. Apprezzo molto la copertina ed il nuovo titolo, evocative al punto giusto! Non so quando uscirà questo libro, poteva essere una lettura giusta da proporre in occasione dell’otto di marzo.

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  13. Anna Maria (Roma) says:

    .. e l\’incipit, meraviglioso!

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  14. Donata, torino says:

    Quando ci illudiamo di allontanarci dagli altri e dal mondo, il mondo ci ritrova e forse ci aggredisce più facilmente cogliendoci distratti e impreparati, gli altri rientrano nelle nostre vite forse nel peggiore dei modi; e’ questo il messaggio – non da poco – che ci lascia la lunga autoanalisi della protagonista. La scrittura e’ certo efficace, come la struttura interna del testo, tuttavia la voce sola della protagonista, una lettura degli avvenimenti di pura autoreferenzialita’ mette in ombra la figura e la personalità di Owen che risulta presenza solo funzionale alla costruzione della trama e, nonostante una certa sensibilità esibita, in fondo del tutto incapace di comprendere ciò che gli sta accadendo attorno; tutto si svolge esattamente come l’immagine di copertina suggerisce…… e anche questo non e’ poco…..bene anche per il titolo rivisto.

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  15. ida poletto says:

    Un finale sorprendente! un incipit che segna la lettura circolare del romanzo: si inizia e si finisce con il dolore. il lutto o la mancanza segnano tutto il romanzo: la perdita per un marito-compagno, per una madre e una sorella, un amore e un’amica, una maternità e una figlia d’arte. Un libro perfetto da leggere a marzo: figure femminili dominanti e dominate che rappresentano e interpretano l’intero ventaglio delle emozioni e dei sentimenti senza enfasi, dove persino la protagonista, non sempre simpatica, si fa in tre : Augusta Augie Gus. I protagonisti maschili sono semplificati in un lui buono e un lui cattivo….
    . La scrittura è bellissima ed elegante, impossibile staccarsi, permeata dalla verbalizzazione del senso di colpa e dalla difficoltà del perdono è, a volte un po’ claustrofobica come la vita a due. Il titolo non inganni sui soliti cliché del triangolo o del rapporto arte- artista, è, in realtà, un libro denso sulla fragilità umana racchiusa nella forza della vita. Leggerlo e sottolineare molti periodi e frasi della scrittrice è necessario per come la Robin Balck sia precisa e sintetica nell’espressione e nelle descrizioni. Consigliatissimo …con impegno

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  16. Cetty (roma) says:

    Un inizio folgorante, che ci dice senza preamboli tutto sull\’epilogo della storia e ci introduce nell\’atmosfera incantata di un luogo che una coppia ha scelto per uno strategico isolamento, per \”osservarsi\”,nella speranza ostinata di ritrovare la simbiosi perduta. Un inizio forte, pervaso dalla morte, ma che si dimentica subito, vinti dal racconto della vita e dell\’amore con la A maiuscola. Che non è facile, non è banale, non è esclusivo. Ma è la linfa vitale della protagonista, qualcosa che lei ha riconosciuto nel sentimento per Owen e che non potrebbe mai disconoscere. Perché sarebbe come negare se stessa. Ciò che Gus prova per suo marito è infatti uno stato che non ha nessuna relazione con gli altri sentimenti che pure la investono violentemente nella vita: il dolore per i lutti familiari, il vuoto per la rinuncia della maternità, una passione imprevista per un uomo vissuta con sofferenza, l\’amicizia tradita… Così, la morte di Owen non potrà essere come le altre assenze della sua vita perché con lui scompare una parte di lei. Da questo estremo dolore, dall\’inevitabile accettazione ed elaborazione di questo ennesimo lutto scaturisce il racconto di Gus, una voce lucida e disincantata che sa descrivere i sentimenti modulandoli con tutte le sfumature della sua tavolozza di pittrice . Al lettore arriva una storia ricca di atmosfera, mai banale, dove i luoghi e le cose hanno l\’anima che ciascuno vi sa cogliere.Con una scrittura elegante, ma non ricercata, la Black fotografa con originale competenza la normalità degli esseri umani nella loro quotidianità, riuscendo con semplicità e senza artifici narrativi a fare luce oltre l\’apparenza dei fatti. Da questi compositi frammenti di vita affiorano con naturale disinvoltura descrittiva sentimenti veri come la gelosia, l\’invidia, il senso di colpa, la rabbia, l\’umiliazione, il risentimento ecc., sempre strettamente legati al sentire dei personaggi e apprezzabilmente lontani dal giudizio e dalla morale comuni. Insomma, un libro scritto con una magnifica leggerezza e una grande tristezza di fondo, che però non è mai triste. La dimensione artistica che si respira nel libro – dal furore creativo della protagonista, al blocco assoluto di Owen alle molte altre sensazioni rispetto alle diverse forme di espressione – poi mi ha molto affascinata. A differenza che in molti atri casi letterari in cui l\’arte è inserita forzatamente nel contesto della storia, qui contribuisce a connotare i persanaggi in maniera decisamente importante. Rispetto al titolo, sia quello originale che quello dell\’edizione italiana mi lasciano perplessa. La parola matrimonio non mi sembra rappresentativa del contenuto autentico del libro, mentre avrei senz\’altro inserito tradimento. Per quanto un po\’ banale forse Storia d\’amore con tradimento mi sarebbe piaciuto di più.

