Triomf

triomf immagine Sudafrica, 1994. Alla vigilia delle prime elezioni democratiche che Mandela vincerà, la tensione monta tra le strade di Triomf, quartiere di bianchi poveri della periferia di Johannesburg dove si aggirano razzisti del National Party, testimoni di Geova e sfaccendati di ogni genere.
A Triomf conducono la loro misera e, insieme, esilarante esistenza i Benade: padre perennemente attaccato al televisore, madre in perenne vestaglia, e figlio in perenne ricerca di una donna.
Attraverso le loro comiche vicende, Marlene van Niekerk dipinge un memorabile affresco del Sudafrica e degli effetti dell’apartheid sugli afrikaner, la popolazione di boeri bianchi che colonizzò il paese al seguito della Compagnia Olandese delle Indie Orientali.
Romanzo annoverato tra i capolavori della letteratura sudafricana contemporanea, Triomf ha fatto di Marlene van Niekerk una delle grandi scrittrici contemporanee, degna di essere accostata a scrittori del calibro di Nadine Gordimer e J.M. Coetzee.
La traduzione dall’afrikaans di quest’opera è un autentico evento culturale.

«Quella di Marlene van Niekerk è una sorprendente nuova voce letteraria dal Sudafrica, ai livelli di J.M. Coetzee e Nadine Gordimer».
Fantasticfiction
«Triomf è splendidamente scritto».
The Economist
«Un grande romanzo. Uno spaccato devastante di un sottoproletariato chiuso in un circolo vizioso di povertà e disperazione».
The Observer
«Un romanzo sorprendente, dotato di una specie di fascino atroce capace di afferrarti completamente».
The Glasgow Herald
«Divertente, esuberante, ferocemente intelligente. Comico e anarchico, e allo stesso tempo terribilmente serio».
Gillian Slovo, scrittrice sudafricana
«Una pietra miliare per la letteratura del Sudafrica».
Daily Telegraph
«Un vivido ritratto di una famiglia incredibilmente disfunzionale che tuttavia risulta, in definitiva, tenero e comprensivo».
Entertainment Weekly
«Crudele paradosso: da un lato un Paese che finalmente si affaccia alla democrazia, e dall’altro il naufragio morale di una famiglia descritto con terribile violenza. Ma anche con empatia straziante, con una compassione che trasforma l’allegoria politica in parabola evangelica».
L’Express

Traduzione dall’afrikaans di Laura Prandino
Euro 19,00
624 pagine
EAN 9788854510104
LE TAVOLE D’ORO
Marlene van Niekerk è nata nel 1954 a Caledon, Sudafrica. Insegna lingua e letteratura olandese e afrikaans alla Stellenbosch University di Cape Town. Triomf è il grande romanzo che le ha dato notorietà internazionale e da cui è stato tratto un pluripremiato film diretto da Michael Raeburn. Di Marlene van Niekerk Neri Pozza ha pubblicato nel 2010 La via delle donne.

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  1. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    Aggrovigliati tra loro “come le interiora di un frigorifero, con il motore fritto per il voltaggio sbagliato”, così sono i fratelli Benade e il figlio-nipote Lambert. “Troppo pochi, persino per loro stessi”, “Moll e Pop e Treppie e Lambert non si bastano neanche lontanamente”, eppure si serrano, s’aggrovigliano, fino a strangolarsi, perché la famiglia è la sola “prospettiva necessaria a vivere e a sopravvivere”, “l’unica cosa che conta”, sopra tutto e nonostante tutto, e se anche ha dei segreti poco importa: dopotutto, “ogni famiglia ne ha”, e nessun segreto “è migliore di un altro”.

    È un libro temerario, “Triomf”, sfacciato. Non esita di fronte al sopruso, all’asservimento, al degrado, all’incesto tra fratelli e a quello tra madre e figlio epilettico.
    “Non è questione di peccati. È questione di strutture. Da strutture da sottosviluppo derivano peccati da sottosviluppo. È così che funziona”, dice Treppie.
    È il fatalismo, l’atroce immobilità di un’esistenza sempre uguale a se stessa, eppure animata dal rinnovarsi inesausto di una violenza sempre nuova e imprevedibile.
    “Per tutta la vita abbiamo sempre fatto del nostro meglio con quello che avevamo… O con quello che pensavamo di avere perché mica sempre conosci le tue possibilità, e non sempre sei in grado di riconoscere i tuoi talenti. Si fa presto a passarci sopra. Non è colpa di nessuno”, dice Pop.
    E l’assenza di responsabilità, la convinzione sottesa che la colpa di ognuno derivi sempre da quella di qualcun altro è la linfa d’una rassegnazione e di un abbruttimento morale che sarebbe impossibile da comprendere se la Van Niekerk non ce lo mostrasse attraverso la sua prosa lucida, perfetta, maniacale nel fotografare anche il dettaglio minuto eppure imprescindibile(“sopra ci sono scatole e riviste, impilate fino al soffitto. Dentro sono pieni di ditate nere e le guarnizioni sono marce. La mezza pagnotta di Treppie e un barattolo di margarina sono appoggiati in fondo a uno dei frigoriferi, e nella porta dell’altro c’è una bottiglia di coca ammezzata”).
    È una paratassi estrema, volta a rendere il singulto dei pensieri che s’affastellano nella mente dei Benade (“Quattro grosse di rose. Quarantotto fasci. Las Vegas Supreme, così si chiamavano. Non se lo scorderà mai. Rose di un arancione vivo e senza profumo. Ma era il colore che contava. Sgargiante come un lecca-lecca all’arancia”).
    Un’attenzione visuale che ha spinto verso una trasposizione cinematografica di cui ho visto stralci su youtube ( in afrikans, coi sottotitoli in inglese). In realtà, la mia impressione è che nel film si perda l’elemento di maggior pregio e di forza del libro: quel discorso indiretto libero che offre squarci, altrimenti inconoscibili, sui pensieri, su come si avvitino e su come inneschino l’azione dei Benade. Il film, necessariamente proiettato verso l’azione, finisce per banalizzare attribuendo una dimensione documentaristica anziché intimistica all’intera opera.

    Che è una parabola umana.
    Sarcastica e demistificante nell’accostamento blasfemo alla Trinità (“Li accontenta tutti. Padre, Figlio e Spirito Santo”, dice Treppie alludendo all’incesto di Mol coi fratelli e il figlio), al Cristo (“Donna ecco tuo figlio”, dice Treppie a Mol, spingendole contro Lambert. “Un agnello sacrificale. Innocente!”, dice di Lambert ), alla Bibbia (“Giocavate a fare i protagonisti della Genesi. Proprio come quel primo branco del cazzo: Adamo ed Eva, Caino e Abele, e Lot con quelle sue figlie in calore, e Noè che si è fatto inculare dai figli”).
    Ed è perciò che Lambert si prepara al “compimento della legge e dei profeti”, nel Figlio che soppianta il Padre, o nell’epico Edipo, assassino del padre e amante della madre.
    Perché la fede cristiana è una delle priorità del National Party, ricorda la Van Niekerk, con feroce ironia: “la nostra minoranza, la nostra lingua e cultura, e la nostra fede cristiana”.

