Diluvio di fuoco

Diluvio di fuoco 05_esecutivo Snob1839. Quando il governo di Pechino inasprisce i divieti per mettere fine al contrabbando di oppio, la tensione tra la Cina e la Gran Bretagna si fa insostenibile e scoppia la guerra.
Con il conflitto alle porte il soldato indiano Kesri Singh non ha dubbi: abbandonerà l’esercito delle Indie orientali per guidare fino a Canton un battaglione di volontari che lotterà fedelmente a fianco dell’Impero Britannico contro i cinesi. Con un po’ di fortuna, potrà mostrare a tutti il proprio valore.
Ancora Kesri non sa che il destino ha in serbo per lui un avventuroso viaggio su una nave, la Hind, in compagnia di Zachary Reid, un giovane marinaio in miseria che sta cercando l’amata Paulette, di Mr. Mee, ufficiale dell’Impero Britannico, e di Shireen Modi, vedova di un mercante partito da Bombay alla volta di Canton con un carico di oppio e mai più tornato.
E mentre i cinesi assumono tra le loro fila tre lascari, i leggendari marinai musulmani, per imparare i segreti dell’arte della navigazione che consentirebbe loro di colmare il divario tecnologico con le navi occidentali, il «raja» Neel, sfuggito alle catene, cerca di ricostruirsi una vita prima come stampatore e poi come consigliere del Commissario cinese Lin.
Tra battaglie, amori inaspettati e dimostrazioni di coraggio e fedeltà, la guerra si avvia a una svolta decisiva sotto la guida del capitano della Marina inglese Charles Elliot, che ha un piano per costringere la Cina ad arrendersi e a cedere all’Inghilterra il possesso di Hong Kong.
Ultima parte della «trilogia dell’Ibis» dedicata alla nascita dell’India moderna (iniziata con Mare di papaveri e proseguita con Il fiume dell’oppio), Diluvio di fuoco è un romanzo senza precedenti. Solo uno scrittore dell’intelligenza di Amitav Ghosh poteva immaginare di scrivere un romanzo ambientato nell’Ottocento per mandare un messaggio di libertà, di progresso e di tolleranza così attuale.

«Una delle voci più originali e importanti della letteratura indiana di lingua inglese».
Irene Bignardi, la Repubblica
«Il valore di uno scrittore calmo e ardito allo stesso tempo. La maestria nell’intrecciare conoscenza e avventura».
Goffredo Fofi
«Cantore dell’anima del subcontinente indiano».
TTL- la Stampa
«Un’idea letteraria geniale, affidata a una lingua di grande suggestione».
Giuliano Boccali, il Sole 24 Ore
«Un’opera grandiosa, con centinaia di piccoli e grandi personaggi che si muovono nelle regioni del sud-est asiatico».
Il Foglio
«Una storia epica ambientata a Canton: tra fumatori, mercanti e marinai».
Sette, Corriere della Sera
«Un romanzo bello e di grande respiro».
Il Manifesto
«Un autore colto, animato da una forte curiosità verso i meccanismi più profondi della storia».
Mucchio
«Un’avventura a trecentosessanta gradi, con un’energia e un respiro degni di Dickens».
Sunday Telegraph

Traduzione di Anna Nadotti e Norman Gobetti
704 pagine
19 euro
ISBN 9788854502222
Le Tavole d’Oro

Amitav Ghosh è nato a Calcutta nel 1956, ha studiato a Oxford e vive tra la sua città natale e New York. Considerato «uno dei più grandi scrittori indiani» (la Repubblica), è autore di Il fiume dell’oppio (Neri Pozza 2011 ), Lo schiavo del manoscritto (Neri Pozza 2009), Mare di papaveri (Neri Pozza 2008), Il cromosoma Calcutta (Neri Pozza 2008), Il palazzo degli specchi (Neri Pozza 2007), Circostanze incendiarie (Neri Pozza 2006), Il paese delle maree (Neri Pozza 2005).

http://www.amitavghosh.com/

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  1. ida poletto says:

    Iniziato a leggere DILUVIO DI FUOCO…come dicevo agli amici del mio book club quando affronto un bel libro grosso lo faccio con gioia perché mi da “sicurezza” e mi “coccola” pensare di leggere una lunga storia o più storie magari una saga familiare qualcosa che attraversi gli anni e i secoli e arrivi fino a noi riuscendo a straniarci completamente e a trasportarci in un altro mondo …come vedere un gran film in costume, un’epopea, un film di ricostruzione storica: mi piace ! Ho letto troppo poche pagine per dare qualsiasi giudizio o critica tecnica sulla forma la scrittura ecc…Sono, invece, rimasta piuttosto colpita e sorpresa dal libro di MOTEMARANO non conoscevo l’autore e spero davvero di poter essere presente a Padova quando presenterà il libro peraltro premiato da Neri Pozza…infine sono grata al mio bookclub perché oltre ad offrirmi l’alibi per una fuga dal lavoro, oltre ad avermi dato l’opportunità di incontrare nuovi amici che condividono l’amore per la lettura , mi regala un confronto costruttivo: per cui un libro che non mi è piaciuto granché, dopo averlo discusso, mi vien voglia di rileggerlo…buona domenica!

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  2. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    “Un uomo che fosse riuscito a sottrarsi alla legge della cupidigia avrebbe sovvertito il disegno stesso del mondo” (Zachary).

    “Diluvio di fuoco” è incentrato su un tema originale e particolare, forse più da saggio che da romanzo: il commercio dell’oppio.
    Mi ha ricordato “La colonia perduta” e, soprattutto, “L’isola della noce moscata” di Giles Milton: dei libri godibilissimi, accostabili a una saggistica un po’ sui-generis, quasi romanzata.

    Quello di Gosh, invece, è un romanzo a tutto tondo: un romanzo storico composito, con intrecci articolati tra i personaggi, curato non solo nella ricostruzione storica e di costume, ma anche nel tratteggio di situazioni e caratteri complessi e contradditori: un merito non da poco, considerato che per molti romanzieri ‘storici’ (mia impressione da appassionata) l’elemento di cura del personaggio e della trama sia secondario, o peggio accessorio, rispetto all’elemento di ‘ambientazione’ storica.

    La storia è avvincente specie nella prima parte (delizioso il carteggio sull’onanismo tra Mrs Burnham e Zachary ).
    Credo che il non aver letto i primi due volumi della trilogia mi abbia, invece, pregiudicato la godibilità della seconda parte dove molti personaggi che avevano avuto spazio negli altri due volumi ( penso a Paulette, Freddie, Neel) fanno la loro comparsa per essere sbrigativamente liquidati.
    Ecco, forse, proprio il finale mi è parso precipitoso, e anche un po’ melodrammatico, se confrontato con la compostezza e la misura del resto del romanzo.
    Ma può darsi che anche questa impressione dipenda dalla mia ignoranza del pregresso.
    Cercherò di rimediare quanto prima.

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  3. Anna Maria, Roma says:

    Non sono riuscita a leggere molto, mi sentivo estranea, le pagine si staccavano una dietro l’altra. “L’epico non è nelle mie corde; troppi nomi e termini non compressibili” mi dicevo.
    Caparbiamente, per il profondo rispetto che nutro per i libri e per i colleghi del mio book club, dopo un momento di stordimento, ho riposto forbici e nastro adesivo ed ho preso una decisione: iniziare il primo, “Mare di papaveri”.
    Che sorpresa! Mi ha rapita sin dalle prime pagine e trasportata sulla nave Iris, nelle vite dei personaggi, nello slang, nella ritualità dell’oppio, nei mercantili, negli abiti, nei traffici, nel mare, nella multiculturalità di una umanità incredibile… affascinante.
    Insomma, lunedì non avrò completato la lettura, nemmeno del primo, ma sarò felice di poter riconoscere che l’epico può contenere elementi lirici, che Amitav Ghosh è incredibile, che c’è grande cura dei dettagli storici-geografici-spirituali, che non avere il glossario è una geniale possibilità per ambientarsi nella storia, che pian piano leggerò tutta la trilogia.
    Grazie per la possibilità avuta, poter leggere ciò che non avrei forse mai scelto. E così pian piano, di volta in volta, scopro qualcosa di nuovo e di me.