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  17. Cetty (roma) says:

    Un inizio folgorante, che ci dice senza preamboli tutto sull\\’epilogo della storia e ci introduce nell\\’atmosfera incantata di un luogo che una coppia ha scelto per uno strategico isolamento, per \\”osservarsi\\”,nella speranza ostinata di ritrovare la simbiosi perduta. Un inizio forte, pervaso dalla morte, ma che si dimentica subito, vinti dal racconto della vita e dell\\’amore con la A maiuscola. Che non è facile, non è banale, non è esclusivo. Ma è la linfa vitale della protagonista, qualcosa che lei ha riconosciuto nel sentimento per Owen e che non potrebbe mai disconoscere. Perché sarebbe come negare se stessa. Ciò che Gus prova per suo marito è infatti uno stato che non ha nessuna relazione con gli altri sentimenti che pure la investono violentemente nella vita: il dolore per i lutti familiari, il vuoto per la rinuncia della maternità, una passione imprevista per un uomo vissuta con sofferenza, l\\’amicizia tradita… Così, la morte di Owen non potrà essere come le altre assenze della sua vita perché con lui scompare una parte di lei. Da questo estremo dolore, dall\\’inevitabile accettazione ed elaborazione di questo ennesimo lutto scaturisce il racconto di Gus, una voce lucida e disincantata che sa descrivere i sentimenti modulandoli con tutte le sfumature della sua tavolozza di pittrice . Al lettore arriva una storia ricca di atmosfera, mai banale, dove i luoghi e le cose hanno l\\’anima che ciascuno vi sa cogliere.Con una scrittura elegante, ma non ricercata, la Black fotografa con originale competenza la normalità degli esseri umani nella loro quotidianità, riuscendo con semplicità e senza artifici narrativi a fare luce oltre l\\’apparenza dei fatti. Da questi compositi frammenti di vita affiorano con naturale disinvoltura descrittiva sentimenti veri come la gelosia, l\\’invidia, il senso di colpa, la rabbia, l\\’umiliazione, il risentimento ecc., sempre strettamente legati al sentire dei personaggi e apprezzabilmente lontani dal giudizio e dalla morale comuni. Insomma, un libro scritto con una magnifica leggerezza e una grande tristezza di fondo, che però non è mai triste. La dimensione artistica che si respira nel libro – dal furore creativo della protagonista, al blocco assoluto di Owen alle molte altre sensazioni rispetto alle diverse forme di espressione – poi mi ha molto affascinata. A differenza che in molti atri casi letterari in cui l\\’arte è inserita forzatamente nel contesto della storia, qui contribuisce a connotare i persanaggi in maniera decisamente importante. Rispetto al titolo, sia quello originale che quello dell\\’edizione italiana mi lasciano perplessa. La parola matrimonio non mi sembra rappresentativa del contenuto autentico del libro, mentre avrei senz\\’altro inserito tradimento. Per quanto un po\\’ banale forse Storia d\\’amore con tradimento mi sarebbe piaciuto di più.

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  18. Benedetta (Roma) says:

    Fedeltà. È questa la parola che mi viene in mente pesando a questo libro. Nelle sue più svariate accezioni. È una storia che inizia con una premessa importante, che potrebbe pregiudicare l’andamento della lettura ma che per fortuna e per bravura dell’autrice non lo fa. La fedeltà al proprio essere, al proprio lavoro, al proprio compagno, alla propria famiglia di origine, alle proprie scelte, è su questo che si basa l’equilibrio della vita di Gus e Owen. Ed è quando si affaccia il tradimento che tutto precipita. E non solo il tradimento fisico e sentimentale nel rapporto di coppia, ma anche quello nei confronti della propria natura, delle proprie abitudini, delle proprie convinzioni. Quando la bella ed eccentrica vicina Alison entra prepotentemente nella loro vita, Gus e Owen perdono l’equilibrio affascinati dalla novità, e per inseguire l’idea di poter vivere una vita diversa da quella che fino a quel momento si erano scelti, iniziano a minare sistematicamente tutto ciò che di stabile si erano costruiti anche e soprattutto nelle difficoltà.
    Ma la forza di questa coppia sta nella coppia stessa, che si ritrova in una bella pagina un istante prima della fine; ritrova il suo mondo, rivendicando le scelte che l’hanno portata ad essere famiglia.
    La mancata maternità; una vita familiare perseguitata dal lutto e dalla malattia e l’incapacità di creare un rapporto con chi è sopravvissuto; una vita lavorativa travagliata, ma che non può essere definita tale perché essere artisti non è un lavoro ma in primo luogo una necessità; il peso di un errore; il ricordo di una guerra appena sfiorato; la natura di un’amicizia. Di tematiche affrontate ce ne sono mille e tutte interessanti, forse quasi troppe…
    Trovo che il primo titolo “Matrimonio d’amore con tradimento” non fosse così sbagliato (nonostante mi piaccia molto anche quello definitivo), perché è vero che il tradimento, non solo quello coniugale, è il fil rouge di tutto il libro.

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  19. marco turella says:

    un incipit come questo è come imbattersi in una persona sconosciuta e capire subito che conoscerla a fondo non potrà che arricchirci. E allora lasciamo che Gus ci trascini nella sua vita, strattonandoci per destare la nostra attenzione sull’unicità delle dinamiche di una comune storia d’amore.
    All’arte, vista come fuga, come unione e come separazione tra i protagonisti, sono dedicate le pagine più vivide e sentite.
    Trovo molto riuscito il parallelismo tra l’accezione sottrattiva che si sviluppa nel rapporto di Gus con il marito dopo il tradimento, e quella presente nel rapporto di Gus con il padre. Il rapporto con Owen, incentrato inizialmente sul dialogo riguardo il loro lavoro e sul confronto creativo, volge poi alla negazione di tutto ciò con il rifiuto di Owen di parlare della loro arte in seguito al blocco creativo che lo coglie dopo il tradimento (che farà sentire in colpa Gus oltre per il tradimento anche per il blocco del marito). Il rapporto di Gus con il padre, prima dell’incedere della malattia di quest’ultimo, è colmo di risentimento dovuto alla proibizione che viene imposta fin da bambina a Gus dal padre di nominare la madre defunta. In entrambi i rapporti il ruolo censorio degli uomini viene meno quando, da una parte, il blocco creativo di Owen dettato dal tradimento si risolve grazie alla possibilità che ha quest’ultimo di tradire a sua volta, e dall’altra quando il padre di Gus, in una fase avanzata della malattia le chiede di parlare della madre.