    La Van Niekerk, in “Triomf”, è stata capace di rendere conseguente l’illogicità, comprensibile l’aberrazione, di assuefare il lettore all’inaccettabile e all’indicibile, di farlo assistere, frastornato, a una madre e un figlio che fornicano, assillati dal dubbio se “una donna bianca che scopi con un indiano vada contro l’Immorality Act”.
    È riuscita a forzare il varco del pregiudizio e del tabù, per traghettarci dal rifiuto alla comprensione e dalla comprensione alla compassione.
    Per tutti. Per Pop, Mol, Treppie e Lambert.
    Perché ogni vittima, almeno una volta, è stata carnefice e perché i carnefici sono stati, almeno una volta, più vittime delle loro stesse vittime.
    Perché, per tutti, “la fame d’amore è una gran brutta cosa”.

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  2. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    Mi permetto un appunto, sperando di non offendere nessuno.
    Mi ha lasciata un po’ perplessa il fatto che, nella scheda libro, si parli di “esilarante esistenza” e di “comiche vicende”. Se posso esprimere una personale impressione, io non ho avvertito alcuna comicità nel libro. Si può definire bizzarro, grottesco, surreale ( una commedia nera, “grim comedy”, come dice la Slovo), ma comico ed esilarante mi paiono aggettivi che rischiano di fuorviare il lettore dalla vera natura di questo libro “impegnativo” e “impegnato”.
    Bellissima la copertina!

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  3. Sabrina Di Agresti says:

    Sabrina Di Agresti – Torino n. Roma
    Note sull’autrice :
    Marlene van Niekerk (Caledon, 10 novembre 1954) è una scrittrice, poetessa e accademica sudafricana di lingua afrikaans, nota soprattutto per il romanzo Triomf (1994), una pungente e controversa storia, ambientata nel sobborgo Sophiatown di Johannesburg , con protagonista una povera famiglia di africani bianchi; la sua intensa interpretazione dei cambiamenti della società e della cultura del suo Paese le ha permesso una fama intercontinentale a partire dagli anni novanta.
    Nata nella Provincia del Capo Occidentale, si laureò con una tesi sul capolavoro di Nietzsche Così parlò Zarathustra nel 1978. Soggiornò, poi, nel 1979 in Germania lavorando a Stoccarda e a Magonza come apprendista, successivamente (1980-1985) si sposò in Olanda, dove ottenne la seconda laurea grazie ad una tesi sui contemporanei Claude Lévi-Strauss e Paul Ricoeur. Tornata in Patria, si laureò in Psicologia presso la University of Zululand e più tardi anche presso l’UNISA.
    Prese quindi ad insegnare presso la University of the Witwatersrand, sempre nel Sud Africa, Letteratura afrikaans e olandese. Attualmente, è professoressa presso la più prestigiosa Stellenbosch University.
    Opere
    -La via delle donne pubblicato dalla Casa Editrice Neri Pozza ne “Le tavole d’oro”.
    -Vivendo sulle rovine edito in Italia dalla Casa Editrice Neri Pozza citato nei ringraziamenti di pag. 621 del libro Triomf.
    -Triomf, 1994 – tradotto in lingua inglese nel 2000 pubblicato dalla Casa Editrice Neri Pozza ne “Le tavole d’oro”..
    -Agaat, 2004
    -Le strade di Triomf pubblicato dalla Casa Editrice Neri Pozza ne “Le tavole d’oro”.

    E’ un libro piuttosto corposo. Diviso in 21 capitoli che si potrebbero quasi definire racconti ognuno con il proprio tema. Interessante ed utile il glossario di pag. 615.
    Nel 1° capitolo compaiono quattro personaggi : una donna Moll e tre uomini : Lambert, Pop e Treppie ma protagonisti sono due cani: Gerthy una cagnetta e il suo cucciolo Toby.
    Hanno una vecchia auto che chiamano per nome e vivono insieme in una casa che è un disastro come il linguaggio che utilizzano.
    Un altro personaggio è un giovane prete, Huddlestone, della chiesa pentecostale protestante.
    L’incipit risulta confuso e il lettore è molto disorientato . Gli anni in cui si svolgono le scene è il 1955 e successivi, il luogo Sophiatown per qualche tempo ribattezzata Triomf , un sobborgo di Johannesburg, in Sudafrica.
    Vi sono continui riferimenti ai cafri.
    Ma chi sono esattamente?. Data la mia scarsa conoscenza sono andata alla loro ricerca .
    CAFRI dall’arabo kāfir “infedele”. – Nome, di origine coloniale, delle tribù negre stabilite nell’Africa sud-orientale, tra il fiume Kei, le creste dei Monti dei Draghi e del Rand Berg e la costa dell’Oceano Indiano. Dato da prima agli Ama-Xosa e ai Fingo, fu poi esteso alle tribù stanziate più al nord, Ama-Tembu, Ama-Mpondo, Ama-Zulu e Ama-Swasi. Talvolta la designazione viene allargata all’intero gruppo dei Sotho o Bantu meridionali. I Cafri proprî si distinguono fra questi per prestanza fisica, attitudini militari, indole violenta e predatoria. Erano in continua lotta fra di loro e sono stati un duro ostacolo per la penetrazione europea. Sono ancora molto numerosi (un milione e mezzo) e prolifici e in varî distretti tuttora governati dai loro capi sotto il controllo dell’amministrazione britannica.
    Lingua. – La lingua cafra appartiene alla grande famiglia Bantu ed è parlata nella parte orientale della Colonia del Capo; il nome indigeno è xosa ed è strettamente affine allo zulu . Il cafro è stato uno degli idiomi bantu più presto conosciuti e meglio studiati. Il cafro, al pari dello zulu e del nyanya, possiede, accanto ad un accento dinamico, anche un accento musicale che assume considerevole importanza per distinguere delle voci che, senza tale accento, sarebbero omofone. Molto caratteristico il fatto che il cafro, quantunque sia una lingua prettamente bantu, abbia i cosiddetti suoni avulsivi i quali sono certamente dovuti all’influsso di un substrato ottentotto-boscimano, giacché, come è noto, solo queste lingue possiedono tali stranissimi suoni .
    Nel capitolo 1° si parla anche della vecchia quercia del paese paragonata a Jan Van Riebeeck un esploratore olandese fondatore di Città del Capo e di Der Rosenkavalier = Il cavaliere della rosa, commedia per musica in tre atti, è un’opera lirica in lingua tedesca che venne eseguita la prima volta nel 1911 a Dresda.

