Una vita intera

es Una vita intera_Layout 1Andreas Egger non ha mai gridato né esultato da bambino. Fino al suo primo anno di scuola non ha mai neppure davvero parlato. Quando nell’estate del 1902, ancora bimbo, lo tirano giú dal carro con cui giunge tra le montagne diventate poi sue, resta semplicemente muto a guardare in alto con grandi occhi stupiti le cime splendenti di bianco. Ha quattro anni all’epoca, e non interessa a nessuno. Men che meno a Hubert Kranzstocker, il contadino che lo accoglie controvoglia. Il bimbo è l’unico figlio di una cognata che ha condotto una vita leggera ed è stata perciò punita dal buon Dio con una tisi che se l’è portata via.
Kranzstocker non lo manda al diavolo unicamente perché reca al collo un sacchetto di cuoio con delle banconote. In compenso non esita a picchiarlo per un pane lasciato ammuffire, una vacca persa o un balbettio durante la preghiera della sera. Un giorno lo bastona a tal punto che nella gamba destra di Andreas ogni cosa va fuori posto. L’aggiustaossa di un paese vicino gliela sistema alla bell’e meglio, ma la gamba da allora spunta sbieca dall’anca, irrimediabilmente storta.
Andreas Egger non grida né esulta nemmeno quando, trent’anni dopo, fa la sua comparsa nella valle, tra le urla di gioia del paese, la squadra del cantiere della ditta Bittermann & Figli: duecentosessanta operai, dodici macchinisti, quattro ingegneri, sette cuoche e un drappello di aiutanti, l’avanguardia di una colonna incaricata di costruire una funivia e mutare per sempre il volto della valle.
Andreas Egger ubbidisce semplicemente in silenzio al suo destino: vivere tra la quiete e la bellezza dei monti e la crudeltà degli uomini. Impara cosí dapprima il mestiere di bracciante e poi di contadino, e alla fine entra a far partedella Bittermann & Figli. È «la gigantesca macchina chiamata Progresso», gli dicono. Ma a lui queste cose non interessano.
Soltanto una cosa gli sta a cuore: mettere piede nell’osteria del paese e incrociare lo sguardo di Marie Reisenbacher, la ragazza dai capelli biondi e la pelle rosea che lavora lí ai tavoli, e che un giorno gli ha procurato «un dolore sottile vicino al cuore» sfiorandogli appena il braccio. Perciò quando, un pomeriggio di fine agosto, riesce a strappare un bacio a Marie e a stringerla a sé e lei gli dice «Ohi. Quanta forza, che hai!», gli sembra di capire che, oltre alla crudeltà, esiste anche la possibilità del bene e della felicità tra gli esseri umani.
Nominato «libro dell’anno» dai librai tedeschi, selezionato da Der Spiegel come uno dei romanzi piú importanti del 2014, accolto con entusiasmo dalla critica e dal pubblico in Germania, Una vita intera si segnala, nella narrativa contemporanea, per la bellezza della sua scrittura e l’originalità della sua narrazione: l’unicità di un’esistenza qualunque.

«Leggendo Stoner forse si piange. Quando si legge Seethaler ci si ritrova ad annuire commossi: la vita sfugge in un momento».
Peter Pisa, Der Kurier

«Sottile, delicato, tenero e poetico. Che autore meraviglioso! Riesce a commuoverci profondamente con questo indimenticabile romanzo».
Elke Heidenreich, Frankfurter Allgemeine Zeitung

«Per me Seethaler è un maestro che si inserisce nella tradizione di Joseph Roth».
Gerhard Polt, scrittore e regista

«Le parole di Seethaler sono leggere come il battito d’ali di una farfalla, ma sanno colpire al cuore con una forza incredibile».
Christine Westermann, WDR

Robert Seethaler è nato a Vienna nel 1966. Autoree sceneggiatore, nel 2007 il suo romanzo d’esordio è stato premiato con il prestigioso premio del Buddenbrookhaus. Ha ottenuto numerose borse di studio, tra cui la Alfred Döblin dalla Academy of Arts, e il film tratto dalla sua sceneggiatura (Die zweite Frau) ha ricevuto un importante riconoscimento al Festival del Cinema di Monaco di Baviera nel 2009. Una vita intera è stato un grande successo di critica e pubblico. Attualmente vive tra Vienna e Berlino.

Traduzione dal tedesco di Riccardo Cravero
Euro 14,00
160 pagine
EAN 97888854509139
BLOOM

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Una vita intera, 7.8 out of 10 based on 10 ratings
  1. luciana (Padova) says:

    Mi piacciono i libri “sottili” (e questo lo è, e non solo nel numero di pagine) e ”potenti “ ( e questo lo è perché immediatamente afferra e trasporta in una valle di montagna protetta e sfidata da cime altissime che invitano a guardare ancora più su e nel cuore profondo e puro del protagonista.
    Seethaler scrive in modo diretto, i luoghi e i sentimenti si materializzano sotto gli occhi del lettore che si ritrova a vivere emozioni a fianco del protagonista. Egger, bambino, poi ragazzo, poi uomo, infine vecchio cresce solo: tenero, ruvido, fortissimo e fragile. Vive senza arrendersi tutto quello che la sorte e la natura gli riservano. E’ umile e indomito allo stesso tempo. Un uomo che rispetta se stesso , rispetta ed ama una donna, la vita e la sua valle.
    Per assonanza ( e non solo nel titolo) ho ripensato al bambino de “La vita davanti a se” di R. Gary e anche al vecchio cacciatore del “Il peso della farfalla” di E. De luca. Interessante anche l’evoluzione e la trasformazione della valle e della comunità montana che accetta (e subisce) il turismo mentre il nostro amico si rifugia sempre più su…
    Buona lettura a tutti !

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  2. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    Un racconto deve fulminarmi con l’essenziale; un romanzo appassionarmi con la complessità.
    Un romanzo breve ( o brevissimo) è un compromesso che raramente mi soddisfa.
    L’idea di Seethaler (non proprio originale) è quella di narrare l’esistenza di un uomo semplice, senza qualità, di un uomo che “pensava con lentezza, parlava con lentezza e camminava con lentezza, ma ogni pensiero, ogni parola e ogni passo lasciavano un segno, e proprio nel punto in cui secondo lui quel segno doveva essere lasciato”.
    Andreas Egger è un montanaro che, nell’attraversare il 900 (tra le costruzioni delle prime funivie, la Seconda Guerra Mondiale, una prigionia in Russia, il boom economico e lo sbarco sulla Luna) “si sentiva come un bambino che osserva gli adulti fare cose incomprensibili: tutto era, in qualche modo interessante, ma nulla sembrava riguardarlo personalmente”.