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  4. Sabrina Di Agresti says:

    Sabrina Di Agresti – Torino n. Roma
    DILUVIO DI FUOCO

    Note sull’autore :
    Amitav Ghosh nato a Calcutta 1956 è uno scrittore, giornalista e antropologo indiano. Ghosh è cresciuto in Bangladesh (allora Pakistan orientale), Sri Lanka, Iran e India. Laureato all’Università di Delhi, ha studiato antropologia sociale presso il St Edmund Hall di Oxford. Ghosh, definito “il più grande scrittore indiano di lingua inglese”, lavora come antropologo e giornalista.
    Il suo universo romanzesco è un universo inquieto i cui personaggi sono viaggiatori, esuli, rifugiati, ma i confini fisici sono solo immaginari.. In tale prospettiva spazio e tempo si confondono, e le fughe equivalgono ai ritorni. Tra le sue opere principali occorre citare In an antique land (1992; trad. it. Lo schiavo del manoscritto, 1994), The glass palace (2000; trad. it. 2001), e il recente The sea of poppies (trad. it. 2008).
    Dal lungo soggiorno nei paesi del Nordafrica, dove si era recato per studiare la lingua araba, ha tratto ispirazione per il suo primo romanzo, The circle of reason (1985; trad. it. 1986), storia di un tessitore magico in giro per il mondo, ricca di trame e concetti propri della tradizione indiana. La sovrapposizione di luoghi e tempi diversi caratterizza i successivi The shadow lines (1988; trad. it. 1990), in cui – attraverso il racconto della relazione tra la sua famiglia d’origine e una famiglia inglese – riesce a sondare i radicati e complessi rapporti tra India e Gran Bretagna, e il già citato In an antique land, forse l’esito più alto raggiunto da Gosh., che sulle tracce di uno schiavo indiano citato in un manoscritto del 12° sec. si muove tra Egitto e India. Sono seguiti The Calcutta chromosome (1995; trad. it. 1996), viaggio nell’universo mediatico in bilico tra scienza, filosofia e fantascienza, e il già ricordato The glass palace, sorta di saga familiare ambientata in Birmania. Da ricordare anche il libro di viaggi Dancing in Cambodia, at large in Burma (1998; trad. it. Estremi orienti, 1998), reportage in cui G. si sofferma sulle ferite che la storia ha inferto a Cambogia e Birmania, e Countdown (1999), in cui G. prende posizione sugli esperimenti nucleari effettuati in India e in Pakistan nel 1998. Tra gli ultimi lavori: The Imam and the Indian (2002), raccolta di saggi che riunisce commenti politici, articoli autobiografici, recensioni; The hungry tide (2004; trad. it. Il paese delle maree, 2005), romanzo di avventura ambientato nell’esotico Sundarbans in Bangla Desh, che fa da sfondo allo scontro fra ambiente e civiltà; Incendiary circumstances (2005; trad. it. 2006); The sea of poppies (2008: trad. it. 2008), primo romanzo di una trilogia dedicata alla nascita delll’India moderna, cui hanno fatto seguito River of smoke (2011; trad. it. 2011) e Flood of fire (2015).
    DILUVIO DI FUOCO
    Per il lettore,un piccolo vocabolario che si rende utile già dall’incipit del romanzo.

    “L’havildar* Kesri Singh era uno di quei soldati che amano stare in prima fila , soprattutto in giornate come quella in cui il suo battaglione marciava attraverso un territorio già assoggettato e il compito dell’avanguardia consisteva nell’inalberare i vessilli del paltan* e sfoggiare a beneficio della folla la propria migliore espressione da parata “

    *Havildar = ufficiale indiano
    Paltan = bandiera della capitale del Bangladesh.
    Tamasha =forma di arte visiva dal Maharashtra, India, coinvolgendo canti e balli
    Salmerie = Insieme dei carichi trasportati da un esercito
    Sepoy= militare indigeno dell’India
    Pandit=è un titolo onorifico col quale in India si indica uno studioso o un insegnante dalla conoscenza particolarmente approfondita della lingua sanscrita
    Banjara= La tribù Banjara proviene dal Rajasthan, di origine guerriera e si è insediata in varie zone dell’India centro meridionale, tra cui lo stato dell’Andrha Praadesh, in villaggi in cui la vita si svolge secondo il ritmo naturale delle stagioni. Dai Banjara discendono gli Zingari, che intorno all’anno 1000 iniziarono la loro migrazione dall’India verso il Medio Oriente e l’Europa. Avvolte nei loro abiti coloratissimi e adornate con sontuosi gioielli di famiglia, le donne Banjara vivono quotidianamente una dimensione senza tempo, tra le incombenze familiari, il lavoro dei campi, le cerimonie religiose, il canto e le danza che eseguono con straordinaria e innata maestria.
    Topee =elmetto per il sole di colore beige.
    Jamadar =facente parte di una categoria militare indiana
    Subedar = un comandante di compagnia di fanteria
    Purdah= è la pratica che vieta agli uomini di vedere le donne .