    .Cap. 2
    Il primo sembra quasi un racconto terminato , ma è nel secondo , che parla di due testimoni di Geova, che emerge la natura malvagia e malata di Treppie, fratello di Moll, che maltratta il nipote.

    Ma chi sono questi personaggi?
    Vediamoli un po’ più da vicino:
    Lambert Benade a cui mancano 3 falangi rimaste incastrate in una scala mobile .E’ un creativo , si cimenta con molta dedizione alla cassetta delle lettere della casa e si impegna a riparare elettrodomestici , in particolare frigoriferi. Deplorevole e bieco il comportamento verso questo bambino cresciuto nella depravazione e nella miseria che suscita una gran pena.
    Ma ben presto si rilevano forti attacchi di epilessia o da delirium tremens con un’ aggressività scatenata contro tutti.
    Pop Benade ha quasi 90 anni , padre di Lambert, con una gamba malata.
    Treppie Benade è il fratello di Moll , madre di Lambert, diabolico “ ti fa bruciare le orecchie per le cose cattive e meschine che dice “e aggiungo con continue allusioni sessuali.
    Moll Benade lavorava vendendo fiori all’uscita dei teatri e come operaia in una fabbrica di vestiti nonostante abbia una vestaglietta con un bottone solo .
    Elvis che legge brani della Bibbia
    Triomf è definita dall’autrice una città discarica .

    Quando ho letto il 3° capitolo mi girava la testa . Non ero preparata a tanta oscenità e tanta crudeltà. Voglio avvisare i lettori e metterli in guardia. Per un tragico destino anche i cani hanno la stessa sorte incestuosa dei loro padroni.

    Cap. 4° Lustrare gli ottoni. Lambert ha quasi 40 anni . Devono arrivare gli MP. La politica delle minoranze incombe prima della repubblica .
    Cap.5° Pop vince una somma di denaro con tre biglietti della fortuna . Con i 64 rand sarà possibile realizzare il regalo per il compleanno di Lambert. Si consideri che 100 rand valgono circa 7 euro.
    Una donna a pagamento. Pane , mortadella e coca è il ripetitivo pasto della strana famiglia Benade .
    Sembra debbano uccidersi da un momento all’altro, ma sono solidali nel lavoro e nelle faccende domestiche .
    E’ buona la scrittura e brava nei dialoghi predominanti in tutto il romanzo.
    Il problema primario diventa la ricerca del denaro per la donna oggetto del desiderio nel giorno del compleanno di Lambert che dopo una bella mangiata diventa quasi ossessivo. Bella anche la descrizione sia dei lampi della saldatrice che di quelli che precedono i tuoni .
    Cap. 6 Oh,it’s a Saturday night Si sente la disco music provenire dalle auto della Polizia che sfrecciano lasciando la puzza degli pneumatici e la canzone di Cat Stevens . I vicini dei Benade hanno organizzato un barbecue e Lambert fa di tutto per infastidirli. Costringe la madre, terrorizzandola, ad utilizzare il tagliaerba nelle ore notturne. Mentre li spia, comincia una rissa fino all’intervento della Polizia.
    Cap. 7 Ordinaria manutenzione .
    Si devono riparare i danni causati dalla rissa che si sommano a quelli della casa, preesistenti. . La casa sta cadendo a pezzi. I personaggi vivono, ma sarebbe meglio utilizzare il termine sopravvivono . Quando nel capitolo successivo ( Disinfestazione) scoprono un insediamento di api,cercano di trarne profitto. raccogliendo con mezzi primitivi il loro miele . La miseria delle periferie si percepisce in ogni situazione . Oggi pane e miele anche se odora di fiori di spartitraffico .Dalle api si fa riferimento alla classe politica che ha un cervello rovinato come con 200 punture di insetto . Il Partito Nazionalista . degli afrikaner bianchi , si presenta a casa per aumentare il numero degli iscritti . Un riferimento alla questione delle minoranze: i bantu; i plurali che sono i neri sudafricani denominati così negli anni 70 ; i munti termine spregiativo per i neri ( dallo zulu umuntu) ; i buzzurri che sono gli afrikaner bianchi..
    Cap. 9 La tosse i rumori sono ben descritti e presenti all’interno di tutto il romanzo . Lo scarafaggio , i topi, la tosse del cane e di Pop e “il rumore del frigorifero che si scuote prima piano poi sempre più forte , finchè si spegne . Quando si spegne dà un tale scrollone che si sentono tintinnare le bottiglie di coca infilate all’interno della porta “.
    Un riferimento al nonno di Lambert, un alcolizzato che picchiava i figli e la moglie, vecchia Moll, fino a ridurli in fin di vita. Il panorama è quello del degrado e di incesti di generazioni passate. Muore suicida precedendo la moglie deceduta per tubercolosi. Da questa condizione familiare non poteva che scaturire uno stesso comportamento anche nei protagonisti del romanzo. Solo Pop sembra non essere una persona violenta, ma subisce passivamente . E’quasi commovente ha un gesto che stride in tutta la complessità della città discarica, dare l’elemosina. Spera in un nuovo Sudafrica.
    10. La pittura infinita . I colori ed i disegni sono un’espressione di denuncia e Treppie esterna le sue sensazioni disegnando i contorni dell’Africa e i personaggi della sua famiglia . Sa leggere e scrivere al contrario di Moll , sa piangere e raccontare le storie . Dipingere una parete con il giallo, il rosso ed il nero sembra avere un effetto terapeutico.
    11. La prospettiva di salvezza. Era la storia, inventata, da raccontare a Lambert sulla famiglia. Su un’ ipotetica famiglia felice, con un matrimonio in abito bianco ed una serenità che non è mai esistita . Una storia non verosimile, ma che doveva apparire tale per poter avere almeno una speranza . Le storie afrikaan sono molto belle e semplici ed utilizzano anche esempi di animali per dare grandi insegnamenti e morali. Non mi dilungo nel riportarne esempi.
    Adeguati al contesto: perversioni e malattie mentali estese anche alle vicine di casa , con tendenze lesbiche e con rapporti sessuali mescolati al cibo nella fattispecie macedonia. Le lesbiche gaie .
    12 Il paradiso dei cani. Pop fa un sogno e subito dopo il cane muore . C’è da chiedersi se in questa cruda realtà forse solo l’amore per gli animali può aiutare a salvare la vita.
    13 Scoperte fortunate . Vi sono dei riferimenti a Madiba , il genio politico prigioniero 46664 che si inventa la più audace e improbabile delle scommesse : usare il rugby per unire una volta per tutte i sudafricani. 42 milioni di sudafricani sono uniti dalla stessa passione .E’ d’obbligo un riferimento a coloro che hanno contribuito alla storia del Sudafrica .
    -Niel Barnard ha ricoperto un’importante posizione in seno al Partito Nazionale durante il governo misto di Mandela fino al suo ritiro dall’incarico nell’agosto 1996 .
    -Justice Bekebeke è diventato presidente del’ufficio elettorale per la provincia del Capo settentrionale . Nel 2004 era tra gli osservatori internazionali che si sono recati negli Stati Uniti per controllare che le elezioni presidenziali si svolgessero liberamente e correttamente .
    -P.W. Botha morto d’infarto nel 2006 , un simbolo dell’apartheid , ha aperto la strada per una risoluzione pacifica e negoziata del paese .
    -Eugene Terre Blanche, il leader estremista dell’AWB è stato incarcerato nel 1997 per lesioni personali gravi e tentato omicidio , in entrambi i casi nei confronti di neri indifesi . E’ stato scarcerato nel 2004 e ora predica il pentimento e la redenzione .

