Storia della pioggia

11054335_845180992229637_2669619396023923391_nRuth Swain è malata. Ha soltanto diciannove anni, ma è costretta a trascorrere le sue giornate a letto, nella mansarda della fattoria di famiglia sperduta tra i campi irlandesi battuti incessantemente dal vento e dalla pioggia.
Ruth ha però un tesoro inestimabile sparso attorno al suo letto: 3.500 volumi provenienti dalla libreria di suo padre: romanzi, racconti e versi attraverso i quali avventurarsi su sentieri sconosciuti, vivere vite altrui piene di amori e passioni travolgenti e, soprattutto,carpire segreti, svelare misteri, in primo luogo quello che avvolge l’esistenza di Virgil, suo padre. Divora perciò pagine e pagine di Dostoevskij, Dickens, García Marquez e altri grandi scrittori nella speranza di comprendere la propria storia, l’ossessione che ha segnato le vicende della sua famiglia, iniziata con la fallimentare ricerca da parte del bisnonno di una perfetta condotta morale e culminata con il tragico destino di suo padre che, la notte in cui nacque lei e Aeney, il fratello gemello, travolto da un’entusiasmante ispirazione, si scoprì poeta e, il giorno in cui Aeney annegò, realizzò di non essere più in grado di scrivere un solo verso.
Mentre la pioggia batte sul tetto della mansarda, Ruth rovista tra i libri e legge e raduna tutto quello che può: la vecchia edizione arancione di Moby Dick della Penguin, le foto delle funzioni del reverendo suo bisnonno, e quelle di suo figlio Abraham; le raccolte di poesie del padre, le sue sgualcite riviste di pesca al salmone. E quando si imbatte nelle opere rimaste incompiute di Virgil, e comprende che si raccontano storie per rimanere in qualche modo vivi, sa di avere un ultimo compito da assolvere prima di morire: narrare in un libro la storia di suo padre, pescatore e poeta.
Con una protagonista memorabile e una storia romantica permeata dello spirito vero dell’Irlanda, Niall Williams – finalista al Man Booker Prize 2014 – compone un inno alla letteratura e al potere curativo dei libri.

«Destinato a diventare un classico… Una lettera d’amore alla lettura e al suo potere di ridare vita alle cose».
Library Journal, Starred Review
«Una lingua che incanta per la sua bellezza, un romanzo che tesse un’ode alla letteratura in una trama commovente».
Guardian
«Un peana al piacere di leggere».
Telegraph
«Compratelo, fatevelo prestare, rubatelo, ma non perdetelo!».
Angela Young
«Una bella storia piena di poesia… Da gustare, leggendola lentamente».
Irish Independent
«Un romanzo che piacerà davvero a tutti».
Times
«Storia della pioggia ci ricorda in un modo fresco e potente che: “Noi raccontiamo storie per guarire dal male di vivere”».
Daily Telegraph

Traduzione dall’inglese di Massimo Ortelio
Euro 17,50
384 pagine
EAN 9788854509436
BLOOM

Niall Williams è uno scrittore irlandese. Si è laureato in letteratura inglese e francese presso l’University College di Dublino e dottorato in Modern American Literature. Ha lavorato come copywriter per Avon Books, a New York. Il suo primo romanzo, Four Letters of Love, è stato un bestseller internazionale, pubblicato in oltre venti paesi.

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  1. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    C’è una componente mitico-religiosa potente e prepotente in ‘Storia della pioggia’, una dimensione epica frutto di un’eredità pluri-secolare d’osmosi culturale e spirituale tra diverse tradizioni.

    Da un lato, ci sono il Salmone come Essere di Conoscenza e Saggezza, il Fiume Shannon come “chiesa” e tutta la sensibilità celtica e gaelica per la Natura e l’Acqua in particolare; e, dall’altro, c’è il Vecchio Testamento con le sue storie arcane, c’è il Paradiso (‘Può darsi che sia una storia. Ma è la nostra storia’, dice la signora Quinty a Ruth), c’è un Dio imperscrutabile che come ai tempi di Abramo, Noè e Giobbe mette alla prova gli uomini, gli ‘eletti’ sopra tutti ( perché ‘finché ti affoga una mucca è scalogna, due è colpa del diavolo, alla terza vuol dire che c’è di mezzo Dio’).

    E gli uomini Swain sono tutti degli ‘eletti’: Abraham, Virgil, Aeney, i pescatori.
    Tesi verso il ‘Livello Impossibile’ ma, alla resa dei conti, sempre così disgraziati da convincere Ruth che ‘lo stipite della loro porta fosse segnato’.
    ‘Visionari ma ciechi’ dice Ruth, come il mitologico Tiresia, immersi in quella ‘Waste Land’ che rinvia a un altro antichissimo mito celtico/cristiano: quello del Re Pescatore.
    Ed è Virgil il Re. Lui è il Re Pescatore, colui che nella tradizione cristiana è il custode del Graal ma che, nella tradizione celtica, rimanda a Bran il Benedetto, il possessore del calderone magico, capace di guarire gli infermi e di riportare in vita i morti (il calderone che poi Bran donerà proprio al re d’Irlanda).
    Virgil è il Re Pescatore perché il fiume e il Salmone gli parlano (‘Il Salmone è Conoscenza e sa tutto’), perché, dapprima sterile come il re Pescatore (‘Mia madre non rimase incinta dopo il sesso e la cosa destò stupore, perché era un caso senza precedenti in Irlanda’), viene risanato proprio dall’acqua di quel Fiume con cui si confonde fino a coincidere (‘Il fiume di colpo si fa uomo’ dice Ruth parlando di suo padre). In lui, Ruth ravvisa i segni inequivocabili della Santità (‘due sono le manifestazioni della santità: sentirsi in colpa senza motivo e la ferma convinzione di non meritare mai nulla’).
    Il Graal custodito da Virgil non è però né un calderone né una coppa: è un segreto nascosto tra quelle migliaia di libri in mezzo a cui Ruth cerca (‘lì lo avrei trovato’, dice) per guarire, per salvarsi (corpo e mente) ed anche per riportare in vita chi non è più (‘nel mio libro ci sono tutti i libri letti da mio padre, così il suo spirito sopravvive e sopravvive il mio’).