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  20. Rita C. says:

    MATRIMONIO D’AMORE

    NELLA VITA, LA FELICITA’ PIU’ GRANDE E’ LA CONVINZIONE DI ESSERE AMATI; AMATI PER COME SIAMO O, PIUTTOSTO, NONOSTANTE QUELLO CHE SIAMO. v. hugo

    …gli ultimi giorni prima della sua morte, mio marito Owen…

    e Gus inizia così l’accompagnarci nel racconto della sua vita:

    Gus, che riflette e sente che il suo tempo è cominciato quando si è fermato quello di sua madre. Gus, che sente che il momento preciso di quella scomparsa segna nettamente un prima e un poi nella propria vita.
    Gus, alla quale il destino porta via la migliore amica, sua sorella Charlotte.
    Gus, rimaneggiatrice di luoghi, che ama Owen, attento acquisitore di nuove conoscenze.
    Gus, che è incapace di dipingere le figure umane, tanto quanto è incapace di sentirsi libera, poichè “censurata” dal padre e dal marito solo per compiacere il prossimo.
    Gus, che vorrebbe porre a suo padre domande mai formulate, rendendosi conto che lui non potrà più darle quelle risposte, perché l’Alzheimer è ormai suo compagno.
    Gus, che conosce Laine, prova con lei un’intesa perfetta e le si affeziona, e si chiede “cosa prova una madre quando non può aiutare un fìglio, nonostante l’amore immenso e il senso devastante di protezione tumultuoso che batte nel petto”.
    Gus, che si rifugia in un tradimento, cercando solo “gioia”, perché pensa che la felicità sia solo illusione.
    Gus, che dipinge per Bill.
    Gus, che incontra Alison, donna sempre ben vestita e curata, che le fa capire che è difficile ammettere a se stessi che “una persona non ti ami veramente, che non ti ami come pensavi, che non ti ami come avevi sperato”!
    Gus, che conosce Paul e tramite lui capisce che quando una voce si altera, “quando ha un peso fisico connesso ai muscoli e ai tessuti”, porta con sé una notevole potenziale violenza.
    Gus, che patisce Nora, ragazza bella e giovane che si innamora di Owen, poichè abbagliata più dal ruolo che lui ricopre che dalla sua bellezza.
    Gus, che prova ancora emozione nel sapere che Bill si sposa.
    Gus, che resta prima quasi inerme e poi combattiva, nel vedere Owen che, quasi inconsciamente per renderle pariglia per il tradimento subito, si crogiola nel subire il fascino del corteggiamento di Nora.
    Gus, che sa di portare avanti, con Owen, due tipi di conversazioni contemporaneamente: ”quella ufficiale e quella silenziosa” che inizia quando ci si allontana mentalmente.
    Gus, che non sa se credere che Owen le rimanga davvero fedele, mentre gioca con Nora che non riesce a metabolizzare che ciò avvenga, nonostante la sua gioventù, la sua avvenenza e la sua dolcezza.
    Gus, che ascolta Owen dirle che “il loro amore è il frutto del lavoro di una vita” e che lui prova per lei un amore assoluto, anche perchè “lei è tutta la sua famiglia”.
    Gus, che porta il peso doloroso dell’aver “tradito qualcuno che ami”.
    Gus, che si chiede “come si possa attraversare una stanza senza che i nostri altri io ci facciano lo sgambetto”.
    Ed ancora Gus e Owen che provano con tutte le loro forze, a modo loro, ad elaborare un tradimento per non far terminare un grande amore!
    Gus, che ci mette di fronte a come avrebbe potuto terminare diversamente la loro storia d’amore, suggerendoci diverse conclusioni, quasi a farci credere che si possa davvero sostituire il finale di una vita, semplicemente adoperando, tra una frase e l’altra, una congiunzione disgiuntiva come “o”.
    Ed infine Gus che, per tutti i giorni della sua vita, preparerà “quando cade il sole nel laghetto, uno stufato che dividerà con Owen seduti sul divano davanti al fuoco”, poiché solo insieme formano “il loro bellissimo, inspiegabile, dannato universo”!
    Robin Black, magistralmente, lettera dopo lettera, unisce le parole che formano i pensieri che ci fanno compagnia in questa lettura e ci fanno chiedere sino a che punto si possa amare!
    Lo fa molto bene, senza eccessiva ed inutile enfasi, con una scrittura chiara, mai confusa, mai pesante, mai noiosa, inducendoci, dopo aver toccato i temi più vari, alla riflessione, in primis, sul tema del matrimonio e del tradimento.