    Ma ritorniamo al nostro romanzo . Siamo sempre nel capitolo 13°
    Lambert uomo obeso”uno che girava per le discariche a cercare scatole di vino vuote , che invece di parlare con gli asini si scopava la madre fino a farla diventare scema , che oltretutto abitava in un posto che si chiama Triomf ma aveva un gran sorriso in faccia” Incontra due tipi che cercano di convincerlo ad arruolarsi nel AWB , il movimento di resistenza afrikaner E’ di estrema destra e rivendica l’autodeterminazione e l’autogoverno di una nazione afrikaner indipendente. Lambert incontra anche Sonnyboy un ragazzo che si dichiara xhosa ma è un cafri che gli vende 3 oggetti: una pistola, un binocolo e un’armonica, simboli del luogo e del concreto.
    14. Cinque novembre : Lambert brucia la spazzatura , ha voglia di fare pulizie e restauri prima che la ragazza del suo regalo arrivi a casa. Ma sopraggiunge un nuovo attacco epilettico. E’ il compleanno di Guy Faukes , il 5 novembre e per tale evento Moll accende dei fuochi d’artificio.
    La scrittrice non ci fornisce dettagli maggiori.
    Chi è Guy Faukes ? GUY FAWKES E LA CONGIURA DELLE POLVERI – Quella maschera, ormai famosa in ogni angolo del globo, è la rappresentazione stilizzata del volto di Guy Fawkes, che nell’autunno del 1605, insieme a un gruppo di cospiratori, tramò per provocare un attentato al Parlamento inglese: un’esplosione provocata con numerosi barili di polvere da sparo che sarebbe dovuta avvenire nel momento in cui re Giacomo I e tutti i membri del Parlamento fossero riuniti nella Camera dei Lord, per celebrare l’apertura dei lavori parlamentari. L’obiettivo di Fawkes e degli altri cospiratori cattolici era semplice: togliere di mezzo il re e buona parte degli aristocratici che costituivano la classe dirigente dell’epoca e istituire così un nuovo ordine politico, sociale e religioso.
    Moll e Pop fanno il bagno insieme . E’ stata una giornata frenetica e pesante , si asciugano a vicenda in modo molto delicato come se volessero sostenersi e farsi coraggio con i loro corpi ormai invecchiati e malati e piangono per tutto, anche se per loro sono sempre le solite cose .
    15 Urban Angel Gli ultimi disgraziati dimenticati dagli angeli sono i cafri poi, su un livello subito superiore i nostri protagonisti. Lambert riesce a litigare anche con un altro vicino che possiede un allevamento di carpe . Interviene la Polizia che chiama perché infastidito dal rumore delle pompe m a non vi sarà seguito per merito di Pop e Treppie .
    Quella notte Treppie porta Lambert, con il binocolo, a spiare negli appartamenti di fronte alla discarica e, ubriaco, spara dei colpi di pistola fino a che Lambert riesce a riportarlo a casa.
    16. La regina d’Inghilterra. Treppie è intento a posizionare una recinzione . e’ di quelle efficaci che ti tagliuzzano, lacerano e folgorano se si tenta di attraversarla . Alla tv guardano notiziari in cui vi sono continuamente morti coperti da lenzuola e seguiti dai discorsi della Regina Elisabetta .
    Come trascorrono il Natale i nostri eroi? . Ce lo spiegano con i loro improbabili regali : un passiono metro per Lambert e una vestaglietta per Moll . La regina Elisabetta guarda il rogo del suo castello . Ma ne ha altri conclude Pop.
    Cap. 17 Pace in terra. I partiti effettuano tante promesse . Treppie ne è ben consapevole ed ha anche il controllo della leadership del gruppo. Afferma che solo quando il corpo è sano e pulito si riesce a stare in pace .
    Cap. 18 Esami a Triomf. Treppie ha il suo libro di frigoriferi che conserva gelosamente e con l’ausilio della fisarmonica e di canzoni dell’esercito della salvezza tenta di dare lezioni a Lambert sotto lo sguardo attendo di Moll e Pop riuniti per l’importante evento. E’ molto preparato anche per la citazione di terminologie specifiche quali il glifo simmetrico. Esibisce una cassa con tutta la sua attrezzatura curata ed efficiente che rappresenta la sua cultura sui frigoriferi. E’ arrivato il momento di cedere tutto a Lambert una sorta di eredità per una persona che potrebbe essere suo figlio. Il tempo trascorre e inevitabilmente dovrà esserci un passaggio di consegne .Un gesto triste e pieno di dignità .
    Cap. 19 Il miracolo dei frigoriferi .Il gas del circuito dei frigoriferi, tossico, pervade la stanza e la casa con grandi bolle . Ne hanno comprato sette flaconi e pompato il gas per la prova. Poi il compressore da far funzionare e il condensatore.
    Cap. 20 Sunrise sunset. Vari i riferimenti musicali . Tale è il titolo di un musical del 1964 . Si fa nuovamente riferimento ai preparativi per il “regalo” di compleanno di Lambert . E’ Mary, una ragazza mulatta.
    Cap. 21 Niente più nord. Una gru si avvicina alla loro casa . Pop nonostante l’età insegna a Moll a guidare l’auto . La squadra di imbianchini arriva a casa loro per una ristrutturazione che credono avvenga a titolo gratuito e proprio nel giorno delle elezioni. Cambiare il Sudafrica , con Mandela Presidente.
    L’unico sentimento positivo che emerge è quello tra Pop e Moll e per gli animali. E’ un romanzo che va considerato sotto vari punti di vista ma per la famiglia Benade non c’è futuro e non ci saranno nuove radici.
    Una storia lunga ma sospesa. Di personaggi castrati da una vita in cui cercano l’amore ma da cui è difficile svincolarsi.
    P:S: Desidero citare le fonti delle informazioni riportate: “Ama il tuo nemico” di John Carlin che lessi nell’agosto 2010 e ringraziare il lettore per l’attenzione dimostrata.