    Originale la voce di Williams in quel suo continuo rivolgersi al lettore (“’Grandi Speranze’ è il capolavoro di Dickens. Se non sei d’accordo, fermati qui e vai a rileggerlo. Ti aspetterò. Se non muoio nel frattempo”), in quell’umorismo graffiante che, nelle scene di guerra di Abraham, mi ha ricordato il Celine di ‘Viaggio al termine della notte’.

    Non manca la bellezza, in questo libro. Ma, stranamente, mi è mancato il coinvolgimento. E non so neanche bene perché, visto che i presupposti c’erano tutti. Misteri dell’alchimia tra lettore e scrittore ( ‘comunione inspiegabile’ la definisce Williams, ‘inspiegabile anche quando difetta’ aggiungo io). Comunque, un vero peccato.

    La scrittura “così come il Tempo, trasforma le disgrazie in fiabe”, dice Ruth.
    E se il tempo della vita è finito (“sapevamo che, una volta arrivati, il nostro tempo sarebbe iniziato, il che voleva dire che sarebbe anche finito”) non così è il tempo della scrittura (“continuare a raccontare storie, per noi e su di noi, scrivere insieme le nostre storie complicate in modo che possiamo esistere in quelle storie, sapendo che in questo mondo in questo tempo resistere è la nostra unica vittoria”).

    A word is dead
    When it is said
    Some say.

    I say it just
    Begins to live
    That day.

    [ Emily Dickinson (a cui le tante Maiuscole nel libro sono dedicate) ]

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  2. marilena says:

    Un libro struggente. Il più bello letto finora nel 2015. Basta una sola pagina e sono stata catturata dal gorgogliare limaccioso dello Shannon, dalle storie racchiuse nel fango e da quelle che vengono restituite al mondo.
    La malattia di Ruth sembra una proiezione nel mondo fisico della sua infelicità, in un parallelismo che non si può nemmeno discutere, perchè mentre le pagine scorrono tu senti che è giusto e non ti chiedi nulla. L’amore di Ruth e di suo padre per le parole luminose dei libri è una cosa che mi appartiene, e questo respiro all’unisono tra lettore e scrittore è un’emozione molto forte che associo da sempre ai libri più potenti.
    La scena tenerissima di Vincent che lava i capelli a Ruth è piena di dedizione vitale che mi ha ricordato un pò certi gesti teneri tra le persone del mio passato.
    Come già ricordavo da Quattro lettere d’amore Niall Wiallms è uno scrittore sensazionale.
    Dopo aver letto l’ultima pagina, avevo il cuore colmo di qualcosa di pesante, qualcosa che si può definire gratitudine verso la lettura che tenta di riportare bellezza nella confusa ingiustizia del mondo.

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  3. Donata, torino says:

    \”Mi piacciono i libri, il loro odore, il fruscio delle pagine. Mi piace maneggiarli. Il libro e\’ un oggetto sensuale. Quando ti rannicchi in poltrona con lui o te lo porti a letto, … ti, be\’, ti avviluppa.\” Un libro che e\’ un inno alla lettura, ideale per chi abbia avuto interesse ad iscriversi ad un book club, forse il testo di maggior significato fra quelli fino ad ora proposti da Neri Pozza. E il significato e\’ riasssunto nelle ultime pagine, dove se ne giustifica la ragion d\’essere: \” tu saprai che il mio libro esiste grazie al suo (del padre) e ai suoi libri. …. Saprai che l\’ho trovato nei suoi libri, nelle copertine toccate dalle sue mani, nelle pagine che aveva sfogliato, nella carta e nei caratteri stampati, ma anche nei mondi racchiusi in quei libri, mondi in cui sono stata e dove adesso sei stato anche tu. ….. Ogni libro e\’ la somma dei libri letti dallo scrittore. … Ogni libro contiene in se\’ ogni altro libro. \” Cosi l\’inno alla lettura ed il commosso ricordo del padre si fondono insieme. E lo stesso accade anche nel registro linguistico: un uso magistrale dell\’ironia, quando nel guardare il mondo dall\’esterno del ritmo della vita, da un letto in una soffitta, l\’autrice- autore stigmatizza le illogicità ed incongruenze dei nostri comportamenti individuali e collettivi; ma essa scompare ed e\’ sostituita da un tono affettuoso e partecipe quando emergono i ricordi del padre e delle esperienze condivise con lui. A proposito di ironia, la battuta più bella: \” se Shakespeare avesse avuto un editor, noi non avremmo avuto Shakespeare\”.In uno di questi libri anglosassoni, in cui l\’elenco dei ringraziamenti finali e\’ infinito……….

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  4. Anna Maria (Roma) says:

    Senza fiato. Le ultime centocinquanta pagine (circa) ti lasciano senza fiato. Ed è questo che resterà nel mio ricordo.

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  5. Donata, torino says:

    Ma l’ immagine di copertina precedente era più suggestiva di questa ora in libreria!!!!

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  6. Sabrina Di Agresti says:

    Sabrina Di Agresti – Torino n. Roma
    Il romanzo e’ suddiviso in tre parti.
    Note sull’autore :
    Niall Williams è un autore irlandese . Nato a Dublino nel 1958 ha studiato inglese e letteratura francese all’ University College Dublin. Ha lavorato a New York e ritornato in Irlanda nel 1980 dove ha sposato Christine Breen, anche lei novellista,con cui ha scritto il suo primo libro . Ha due figli.
    Ha scritto Quattro lettere d’amore nel 1997 pubblicato in oltre 20 paesi ,La parola amore nella terra di Clare nel 1999 ,La nostra vita nelle stelle nel 2001 ,Di’ solo una parola del 2004, The Unrequited nel 2006, Boy in the World nel 2007, Boy and Man nel 2008, John nel 2009.