    La scelta di una narrazione descrittiva, con pochissimi dialoghi, evocativa e ricchissima di metafore ‘montagnine’ dà la sensazione di un lungo e meditato monologo di Egger: le braccia delle vecchia Ahnl erano gialle “come i petali delle piccole viole di montagna”, le dita di Egger erano “pezzi di formaggio”, la sottana del parroco “il piumaggio arruffato di una taccola”, la mano di Marie “ruvida e calda come un pezzo di legno sotto il sole”. La scrittura è elegante (le traduzioni di Riccardo Cravero mi paiono sempre superbe) e l’immaginario è efficace nella sua semplicità: la scena in cui Egger lancia un pietrone per dar prova della propria prestanza davanti a Marie o, forse, solo per mascherare il proprio imbarazzo, mi ha davvero intenerito.
    Indubbiamente, l’autore è riuscito a creare un’atmosfera.

    Tuttavia, al “coup de foudre” è mancato qualcosa.
    Forse, la sensazione quasi impalpabile di una ricerca metodica e calcolata da parte dell’autore dell’emozione a tutti i costi ( come non commuoversi di fronte a un “Ciaula” montanaro, orfano, zoppo e privo d’affetti? ) ha un po’ raffreddato i miei entusiasmi.
    Forse, non ha proprio giovato il confronto (tutto mio) con un altro libro, “Il nuotatore” di Zsuzsa Bank, simile nelle tematiche e nelle scelte narrative, eppure radicalmente più composito, struggente, lirico, quasi epico (per me, il libro più bello ricevuto dal Book Club e tra i più belli mai letti).
    Infine, non ha, forse, giovato il fatto di veder riproposto, in modo un po’ ingenuo, la contrapposizione tra natura e progresso o il clichè del montagnino saggio e del cittadino idiota (che, in montagna, può solo perdersi o precipitare nei crepacci): devo, infatti, ammettere che, dopo aver letto “La fine del mondo storto” di Corona, la mia indulgenza verso quel clichè è ridotta a livelli minimi, per non dire nulli.

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  3. sabrina di agresti says:

    Sabrina Di Agresti – Torino n. Roma
    In copertina un uomo con uno zaino sulle spalle che si allontana, nel vuoto della pagina bianca.
    Note sull’autore:
    Nato nel 1966 a Vienna, ha vinto il premio esordienti della Buddenbrookhaus nel 2007 e, fra gli altri, l’Alfred-Döblin-Preis dell’Akademie der Künste e l’Heinrich-Heine-Preis. Ha scritto la sceneggiatura di Die zweite Frau, pluripremiata pellicola presentata a molti festival del cinema in tutto il mondo. Vive e scrive tra Vienna e Berlino.
    Ha scritto anche Il tabaccaio di Vienna ,pubblicato a gennaio 2014.
    Nel 1937 Franz, a diciassette anni, si trasferisce a Vienna per cercar fortuna. Un amico di famiglia lo prende a bottega come apprendista nella sua piccola Trafik, una rivendita di tabacchi dove un giorno conosce Freud. Ed è proprio a lui che Franz chiede consiglio quando per la prima volta scopre l’amore nel movimentato Prater: ma dovrà presto ammettere che anche per il famoso psicanalista l’universo femminile è ancora un enigma. Intanto, la drammatica situazione politica nella quale si trovano li opprime entrambi, incapaci come sono di comprenderne la portata. Tra l’antisemitismo dilagante e l’Anschluss alle porte, il vortice degli eventi non tarderà a trascinare nel gorgo Franz e tutti i suoi affetti.
    Ma torniamo alla recensione del testo, suddiviso in 7 capitoli :
    L’incipit :Andreas , in un mattino del febbraio 1933, porta sulle spalle un uomo anziano in fin di vita, ma durante il tragitto per scendere a valle , il trasportato si riprende improvvisamente e torna indietro.
    Nella valle arriva una squadra per la costruzione di una funivia e relativa elettricità per la zona , tra l’entusiasmo della gente. Si parla di una mancia di due Groschen , ma dove siamo?
    E’ la moneta ancora oggi utilizzata in Germania ed in Austria.
    Dopo questo incipit si descrive in modo cronologico , senza sbavature ed in modo preciso, la vita di Andreas, senza la mamma, morta di tisi e cresciuto in modo abietto e crudele da un cognato della stessa , il contadino Hubert, con moglie e due figli .
    Personaggi :
    Andreas Hegger che parla in prima persona, nato nel 1898.
    Il pastore Hornerhanes trasportato da Andreas e salvato dalla baita , molti anni dopo,viene ritrovato ibernato in un crepaccio. Chi potrebbe , eventualmente, rappresentare il pastore?
    La ragazza dell’osteria che offrendo da bere ad Andreas, gli riporta il sangue in circolo, caldo come la stufa cui ha avvicinato le mani, Marie, che incontra la domenica durante la messa e che sposerà dopo una dichiarazione d’amore singolare.
    “Lei aveva l’aria stanca , sembrava che sul viso le fosse rimasta un po’ della penombra della chiesa”.
    Gruppetto di bambini che lo chiama zoppo.
    Il contadino Hubert Kranzstocker vecchio proprietario di una fattoria con due figli caduti in guerra e morto mentre ascoltava la radio.
    Alois Klammerer aggiustaossa o meglio rovinaossa del paese vicino.
    Thomas Mattl compagno di lavoro della ditta dei lavori per la funivia Bittermann e Figli, con cui progetta lo spettacolare falò sulla montagna ,per Marie, con 2 quintali e mezzo di segatura e petrolio.
    Gust Grollerer si ricorda per l’episodio del braccio amputato a seguito della flessione del cembro, un albero aghifoglie che vive sulle alpi.
    Borgomastro si occupò dell’arruolamento di Andreas .
    Helmut Moidaschl prigioniero di guerra come Andreas disse che le croci non erano affatto tristi, erano solo segnali che indicavano la strada verso il cielo.
    Dopo 9 anni Andreas ritorna a casa, una nuova casa a ridosso della scuola del piccolo paese.
    Chi rappresenta il bambino che ride al passaggio del corteo funebre di Hubert?
    Coniugi Roskovics per cui Andreas diventa per una settimana quasi una guida sherpa.
    Ma anche l’idea di questa attività presto viene abbandonata . La gente era troppo volubile per lui.
    Il solitario Egger sceglie una grotta come casa . Vuole terminare la sua vita lontano dagli altri ,la valle è stata trasformata per sempre dal progresso . La contentezza e la forza di un uomo solo. ma coerente e senza paura.
    Quando sei da solo appartieni a te stesso.
    Stupende le immagini dei paesaggi montani che trae ( pag. 6 , pag.12 )
    “Le prime settimane dell’anno era state insolitamente calde. Nella valle si era sciolta la neve e giù in paese si sentiva il gocciolare e il mormorio costante dell’acqua. Da qualche giorno però era tornato il gelo e la neve cadeva del cielo senza tregua, così fitta che sembrava soffocare tutta la vita e ogni rumore, inghiottendo il paesaggio sotto la sua soffice onnipresenza.”
    “Faceva freddo e l’aria era tersa. Lembi di nebbia strisciavano su per i monti le cui cime luccicavano già nella luce del sole. ”
    Molto bella anche la descrizione, quasi un’immagine, delle mani rovinate e avvizzite dal freddo e dalla fatica di Andreas .
    Decide di far diventare la conoscenza per la montagna una professione, accompagnando i turisti . Era silenzioso e saggio e solo una volta, una donna , poco accorta, stava per trasformare la gita in una tragedia.
    Anna Holler maestra elementare in pensione che viene chiamata nella scuola di montagna e che, con una torta, conquista il nostro eroe.
    Ogni gesto pare accompagnato da un ricordo funesto, la passeggiata con la maestra , unica donna frequentata dopo la morte della moglie, ed il ricordo dell’uomo finito nel traliccio di cemento o del titolare della ditta Bittermann e Figli, suicidatosi per le armi difettose che aveva venduto.
    Brucia nella coerenza assoluta di una temperatura al calor bianco che ne elimina le scorie di ingenuità. E’ proprio nella concentrazione drammatica che la sua essenza di romanzo si esprime.
    Quello di “Una vita intera” e’ un realismo travestito di specie romantico – espressionista, che precipita irreparabilmente , scena dopo scena, in una catena di catastrofi con uno stoicismo assolutamente impassibile.
    La tensione si scioglie solo nella conclusione , anche se in chiave di tenerezza malinconica. Densa di eventi e dilatata lungo un arco di circa 70 anni, la trama del romanzo è comunque lineare.
    Andreas un quasi trovatello accolto mal volentieri in una famiglia rustica senza comodità e situata nelle alpi coperte di cembri dell’Austria, viene sistematicamente maltrattato e umiliato da Hubert.. La sua è una strana famiglia.
    Spirito orgoglioso, innamorato di Marie, la sposa in un rapporto di assoluta simbiosi in cui hanno vissuto pur tra ostacoli e traversie, fino alla morte di lei , per una valanga.
    Il suo arruolamento volontario lo indurrà a chiudersi ancor di più in se stesso, sopravvivendo ai compagni di sventura.
    Ha l’aspetto un po’ trascurato , forse, ma senza che ciò gli arrechi danno e il suo riserbo nasce dall’avversione a ostentare i propri sentimenti.
    E’ capace di amare ed odiare ma sempre senza renderlo palese, e senza dubbio considera una specie di impertinenza l’essere fatto oggetto di amore e di odio .
    Per un misantropo si tratta di un paradiso ideale ma senza che lo scrittore possa cadere nell’egotismo.
    Seethaler lavora con lo stesso registro drammatico introiettivo sia sui personaggi che sul paesaggio .Quest’ultimo, infatti, non si da mai come fondale, ma come situazione visivo –psicologica : tutto avviene all’interno della stessa terribile arena, un luogo in cui lo scampo è precluso.
    “chi vive una volta non muore mai”