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  4. Anna Maria, Roma says:

    Ho letto che questo romanzo ha “smosso” la coscienza e diversii sensi di colpa dei sudafricani bianchi ricchi e non esito a credere che sia stato così. Per me, che non sono sudafricana e nemmeno ricca, il Sudafrica corrisponde alla storia ed agli scritti di Nelson Mandela, alla musica di Miriam Makeba, ai romanzi di Nadine Gordimer e alla rivolta dei neri all\’oppressione ed alla schiavitù. Ho qui trovato una diversa prospettiva (il sottoproletariato), un\’altra musica ed altre parole, ma soprattutto un ritmo anche linguistico in cui non è stato semplice entrare. L’ho niziato, ma giunta a pagina cinquanta non mi ci raccapezzavo ancora…ed ho deciso di ricominciare da capo e ho così intuito la cadenza di un ritmo a cui non è stato semplice adeguarmi. Un romanzo durissimo, crudo, una storia senza censure che in alcuni passaggi è quasi troppo: troppo forte, troppo terribile, troppo penosa e dolorosa. I miei meccanismi di difesa da cinematografo (coprirmi gli occhi di fronte alle scene che mi turbano) si sono trasformati in piccoli salti di pagine come a sperare in un miracolo che qualche riga più avanti riscattasse quelle vite così ferite e disgraziate. Leggendo la dettagliatissima recensione della collega di Torino ho compreso di non aver perso il filo conduttore (quei salti qui e là…). Una storia difficile, ma non esente da episodi dove pena e commozione si confondono. Non si ride e nemmeno si sorride, mai. E’ una lettura che richiede un animo poderoso e predisposto, perchè emotivamente si fatica e si soffre, si soffre molto.

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  5. ida poletto says:

    …mi dispiace ma faccio davvero fatica a leggerlo sono arrivata a meno di metà e dubito lo finirò…surreale e con una scrittura difficilmente affrontabile…non si ride proprio, nulla è lasciato all’immaginazione… diretto, violento, direi splatter, inutilmente crudele …permettetemelo.. ..di quel mondo so superficialmente; non conosco, per poca propensione, certa letteratura contemporanea e ammetto un vuoto rispetto alla cultura africana…aspetto stavolta più che mai l’incontro con il mio colto bookclub patavino

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  6. Marilena, lunedì a Milano says:

    Non ho ancora finito il libro. Confesso che pur trovandolo potente, straordinario, pieno di spunti da approfondire, faccio molta fatica ad aprirlo e ricominciare a leggere (poi il ritmo e la tensione del racconto mi riafferrano). Concordo con chi, prima di me, ha trovato difficile da affrontare il “troppo” di questo romanzo, che ti prende lo stomaco e ti crea un’ansia difficile da smaltire. E concordo con Stefania di Torino quando si dice perplessa sulla definizione di “comico” per questo libro: trovo che sia tutto fuorché comico e divertente.
    Spero di arrivare alla fine per poter esprimere un giudizio più articolato.

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  7. Manuel says:

    Forse in un panorama in cui le biografie sono fiction, si avverte l\\’esigenza di scrivere fiction che simulino biografie. Io non ne condivido il senso e non ne comprendo lo scopo e, mio malgrado, diffido dal risultato. Esistono molti piaceri, tra cui quello della lettura, che include l\\’essere spinti a farsi nuove domande e l\\’essere guidati a trovare nuove risposte. Non sono il lettore più adatto a questi temi e a questa scrittura, ne sono avulso, non ho il sufficiente sapere enciclopedico e referenziale e, mi rincresce, ma brancicare nel tentativo di raccapezzarmi tra il nome di una Volkswagen, quella di un cane e di un\\’anziana per più di quaranta pagine, mi fa perdere il buon umore. Mi chiedo anche – e mi rivolgo all\\’editore – se e perché questo titolo sia stato proposto al lettore italiano. Una postilla sulla ferocia: è su questa dimensione che il testo esprime il meglio. Non è mistificata, non è oltraggiosa, non è nemmeno caricaturale, né ostentata; è l\\’inesorabile epifania della natura umana nella sua banale oscenità. Qui non c\\’è la vergogna di Coetzee, perché non c\\’è un personaggio dell\\’estrazione di un professore universitario, ma una famiglia alle prese con i bisogni primari (come direbbe Maslow) e di fronte alla sopravvivenza, l\\’istinto (o lo spirito?) non ha vergogna.

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  8. Silvio Campus says:

    UGLY, DIRTY AND BAD.

    Chissà quale commento feroce e impertinente esprimerebbe Giacinto Mazzatella, il vecchio patriarca protagonista del film di Ettore Scola – BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI, nel leggere le ultime trenta pagine del romanzo di Marlene van Niekerk….
    Forse si stupirebbe, come ogni lettore, di un finale in contrasto con la gran parte del racconto precedente: un finale di redenzione e affrancamento.
    Giacinto, con la spietatezza che lo contraddistingue e lo sguardo torvo, penserebbe che i Benade, in fondo, sono dei teneri.
    La contemplazione dei cieli stellati si trova infatti all’opposto della selvaggia esistenza che viene descritta nelle prime 580 pagine, dove sono servite, senza tanti complimenti, pietanze per palati dai gusti forti.
    Orifizi fisici e psichici, deiezioni canine e umane, incesti più o meno tollerabili, incendi, risse, turpiloquio, cibo spazzatura, assenza di igiene, razzismo: è il mondo chiuso in se stesso della famiglia Benade, esempio di sottoproletariato urbano contemporaneo in un Sudafrica smarrito e confuso.
    Ma se nel film di Scola la tribù dei baraccati della periferia romana ( ormai distante dalla mitologia appartenente all’estetica pasoliniana ) è davvero brutta, sporca e cattiva, nel libro della scrittrice sudafricana si percepisce qualcosa di diverso ma anche di incongruente rispetto alle premesse.
    Infatti i Benade non sono così feroci come a prima vista appaiono. Qualche segnale si può cogliere, occultato, nella prima parte del racconto: le sentenze filosofiche di Treppie e le considerazioni soltanto in apparenza ingenue di Mol ne sono la conferma.
    Ma è nel finale edulcorato che tutto si chiarisce: ” Pop il buono ” passa a miglior vita con dignità, senza disturbare; la rassegnata e sottomessa Mol tiene unita la famiglia con il ricordo di chi non c’è più ( cane o uomo che sia ); Treppie il provocatore si mostra un duro dal cuore tenero; Lambert è costretto, dalle medicine e da una nuova invalidità che si somma alla vecchia, ad ingentilirsi. E a tutti viene concessa più di una giustificazione.
    E` innegabile la capacità dell’autrice di padroneggiare, anche dal punto di vista stilistico, una materia tanto scomoda ( scomoda non soltanto a causa del crudo linguaggio ) e di destreggiarsi abilmente tra automobili, tosaerba e frigoriferi perennemente guasti o in riparazione; è di sicuro valore la tenacia con la quale persegue il suo scopo e porta a compimento la non facile opera.
    Ma, alla resa dei conti, la famiglia Benade non riesce a donare al lettore la soddisfazione di trovarsi di fronte a un nuovo ( benché sgradevole ) estetismo, concordante con il disfacimento della società contemporanea. Il finale consolatorio entra in dissonanza con i caratteri tragici di buona parte del romanzo.
    Il CUPIO DISSOLVI tanto atteso non si realizza e il lettore rimane a bocca asciutta.