    Ambiente : Contea di Clare in Irlanda e Boulogne (Francia)
    Anno: dal 1895 anno di nascita del nonno fino a Papa Giovanni Paolo.
    Si parte dalla famiglia di Ruth Swain, irlandese o meglio di padre inglese e madre irlandese, piuttosto povera. Narrato in prima persona da Ruth che cerca di conoscerne le origini ed i segreti . Il bisnonno, da brivido, reverendo, nel 1895 battezza il figlio chiamandolo Abraham. Ruth è una ragazza non troppo avvenente, frequenta l’istituto tecnico e vuole fare la scrittrice. Scrive anche con l’aiuto della signora Quinty utilizzando spesso anche le maiuscole che non infastidiscono il lettore.
    Accattivante , fresco e pungente è a tratti umoristico (M&M) e ben scritto . Il linguaggio è delicato e mai volgare ,lo apprezzo molto.
    Si rivolge in modo diretto al lettore.
    La signora Quinty è l’insegnante single e la descrizione che Williams fa della donna merita un’estrapolazione dal testo: “Osservala Caro Lettore, mentre prende fiato. Guarda com’è compatta. Guarda il suo volto appuntito, il suo mento aguzzo come se la Vita fosse una fessura in cui dobbiamo infilarci. Ginocchia acuminate, gonna nera fino ai polpacci, collant grigi, scarpe numero trentasei con le stringhe, lucide ma inzaccherate dal maltempo di Clare e dal fango del nostro cortile , camicetta grigio topo con l’ultimo bottone che schiaccia le corde vocali facendo assomigliare la sua voce a uno – mi perdoni, signora Quinty – squittio, cardigan nero con polvere di gesso, fazzolettino nella manica sempre a portata di mano. Capelli con la crocchia che sembra una ciambella….Sono tutti matti e strampalati da queste parti” . Spesso si ritrova quest’ultima frase.
    Il padre di Ruth , schivo e taciturno, vuol fare il poeta ed il contadino ma senza voler pubblicare le sue poesie e senza sapere di agricoltura. E’ convinto e un po’ succube di una suocera convivente e troppo invadente. Poi Mary che spinge la carrozzina per nove anni dopo che il suo bimbo morì, e nessuno le diceva niente.
    Una nota per questi abitanti “strani” vorrei dedicarla a Clare che è una contea della Repubblica d’Irlanda. È situata sulla costa occidentale . Gran parte dei suoi confini corrispondono al tragitto del fiume Shannon che percorre quasi tutto il confine della contea. Lo Shannon è ricchissimo di salmone, pescato sia a livello sportivo che commerciale. Il salmone il cui nome deriva da salmo è un pesce che risale la corrente , che va verso l’alto , verso il cielo, come per l’ appunto i salmi.
    La malattia di Ruth, accennata lungo tutto il romanzo, la induce a leggere tutto cio’ che il padre ha acquisito negli anni. E’ lì che crede di trovarlo, tra tutta quell’enormità di pagine dei libri, tutti numerati.
    Si parla in modo specifico del fiume Shannon e della tecnica di pesca, la descrizione del fiume , la morfologia del territorio . Attendevo una sorta di “Lo sport preferito dall’uomo “ , ma la panoramica sulla natura ed il suo paesaggio è stata veramente particolareggiata. In modo specifico per la pioggia,la bruma e il terreno pietroso e impietoso.
    Da pag. 72 riporto “ Ma guarda, ecco uno dei Diari del Salmone di mio nonno. Toccalo. Annusalo. Le pagine sono segnate dall’acqua, i margini increspati come le onde di un fiume . La carta è spessa e liscia sotto le dita . Alcune delle pagine sono incollate, quasi che le annotazioni fossero state fatte sotto la pioggia . La grafia è nitida,l’inchiostro blu è diventato di uno sbiadito lavanda”.
    La religione cattolica è quasi opprimente nella vita degli abitanti .”Ci vuole il giusto portamento per andare in paradiso” quando si riferisce alla ragazza funambola.
    Il titolo si riferisce alla raccolta di poesie che la madre di Ruth invia, con la complicità della sig.ra Quinty, a Londra, sperando nella pubblicazione .
    Il romanzo , quindi , può essere letto su due piani: quello narrativo riguardante la storia della famiglia di Ruth e quello riguardante i riferimenti ai libri di poesia e romanzi dai classici ai contemporanei . Di molti ne ignoro l’esistenza ..Altro tema , dominante è l’acqua. Sia come pioggia incessante e persistente, sia per il fiume Shannon.
    La coscienza è sciolta in mezzo ai fatti della vita di Ruth. Molte volte i lettori durante la lettura di un nuovo libro, fanno riferimento ad altri . Tra le varie citazioni: “Il paradiso di Dio” di Thomas Taherne, Yeats e Dickens.
    Si scopre il romanzo perfetto per alleviare la solitudine o un forte tonico letterario per rinvigorire lo spirito. Questo libro suggerisce quasi ricette per una medicina molto speciale , un breviario di terapie romanzesche , antibiotici narrativi , medicamenti di carta e inchiostro.
    Williams parla di tutti questi romanzi come facenti parti di una raccolta del padre della protagonista di “Storia della pioggia”, naturalmente accanito lettore .Non mancano consigli sulla lettura , come il sentirsi sopraffatti dal numero infinito di volumi che ci opprimono da ogni scaffale e libreria , o il vizio apparentemente insanabile di lasciare un romanzo a metà.
    Williams descrive l’azione e l’effetto disgregante, in ambito familiare , del chiudersi in sé stessi e non saper creare un dialogo. Il destino è della protagonista come l’importanza della fede e dell’amore per i propri cari. Oltre a rivelarsi un ingegnoso espediente tramite il quale esorcizzare le proprie paure.
    Un ringraziamento dal lettore allo scrittore per aver rinsaldato la fiducia nell’importanza delle storie e per continuare ad avere il piacere della lettura.
    ———————————————————————————————————

    Mi hanno incuriosito lo stile e alcune caratteristiche del territorio. Per questo motivo ho letto anche:
    DI’ SOLO UNA PAROLA :
    Come avevo intuito ho notato molte assonanze .
    L’ambiente è Claire nell’anno 2001 e Venezia ed è formato anch’esso da 3 capitoli.
    La voce narrante , Jim si reca spesso in biblioteca con il padre ed anche qui con una Ford Cortina .
    Durante la lettura del libro, Williams passa molte volte dall’età scolastica di Jim a quella adulta.
    La storia si concentra sulla famiglia di Jim , la madre , il padre dipendente con orgoglio dell’ufficio postale di Claire,il fratello Matthew e la sorellina che muore ancora in fasce . Ma è l’amore per Kate, la sua amatissima moglie, che scompare, che lo porta a rigenerarsi.
    “Anch’io trovo una via di fuga . Nella mia famiglia siamo tutti come barche che hanno levato l’ancora e sono in acque profonde completamente separate o impigliate nelle rispettive reti di sofferenza o di morte . Viviamo insieme in casa ma ognuno di noi è solo.”
    Jim ruba i libri in biblioteca e nel negozio . Saranno questi gesti che gli creeranno i sensi di colpa prima della Comunione . Di qui il titolo del romanzo che è una parte della preghiera.
    Jim scrive le poesie, le raccoglie e dopo le spedisce.
    Ho trovato molto triste la parte riguardante l’ictus che colpisce il padre di Jim , poi la morte di Kate ed il difficile rapporto di Jim con i suoi due figli, Hannah e Jack .
    Hannah sembra annegata , come crede Jim, e ho rivissuto la stessa angoscia di quando ho letto Storia della pioggia .
    Si continua a vivere, ma insieme sarà con maggior coraggio.
    Anche qui vi sono riferimenti ad altri romanzi e scrittori: Margherite Atwood ,Grandi speranze, David Copperfield di Dickens, L’ultimo dei Mohicani.
    E la pioggia , in Irlanda piove più che nei suoi libri.
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    Ho cominciato anche la lettura di :LA NOSTRA VITA NELLE STELLE .
    Storia di un padre e dei suoi quattro figli che vivono nella campagna irlandese. Francis Foley tenta di coltivare patate, ma il suo intento è destinato a fallire .