    Temi :
    la realtà rurale e contadina , povera ed ignorante , la natura a volte anche spietata come per il cane colpito dallo zoccolo di un cavallo che, come per l’episodio dell’incidente di Thomas, sembra ribellarsi al suo cambiamento. Andreas ha 37 anni.
    Vi sono anche paradossi: Il coperchio della bara che si sposta lasciando uscire il braccio della vecchia Ahnl, che Andreas considera quasi un saluto.
    La religione : Ricorrono spesso le espressioni “diomiperdoni” e “diotiprotegga”a giustificare un comportamento bieco, violento e crudele, o forse ancor peggio, di indifferenza, come per la moglie di Hubert.
    La solitudine che ha in se’ qualcosa di eroico, la dignità, la libertà dai condizionamenti, l’attaccamento al territorio ma soprattutto alla casa.
    Il mio primo pensiero incominciando questo romanzo, si è subito rivolto a Mo Yan, almeno per la parte riguardante l’infanzia di Andreas, picchiato e umiliato e maltrattato nel modo più indegno, come ne “L’uomo che allevava i gatti”.
    Per via della gamba “ Era forte ma lento. Pensava con lentezza, parlava con lentezza e camminava con lentezza, ma ogni pensiero, ogni parola e ogni passo lasciavano un segno e proprio nel punto in cui secondo lui quel segno doveva essere lasciato” e con sollievo per il lettore , prima di essere frustato ancora, per la mentalità immutabile e immutata, il ragazzo ormai diciottenne si ribella e va via da casa.
    Lo scrittore per tutto il romanzo non fa riferimento ad un luogo geografico preciso, si potrebbe pensare alla steppa o alla brughiera o a qualunque luogo dove il freddo ti rode le ossa. Anche gli elementi di un lavoratore lombardo e di sette cuoche italiane assunte dalla ditta non rilevano la provincia montana .
    Unica nota il monte Galleirner che si trova in Austria
    Il pezzetto di terra che riuscì a comprare aveva più pietre delle parole che conosceva e sembrava non diminuissero mai e anzi ricrescessero ogni notte dal suolo polveroso.
    All’incontro con Marie, Andreas sentiva battere forte il cuore. “Per un momento gli sembrò che non battesse più nel suo petto, ma nel ceppo sotto di lui , come se il legno marcescente si fosse risvegliato a nuova vita”.
    Le donne del romanzo sono donne decise, per nulla timide, ma anzi intraprendenti.
    La valanga , nella notte, travolge la moglie di Andreas nel sonno e uccide anche una coppia di coniugi anziani. Gravi i danni alle abitazioni. Le gambe di Andreas sono gravemente danneggiate , un ulteriore danno alla gamba già compromessa a causa di Hubert.
    La ditta Bittermann e Figli, concluso il disboscamento lo induce a lavorare sospeso a moschettoni e funi, per la pulizia e la manutenzione dei cavi.
    Ma Andreas a 44 anni è chiamato alle armi dagli ufficiali di Hitler per una missione in Caucaso.
    E’ preso prigioniero dai russi e rinchiuso in un campo di concentramento. Unico motivo di vita e svago, il ricordo della lettura di Marie di una rivista.
    E nella vita si concede poco di più . Non acquista la televisione ma , come gli altri, è affascinato dalla visione della bellissima Grace Kelly e molti anni dopo dallo sbarco lunare .
    Ho avuto l’impressione che Andreas fosse un uomo che va a dormire e si sveglia contento. Questa è la felicità.
    “così privo di speranza è il mondo esteriore, che il mondo interiore doppiamente apprezzo:il mondo dove l’inganno e l’odio e il dubbio e il freddo sospetto non nascono mai , dove tu ed io e la Libertà abbiamo sovranità incontestata”.