    PERSONAGGI :
    Kesri Singh di 35 anni soldato indiano. Cresciuto con la sorella e altri 5 fratelli in un villaggio in campagna in piantagioni di papaveri da oppio .Il secondo fratello era idoneo, per il padre, per entrare nell’esercito mentre la madre reclutava probabili generi.
    Bhyro Singh fratello del subedar
    Deeti sorella di Kesri , sposata.
    Russud Guard
    Zachary Reid marinaio innamorato di Paulette ex falegname
    Mr Mee ufficiale britannico
    Mr Burnjam e Mrs Burnham
    Shireen Modi vedova
    Neel
    gomusta personaggio che prende le sembianze della donna amata
    Mr. Chillingworth, (come il personaggio della “Lettera scarlatta”)

    Parallelamente la storia di Zachary Reid dopo il caso della nave Ibis . Siamo nel 1839. La vendita di oppio attraverso i passaggi navali tra l’India e la Cina crea conflitti economici e di potere fino a che l’inghilterra farà scoppiare una guerra . Le storie dei personaggi più o meno valorosi si intrecciano in luoghi caldi, umidi, infetti e sporchi.
    La chiassosa e colorata confusione indiana si mescola al culto e alle tradizioni .
    La ricerca minuziosa ed il grandissimo lavoro di scoperta e di catalogazione di ogni reperto quasi di tipo archeologico, hanno permesso allo scrittore di rendere nota una parte di storia incredibile, affascinante e sanguinaria che pochi nell’occidente potevano conoscere.
    Di grande rilievo tutta la nomenclatura e la passione per le imbarcazioni .

    I viaggi, la conoscenza , la curiosità dello scrittore sono contagiose e mi hanno fatto rivalutare anche il popolo cinese e la sua gente che ne è stata martoriata .
    Molti aristocratici erano costretti a commettere ogni giorno trasgressioni al limite della legalità . In quanto membro del consorzio umano Kesri non sopportava di infliggere né di ricevere tali insulti .
    Molti si lanciavano negli affari , attività che li esponeva facilmente ai loro appetiti vitali. E nel corso degli anni, in cui la persone inesorabilmente si rincontrano, avevano, in effetti, subito l’azione corrosiva di questi appetiti.

    E’ la nascita o la morte delle buone maniere e della civiltà ?

    Mi ripropongo di leggere gli altri romanzi , magari all’ombra di un albero di mango , con emozione , perché l’emozione rende tutto più vero e autentico.

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  5. Cinzia Schena (Torino) says:

    “Diluvio di fuoco” ha una forza epica e grandiosa che fa pensare alle opere monumentali di certi autori del passato. Il fatto di non aver letto i primi due romanzi della trilogia non mi ha consentito di comprendere sempre fino in fondo i legami fra i personaggi e le dinamiche psicologiche alla base delle loro azioni, che mi sono dovuta accontentare di intuire in una sorta di continua (e in qualche modo appassionante) “caccia all’indizio”. La mancata conoscenza dell’antefatto (o, più probabilmente, degli antefatti) non mi ha tuttavia impedito di apprezzare la ricerca anche filologica del dettaglio, la sapiente costruzione dei dialoghi e, più in generale, l’attenzione con cui Amitav Ghosh si sofferma a descrivere personaggi, ambienti, situazioni e tutto ciò che può contribuire a creare l’atmosfera dei luoghi e dell’epoca storica che fanno da sfondo al romanzo, nonché l’altrettanto minuzioso lavoro di documentazione ad esso sotteso.

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  6. Barbara says:

    Inizialmente non ho condiviso la scelta del bookclub di dare in lettura il terzo capitolo di una saga. Amitav Ghosh è uno scrittore di fama internazionale ma ciò non implica che le precedenti puntate della saga dell’oppio siano state lette da tutti. Io, ad esempio, rientro tra quanti ignoravano Mare di Papaveri. Non ho neppure preso in considerazione l’idea di cominciare Diluvio di fuoco senza conoscere la storia. Sicchè, con un certo scetticismo, il mese scorso ho cominciato a leggere Mare di Papaveri, ed è stato un colpo di fulmine. Ho riso tantissimo ogni volta che Serang Ali apriva bocca, mi infuriavo ogni volta che un membro della famiglia Singh faceva irruzione nel romanzo, mi sono innamorata della temerarietà di Deeti. Ho trovato meno avvincente ma più interessante il secondo volume. Ho impiegato qualche giorno prima di riuscire ad immergermi nella Cina dell’Ottocento ma la scrittura di Ghosh è tale da trasformare dopo poche pagine le parole in arbusti, orchidee, città, donne bellissime.