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  9. Claudio says:

    Il romanzo racconta la colorita, indolente, grottesca vita quotidiana di una famiglia di poveri afrikaner bianchi, dimostrando come l’apartheid non sia riuscito anche per quelli che ne avrebbero dovuto trarne vantaggio. La famiglia vive nel sobborgo di Johannesburg ironicamente chiamato Triomf (termine afrikaans per “trionfo”), costruito sulle rovine della township nera Sophiatown che fu demolita negli anni cinquanta da ingegneri sociali dell’apartheid per creare un sobborgo per la classe operaia bianca.
    La van Niekerk gradualmente ci rivela che la famiglia dei Benade è una grossolana caricatura del nucleo familiare e di tutti i valori che incarna: il vecchio Pop, sua “moglie” Mol e il loro parente Treppie sono in realtà fratelli, mentre l’epilettico Lambert è il loro figlio (non è chiaro se il padre sia Pop o Treppie). Fallito il progetto di Treppie di avviare un’attività di riparazione di frigoriferi e non essendo Lambert in grado di finire la scuola o mantenere un lavoro a causa della sua epilessia, dipendono, per il loro sostentamento, dall’assistenza sociale.
    Momento cruciale di questo romanzo è l’approssimarsi delle elezioni del 1994, che coincidono con il quarantesimo compleanno di Lambert. La famiglia si prepara a fuggire al Nord con il Maggiolino Volkswagen se “la merda colpisce il ventilatore” dopo le elezioni, ma la fine del romanzo mostra i restanti membri della famiglia (Pop è morto nel frattempo) ancora bloccati nelle stesse condizioni di prima. Nulla è cambiato ed i momenti finali del romanzo li raffigura mentre guardano la costellazione di Orione sui tetti del Triomf, senza che possano sfuggire al loro destino.
    Sotto la superficie naturalistica il romanzo è fortemente simbolico. A livello politico l’incestuosa famiglia Benade diventa simbolo degli estremi a cui l’apartheid razziale ha portato. L’Autrice descrive anche le circostanze storiche che hanno portato alla loro condizione (i loro antenati erano proprietari terrieri costretti, per necessità, a inurbarsi diventando poveri lavoratori nelle ferrovie e nell’abbigliamento); la loro storia e il loro modo di vivere portano ad una situazione in cui chiunque al di fuori della famiglia è considerato con sospetto, pregiudizio e disprezzo (come si manifesta nel crudo razzismo verso i neri e il loro disgusto anche per chi vive dall’altra parte della strada) . Inoltre dimostra, in maniera più eloquente di come potrebbe farlo qualsiasi trattato sociologico, la posizione delle donne in queste condizioni sociali: lo status di asservimento (sessuale e morale) di Mol, sorella di Pop e Treppie e madre del loro bambino Lambert, raggiunge profondità atroci. Lei è emotivamente, verbalmente e fisicamente abusata, in particolare dal fratello Treppie e dal figlio Lambert; dal punto di vista razziale fa parte di un gruppo che si considera superiore ai neri (la sua posizione è il simbolo del fallimento dell’ideologia della supremazia bianca); appartiene una classe guardata dall’alto in basso dagli altri bianchi e afrikaner (come è evidente dalla reazione della giovane coppia Afrikaans che cerca di reclutare i loro voti per il Partito Nazionalista) ed è oppressa dal sistema patriarcale prevalente nella classe sociale in cui si trova.
    Il romanzo di Marlene Van Niekerk, la cui scrittura epica, cruda, schietta ricorda autori americani come Faulkner e Steinbeck, dimostra una disponibilità a confrontarsi senza paura con il trapasso del Sud Africa dall’epoca dell’apartheid alla complessa situazione multiculturale odierna. Sondare gli angoli più nascosti della psiche afrikaner, dimostrandosi consapevole del fatto che il periodo buio dell’apartheid non può essere eliminato con un semplice atto di amnesia politica e che il passato deve essere affrontato e non eluso quando si vuole costruire una società multietnica in Sud Africa.

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  10. Cinzia Schena (Torino) says:

    Il tratto più evidente del romanzo di Marlene van Niekerk è quella vena di ironia graffiante, spesso spietata e stridente, che lo caratterizza a partire dal titolo stesso, quel “Triomf” (il termine afrikaans per “trionfo”) che è il nome del sobborgo di Joahnnesburg in cui vive la famiglia di poveri afrikaner, i Benade, protagonista del romanzo.
    Una famiglia incestuosa, quella dei Benade, i cui componenti si svelano gradualmente al lettore, attraverso i loro pensieri, frammenti di passato che emergono in modo spesso inaspettato e la maniacale attenzione per i dettagli che compongono il surreale affresco della loro esistenza, ciascuno di essi con il proprio personale fardello di dolore, orrore e disperazione, per rivelarsi nel corso della narrazione vere e proprie caricature del nucleo familiare e dei valori che esso incarna (o dovrebbe incarnare). E il lettore impara a conoscere i Benade, contemporaneamente vittime e carnefici, attraverso i loro occhi, dai loro dialoghi e da quel pressoché ininterrotto discorso indiretto libero che in un crescendo di suspense attraversa il romanzo.
    Fra i personaggi spicca la figura di Mol, l’unica donna della famiglia, sorella di Pop e Treppie e madre di Lambert, colei che in qualche modo fa da “collante” all’interno della propria famiglia, tentando ostinatamente di tenerla unita, ma che in definitiva finisce per farne le spese, ridotta allo status di mero oggetto, strumento sessuale di tutti e tre gli uomini.
    A tratti, però, la brutalità e la violenza che percorrono il romanzo lasciano trapelare momenti di tenerezza e commozione inattese, come il capitolo in cui viene raccontata la morte di Gerty, la cagna di Mol, oppure quello in cui Pop asciuga la sorella dopo il bagno: “È in ginocchio davanti a lei, con l’asciugamano tra le mani. Come se volesse darle qualcosa. Abbassa lo sguardo verso dove la sta asciugando, verso le sue vecchie gambe, gli stinchi pieni di tagli e ammaccature. L’asciuga fra le gambe, la vecchia pelle consumata, le pieghe e la pancia sporgente. E i seni che pendono sopra lo stomaco. Uno per volta, con dolcezza. Pop li solleva e asciuga sotto”.
    Non c’è comicità in “Triomf”, quanto piuttosto una sorta di graffiante “umorismo nero”, che non è mai fine a se stesso e non ha lo scopo di suscitare ilarità, bensì quello di spingere il lettore a ragionare in modo serio su temi difficili e, spesso, sgradevoli. Oppure, per quanto possa apparire inappropriato tale accostamento, il pensiero va alla definizione pirandelliana di “grottesco”, quel “sentimento del contrario” che svela il dramma che può nascondersi dietro l’apparente comicità, “una farsa che includa nella medesima rappresentazione della tragedia la parodia e la caricatura di essa, ma non come elementi soprammessi, bensì come proiezione d’ombra del suo stesso corpo, goffe ombre d’ogni gesto tragico”.