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  4. io onestamente mi commuovo anche per Seehtaler, non solo per Stoner come capita a Peter Pisa, cosa vi devo dire… Ecco no, non devo dire niente. “Una vita intera”, integra (non tutta una vita, che è l’altra espressione che compare nel romanzo superbamente tradotto da Riccardo Cravero) è un romanzo costruito sulla sottrazione, che è il segno dominante delle operazioni della vita: quella del protagonista in una valle tra le montagne austriache in un passato non meglio definito, quella di noi tutti, non importa quando e dove. Una vita intera che si accoglie, più che sopportare, e della quale si cerca di fare il meglio che si può, visto che solo questa abbiamo di vita. E la commozione viene da quel senso di profonda riconciliazione che esce dalle pagine del libro e sostiene l’uomo in cammino della splendida copertina: non una accettazione passiva o naive, solo la consapevolezza che non ci sono risposte e che vivremo e moriremo con questi punti interrogativi eternamente dentro le nostre tasche.
    Il resto (i singoli avvenimenti, intendo) potrebbe essere anche altro. Parlare di questo romanzo vuol dire essenzialmente leggere questo romanzo ad alta voce, perché sarebbe come voler scambiare una poesia con la sua parafrasi.

    A chi capisce il tedesco suggerisco questa intervista, breve e intensa e semplice, come il romanzo:
    http://www.rbb-online.de/buecherundmoor/archiv/ulrike-folkert/robert-seethaler—ein-ganzes-leben.html

    Alla Signora Di Agresti segnalo che s’è persa l’attività, poco drammaticamente introiettiva devo ammettere, di attore teatrale ma anche televisivo (è stato il „Dr. Kneissler“ della serie poliziesca Ein starkes Team ). Chi l’avrebbe mai detto, eh?

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  5. Gio - Milano says:

    Finisco questo libro con dispiacere. Un libro che porta ormai tanti passi sottolineati, letti e riletti, perchè hanno generato tanta emozione. Una scrittura direi ‘semplice’ immediata essenziale. Come Andreas il protagonista del libro, questo autore è di poche parole, e come lui stesso dice, ” ogni pensiero, ogni parola e ogni passo lasciavano un segno, e proprio nel punto in cui secondo lui quel segno doveva essere lasciato”. Il segno me lo ha lasciato nel cuore, il racconto di una vita intera nella sua semplicità nella sua grandezza, con i progetti ed i sogni che in parte si realizzano, con lo scorrere inesorabile del tempo e te ne accorgi quasi per caso dai calli e dai segni sulle mani. Ho amato questo libro come anche il Tabaccaio di Vienna. Sono molto felice di averlo incontrato sulla mia strada, Grazie a Neri Pozza per averlo pubblicato. Titolo e copertina rappresentano perfettamente il libro.

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  6. Giovanna dimostra come poche parole sia sufficienti per dire una vita intera! L’attenzione e la sorpresa per ogni dettaglio che è più grande degli eventi storici epocali è commovente e basta per (di)segnare sentimenti e temi universali. E poi è un po’ come se alla fine contassero proprio le cose piccole: se non avessimo avuto tanta gioia piccola non sopporteremmo le tragedie grandi. Seethaler è davvero uno scrittore che sa guardare il mondo

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  7. francesco says:

    Ho letto questo racconto breve al quale un artificio tipografico evidente ha dato lo status di romanzo, senza avere il consueto piacere della lettura. A differenza delle colleghe di questa avventura con Neri Pozza che prima di me hanno commentato il libro, io non ho commenti positivi.L\’ho trovato scritto molto bene, ma piatto e privo di qualsiasi lato emozionale , direi scontato dall\’inizio alla fine e finirlo è stato l\’unico aspetto positivo di questa lettura.

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  8. francesco says:

    Dopo alcuni giorni dall’aver scritto il mio commento sul libro del mese, desidero rendere più esplicito il mio commento perche ritengo che l’impulso post lettura mi ha reso formalmente troppo critico.
    Il libro mi ha inizialmente attratto per l’immagine in copertina che mi ricorda una foto familiare particolarmente cara e per il titolo che appariva interessante. Su questi presupposti ho iniziato a leggere il lavoro trovandolo ben scritto e tradotto, ma esso non ha agito su di me con quella naturale attrazione che generalmente i libri mi regalano.

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  9. Claudio says:

    Una Vita Intera racchiusa in uno zaino. Questa è l’immagine che richiama alla mente la bella copertina dopo aver letto questo libro. Robert Seethaler è riuscito a racchiudere in un poco spazio l’esistenza di un uomo semplice. Andreas Egger è bracciante, taglialegna, scalatore, costruttore e manutentore di funivia, persona schiva, lenta e apparentemente senza desideri e immaginazione, con forti e semplici emozioni… ma non è così. La sua vita è strettamente legata alla natura dei monti in cui vive: dura, inesorabile, arcigna, essenziale. Esistenza scandita dal respiro della montagna, perché ad essa si adatta con rispetto e paura, con naturalezza e praticità. Le pagine di Una Vita Intera trasudano dignità e forza; descrivono questa vita appartenente alla montagna con una incredibile leggerezza ed eleganza ma con grande intensità.

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  10. marco (Roma) says:

    Giudizi contrastanti, quelli che leggo. A molti non è piaciuto e a parole non sono stati per niente teneri. Vabbè… ci sta. Io proprio non riesco a farmelo “dispiacere” questo romanzo breve. Andreas, nonostante una fisicità invadente, attarversa l’esistenza umana con una leggerezza che… beh, ad avercela. No, non è un capolavoro. eppure…

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  11. Onde evitare di tediare con commenti un po’ articolati, mi permetto solo di segnalare la piacevole conversazione con Sabine Schultz di Neri Pozza su Seethaler quihttp://chooze.it/blog/2015/03/sundaybooks-presenta-il-romanzo-robert-seethaler-una-vita-intera/

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  12. http://chooze.it/blog/2015/03/sundaybooks-presenta-il-romanzo-robert-seethaler-una-vita-intera/
    meglio. …

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  13. Barbara Rosai says:

    Pur riconoscendo a Robert Seethaler la bravura e la competenza con cui ha saputo riproporre e attualizzare la tradizione tedesca del Bildungsroman, non riesco ad unirmi completamente alle recensioni positive che mi hanno preceduto.
    L’entusiasmo di Paola Rinaldi è contagioso e molte sue osservazioni sono illuminanti (ad esempio intera/integra), ma proprio leggendo la sua recensione ho avuto la certezza che “Una vita intera” non sia riuscito a comunicarmi le emozioni da lei descritte.
    Non nutro pregiudizi sui romanzi che sono costruiti su più livelli di lettura, purché il primo livello non risenta del peso degli altri.
    Nel caso di “Una vita intera”, a mio parere, i riferimenti letterari e filosofici utilizzati per la costruzione del romanzo, se da un lato hanno il senso di rivendicare un posto nella grande tradizione culturale di lingua tedesca, dall’altro sono zavorre difficili da portare, che alla fine gli impediscono di spiccare il volo.
    A proposito di spiccare il volo, non posso perdonare, soprattutto in un romanzo che fa sua la storica contrapposizione fra natura e progresso, le “licenza poetica” relativa ai rondinini già presenti nel nido, a marzo, in montagna.
    In ogni caso, apprezzo molto il minimalismo di cui è pervaso tutto il romanzo e condivido in pieno l’invito alla sottrazione come cura alle inquietudini delle nostre vite. Se il pervenire della consapevolezza di sé di Andreas Egger a seguito di una vita integra e di una morte esemplare, dovesse veramente contribuire ad alleviare le ansie del lettore/uomo contemporaneo, facendogli ridiscutere le priorità della sua vita, beh……non sarebbe cosa di poco conto.

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  14. parlando con Giovanna Mottini e con il mio collega in libreria, che ha pure lui molto amato il romanzo, ci siamo detti che forse in romanzo come questo, in cui io non trovo molte sovrastrutture filosofiche (forse perché ho lavorato su Thomas Mann per anni e quindi tutto il resto è piuttosto. .. snello :) ), deve incontrare diciamo il pentagramma adatto per poter entrare in risonanza. Adatto non vuol essere ASSOLUTAMENTE un giudizio di valore, sono certa che Barbara sa cosa intendo. Non so se sia proprio un Bildungsroman perché non vedo una grade Bildung, la crescita. Certo Andreas diventa adulto e fa esperienze… ma soprattutto mi sembra un romanzo di Versöhnung, di riappacificazione. E non ho trovato nemmeno questi forte accento sulla contrapposizione natura/modernizzazione: come spiega Seethaler la Natura qui ha poco di romantico e viverci in mezzo è faticoso.
    Ma se un romanzo ci fa confrontare tra noi così a lungo, è comunque un romanzo utile

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  15. Rita C. says:

    Come dev’essere vissuta una vita per poterla guardare, alla fine, senza rimpianti, con un’ampia risata e una grande meraviglia?
    Andreas Egger ci fa raccontare la sua semplice grande vita, in “Ein ganzes Leben”! Malgrado le difficoltà incontrate e gli eventi tragici vissuti nei suoi settant’anni, Andreas può dirsi soddisfatto della propria vita, a tal punto da poterla guardare, alla fine, proprio così!
    Nonostante l’aspetto interessante del tema trattato, della descrizione dello svolgersi di un settantennio, dell’amore per la montagna e della positiva leggerezza con cui il protagonista guarda la sua vita all’alba del suo concludersi, non mi sono sentita coinvolta emotivamente da questa storia, ridondante, a mio dire, di descrizioni eccessivamente raccapriccianti, che, probabilmente, ne hanno alterato l’essenza.
    Buona la scrittura asciutta, in terza persona, di Robert Seethaler e ottima la traduzione di Riccardo Cravero.

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  16. La vita di questo “semplice” montanaro austriaco è al contrario complicata, sia sul piano personale che storico. Tra i diversi e faticosi lavori che svolge, benché claudicante, c’è lo stare appeso in alto, perfino in Caucaso, durante le guerre di Hitler; in vecchiaia sarà guida alpina, un (quasi) riposo per lui.
    Delle vicende di settanta anni ricchi di eventi drammatici, ma anche di innovazioni che modificano e in parte stravolgono il suo abitat, Andreas è partecipe secondo la propria natura. Quanto al percorso esistenziale, egli è orfano, bambino maltrattato, marito e poi vedovo. Condizioni vissute, tranne la breve stagione dell’unione felice con Marie, nel silenzio di chi è “geneticamente” predisposto all’accettazione del proprio destino di povertà e sventura, ma sa trarre gradimento e conforto dalla natura in cui è immerso.

    L’autore dice del suo protagonista, già anziano, che “si sentiva come un bambino che osserva gli adulti fare cose incomprensibili: tutto era, in qualche modo interessante, ma nulla sembrava riguardarlo personalmente”.
    Concordo (dopo tutto “a metà del libro deve provvedere il lettore”) solo in parte. Il suo è un problema di incomprensione “tecnica” di quanto accade, più di estraneità agli eventi. Quando per esempio Andreas vede in televisione Grace Kelly e, anni dopo, lo sbarco sulla luna, prova emozioni forti: di ammirazione per la bellezza, di appartenenza all’umanità per la straordinaria impresa compiuta. Sulle azioni e i pensieri dei personaggi domina peraltro, sempre, la montagna, con la sua meravigliosa immensità, durezza, regola imprescrittibile.

    Lo spunto dell’opera non è nuovo, vari scrittori hanno scelto ambientazioni naturali suggestive e storie di gente “antica”. L’elogio principale va alla scrittura di Seethaler: evocativa e metaforica, riesce a tenere la presa sul lettore a onta di una struttura narrativa che di solito non ne è capace. Il brevissimo romanzo vuole infatti essere una descrizione, intervallata da scarni dialoghi, di ciò che il protagonista fa, e soprattutto pensa. Ottima, va rimarcato, la traduzione di Riccardo Cravero.

    La mia riserva nel gradimento si riferisce alla relazione tra l’autore e il personaggio, non del tutto riuscita. Semplificando, non è facile dare voce convincente a soggetti tanto lontani, per infinite ragioni, dalla visione del mondo di chi li descrive rimanendo invisibili. Seethaler, più che raccontare di Andreas, parla per lui, gli fa svolgere, pur usando la terza persona, una sorta di monologo.
    E il lettore avverte la sua presenza, recepisce un messaggio che continua a rammentargli la fiction e più o meno suona così: “Ora ti mostro con elegante perizia come il montanaro Andreas si percepiva nella tale situazione”.

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  17. donatella (milano) says:

    Una silenziosa vita quella vissuta dal solitario Egger raccontata con una prosa poetica.. Descrizioni come acquerelli di luce e d’ ombre: paesaggi bianchi di neve leggera e silenziosa , ombre blu di nuvole a brandelli su conche scure di prati, strisce di neve sulla roccia.
    Una vita lenta quella di Egger: pensava con lentezza, parlava con lentezza e camminava con lentezza . Ma Egger è un uomo forte e lascia il segno: anche il suo amore, all’inizio come un dolore poi un sentimento intenso , non poteva non essere inciso sulle pareti della montagna con il linguaggio del bosco. La sua dichiarazione d’amore è un vero incendio.
    Egger è come la montagna silenziosa e forte: la valanga che si era staccata dalle sue pareti si era depositata molto lentamente sulle case e aveva ricoperto la valle di neve e di silenzio
    Egger è forte e sopravvive alla valanga , a lungo, fino all’incontro con la Signora del Freddo, senza rimpianti, con un’ ampia risata e un’unica grande meraviglia.