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  7. francesco says:

    francesco – Book Club di Roma

    Storia della pioggia è un libro originale nella scrittura, intensa e poetica come raramente mi e’ capitato di incontrare e a volte così piacevolmente ironica che il sorriso viene alle labbra in modo naturale.
    Ruth è un personaggio meraviglioso che vede il mondo da un osservatorio speciale posto nel sottotetto di una casa in balia di vento e pioggia e di un fiume che è il rumore di fondo del romanzo o meglio il “fiume ” conduttore del racconto.
    Ruth non è sola. Tanti personaggi girano intorno alla sua vita tutti semplici e carini, dallo spasimante agli infermieri che la trasportano in giro per ospedali, alla signora Quinty, ma soprattutto è accompagnata da un vero tesoro di libri avuti in eredità dal padre che lei ci fa amare perchè li vive come se fossero i suoi globuli rossi. Sembra quasi che siano i libri a tenerla in vita. Un libro molto piacevole per un uomo perchè descrive in modo meraviglioso quanto forte possa essere il rapporto tra una figlia e suo padre.
    molto bello

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  8. francesco says:

    qulcuno più pratico di me può spiegarmi come funzionano le stelline?
    grazie
    f

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  9. virelle says:

    @francesco: devi cliccare nel punto giusto… La quarta nel tuo commento/richiesta!
    Non ho terminato la lettura; finora condivido il convinto ‘apprezzamento che esprimi.

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  10. Simone (Roma) says:

    Poetico.Considerato il sorriso che inaspettatamente mi spuntava sul viso durante la lettura, potrei o dovrei aggiungere ulteriori aggettivi per questo romanzo e visto le innumerevoli sensazioni che ho provato leggendolo usarne solo uno equivale a fargli un torto; eppure questa storia semplice, forse anche un pò scontata, l\’Irlanda, la pioggia, la non agiatezza dei personaggi, assume una sua unicità proprio grazie alla scrittura a questa sua sospensione, ma non si può spiegare qualcosa di poetico; potrei sottolineare le proprietà curative di questo romanzo, di come attraverso Ruth e dal suo sottotetto, assistiamo a storie passate, presenti, immaginate, scritte e raccontate, assistiamo alla potenza delle storie che sono spesso antibiotici per la vita.

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  11. Claudio says:

    Ci sono dei libri che ti catturano già dalla prima pagina, ti coinvolgono nella trama rendendoti pienamente partecipe della storia. “La storia della pioggia” è uno di questi.
    Una scrittura travolgente, “piena di vita”, una miniera di trame della grande letteratura dell’ottocento e non, catalizzate dal fluire della narrazione, tesoro a cui l’autore attinge per i molti personaggi che popolano la storia di Ruth alla ricerca della presenza del padre nei libri della sua biblioteca.
    L’Irlanda più vera, piovosa, verde, fangosa, fantasiosa e ribelle; l’Irlanda senza tempo, che si prende gioco di se stessa, che sa sorridere di tutto, ma sa anche perdersi dietro l’inesauribile fantasia del suo animo ribelle.
    Si ride, si sorride e ci si commuove con Ruth, questo straordinario personaggio che dal proprio letto nella mansarda, a contatto con il cielo perennemente plumbeo, contornata da un’intera magnifica biblioteca, ci racconta la sua vita, la sua famiglia e la filosofia del “livello impossibile”, ci parla dei parenti, dei vicini e conoscenti, dei personaggi che popolano i libri che ha letto, e soprattutto di suo padre Virgil, poeta e pescatore.
    Lo stile particolare di Niall Williams, l’intercalare brillante e “traboccante”, le piccole imperfezioni di alcuni personaggi un po’ fuori tempo, quel suo rivolgersi spesso al lettore in cerca di complicità rendono la lettura una esperienza gratificante.
    È per libri come questo che cerco sempre opere Neri Pozza quando mi aggiro speranzoso in libreria o in biblioteca.

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  12. Barbara Rosai says:

    Condivido il parere di Claudio e le recensioni positive precedenti.
    Il romanzo è notevole. Intelligentemente emozionante nel descrivere la tensione verso l’alto del genere umano, sempre destinata a fallire.
    L’ambientazione, i personaggi, la letteratura dell’ 800 e la concezione circolare del tempo sono tutti elementi che sospendono il lettore fuori dal tempo, per poi farlo sussultare nel riconoscere l’IKEA, la SPAR, i fondi Fas,….. la Crisi!
    L’Autore gioca, cita e si diverte, completamente a suo agio,sia nella descrizione dei personaggi maschili, che di quelli femminili. Questa volta si diverte anche il lettore, dapprima forse un po’ disorientato, poi incuriosito e alla fine decisamente conquistato e commosso, proprio come la signora Quinty.
    Perché la signora Quinty non è una Swain, non è MacCarroll, ma ci viene presentata e alla signora Quinty è presentato il Lettore. I nostri sguardi si incrociano nelle primissime pagine del romanzo per volere di Niall Williams…..la signora Quinty siamo noi?

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  13. ida poletto says:

    oltrepassata la metà …originale…una scrittura e una storia completamente nuova anche rispetto a quanto finora letto e proposto da NP…più si va avanti e più ti prende..divertente commovente ironico ci parla e ci chiede una completa adesione che non potrà venir meno se condividiamo : …mi piacciono i libri, il loro odore, il fruscio delle pagine. Mi piace maneggiarli. Il libro e\’ un oggetto sensuale….