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  21. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    Come evidenzia la lunga lista di Rita, ‘Ritratto di un matrimonio’ è il romanzo di Gus, il romanzo della ‘sua’ vita, del ‘suo’ modo di approcciarsi all’amore, all’amicizia, all’arte, alla vita. Un’analisi psicologica, quella realizzata da Robin Black, di una finezza straordinaria: il ‘life drawing’ di Gus è un ritratto di rara precisione e bellezza (sebbene Gus, a dire il vero, non susciti proprio le mie simpatie).
    In diversi, stasera, all’incontro del Book Club, hanno espresso delle riserve sul finale: spiazzante, eccessivo rispetto all’equilibrata ‘misura’ del resto del libro, un po’ troppo ‘americano’ (io stessa ho ripensato al finale devastante di ‘Annus mirabilis’ della Brooks, un libro perfetto con una caduta di stile rovinosa nelle ultime tre pagine).
    La mia opinione, in questo caso, è che il finale si inserisca perfettamente nell’economia e nelle dinamiche del romanzo: il mondo, per quanto si tenti di spingerlo fuori dalla propria vita (come fanno Gus e Owen), alla fine, in un modo o nell’altro, finisce per entrarci, perchè come dice Owen a Gus “il semplice fatto di essere vivi significa ammettere delle possibilità che potrebbero essere lontane da quello che avevi pianificato, o addirittura sperato”. Come una malattia o una morte violenta.

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  22. Silvio Campus says:

    Sovente i lettori curiosi ( e anche un po\’ pedanti ), di fronte ad un ottimo romanzo, non si accontentano di rilevarne la bellezza: vogliono conoscere, seguendo le loro personali manìe, qualcosa di più. Risalendo la corrente, vanno alla ricerca di sorgenti lontane, magari spinti da visioni non sempre condivisibili, ma comunque da rispettare.Di fronte a – Ritratto di un matrimonio – si resta dapprima affascinati per l\’eleganza e la precisione della scrittura, quindi soddisfatti dalla originalità della storia, infine sedotti dalla sapiente calibrazione dei dialoghi ( davvero perfetti ).Ma le più importanti e interessanti conclusioni si traggono dopo qualche tempo, sfruttando ( in modo benevolo ) le argomentazioni degli amici del book club, con i quali il confronto è sempre, positivamente, serrato.Questo sincero affresco contiene in sé molte sfumature, ma quelle più evidenti ( e in fondo più importanti ) paiono soltanto tre:la difficile ( e ben presto impossibile ) convivenza di due solitudini ; l\’incomunicabilità della coppia evidenziata, per paradosso, dall\’eccesso di confidenze e dall\’assenza di nascondimenti; la consunzione dell\’amore, alla quale non ci si arrende e che ( in contraddizione con quanto appena detto ) viene nascosta dalla protagonista ai lettori.A ben vedere, la grande bravura di Robin Black si evidenzia soprattutto nelle cose non rivelate, oltre che in quelle raccontate con dovizia di particolari.Gus ci illustra la storia del suo amore per Owen, ma il racconto è posteriore alla morte di lui: l\’intero narrare è successivo alla drammatica fine ed è feroce in lei l\’intenzione di convincersi ( e convincerci ) della effettiva realtà della propria passione.Ma la continua \”excusatio non petita\” è sospetta: il sentimento appare dubbio ( come appare ancor più dubbio quello di Owen per Gus ) e il rimorso per averlo tradito è soltanto una scusa per nascondere la fine dell\’amore, che risulterebbe difficile da ammettere dopo la sua tragica scomparsa. E` difficile e crudele affermare: al momento della sua scomparsa, il nostro amore era comunque e del tutto terminato.E` più consolante dire: la morte mi ha portato via l\’uomo che amavo e mi amava.Utilizzando la lente della psicoanalisi, le tracce di questa consunzione si trovano più volte nel romanzo: il congiungimento carnale dei due coniugi è sempre fatto di \”sesso\” e mai di amore ( \” to make sex\” piuttosto che \” to make love\” ); c\’è bisogno qualche volta di un elemento chimico (l\’alcool) per ritrovare la passione delle origini; la scelta claustrofobica di vivere in una fattoria isolata è un tentativo di rinverdire l\’amore costringendosi ad una convivenza continua, disattesa però frequentemente con la distanza che i due mantengono durante le loro attività artistiche; l\’accettazione della presenza della nuova vicina di casa, Alison, è utile per superare e ammorbidire la solitudine in cui si sono rinchiusi con la struggente speranza di rinvigorire l\’ormai spenta passione; il rimorso di Gus per il tradimento consumato ai danni di Owen ( un rimorso borghese e conformista ) serve per occultare il desiderio di una replica, difficile da tollerare per entrambi; il rifugiarsi nella scrittura e nella pittura è strumento e alibi per celare l\’evidente distanza; il desiderio di maternità è anch\’esso uno scusa per giustificare l\’infedeltà, causata in realtà dall\’affievolirsi dell\’amore.A questo punto assumono un ben diverso significato le figure di Alison, Nora e Paul che, a più riprese e in maniera diversa, si assumono il compito di evidenziare agli occhi di Gus e Owen la rispettiva inadeguatezza. Paul ( autentico \”deus ex machina\” ) diviene addirittura, con il suo gesto violento e risolutivo, l\’elemento che recide in maniera definitiva la falsa certezza di un amore. Si comprende così il disappunto suscitato in molti da un finale che parrebbe a prima vista inopportuno: l\’ex marito di Alison altro non è che il destino (infatti non possiede un volto) venuto per riscuotere il pegno.