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  18. Anna Maria (Roma) says:

    Dopo aver letto la meravigliosa recensione di Paola Rinaldi, con un pò di pudore cercherò di esprimere ciò che mi ha trasmesso Una vita intera, molte emozioni…
    Ho incontrato un uomo. Ho potuto ascoltato il suo linguaggio interiore apparentemente scarno, semplice (semplice, che parola complessa!) e ricco di metafore che ci mostra un’esistenza unica, totale, ricca. Ho intravisto con commozione quell’integrità innocente, pulita, spontanea, con cui l’uomo si confronta e interagisce con il noto ed il nuovo. Ho conosciuto un uomo semplice, essenziale, sapiente, dignitoso. L’ho amato profondamente per la capacità di essere pienamente immerso nell’essenza che conta veramente, senza dare peso alla fatica o ai richiami del riconoscimento sociale, senza parole elaborate o equivoci inchini al mondo. Un uomo che sa soffrire e gioire senza clamore, amando e rispettando tutto ciò che lo circonda al punto tale da armonizzarsi con il creato. Ho provato rispetto per il suo equilibrio interiore, per la sua presenza dolce, spigolosa, taciturna ma così tanto comunicativa, che quando “cogli” ti sorprende e ti incanta perchè è pura, è paziente e sempre giustifica, è orgogliosamente riservata, è un nido che accoglie e protegge, è timidamente curiosa ed è così rara, vera, integra, intera!
    “Una vita intera” è un romanzo dove è apparentemente inspiegabile la capacità dello scrittore di usare le parole e le metafore giuste, proprio come le ha certamente pensate e vissute Andreas. Probabilmente Seethaler è un sensibile e attento osservatore dell’altro, forse ama e vive la montagna e conosce la fatica e l’asprezza del sentiero che si trasforma in comunicazione silenziosa e intima, passo lento e respiro corto e affannato… Chissà? forse è così ed allora per me diventa più semplice comprendere la sua abilità umana e di scrittore che rende possibile il far si che ogni parola sia così essenziale alla seguente, come un passo dopo un passo, creando poesia e donando quella visione totale, che soltanto una vita intera può esprimere e trasmettere, arrivati in vetta.
    Una lettura che per me è giunta come un dono inaspettato; mi piace pensare che il messaggio che io ho colto, sicuramente diverso dalle letture altrui, possa farsi contaminante e contribuire a far emergere la bellezza delle cose semplici dalle nostre complessità di vita.

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  19. ida poletto says:

    Un romanzo breve scritto con caratteri grandi …..l’ho letto in treno andando a Roma . A distanza di tempo e dopo aver letto molte recensioni mi son ripromessa di leggerlo una seconda volta, la prima non mi ha soddisfatto. La dimensione intanto : troppo lungo per un racconto, troppo breve per un romanzo. Mi ha emozionato poco anche se non ho potuto fare a meno di commuovermi per questo orfano …orfano di tutto.
    La scrittura è essenziale , scarna e isolante (si dice?) come il protagonista: 70 anni e 2 grandi guerre condensate in immagini giornalistiche in esperienze accettate e subite inevitabilmente. La montagna e la Natura assolute e indifferenti, assolutamente simboliche . Sentimenti forti e terribili ma brevissimi come se nella vita buona o nella vita sofferta non ci fosse un senso una direzione …solo un passato dietro di noi di cui non rimane nulla nessuna risposta, tutto va per sottrazione mancanza assenza….non trovo consapevolezza se non che la vita è una e va vissuta come si può …troppo poco per me che pure ho amato una certa cinematografia e letteratura nordica. Sicuro è una vita intera né tutta né completa ma integra tutta d’un pezzo come Egger ….

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  20. ida poletto says:

    …continuo a leggere e non solo qui rimandi a GARY e a il suo La vita davanti a sé…no ,non direi proprio , lo scrittore ebreo russo suicida mi ricorda così poco con la sua scrittura e la sua storia sia il nostro SEETHALER sia il suo Andreas Egger…sicuramente un cuore puro Egger che non si arrende, lento e silenzioso, fortissimo ma claudicante, ci parla non della vita davanti a sé come MOMO di Roman Gary , questo sì il protagonista di un romanzo di formazione, ma della vita che è passata la sua di Andreas Egger appunto e della sua Valle in un romanzo “di crescita” forse: quella di un bambino che si fa ragazzo e poi uomo nel rispetto di sé e dei propri limiti, di una e una sola donna, del suo territorio….se placa le angosce della vita moderna dei molti lettori tedeschi non arriva a toccare le mie corde ….

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  21. Silvia Milano says:

    Non ho parole per parlare di questo racconto. Seethaler ha una prosa secca e commovente che colpisce nel segno, sempre. Va letto questo libro, assaporato e gustato. Bellissimo.

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  22. so che è in tedesco, ma è un’intervista estremamente intelligente e vedo che anche altri parlano tedesco da queste parti
    http://derstandard.at/2000004658588/Aus-dem-Herzen-geschnitzt
    e anche la conversazione radiofonica che segue è molto interessante, anche sul significato di essere scrittore…
    http://www.ardmediathek.de/tv/Radio-Bremen-2-nach-1-Die-Gespr%C3%A4chsze/Robert-Seethaler/Nordwestradio/Audio-Podcast?documentId=26777382&bcastId=4642

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  23. nunzia says:

    “Una vita intera” è un libro di grande pregio umano e artistico. In appena centocinquantotto pagine si sviluppano settantanove anni di un’esistenza, senza che il lettore lamenti un vuoto storico o psicologico. Dalle sofferenze di un’infanzia senza amore, all’affetto profondo per la moglie, alla valanga devastatrice, che procura morte e distruzione, alla guerra e alla prigionia in Russia, agli anni del dopoguerra, al duro lavoro sulle montagne alla gioia di viverle finalmente libero, fino alla morte, tutto ci appare come la metafora non di una sola vita, ma di tutte le vite. Nella incommensurabile mole di avvenimenti, noi siamo tanti Egger, su cui si riversa un certo numero di gioie e di dolori … Le ultime pagine sono impagabili. Raramente mi è capitato di leggere parole sulla morte così serene, vere, toccanti nella loro esiguità.