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  14. Non conoscevo Niall Williams. In un suo romanzo precedente, “la nostra vita nelle stelle” ha ricostruito la saga della propria famiglia, a partire dell’Irlanda di metà Ottocento. Anche lì, apprendo dalla sinossi, sono presenti i temi della miseria e dell’originalità intellettuale, e si verificano disgrazie.
    La “storia della pioggia” si colloca nello stesso filone. Siamo ai nostri giorni, con tanto di crisi dei derivati, e la narrazione risale fino ai nonni di Ruth, la giovane protagonista malata.
    La povertà solidale di un paesino eternamente intriso d’acqua viene affrontata con sofferta “naturalezza”, intelligenza e cultura sono vissute con l’orgoglio di una comunque dolorosa diversità.
    Sono presenti molti personaggi interessanti, di spicco -il padre marinaio/contadino/poeta, il gemello ardito e solare, la madre e la nonna – e anche secondari, come l’innamorato paziente e, soprattutto, la signora Quinty, ma dominanti riesultano i Libri. Maiuscoli, così come molte frasi ironiche o toccanti del testo: numerati, assorbiti, amati, non sono separabili dalla personalità dei lettori, la hanno per così dire composta e strutturata. A scapito, succede a chi Legge Troppo, della vita vissuta.
    Facendo propri tutti i libri del padre, Ruth vuole riappropriarsi di lui, al di là della morte che lo ha riunito al fratello e che (forse) è vicina anche per lei. Indovinato e coinvolgente il ritmo narrativo, esperta e originale la cifra espressiva.
    Ho senz’altro apprezzato la palese buona qualità della storia e della scrittura. Soggettivamente, avrei gradito una trama meno patetica: troppe sciagure si abbattono su queste povere donne! Le peculiarità tanto positive della narrazione ne sono “inondate”, al pari dell’infelice podere in riva al fiume…

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  15. Nunzia says:

    Quando il lettore chiude il libro, dopo aver finito la lettura della “Storia della pioggia” di Mall Wiliams, la sua mente non rimane solo popolata di immagini gradevoli e, nello stesso tempo, terribili, ma è carica soprattutto di sensazioni dolci, piacevoli, dolorose, ma anche ricche di allegria e ironia. Rimane impressa con il marchio arroventato di un “tupos” nella memoria la figurina pallida, flebile, sofferente, ma viva, di Ruth, costretta a letto, nella sua cameretta in mansarda, contornata dai libri, appartenuti al padre, dai quali ha imparato tutto quello che nella vita serve sapere. I libri sono i coprotagonisti della narrazione, assieme alle persone, un vaso di Pandora, da scoperchiare, per leggere e capire la realtà. Ci vien voglia – per assurdo – di essere quella creatura quasi perfetta, ricca del sapere che la lettura – e solo lei – le può dare, Così da renderla capace di vedere la realtà! Da questi maestri di vita trae le coordinate per raccontare l’esistenza del padre, prima contadino senza nessuna nozione di coltivazione e pastorizia, poi poeta, che, però, non ha mai pubblicato nemmeno un verso. Accanto a lui, ruotano la paziente figura della madre dal “buon senso che rasenta la saggezza”,e la tragica icona del fratello gemello della narratrice, la cui morte ha sconvolto le vite di tutti. Da non dimenticare, il buon Vincent, che come una affettuosa presenza, appare e scompare, quasi un “deus ex machina” , che interviene per sollevare la malata, senza chiedere nulla in cambio, se non il poterle stare vicino.Ed ecco il finale, un finale inaspettato, dove si realizza la “Filosofia dell’impossibile”, dove sparisce il tempo, dove la realtà si inabissa nella corrente del fiume della vita e della morte, nella quale tutto sembra ricomporsi … e la pioggia per incanto si ferma. La morale? Una sola e universale: “ogni libro è la somma dei libri di uno scrittore; ogni libro contiene in sé ogni altro libro, ed è una biblioteca o un fiume, senza fine”, nel quale si vive e si impara a morire.

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  16. Gio MIlano says:

    Un libro per i libri per chi scrive i libri per chi li legge … per chi li ama. Mi sono seduta vicino al letto di Ruth per ascoltare il suo racconto ed in alcuni passi quando mi interrogava rispondevo ad alta voce. Mi sono immaginata la sua stanza con 3500 libri ed ho invidiato la sua memoria per i libri letti con tutte le sue citazioni.
    Non ho avuto un attimo di respiro presa dalla bramosia di scoprire cosa accadeva alla pagina successiva; molto dispiaciuta quando ne ho poi girato l’ultima.
    E … io Ruth Swain capirò che l’amore è vero e il perdono completo perchè alla fine, incredibilmente, inopinatamente, inspiegabilmente la pioggia avrà smesso di cadere.

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  17. Vetus Marco says:

    Non credo che potrò essere all’incontro di martedì. Perché esordisco in questa maniera? perché è abitudine nel gruppo “romano” iniziare la discussione definendo il libro con una parola. Ecco… mi stavo domandando con che termine avrei definito STORIA DELLA PIOGGIA se fossi potuto andare. Probabilmente “immobilità”, quella stessa, per esempio, che traspare in molte pagine di Joyce (penso a racconto come “Ivy”). In qualche maniera non potrebbe essere altrimenti vista la difficoltà di movimento di Ruth: è probabilmente per questo motivo che lei tende ad avere come pietra di paragone i libri che la circondano. Anche se non condivido i giudizi entusiastici di molti di noi, devo ammettere che si tratta di un bel libro: denso, potente, ricco di sollecitazioni sul carattere sociale degli irlandesi. da leggere.