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  11. marilena, roma says:

    Un libro di una crudezza violenta.
    Non facile da giudicare se non per il senso devastante di essere privilegiato rispetto a un’umanità triste, divisa tra la sopravvivenza e la follia.
    Il linguaggio è quello dei protagonisti che parlano e pensano esattamente così.
    Non c’è nessuna intromissione dell’autrice nella storia che si limita a raccontare quello che vede.
    Va meditato per capire quello che ti lascia. E quello che si prende di te.

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  12. chiara lunedì milano says:

    Tanto è già stato espresso da chi mi ha preceduto…
    Quel che caratterizza quei quattro corsari della vita – hanno nomi da cani e i loro cani e macchine hanno nomi di persone – è la più cupa miseria, morale, fisica, ambientale, l’aria che respirano, le cose che mangiano, la vita che fanno, i rapporti fra loro e quelli quasi inesistenti con gli altri, i rottami e le cose inutili che accumulano…la bellezza non è passata di là.
    Eppure, sparsi nelle tante pagine, piccoli fiori di campo illuminano il loro livido agitarsi, violento e feroce, di sorrisi amari, ironia graffiante, riferimenti importanti e piccole gemme delicate. Lampi d’ironia nelle storie che si raccontano e si lanciano addosso e frasi che punteggiano il libro fino alla fine: “tutto è nella mente”, “prospettiva” fino alla contemplazione delle stelle finale.

    Un libro duro, esigente, faticoso, molto ben scritto, che scopre un mondo per me poco noto – quello del sottoproletariato afrikaaner – che non mi ha emozionato ma alla fine ti lascia a meditare il pensiero di quel Treppie filosofo malvagio, della povera Moll, unica donna, ultima degli ultimi, abusata da tutti, di Lambert che scava e dipinge la sua pazzia e di Pop, costruttore di famiglia, nella sua poltrona davanti alla TV.

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  13. Donata, torino says:

    Esilarante esistenza?? Comiche vicende?? Angoscia e tragedie che si affastellano le une sulle altre, in una infinita successione di nomi fatti personaggi che appaiono e scompaiono come meteore…ma un bravo scrittore non descrive una situazione in modo efficace per quantita’, piuttosto individuando con sapienza quegli elementi che consentono di stigmatizzare situazioni, emozioni, anche drammi….
    Se, invece di un bel libro ben scritto, serve ricordare il dramma del sud-Africa al di la’ degli stereotipi,bianchi e persone di colore, i vantaggi e i soprusi da una parte sola, beh! Il libro ci riesce, ma la presentazione e il risvolto di copertina devono essere altri…..

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  14. Susanna (gruppo Torino centrale) says:

    Questo romanzo è risultato piuttosto ostico per tutto il nostro gruppo: qualcuno non l’ha terminato, altri sono riusciti solo con molta fatica (anche a causa della lunghezza eccessiva e secondo noi non giustificata). Tematiche, struttura, ambientazione, come pure la scrittura stessa, hanno un effetto disorientante che non ci ha permesso di calarci nella vicenda, e tanto meno di identificarci con i personaggi. E forse proprio nei personaggi sta la chiave di queste difficoltà: in un contesto di totale degrado materiale e personale, il lettore finisce per sentirsi più disperato dei protagonisti, che non manifestano i sentimenti che ci si aspetterebbe nella loro situazione. In effetti, quella dei Benade è una famiglia folle ma a suo modo unita e autosufficiente, con scarsi e poco significativi contatti con il mondo esterno; il Sudafrica sta cambiando, ma loro si limitano a sopravvivere così come sono, senza la consapevolezza che porterebbe a mettere in discussione il proprio modo di vivere o a cercare un riscatto sociale (merito del libro è mostrare come anche i bianchi possano essere brutti-sporchi-e-cattivi, come in una sorta di “Cinico TV” sudafricano, e non sempre gruppo dominante).
    In tutta questa tristezza però c’è sempre, come in ogni luogo del mondo, una donna con la vestaglietta che cerca di tenere insieme tutti al prezzo di calpestare se stessa; la famiglia è un po’ poco per vivere solo di quella, ma che altro si può fare… e finché possono consolarsi con i cani, le rose e le stelle, le donne possono sopportare di tutto.

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  15. Barbara Rosai (Torino) says:

    Con la lettura di Triomf, il lettore vive l’esperienza di essere catapultato nell’atmosfera asfittica di una famiglia del subproletariato alla deriva, risultato dell’urbanizzazione forzata dei contadini afrikaner in fuga dalla depressione delle campagne.
    “ Finché c’è la famiglia e un tetto sulla testa va tutto bene” : ecco lo slogan che si tramandano le generazioni dei Benade, ma il concetto di famiglia è pesantemente distorto dalla volontà di rimanere uniti. I complicati legami esistenti fra i suoi membri hanno origine nel passato e sono dettati dall’esigenza di sopravvivere contro tutto e nonostante tutto.
    L’accettazione dei valori tradizionali, senza spirito critico, e la necessità di avere un nemico comune contro cui lottare, fanno della famiglia Benade una metafora convincente della minoranza afrikaner. Il lettore ha in questo modo la possibilità di sbirciare, attraverso gli occhi dei protagonisti umani e dei loro cani, le contraddizioni, i rischi, le paure e le speranze del Sud Africa alla vigilia delle elezioni del 1994.

    Gli altri protagonisti del romanzo sono le macerie, l’immondizia, le discariche, le recinzioni. L’autrice anticipa il dibattito attuale sulla società contemporanea che, nelle metropoli del nord e sud del mondo, produce esclusione e rifiuti, oggettuali e spirituali.
    Il capitolo sulle recinzioni è quasi profetico se pensiamo ai chilometri di muri e recinzioni realizzati negli ultimi anni nel mondo per arginare le migrazioni.
    Infine, un ruolo particolare è stato riservato al frigorifero.
    In fisica il freddo non esiste, per cui il compressore del frigorifero deve sempre lavorare con efficienza per tenere fuori il caldo dalla cella. Eletto dalla van Niekerk come oggetto simbolo del credo dei Benade, rappresenta un ulteriore metafora dell’ostinato tentativo di mantenere la società dell’apartheid impermeabile alle richieste di democrazia e cambiamenti che la circondano.