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  24. Cetty (roma) says:

    Una lettura ricca e densa di suggestioni.
    Già l’idea di base del libro è affascinante, sebbene non originale: sono molti gli autori che decidono di raccontare un periodo storico attraverso la vita di un personaggio; e non sono pochi quelli che decidono di farlo descrivendo le azioni e lo spirito di un “diverso”. Non necessariamente l’”idiota”, “il “bonaccione”, l’”altro”, di cui in letteratura si trovano rappresentazioni esemplari dalla classicità in poi, ma semplicemente l’estraneo alla realtà, il diffidente, attraverso il quale l’autore può più liberamente mettere in discussione il sistema e l’architettura del mondo.
    C’è poi i questo libro, nella scrittura, una sorta di eleganza della forma che si sposa perfettamente con il contenuto e incanta ed emoziona il lettore come succede solo nei romanzi più riusciti.
    Eventi narrati e immagini di struggente poesia ricostruiscono la vita intera di Egger e in particolare il lasso di tempo che intercorre tra la scomparsa di Honerhannes (“il pastore intrappolato nei ghiacci lo aveva osservato nel tempo come attraverso una finestra”) e la sua riapparizione. Durante questo tempo, in un’alternanza di rumori e silenzi, Egger trascorre la vita godendo del silenzio che solo la montagna può assicurare, ma anche del fermento che lentamente la trasforma e la priva della sua imponenza perché in fondo gli piace anche sentirsi “un piccolo ingranaggio (…) di una gigantesca macchina chiamata progresso”. Così, proprio lui, che dal futuro non si aspettava niente, riesce a cogliere tutte le occasioni che la vita gli offre. Forte, ma lento, in ogni situazione si adatta al cambiamento con tenace determinazione, riuscendo a costruirsi temporanee stabilità, materiali e affettive. Ma la storia di Egger è soprattutto una vicenda umana dominata dalla perdita e dalla separazione che la natura gli impone. La valanga infatti travolge tutti i suoi progetti di vita imbambolandolo al punto che Egger ricorderà gli anni successivi a quell’evento come un “tempo muto e vuoto”. E poi le reazioni alle sofferenze durante la guerra e la prigionia, il ritorno e l’adattamento ai cambiamenti del dopoguerra “accolti con silenzioso stupore”.
    Egger piace perché è un personaggio autentico, che cerca l’integrazione nel mondo, pur sapendo di non poterne far parte completamente. Con naturale accettazione vede la barriera che c’è tra se stesso e gli altri e anche da vecchio non può fare a meno di riflettere sull’idea che la gente si era fatta di lui e su ciò che egli pensava di se stesso. Tuttavia Egger è una persona che respira in armonia con il mondo, che osserva tutto ed entra in sintonia con gli altri a suo modo in una sorta di simbiosi meditativa. Forse per questo la sua solitudine non è angosciante e sebbene caratterizzi la sua esistenza è un sentimento che si trasforma e assume intensità diverse. Anche di pura tristezza. È bellissima l’immagine di Egger in uno dei momenti più bui della sua vita, in cui, realmente e metaforicamente, “appeso tra cielo e terra”, “si sentiva pervadere dalla calma, e pensieri confusi e disperati (…) si dissolvevano a poco a poco nell’aria di montagna finché non restava altro che pura tristezza”.
    Una vita intera è una storia emozionante per molti motivi, ma soprattutto perché pone in primo piano la dignità della persona/personaggio, rispettosa della propria storia e consapevole delle cicatrici che accumula con gli anni (Le cicatrici sono come gli anni (…) dopo uno ne viene un altro e solo se li metti tutti insieme hai una persona”). E infine la morte. Quella di Egger ma anche quella di altri personaggi sono immagini di un’ intensità che non si dimentica.

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  25. Donata, torino says:

    Un libro doloroso, non triste, doloroso.”Egger sentiva di avercela fatta, in qualche modo, e quindi di avere tutti i motivi per essere soddisfatto. … Aveva un tetto sopra la testa, dormiva nel suo letto, e quando si sedeva fuori dalla porta con il suo sgabello poteva far paziare lo sguardo”. Può essere questo il bilancio di una vita intera?? Lo si può davvero presentare come positivo?? Basta “essere ancora li’”?? Con tetto, letto, sgabello??
    L’impressione che si ricava e’ che il protagonista, certo segnato dalle dolorose esperienze della primissima infanzia, pensi che la vita debba essere giustificata dalla fatica, che la si debba guadagnare. Così gli accade di reagire alla proclamazione di guerra: Egger si presenta all’arruolamento e ” non fu una decisione su cui ragiono’ molto. A un tratto era semplicemente li’; fu come un richiamo proveniente da lontano ed Egger sapeva di doverlo seguire.” Appunto: come se la vita fosse solo dovere, vissuto come fatica di farsi accettare. Forse anche il ricorso all’uso del cognome da parte dell’autore vuole segnalare una sorta di disctacco dalla spontaneità,da una immediata adesione alla vita da parte del protagonista??
    Un libro circolare: la solitudine del pastore, su cui si apre, quella del protagonista su cui si conclude., la Signora del Freddo evocata all’inizio, ancora lei che compare alla fine.
    Così l’altra tematica che percorre il libro, la modernità che trasforma la valle, appare giustapposta e solo funzionale a quella principale, il racconto di una dolorosa esistenza.
    Suscitare, se pur in modo indiretto, un interrogativo sulla vita e sul suo senso e’ certamente un merito del testo, cosi come molto efficace e’ la descrizione delle montagne, nella loro ambivalenza di suscitatrici ora di commozione, ora di angoscia. Eppure alla fine a questo testo manca qualcosa….perché lo si possa equiparare a Le voci del mondo di Robert Schneider,per restare in contesto austriaco, o a Jakob von Gunten……..

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  26. rosaria alba fontana (milano) says:

    La dimensione del romanzo sembra suggerire una lettura “tutta d’un fiato”, ma non sono riuscita a leggerlo così. Dopo le prime pagine ho dilatato in diversi momenti la mia lettura e non per noia, ma per rispetto di una vita intera, quella di Eggers, uomo forte e semplice, che attraversa il XX secolo tra vicende personali e vicende storiche (le due guerre e tra queste il nazismo), vivendo \”in alto\”. Il protagonista, nel preferire una vita di silenzio e di solitudine tra le montagne, riesce a sviluppare un punto di osservazione privilegiato per “svelare” l’esistenza nella sua essenzialità ed ineluttabilità. Scrittura essenziale, ma eloquente e poetica. Consiglio la lettura al link indicato da Paola Rinaldi.