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  18. cetty roma says:

    Un’altra lettura d’obbligo per gli appassionati di libri che parlano di libri. Ma non solo per questo. Forse più probabilmente per lo stretto gioco di ruolo che si crea tra l’autore e il lettore. Ruth Swain, infatti, l’io narrante protagonista della storia, quella bruttina, amante dei libri, non vuole fare la scrittrice perché la sua aspirazione è dichiaratamente quella di essere una lettrice. E in particolare la lettrice dei libri ricevuti in eredità dal padre, convinta com’è che in quella biblioteca lo avrebbe ritrovato. Così sarà, e con il padre Ruth troverà anche se stessa, scoprendo il potere delle storie di “rimarginare le ferite”, trasformare le tragedie in allegria, le disgrazie in fiabe. Ma dire grazie ai libri e scriverne sarà una tentazione irresistibile oltre che un dovere morale verso la piccola comunità irlandese nella qualde vive (“da queste parti la gente ci tiene ancora a essere dentro un libro). Così, come gli antenati paterni, anche Ruth tenta la sua piccola ascensione a un Livello Impossibile attraverso la parola scritta. Senza sapere se a causa della malattia riuscirà a terminare il libro, opta per una “narrazione fluviale” in cui l’io narrante entra in sintonia con il lettore cercandone continuamente la complicità e l’intesa. I libri fanno egregiamente da tramite creando un corto circuito intellettuale ed emotivo forte.
    Al di là di un preciso rigore cronologico, Ru th ci racconta chi sono e che cosa hanno fatto i suoi avi, sconfinando spesso efficacemente nel fantastico e nel surreale, ma descrivendoci realisticamente caratteri, fisionomie e storie attraverso il ricorso continuo ad autori, personaggi e fatti che popolano la sua biblioteca. Tuttavia, in questa fitta trama di collegamenti tra il mondo reale e quello letterario non colpisce tanto l’architettura quanto l’ironia e l’acume con cui Ruth legge ogni dettaglio. La forza del libro, infatti, va ben al di là della interessante rassegna di citazioni di autori, titoli e personaggi simbolo della letteratura mondiale e s’impone per originalità creativa e intensità poetica. Musicalità, ritmo e descrizioni di questa Storia della pioggia costringono naturalmente il lettore a una fruizione che coinvolge i sensi ed emoziona quando con ironia e leggezza si sottolineano sentimenti forti come la solidarietà, l’amore, l’odio, il dolore. E in particolare la sofferenza di stare al mondo, di vivere e morire da soli. Perché Storia della pioggia è soprattutto una vicenda esemplare di separazione, quella di un’anima “dimezzata”, come si autodefinisce Ruth, allontanata dal suo gemello dalle circostanze della vita prima ancora che dalla morte. Non a caso la descrizione della morte di Aeney e le parole dedicate alla sua assenza sono le pagine più belle e toccanti del romanzo. Tra le altre, quella dell’incontro di un fratello e una sorella che si rivedono dopo molti anni durante i quali si erano un po’ persi d vista. Una situaz ione inventata per rappresentare la forza dell’amore e la necessità della speranza, ma talmente intima e personale che Ruth non la trova in nessun libro.
    Bella anche la traduzione

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  19. Marilena, lunedì a Milano says:

    Un libro affascinante, ricco di così tanti elementi da sentire quasi il bisogno di elencarli: l’Irlanda, la famiglia, il villaggio e i suoi abitanti, il destino, l’acqua (che sia fiume o pioggia), l’amore, i padri e i figli, la religione, i miti, la poesia, la malattia, la morte. E i libri, presenti come personaggi, una storia nella storia, quella della loro lettura e della loro matericità. Un racconto pieno di rimandi letterari e citazioni cinematografiche; e il tutto tenuto insieme da uno stile personale, da un ritmo quasi musicale, da un linguaggio brillante, ironico e, nello stesso tempo colto. Un libro che sa essere “popolare” e raffinato, che sarà apprezzato da chi vuole seguire la bella storia famigliare ma anche da quelli che vorranno inseguire il filo delle citazioni letterarie, tutti accompagnati da personaggi straordinari e indimenticabili che ci consegnano momenti di rara bellezza (uno fra tanti, il padre Virgil che convince Ruth di avere un compito “omerico” nel reggere il Nastro Del Traguardo di una corsa, “Segnerai il confine tra due mondi”).

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  20. barbara (Roma) says:

    Forse perché venivo da una rilettura di Jane Austen, forse perché ero già stanca di mio, fatto sta che al secondo Swain e al terzo Macqualcosa seguito dall’incontro con Il salmone in Irlanda mi scappa un Oh Cielo Mr. Williams! Ma dove vuoi Andar a Parare?
    Torno indietro e ricomincio. Annaspo di nuovo ma non demordo. Intorno a pagina 88 inizia l’innamoramento. Mr. Williams sei un Genio!
    Originale, emotivamente potente, perché non è facile far sorridere quando si racconta una storia triste.
    Potrei dire tante cose di questo romanzo ma non gli renderei giustizia. Sembrerebbe una fantasiosa storia melanconica che fa da cornice ad un libro che parla di libri. Invece è un romanzo geniale, scritto con una lingua poetica che ti trascina in un mondo immaginario, estraniandoti dalla quotidianità.
    Sintetizzando, questa volta avete scelto un gran bel libro.

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  21. Questo libro è la storia di come siano necessarie le storie per non morire; anzi, meglio: per esistere. “Storia della pioggia” non esisterebbe che se non ci fosse l’Autore a scriverne, e l’Autore non ci sarebbe se qualcuno prima non avesse scritto di lui, con una lingua che non necessariamente si ferma sulle pagine dei libri. Ve lo ricordate il sermone di John Donne (la meditazione XVII, in inglese è qui), quello da cui Ernest prese il titolo “Per chi suona la campana” e da cui Thomas (Merton, meno noto ma per sbaglio) prese l’altro titolo “Nessun uomo è un isola”, no? Ecco: ogni uomo è un capitolo dello stesso libro , “all mankind is of one author, and is one volume; when one man dies, one chapter is not torn out of the book, but translated into a better language; and every chapter must be so translated; God employs several translators; some pieces are translated by age, some by sickness, some by war, some by justice; but God’s hand is in every translation, and his hand shall bind up all our scattered leaves again for that library where every book shall lie open to one another”, poi a voi decider se Dio sia davvero l’autore o meno, non è lì il punto. Sicuro che Virgil Swaine, quello che scrive la storia di Ruth, mettendola al mondo con Aeney, il suo gemello un po’ Puck, e Ruth è la scrittrice della storia delle storie, che è quella “Storia della pioggia” in cui sfociano tutti i fiumi del sangue di cui sono fatte le storie di questo libro.