    Nonostante che i Benade facciano, anche loro, parte della categoria dei rifiuti, sono comunque corteggiati dai cacciatori d’anime e dai cacciatori di voti.
    La famiglia diventa preda ambita dei partiti nazionalisti, che cercano di strumentalizzarla. Sarà loro assegnata una nuova casa costruita sulle macerie di un quartiere nero abbattuto. La vita in una casa costruita sulle macerie e sugli oggetti di altri esseri umani allontanati con la violenza è fortemente simbolica e forse, secondo il pensiero di Walter Benjamin, conduce verso “la speranza che scaturisce solo da chi non ha più speranza ” e, per chi sa voltarsi a guardare la visione del passato fatta di “rovine su rovine ”, predispone ad una spinta irresistibile verso un futuro diverso.

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  16. Gio Milano says:

    Ho iniziato questo libro forzatamente a causa delle 600 pagine e del poco tempo che in questo periodo ho per leggere. L’impatto è stato forte, all’inizio non capivo chi e cosa succedeva a causa dei periodi brevi e della moltitudine di informazioni contenute. L’autrice però con me ha colto nel segno perché più scorrevo, pagina dopo pagina, più volevo continuare per capire quale era la chiave di questo libro e perché ci stesse raccontando questa storia.
    Oltre al sentimento storico del periodo, alla miseria raccontata in ogni sua forma, nelle ultime pagine mi si è svelato tutto il significato che in ogni pagina ho cercato. Leggendo, ho sentito il profondo dolore di Lambert nel momento in cui ha avuto la consapevolezza di quali fossero le sue origini e quelle della sua famiglia; la continua lotta e forza della Madre per mantenere unite queste persone chiamate ‘famiglia’ .

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  17. Barbara (Roma) says:

    Leggi la scheda del libro, soppesi le poco più di 600 pagine e pensi che la Neri Pozza ti abbia lanciato una sfida. “Avete voluto partecipare al bookclub? Bene, sedicenti lettori, vediamo in quanti arriveranno fino alla fine…” Troppo caldo questo luglio romano per andare in Sudafrica, troppo caldo per assistere senza batter ciglio alle violenze perpetrate tra le mura della famiglia Benade, troppa afa per sopportare la sporcizia, i cani ululanti, gli insulti, l’alcool bevuto al posto dell’acqua, tutti i tipi di discriminazione: gli uomini verso le donne, i bianchi verso i neri, i ricchi verso i poveri, gli eterosessuali verso gli omosessuali. Troppa rabbia, troppa rassegnazione, troppo terrore. Ho letto le prime 100 pagine senza capire che rapporto ci fosse tra i Benade: erano una moglie, un marito, uno zio e un figlio? Erano una sorella, due fratelli e un figlio? Figlio di chi? Una cosa è certa: tutti abusano di Mol, unica donna del nucleo familiare. La sua logora vestaglietta, i suoi 70 anni, le sue gambe flosce e la capsula dentale che si muove in continuazione non scoraggia nessuno. Tutti i maschi Benade pretendono di soddisfare le proprie esigenze e hanno bisogno di sentirla urlare fino allo sfinimento, fin quando non le si rompe qualcosa dentro. Non è violenza, non è stupro, è la quotidianità. È questa consapevolezza a paralizzarti e a rendere ancora più terribile ciò che stai leggendo. Tutti vengono da un’infanzia difficile, molestie, abitudine all’alcol, bruciature, occhi gonfi dalle batte ricevute. Contrariamente a quanto afferma il risvolto di copertina, non ho trovato traccia di comicità nelle vicende dei Benade; solo miseria, solo l’ingiustizia di essere una famiglia bianca povera nel Sudafrica in trasformazione, passata dall’esser una piccola proprietaria terriera al lavoro operaio nelle nascenti ferrovie e nell’industria tessile, per poi diventare il niente che vive in quella che fu la nera Sophiatown ma che aspira al Trionfo. Così come Triomf non trionfò mai, non si prospetta nessun lieto fine per i Benade.
    Difficile entrare nel ritmo della scrittura, difficile accettare la psicologia dei personaggi. Eppure dopo un po’ ci si quasi abitua a tanta violenza e si comincia a capire la bravura dell’autrice, la sua ironia nel raccontare cose atroci; i rari momenti di dolcezza spiccano come stelle alpine su pascoli sassosi.
    Sebbene resti uno di quei libri che non so valutare (mi è piaciuto? Sì? No? Quanto?) e di cui non credo consiglierò la lettura, devo riconoscere l’audacia della Neri Pozza nel decidere di pubblicarlo in Italia.

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  18. Marilena, lunedì a Milano says:

    Finito questo libro disturbante e non semplice devo, però, riconoscere che si tratta di un gran libro, scritto con voce assolutamente non “femminile” da una scrittrice che si dimostra capace di padroneggiare la materia a volte urticante, la storia e la Storia, ma soprattutto i personaggi che, man mano che si prosegue nella lettura, presentano nuove facce e ci fanno capire che nessuno è solo come lo abbiamo inteso – Pop non è solo dolce e affettuoso, da giovane i suoi atteggiamenti sembra abbiano determinato la vita incestuosa dei fratelli; Mol non è solo vittima degli uomini della famiglia, a volte sembra rivelare un senso quasi pruriginoso dei fatti. In più, lei e Pop si sono adagiati in una routine pseudo- famigliare nella quale non avvertono di aver superato dei limiti. E poi Treppie, così intelligente e cattivo (satanico, dice qualcuno) ma che sembra essere il solo a vedere l’abisso delle loro vite, ad avere un senso “etico”, a rendersi conto che sono gente di scarto che fa una vita di scarto e che fa intravvedere una sua “incolpevolezza” nell’inizio dei rapporti incestuosi dei fratelli.
    Un libro che andrebbe riletto, ad avere il coraggio di riaffrontarlo.
    P.S.: se fosse possibile cambiare nella scheda del libro i termini “comico” ed “esilarante” verrebbe aiutata la comprensione e la scelta del lettore (ironia urticante sì, comicità no). Aiuterebbe anche un glossario più esauriente non solo per i termini afrikaans ma anche per sigle e personaggi di una storia recente ma non così nota ai più.

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  19. sara says:

    Dico solo questo: non sono riuscita a finirlo…non riuscivo proprio a capirlo, ad entrarci dentro…a mio parere brutto, soffocante.

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