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  23. Irene says:

    Un inizio molto delicato e al contempo coinvolgente, una parte centrale intensa – e non solo di belle sensazioni – e un finale un po\\\’ deludente. Molti i temi trattati da Robin Black in questo romanzo. Molti, ma soprattutto maledettamente umani. Con uno stile asciutto ma comunque elegante, Ritratto di un matrimonio ci parla di sentimenti profondi e complessi, di relazioni umane contorte e mai banali.Gus e Owen, dopo una crisi matrimoniale a seguito del tradimento di Gus, decidono di trasferirsi fuori città, in campagna. Per isolarsi, forse, o semplicemente per ritrovare un amore che, piuttosto che esser svanito, sembra solo essersi arrugginito. In campagna, Gus e Owen troveranno la loro dimensione, senza intrusi a curiosare nella loro vita famigliare, senza sconosciuti con cui doversi rapportare, lontano da tutti e da tutto. Fino a quando, a scombussolare la loro routine, arriverà Alison, la nuova vicina. Gus, anaffettiva e un po\\\’ burbera, si lascerà subito avvolgere dall\\\’entusiasmo di Alison che porterà nella sua vita il calore e l\\\’affetto che le sono sempre mancati, a causa di un padre distante e la morte della madre quando era appena una bambina.Sia Gus che Owen, la accoglieranno felicemente nella loro vita, sebbene all\\\’inizio sentissero minacciato il loro isolamento – non solo fisico ma anche in un certo qual modo emotivo. Isolamento che, credono entrambi, abbia loro offerto un equilibrio perfetto. Equilibrio, invece, che perfetto proprio non è, considerando che è talmente alta la quantità di non detti e di argomenti che non si possono affrontare per non turbare questa \\\”pace\\\” che a me, più che una coppia che funziona e si ama, è sembrata una coppia che sta insieme perché non sa dove altro andare.Owen, ex docente e scrittore fallito, acclamato dalla critica ma misconosciuto dal pubblico è quanto di più abitudinario e anonimo si possa immaginare.Gus, ex docente di pittura e pittrice, ha una personalità molto forte ma è sostanzialmente una donna triste alla quale è stata negata la possibilità di essere madre perché Owen è sterile e che porta con sé, come un macigno, la colpa del tradimento. Colpa che è presente per tutto il romanzo, alternata alla colpa (latente) che lei appioppa al marito. Gus non fa che ripetere che, dopo la sua breve relazione con Bill, ha scelto comunque di rimanere con il marito, sebbene lui non potesse renderla madre; non fa che ripetere che non lo incolpa della sterilità; non fa che dire che essere madre sarebbe stato un regalo stupendo ma che non può per la sterilità di Owen, di cui comunque lui non ha colpa. Ho avuto l\\\’impressione, e potrebbe trattarsi di un\\\’impressione solo mia, che lei invece una colpa al marito la facesse davvero e che, l\\\’equilibrio che si era venuto a creare negli anni non fosse che un equilibrio di pura facciata, reso più \\\”reale\\\” dalla routine di entrambi e dal fatto che, per lo più, vivessero in casa come due estranei. La mia impressione viene infatti confermata quando questo equilibrio, precario per l\\\’appunto, verrà messo in pericolo da Nora, la figlia appena ventenne di Alison che, con le proprie lodi ai libri pubblicati da Owen creerà attriti tra moglie e marito. La storia di per sé non mi ha colpita più di tanto perché, purtroppo, ho trovato il personaggio di Nora non solo fastidioso, ma anche poco caratterizzato – eppure è un personaggio molto importante nella storia considerando che è lei a far crollare le finte certezze di Gus – e, inoltre, un po\\\’ troppo vicino al cliché della bella, brava, ragazza, in cerca di una figura maschile paterna, insicura ma anche eccitata dalla vita, entusiasta anche per il nulla e ottimista verso il futuro. Ragazza che, ovviamente, con due moine e tre sorrisi fatti al momento giusto riesce a far sì che un uomo con il doppio dei suoi anni si infatui di lei. Ciò che, invece, credo sia davvero da ammirare è lo stile dell\\\’autrice che rende il romanzo molto nitido e fotografico, riuscendo a trasmettere al lettore le immagini dei quadri, dei colori utilizzati, degli ambienti e delle atmosfere, rendendo tangibili anche i sentimenti. Il senso di colpa, la tristezza, la melanconia e le insicurezze sono resi palpabili e non è semplice che un autore riesca in un compito del genere. Un libro che, tutto sommato, si fa leggere con piacere, al quale sicuramente non mi sarei avvicinata di mia spontanea volontà e che non mi è dispiaciuto leggere ma che mi ha anche un po\\\’ infastidita.

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  24. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    Sono d’accordo con Irene quando parla del ruolo del ‘senso di colpa’ e della ‘colpa’ nel rapporto tra Gus e Owen.
    Owen, nonostante il tradimento, resta con Gus.
    Gus, nonostante la sterilità, resta con Owen.
    E il ‘senso di colpa’ di ciascuno mi pare alimenti la convinzione dell’uno di essere veramente amato dall’altro (“Perchè siamo ancora qui, se non eravamo destinati veramente a rimanere insieme?”; “Tu … dovevi amarmi… è questo il punto, Gus” pag 249).
    Secondo me, Gus, in fondo, non si sente colpevole del tradimento, percependolo quasi come un risarcimento per la mancata maternità. Ciò mi pare evidente, nella scena in cui Owen le racconta di Nora: da un lato, Gus ammette con se stessa che è giusto che lui gliela faccia pagare (“per ferirla, fargliela pagare, era giusto, se lo meritava”) ma poi, ad Owen, replica dicendogli che sarebbe “stato un ottimo padre”, riportando, di fatto, la discussione su un terreno in cui lei non è più colpevole ma vittima (pag 157).
    Nelle mani di Gus, il ‘senso di colpa’ di Owen diventa un’arma contro di lui.