    Proprio perché noi esistiamo in quanto raccontati (in fondo nascere arriva da un deponente latino, e anche in inglese e in tedesco esiste solo al passivo: io vengo portato nel mondo, diciamo, sommariamente), esistiamo solo se di noi c’è memoria. Se c’è qualcuno che si ricorda di noi. E quindi, nelle storie che ci raccontano, nei ricordi che ci ricordano, noi siamo più veri di quello che è stato nella realtà: certo, lo siamo solo nella verità di chi ci ricorda, ma il ricordo è quella cosa che permette di far coesistere il reale e il possibile, e quindi dà luogo ad una verità più ricca. E’ una verità che aggiunge alla realtà (triste) la gioia e l’amore di chi ci ricorda. Ecco perché Virgil non sarà mai stato come ce lo racconta sua figlia Ruth, e nemmeno tutti gli altri Eletti, gli eroi di questa mitologia personale irlandese; ma non è importante, perché noi siamo i lettori che esistono per quella storia che Ruth sta raccontando. Ruth, come tutti noi, è una biblioteca che contiene le storie venute prima di lei (se si dovessero leggere tutti i libri che cita nel suo racconto, ci si chiede come faccia Ruth ad essere solo una ragazzina), e come ogni affluente sfocia nel fiume che a sua volta sfocia nel mare portando con sé tutte le gocce di tutte le piogge, così la nostra vita accoglie le narrazioni precedenti. Magari fossi io capace di quell’ironia e quell’affetto che ha Ruth quando ce le restituisce a modo suo!

    Come dice Ruth, credere nelle storie è un atto di fede e Williams ci fa diventare devoti lettori dal principio. Saltiamo nel vuoto con Ruth e accettiamo le disgrazie ma anche le grandi gioie, che se anche non sono mai esistite, esistono ora perché sono raccontate in un libro. Questo, appunto.

    “In qualche modo le parole rovinate dai vermi del fiume si erano trasformate in allegria, in qualche modo una vecchia ferita si era rimarginata, e forse fu quel giorno che mi resi conto per la prima volta del potere delle storie e capii che il Tempo aveva fatto quello che fa sovente, trasformando le disgrazie in fiabe”.

    E non è poi che la materia dei sogni, di cui siamo fatti secondo l’amico Guglielmo (che certo era irlandese sotto sotto), sia diversa da quella delle fiabe

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  22. Silvio Campus says:

    Con ogni probabilità il romanzo di Niall Williams – Storia della pioggia – detiene il primato del maggior numero di riferimenti letterari espliciti nella storia della letteratura: sono oltre 110 le opere citate e numerate, delle quali vengono riportati con precisione il nome dell\’autore e il titolo.Si tratta, a ben vedere, di una storia della letteratura inglese e irlandese, ricchissima di simbolismi, talvolta evidenti, in altri casi nascosti tra le pieghe di una storia ambientata nel contemporaneo ma con precise radici nella cultura popolare e nel mondo celtico-cristiano, come giustamente e con perspicacia ha spiegato Stefania Sorbara.L\’autore dichiara il suo sconfinato amore per i libri in ogni frase del romanzo, talvolta con una sovrabbondanza che potrebbe rivelarsi poco digeribile a lettori non avvezzi a simili sfoggi di erudizione.Invece, per lettori dai gusti complicati e fautori del valore salvifico della letteratura, potrebbe risultare il libro ideale.E\’ necessario però usare il condizionale a causa di alcune incongruenze che rischiano di mettere in discussione un simile innamoramento.L\’attribuire a Ruth – una ragazza di 19 anni costretta a letto da una malattia invalidante, impegnata nella ricostruzione e celebrazione della vita paterna attraverso la lettura di opere eccelse appartenenti alla biblioteca familiare ( Stevenson, Dickens, Tolstoj, Cervantes, Shakespeare, Dostoevskij, Joyce, Dumas, Melville, Dickinson, Conrad, Faulkner, Borges… l\’elenco risulta lungo e impegnativo ) – simili frequentazioni letterarie, risulta a tratti irrealistico rispetto al linguaggio moderno e talvolta spegiudicato che la protagonista utilizza in ogni sua espressione.In sintesi, Ruth ha il carattere e il comportamento di ogni ragazza della sua età, ma con passioni letterarie che sembrano appartenere non tanto all\’amato padre Virgil ( questo sarebbe legittimo e congruente… ) ma piuttosto all\’autore.Tale contraddizione si esplicita in altre situazioni, quando Ruth descrive con dovizia di particolari fatti ai quali non può aver assistito con i propri occhi ( non essendo ancora nata ) e neppure derivati da analitici racconti familiari: anche in questi casi l\’autore fa capolino più volte nella narrazione e presta la propria consulenza alla protagonista.Certo, Niall Williams è un grande scrittore: capace di gestire in modo perfetto dialoghi e situazioni; abile nelle descrizioni dei luoghi; dotato di un umorismo sottile e intelligente che diverte e affascina; ottimo artefice di storie intriganti. Ed è anche un grande conoscitore di libri. Ma la sua presenza risulta a tratti ingombrante ed eccessiva.Si resta disorientati di fronte a un finale oltremodo drammatico ( un padre oppresso dall\’incapacità di raggiungere il \”livello impossibile\” che muore prematuramente, una madre che assiste e partecipa con stoica rassegnazione, un figlio / fratello inghiottito dal fiume, la casa alluvionata, la casa in fiamme, il libro di poesie perduto e mai più ritrovato ) che pare perseguito al fine di distrarre il lettore, con espedienti romanzeschi, dalla eccessiva presenza autoriale.L\’identificazione tra autore, narratore e protagonista può risultare insidiosa, benché non sbagliata a priori.Ben lo sapeva Andrè Gide quando, nel 1941, consigliò al già celebre Georges Simenon di riscrivere il suo racconto autobiografico PEDRIGREE in terza persona anziché in prima, come risultava nella iniziale stesura: questo per smorzare l\’identificazione tra le tre figure e dare più efficacia al racconto.

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  23. Susanna (gruppo Torino centrale) says:

    Questo romanzo per lettori appassionati, in cui il libro è sentito come un elemento salvifico, è uno dei pochi ad aver messo d\’accordo tutto il nostro gruppo : una scrittura funambolica e spericolata che conquista fin dalle prime righe, un narratore uso a rivolgersi direttamente e confidenzialmente al lettore un po\’ come in un libro dell\’Ottocento, una folla di personaggi letterari che si insinuano senza problemi tra pagine che non sono le loro, e poi l\’Irlanda con le sue piogge, i suoi miti e un animale totemico improbabile come il salmone… La storia è intensa e drammatica ma raccontata in modo lieve, con un tocco divertito e affettuoso nei confronti di persone, animali ed elementi della natura; il paese stesso, con la sua varia umanità, è un organismo vivo e solidale che sembra emergere da un\’epoca molto diversa dalla nostra, a cui invece ci riportano puntuali i riferimenti all\’attualità. Dio, infine, una presenza ingombrante a cui però si risponde in tono polemico e sbrigativo anche perché, insomma, di cose sbagliate in questa vita (e forse anche nell\’altra) ce ne davvero tante, come la protagonista Ruth ben sa.