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  27. Silvio Campus says:

    - Il dignitoso mondo dei vinti di Robert Seethaler -Fin dalle prime pagine il microcosmo descritto dall\’autore (un\’anonima vallata alpina) ricorda le testimonianze raccolte da Nuto Revelli nel suo celebre lavoro che ha ormai compiuto quasi otto lustri.Non tanto per lo stile o per la tensione emotiva ( là poetiche interviste a contadini e montanari delle valli cuneesi, qui una scarna novella di pura invenzione ) ma per i temi affrontati: le asperità di una vita priva di agi, il lavoro minorile, la guerra, l\’abbandono delle montagne, l\’avvento di una nuova società e di un turismo non sempre rispettoso dell\’elemento naturale, la natura madre e matrigna, la lotta per la sopravvivenza.Anche il montanaro Egger ( in possesso di un nome che ricorda un grande alpinista italo-tedesco del XX secolo ) è un appartenente alla nutrita schiera dei vinti: uomini nati alla fine dell\’800, passati attraverso le dure prove di due guerre mondiali, costretti dapprima ad accettare sacrifici immensi per sopravvivere e quindi obbligati ad adeguarsi, per bisogno e destino, a un progresso necessario ma portatore di incertezze.Quest\’uomo che ha scarsa familiarità con le parole ( dette e scritte), condizionato da un handicap fisico non indifferente che rende la sua vita difficile, non si arrende e mantiene, per tutta l\’esistenza, la schiena dritta.Intorno alla sua figura ruotano, con fasi alterne, uomini e donne appartenenti alla medesima condizione. L\’enigmatica figura del capraio Hornerhannes, la maestra Holler, i compagni di lavoro, la moglie Marie, il padrone Kranzstocker, il procuratore Bittermann, sono, ognuno a modo proprio, vinti che devono soggiacere al destino e compiere fino in fondo il percorso di una difficile condizione umana.Eppure, in questo microcosmo, c\’è spazio per la salvezza, rappresentata semplicemente dalla simbiosi tra uomo e natura.Non a caso gli elementi che sorreggono Egger fino alla fine dei suoi giorni sono il vento, i boschi, la neve.Nonostante una vita fatta più di dolori che di gioie, non può ( non vuole ) abbandonare il proprio mondo, e in questo risiede la sua semplice e modesta grandezza.Lo stile asciutto dell\’autore, che poco concede ai sentimentalismi e alle visioni bucoliche di una montagna per turisti domenicali, dona dignità al testo, al quale non vanno attribuiti meriti oltre misura. Del resto Seethaler, onestamente, non promette nulla di più di quello che è in grado di donare ai lettori.Pur non raggiungendo il respiro del romanzo, per il quale sarebbero state necessarie una più approfondita analisi dei rapporti tra i protagonisti e descrizioni dei luoghi più articolate, il testo brilla per la sua onestà letteraria, alla quale aggiungono valore alcuni episodi particolari: il feltro di sapore beuysiano della prigionia caucasica, il ritrovamento del corpo congelato nei ghiacci del pastore Hornerhannes (reminescenza forse involontaria derivata da un\’opera cinematografica del regista austriaco Zinnemann) , il commovente incontro tra le solitudini di Andreas Egger e Anna Holler.

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  28. Paola Cherry (Milano) says:

    \”A chi apre la bocca, si chiudono le orecchie\” diceva sempre Thomas Mattl, ed Egger la pensava allo stesso modo. Questo libro dedicato a chi ama il silenzio. Della montagna, della neve, del lavoro instancabile, dell\’amore delicato di un uomo ruvido.

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  29. Marilena says:

    Raramente il gruppo del lunedì si è trovato così concorde nel giudizio su un libro che ha meritato complessivamente un voto molto alto. Tutte abbiamo amato la scrittura asciutta e solo apparentemente semplice, pulita ma poetica. Il testo quasi una fiaba antica che tocca, però, temi concreti come la fatica, la solitudine, il lavoro, l’amore, la montagna, il progresso e che aderisce perfettamente nella sua costruzione al personaggio, in uno straordinario equilibrio tra il narrato e il vissuto. L’universalità di questo romanzo sta nel fatto che, al di là di quanto esposto coralmente, ognuna di noi ci ha poi trovato temi assolutamente personali (chi la tristezza, chi una certa crudezza descrittiva, chi l’accettazione della vita, chi lo scorrere semplice e vero di un’esistenza). E non siamo state toccate dal dibattito romanzo corto/racconto lungo: si tratta di un’opera certamente breve ma densa di fatti e di temi di riflessione e abbiamo giudicato che uno scrittore è grande quando riesce a condensare in poche pagine tanti temi che, comunque, non risultano mai trattati superficialmente.

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  30. Susanna (gruppo Torino centrale) says:

    Egger è un personaggio rude, in apparenza grezzo e come appena abbozzato, forse per questo identificato dall’autore quasi esclusivamente attraverso il cognome, quasi utilizzare il nome di battesimo fosse una frivolezza eccessiva ; eppure, man mano che lo conosciamo riesce a sorprenderci con un’asciutta delicatezza da montanaro, e con una vita sentimentale non complicatissima ma ugualmente intensa. Di Egger impariamo a conoscere la capacità di adattarsi ai cambiamenti e di accettare condizioni di vita per noi impensabili, di rassegnarsi al dolore e alla perdita, di perdonare, con una silenziosa sopportazione che ci ricorda le storie nostrane raccolte da Nuto Revelli ne Il mondo dei vinti. L’altro protagonista del romanzo è la montagna, sempre colta nella sua ambivalenza tra poderosa meraviglia e minaccia; e mentre la vita di Egger scorre la montagna cambia, stravolta dal progresso (verso cui tutti, a partire da lui, mostrano l’entusiastica fiducia tipica dell’epoca) e dall’invenzione del turismo di massa. Infine, la presenza della morte apre e chiude il cerchio del romanzo, come punto d’inizio e di fine del percorso umano di “una vita intera”.

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  31. marco minicangeli says:

    torno qui solo per segnalarci la recensione:

    http://www.paradisodegliorchi.com/Una-vita-intera.26+M5f7103af500.0.html

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  32. Stefania Milano says:

    È straordinario mantenere l’attenzione di un lettore, raccontando una storia semplice, che proprio per questo è la storia di ognuno di noi. Finito il libro ti mancano quelle mani ruvide che avresti voluto accarezzare, quelle frasi sottolineate che fanno parte di te. Leggero, ma ricercato, come una poesia che ami, questo mi ha lasciato la lettura di ‘Una vita intera’ che mi piace associare ad una poesia di Rimbaud, Sensazione.

    Sensazione

    Nelle sere azzurre d’estate andrò per i sentieri,
    pizzicato dal grano, a calpestare l’erba tenera:
    come in sogno ne sentirò il fresco nei piedi.
    Lascerò che il vento bagni la mia testa nuda.
    Non dirò nulla, non penserò a niente:
    ma l’amore che non ha fine mi riempirà l’anima,
    e andrò lontano, molto lontano, come un vagabondo
    attraverso la Natura, felice come quando si sta con una donna.

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  33. Maggie, Book Club di Milano says:

    Curiosità: Robert Seethaler recita nell\’lultimo film di Sorrentino, Youth – la giovinezza!

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