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  25. Rita C. says:

    Concordo con Stefania quasi su tutto. Ho trovato il finale molto appropriato, psicologicamente studiato perfettamente! Ho interpretato questa chiusura del racconto perfetta. Il “message in a bottle” che io ho decifrato è che puoi chiuderti agli altri quanto vuoi, ma proprio dagli “altri” (insieme al rapportarsi con essi) può dipendere la tua vita!
    Non si è padroni della propria vita totalmente, nemmeno se lo si vuole con tutte le proprie forze.
    Gli altri (per invadenza, per gelosia, per troppo o poco amore, per necessità o per pura follia) possono travolgerla e stravolgerla questa meravigliosa vita, fino ad ergersi ad onnipotenti padroni in grado di scriverne la parola fine!

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  26. rosaria alba fontana (milano) says:

    “Non puoi vedere un paesaggio se ci sei dentro, ma solo nel momento in cui ti allontani”. Gus, la protagonista del romanzo di Robin Black, si allontana dal “paesaggio” del suo matrimonio e ne coglie le varie dimensioni. La scrittrice, con grande efficacia narrativa, esplora il mondo complesso delle relazioni familiari, amicali, ma soprattutto scava nella relazione tra un uomo e una donna, cogliendone la bellezza, il dolore e la solitudine.

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  27. chiara macconi says:

    questo romanzo è piaciuto a tutte e ci siamo intrattenute a frugare in tutti gli anfratti…linguistici, contenutistici, strutturali…funziona tuttocomincia fulminante e finisce coerente anche se con un tono più bassodove ci siamo trovate meno d\’accordo è la sostanza della relazione Owen e Gusè vero, è una lunga consuetudine, un lungo matrimonioma lo trovo così asfittico, sono due solitudini insieme, separati dal mondo, come naufraghi aggrappati al relitto, incapaci di vero scambio, troppo rispettosi delle reciproche prerogative, intrappolati nel loro sistema di protezione, camminano sospettosi in punta di piedi per non disturbarsi, un equilibrio delicato fra intimità e isolamentofino all\’ultima battuta forte di completa fusione: non si appartengono, sono la stessa cosa…….

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  28. chiara macconi says:

    questo romanzo è piaciuto a tutte e ci siamo intrattenute a frugare in tutti gli anfratti…linguistici, contenutistici, strutturali…funziona tutto…comincia fulminante e finisce coerente anche se con un tono più basso…dove ci siamo trovate meno d\\’accordo è la sostanza della relazione Owen e Gus: è vero, è una lunga consuetudine, un lungo matrimonio ma lo trovo così asfittico, sono due solitudini insieme, separati dal mondo, come naufraghi aggrappati al relitto, incapaci di vero scambio, troppo rispettosi delle reciproche prerogative, intrappolati nel loro sistema di protezione, camminano sospettosi in punta di piedi per non disturbarsi, un equilibrio delicato fra intimità e isolamento…fino all\\’ultima battuta forte di completa fusione: non si appartengono, sono la stessa cosa…….

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  29. Susanna (gruppo Torino centrale) says:

    Non sperate di poter controllare il vostro futuro, o stare lontani dai guai grazie a regole in grado di proteggere voi e le persone che amate, ci dice questo romanzo. Gus e Owen avevano cercato di sfuggire al mondo con i suoi conflitti, ma il mondo li ha inseguiti e raggiunti; avevano scelto di coltivare la propria vita nell\’isolamento, e invece sono stati travolti dalle vite degli altri attraverso i giornali ritrovati nelle pareti e l\’imprevisto rapporto con le vicine. L\’universale e il particolare, le tragedie della guerra e quelle delle relazioni affettive si alternano nel racconto che ascoltiamo dalla voce della donna: la narrazione è inevitabilmente asimmetrica, ma forse proprio il fatto di seguire la storia da un unico punto di vista stimola ogni lettore a costruirsi storie personali cogliendo i tanti spunti che gli vengono offerti a proposito di matrimonio, fiducia e tradimenti, maternità, perdita, lutto, malattia, amicizia… E\’ un libro che parla molto di assenze e di silenzi, di sentimenti ed emozioni, ma lo fa in un modo piuttosto cerebrale che lo mette al riparo da scivolamenti verso il genere rosa. Abbiamo apprezzato in modo particolare il finale, in cui la protagonista sembra voler curare il proprio dolore con le storie che si narra e che narra al padre, come per infrangere la barriera innalzata non solo dalla malattia ma dalla distanza emotiva di una vita intera.

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  30. sabrina di agresti says:

    Sabrina Di Agresti – Torino n. Roma
    Copia di questo commento è stata già inoltrata il 15 febbraio.
    Matrimonio d’amore con tradimento è suddiviso in 22 capitoli.
    Note sull’autrice :
    Non rilevate
    Ambiente :
    Philadelphia, campagna circostante.
    Anni tra il 2005 ed il 2012.
    Personaggi:
    Owen scrittore di 51 anni
    Alison Hemming la vicina della casa di campagna , guidatrice spericolata.
    Nora la figlia di Alison, di Boston.
    Gus Edelman pittrice paesaggista, moglie di Owen , voce narrante.
    Marion la zia di Owen dalla sua l’eredità acquistano la casa in campagna.
    Laine 17 anni allieva di Gus nel 2005 .
    Bill padre di Laine con cui Gus ha avuto la relazione .
    Georgia madre di Laine .
    Jan, la sorella e la compagna Letty .
    Sam , il padre di Gus ex insegnante , vedovo. e malato di Alzheimer che le figlie hanno confinato in una casa di cura lontana
    Len e Ida Stenman i fratelli del negozio di cappelli da donna , dove trasse spunto Gus. per il suo quadro.
    Wolf e Lillian genitori di Owen , scrittori .
    La signora della bancarella che vende ortaggi.
    Paul padre di Nora.