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  24. Sara De Falco says:

    Non è piaciuto, ho fatto davvero fatica a leggerlo, troppo confusionario, noioso, triste, alcuni punti mi emozionavano ed entusiasmavano altri mi assopivano terribilmente…. Si salva nell’ultima parte…avrei letto solo quella…nel complesso bocciato!!

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  25. chiara Tizian says:

    io l\’ho trovato incantevole. Poetico, drammatico, ironico e pieno di bellezza, vita e speranza. Ruth è una voce che dimenticherò difficilmente (non sono riuscita a partecipare alla discussione con il mio gruppo ma ho un libro tutto sottolineato che consiglierò a molti)

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  26. Irene says:

    Niall Williams è un simpatico signore irlandese, nato a Dublino nel 1958 e laureato in letteratura americana. E si vede, mi tocca ammettere. Sia che è irlandese, basta dare una rapida occhiata alle sue foto, sia che ha studiato letteratura americana, basta leggere solo un paio di pagine del suo poetico e incantevole ultimo romanzo.
    Nonostante sia stato già pubblicato in Italia da Mondadori e Dalai Editore, non ha mai avuto la pubblicità che, secondo me, merita e avrebbe meritato. Tant’è che io, come probabilmente metà dei lettori che conosco, non avevo idea che esistesse un Niall Williams sulla faccia della Terra, figurarsi che esistessero i suoi libri.
    Passato completamente in sordina con i suoi lavori precedenti – che infatti sono fuori catalogo –, torna in libreria con Storia della pioggia, pubblicato da Neri Pozza e tradotto egregiamente da Massimo Ortelio.
    Storia della pioggia è la storia di Ruth Swain, ma anche la storia di tutti gli Swain prima di lei e, volendo essere un po’ pignoli, è una storia che narra storie.
    Ruth ha diciannove anni e, a causa di una malattia, è costretta a passare le sue giornate a letto, nella mansarda di una fattoria perduta nelle piovose campagne irlandesi.
    Da piccola ha perso il fratello e, qualche anno dopo, anche il padre è venuto a mancare, ma i due importanti lutti e, di conseguenza, la malattia non sono riusciti a piegare la sua forte personalità. Spinta dalla voglia di ritrovare il padre attraverso i ricordi, decide di raccontarne la storia e scrivere un libro. Partendo dall’inizio però, quando Virgil Swain non era ancora nato. Perché, come dice Ruth stessa:
    «Questa è la storia di mio padre. La scrivo per ritrovarlo. Ma devi camminare a ritroso se vuoi arrivare alla meta. Funziona così in Irlanda, e anche in T.S. Eliot».
    Tra ciò che sembra realtà e ciò che invece possiede una punta di surreale, inizia il racconto della stirpe degli Swain iniziando con la narrazione della vita del nonno di Ruth, segnata dalle brutture che la guerra gli ha riservato.
    Si tratta di un romanzo inizialmente un po’ ostico da seguire a causa del linguaggio che Ruth utilizza per rivolgersi al lettore perché, proprio come una persona realmente affetta da logorrea, compie mentre parla repentini salti spazio temporali e bruschi cambiamenti di argomento che, se non si è abbastanza concentrati, rischiano di confondere le idee. Lo spaesamento iniziale, però, viene riccamente ricompensato dai riferimenti al mondo della letteratura che popolano la narrazione e che mi hanno fatta letteralmente innamorare del romanzo.
    Il corteggiamento è iniziato a pagina tredici, dove Niall Williams posiziona un aneddoto su Dickens che, su di me, ha causato lo stesso stato d’animo che si ha quando qualcuno ti dona un fiore.
    «Una volta ho letto un saggio in cui Dickens veniva rimproverato perché i suoi personaggi avevano nomi avulsi alla realtà. Evidentemente l’autore non sapeva che Dickens soffriva d’insonnia e di notte passeggiava per i cimiteri. Non sapeva che Moses Pickwick era proprietario di carrozze a Bath, che nel registro della parrocchia di Chatham figura la famiglia dei Sowerberry, gestori di un’impresa di pompe funebri, che un Oliver Twiste nacque a Salford e che un signor Dorrett aveva condiviso la prigione di Maeshalsea con il padre di Dickens».
    Piccoli regali posizionati sapientemente qua e là, alla giusta distanza tra loro, come cioccolatini offerti, lentamente, dalla stessa scatola per viziare e allo stesso tempo far innamorare l’oggetto del nostro desiderio. Riferimenti alla letteratura inglese e irlandese di cui Williams si serve per raccontare una storia che, in verità, nulla ha di straordinario se non la personalità di Ruth che, nonostante la malattia, brilla di luce propria attraverso un linguaggio ironico e sarcastico non solo verso la cultura irlandese, ma anche verso se stessa e la propria condizione.
    Mi è piaciuta subito Ruth, mi è piaciuta soprattutto la sua tenacia, la sua forza nell’affrontare affrontare il mondo con una schiettezza e una durezza che, invece, nascondono una persona fragile, intelligente e che nutre un intenso amore nei confronti della vita.
    Difficile, per questo, capire quando mi sono abbandonata all’innamoramento vero e proprio, ma mi piace pensare che la scintilla sia scattata intorno a pagina centoventinove, quando Ruth parlando dell’amore e del suo corteggiatore dice:
    «Mi comportai come Estella e gli spezzai subito il cuore. Infatti, il cuore degli spasimanti, come i cracker, va spezzato a metà, per evitare che ti cadano addosso quelle briciole fastidiose».
    La vita, Ruth, la vive e la vede a modo suo, dal profondo del suo letto dalla forma simile a quella di una barca, e la trascrive con lo stesso impeto e la stessa passione della corrente di un fiume in piena.
    Un romanzo molto dolce, che a tratti sfiora il poetico e che mi vien voglia di regalare a tutti i lettori forti che conosco perché possano venire avvolti dalle parole di Ruth e dal suo amore per la letteratura.

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