    Trama :
    Nell’incipit “ Gli ultimi giorni prima della sua morte , mio marito Owen fece visita ad Alison ogni pomeriggio . Io lo guardavo superare faticosamente la piccola collina innevata tra le due proprietà, mentre si allontanava e mentre tornava da me, e mi domandavo quali pensieri gli attraversassero la mente . Mi domandavo se anche Alison lo osservasse da una finestra , e se l’espressione che vedeva sul suo viso, mentre si avvicinava, fosse molto diversa da quella che vedevo io quando tornava a casa “.
    Una coppia sposata da 25 anni , si trasferisce in campagna, in una zona imprecisata nei sobborghi di Philadelphia ed in una casa che cade a pezzi, verso ciò che doveva rappresentare un rinnovamento nella vita di Gus.
    Ha tradito il marito in una relazione durata qualche mese e glielo ha rivelato.
    Il romanzo tra crisi di coscienza e analisi dell’atteggiamento di lui, che pare aver perdonato la moglie, assume un nuovo aspetto quando nel luogo completamente isolato, viene a vivere una donna sola,Alison, con un pesante passato ed una figlia già adulta.
    I coniugi Gus e Owen,senza figli, lei pittrice e lui scrittore in un periodo poco produttivo , anzi assolutamente improduttivo, affermano di essere anticonformisti ma nella vita fanno esattamente ciò che non avrebbero voluto.
    L’ipocrisia è insita nella coppia: nell’acquisto di un suv, nella scelta del matrimonio stesso, nel non voler avere figli , per poi successivamente fare di tutto per averli, e di Owen che molto spesso pensa al tradimento di Gus.
    “ Sono queste che le cose che vedi quando ti allontani. Non significa che il tuo punto di vista sia giusto. E’ semplicemente quello che vedi”.
    Alison si dimostra immediatamente cordiale ed ospitale. Tra le bottiglie di liquore racconta del suo passato londinese , degli ultimi 20 anni vissuti a Boston, di insegnare biologia ma di aver ottenuto un congedo provvisorio e di essere divorziata dal un marito violento , un professore di filosofia.
    Anche la figlia si è laureata: scrittura creativa è la sua passione, e quando incontra Owen gli dimostra una smodata adorazione .
    Tra Alison e Gus si crea sùbito una complicità troppo complice ( scusate il gioco di parole) .
    I personaggi hanno vite senza scrupoli né umanità.
    E’ proprio la sorella di Gus, tra l’altro un medico che con molta disinvoltura manda il padre nella casa di cura . Non ho mai condiviso i riferimenti e le citazioni riportate ed attribuite ad una persona malata .
    Proprio quando il padre è malato Gus vorrebbe porgli domande sulla sua giovinezza e sulla 2° guerra mondiale.
    Si dimostra una donna con una personalità piatta, senza iniziative, senza passioni e sconclusionata . Unica nota di rilievo quando affronta Nora e la redarguisce in modo rabbioso.
    Tutti gli elementi della vita di coppia “in casalinghitudine “vengono analizzati attraverso tutto il romanzo fino alla inevitabile rottura .
    Come fosse una nemesi che coinvolge ogni personaggio ad esclusione di Paul.
    Nel finale tragico per la volontà di un pazzo violento, ognuno ha le sue responsabilità , rivelate ad un uomo che non può capirle .
    Essere disonesti nei confronti degli altri e di se stessi porta verso vicoli bui dell’anima.
    Temi :
    l’amore,l’arte ,la natura,la pittura terapeutica, la religione , la guerra , un argomento solo sfiorato dalla scrittrice come l’omosessualità.
    ”Mentre dipingevo , quel pomeriggio, pensai alla violenza. Non ne ero stata spesso testimone , nella mia vita, eppure l’avevo riconosciuta sùbito, quando l’avevo sentita attraverso la finestra. Avevo intuito all’istante la differenza tra una voce alterata, che chiunque avrebbe potuto usare, e una voce che aveva un peso fisico che in qualche modo sembrava connessa a tessuti e muscoli e che poteva portare a un impatto. In questo caso si era trattato solo di una portiera sbattuta, pneumatici che avevano sgommato stridendo, il piede troppo pesante sull’acceleratore”.
    Ricorrente la violenza gelida e impersonale che aveva ucciso quei ragazzi (della guerra)
    “Il termine potenziale mi attraversò la mente . Ecco cos’avevo colto in quella voce terribile : una violenza potenziale . Come l’animale selvaggio che si era infilato sotto la pelle di mio padre, e che mi aveva fissato attraverso i suoi occhi . Volevo mostrare un lampo della tensione creata nell’aria da quel potenziale?”.
    La violenza subìta dalle donne nell’ambito familiare.
    L’alzheimer malattia terribile tra le più gravi e ingestibili.

    Commento:
    Scrittura molto buona e scorrevole , in prima persona.
    Avvolgente il titolo che tiene il lettore in attenzione, parola dopo parola.
    Sarebbe anche stato interessante il titolo omettendo “d’amore”.
    La scrittrice induce quasi il lettore ad aspettarsi un tradimento da parte del marito con Alison o con la figlia ma questo non avviene e ciò solo alla fine del romanzo ci riporta come una conclusione circolare , all’incipit che ho riportato .
    Ha molti riferimenti a episodi nella vita di adolescente, da donna a 47 anni. Alcuni anni prima la scelta dell’acquisto di questa casa in campagna che segnerà per sempre la svolta della sua vita.
    Da donna di città, della grande Philadelphia, al mercatino del martedì pomeriggio , unico evento mondano da raggiungere solo con l’auto.
    La scelta di Philadelphia , peraltro magnifica città, ritengo probabilmente sia dovuta ad una delle più grandi collezioni di opere d’arte di tutti gli Stati Uniti .
    Interessante anche il fatto che lei lo scriva dopo la morte del marito, sembra una giustificazione dei suoi sensi di colpa . Nel suo conformismo non avrebbe mai potuto dire di non amarlo-
    Il rapporto epistolare con Laine, ignara della relazione del padre Bill, anch’essa pittrice anche se ritrattista.
    La religione cattolica della figlia di Alison e la religione ebrea della famiglia di Gus quasi a confronto.
    Tante le pittrici in questo romanzo anche se con diverse personalità: la narratrice, la figlia dell’amante e Alison .
    Le tre donne protagoniste, attorno a cui ruota tutta la vicenda.
    E’ un libro gentile con un linguaggio corretto che apprezzo moltissimo, una storia d’amore anche articolato in forma di scambio epistolare.
    La scrittrice è un’osservatrice attenta e ogni dettaglio,anche della carta da parati di Nora ,sa cogliere ogni sfumatura di colore e piccolo particolare apparentemente insignificante.
    Un aspetto del libro riguarda il tradimento, che è una ferita.
    Di solito l’uomo non perdona ma dimentica, la donna perdona ma non dimentica.
    A volte è meglio un’impietosa verità o una pietosa bugia?
    La situazione oltre al tradimento in sé è un quadro grottesco e sistematico.
    Inoltre, oggi, il termine vergogna è sparito , a conferma, la donna ne parla con un’estranea .
    Una nota particolare va dedicata ai ringraziamenti della scrittrice.: non comuni ed entusiasti come entusiasta è la donna. Entusiasta della vita , dell’amicizia e della famiglia.

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  31. Amalia says:

    In piedi, le mani sui fianchi. Le erbe aromatiche, i suoi quarantasette anni, il matrimonio, la vita isolata. Owen è nel granaio e la giudica tanto intelligente da capire cosa significhi, per lui – per uno scrittore – tentare di creare e non riuscire a farlo. L’uomo nei suoi pensieri, suo marito Owen, deve sentirsi mancare la terra sotto i piedi; è una sensazione strana, in quelle giornate di fine luglio, una sensazione scura, essere agguantati da un’idea e in preda a un’orribile angoscia dover tacere. Non immagina di assolversi, nelle sue riconosciute responsabilità e in certo senso, come se il tradimento non fosse bastato, è pronta a credere che la nascente tela, il suo lavoro, possa permettere al marito di raddoppiare il dramma. «Questa» è Gus, «poco prima di incontrare Alison». Gus, una pittrice che osserva, che fa «sembrare viva qualunque cosa, non qualunque persona». Gus, che non dipinge seguendo l’immaginazione. Gus, i cui particolari diluiscono una temperie di ferite, e risentono di uno sguardo, che «tuttavia non sempre guarda nella direzione giusta»…

    Chiedersi quale sia il volto di un matrimonio, cioè ricercare la sua identità e la sua verità, chiedersi cosa contengano i due grandi silenzi di Owen e Gus, sarebbe scontato in partenza, ma meriterebbe attenzione. Per chi cerca semplici sfumature domestiche, la storia si svolge in campagna ed è la storia intimamente inquieta di un matrimonio, anche se in realtà e con incredulità i suoi significati e le sue prospettive saranno tormentosamente ferini. Semmai, e con molta astuzia della Black, le origini più oscure della fine della storia dei due coniugi, per chi vuol leggere un romanzo che non distolga dalla realtà, ci condurranno verso il chiaro intendimento dell’irreparabilità di certi legami e verso un severo monito; l’uno per la farsa umana e il pericolo delle confidenze a cui conducono certa solitudini, l’altro, invece, per l’eccessiva fiducia in tutti quei rapporti che appaiono dare vigore e sicurezza alle speranze. Un ritratto doloroso: se non altro vero.

    Mangialibri

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  32. sara says:

    Libro molto bello, un libro che sa parlare “a voce alta” dritto al cuore. Punta i riflettori sulle luci e ombre dell’essere umano, sulla sua fragilità, sulla sua assenza di precisione, sulla sua confusione. Mette a nudo i protagonisti, soprattutto Gus “la traditrice”, che poi scoprirà a sua volta cosa significa il dubbio, la rottura, la non fiducia, la paura di perdere la stima e l’amore della persona che ami più di te stesso. Mi piacciono le storie che ci narrano le relazioni, le dinamiche di coppie e familiari. Scritto bene e mi è piaciuto molto anche la struttura narrativa la scelta dell’autrice di iniziare facendoti capire già cosa è accaduto, cosa devi aspettarti…ma sul perché ti lascia in sospeso…e tutto si concentra sulla loro vita, sul passato e il presente…e tu quasi ti dimentiche…finché colpo di scena e finale molto triste…voto 8

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  33. Mariarosaria says:

    Ho appena finito di leggere il libro.. È incredibile.. Lei scrive benissimo. Tutto apparentemente prevedibile ma con la convinzione della immortalità… La vicenda sembra scontata, una coppia, un arrivo, la novità che comporta, la ragazza, il tradimento mai perdonato.. Ma il modo in cui il tutto si intreccia ti lascia senza fiato e con il desiderio di esserne la burattinaia

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