    Non ho ancora terminato Diluvio di fuoco. Il piacere della lettura è intatto. Come nei precedenti volumi anche in questo caso mi sembra di poter dire che il ritmo accelera a metà romanzo. Sono combattuta tra il desiderio di assaporare lentamente ogni pagina e la voracità di scoprire come andrà a finire.
    Così, nonostante le mie considerazioni iniziali, sono grata al bookclub per avermi spinta ad intraprendere una lettura a cui probabilmente non mi sarei avvicinata. Ho già regalato Mare di Papaveri a due miei amici che apprezzeranno sicuramente la storia.

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  7. Rosalba Casablanca says:

    Diluvio di Fuoco è l’ultimo capitolo della trilogia di Amitav Ghosh.
    Mare di Papaveri e Il Fiume dell’Oppio i primi due capitoli.
    E’ un romanzo storico staordinariamente avvincente. Mi ha coinvolta, rapita, emozionata, affascinata. Ghosh è un narratore preciso, minuzioso e dettagliato nella descrizione dei personaggi, (che sono tantissimi) luoghi e situazioni. E’ un romanzo dal ritmo incalzante.
    Sono entusista di questo libro e nel momento stesso in cui l’ho concluso, mi è venuta voglia di leggerli tutti e tre di seguito per poter colmare gli anni che sono intercorsi tra i tre capitoli.
    Da leggere.

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  8. Donata, torino says:

    Con quest\’ultima opera che completa la trilogia dell\’ Ibis Ghosh non tradisce certo la fiducia dei suoi lettori: opera corale, a tratti complessa, ma completa e ricca di significato e di spunti di riflessione. Se non si può negare una erta difficoltà iniziale nell\’approccio alla lettura, soprattutto per chi non abbia letto i due romanzi precedenti, resta il grande merito di averci presentato le tappe di una lunga guerra ed una fase fondamentale della storia del suo paese d\’origine coniugando insieme l\’accurata ricostruzione storica delle battaglie e delle strategie militari adottate con le ricadute del conflitto sulle vicende dei singoli a diverso titolo coinvolti, sui loro sentimenti, sulla vita privata, sulla loro quotidianità, anche sulla difficoltà di prender posizione fra i nemici e i colonizzatori.È questa capacità di dar voce ai singoli ed alle loro vicende personali sullo sfondo della mentalità locale dell\’epoca la bellezza di un testo in cui non mancano spunti di riflessione anche per l\’attualità. Al di là dell\’interrogarsi di Kesri sul perché della guerra, di tanta distruzione di cui forse non coscientemente è anche responsabile, emerge e ci lascia non poche domande il giudizio di Zachary, che, al sicuro dietro ad un cannocchiale giudica la tragica battaglia \”una azione ben organizzata, un miracolo di precisione\”,\”uno spettacolo\”. \”Gli parve il trionfo della civiltà moderna; un esempio perfetto di come la disciplina e la ragione potevano conquistare continenti di tenebra\”.Ancora due citazioni non prive di significato anche per l\’oggi: \”è questo che succede quando mercanti ed affaristi cominciano a fare le guerre: centinaia di vite dipendono dalle mazzette\” e, come sottolinea l\’autore, sono gli stessi che invocano il libero mercato. E con analogia ancor più esplicita:\”ma perché arrivano così numerosi?? La gente di terra li perseguita. Non possono restare. La gente delle barche pensa che qui è più sicuro\”.\”

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  9. francesco Book Club Di Roma says:

    “Diluvio di Fuoco” è un romanzo storico molto interessante per chi come me, poco conosce di Oriente. E’ scritto in modo fluente con una ricchezza di dettagli che lascia colpiti. Si può così entrare in una saga lunga tre romanzi, dall’opera ultima senza grande difficoltà.
    La descrizione dei personaggi principali, che non sono poi pochissimi, è tale per cui si familiarizza con loro entro le prime 100 pagine, ma ciò che maggiormente mi ha stupito è stata la descrizione della tattica militare degli eserciti e lo svolgimento delle battaglie. Raramente sono stato interessato ad simili descrizioni.
    Una piccola critica invece la devo fare relativamente alla descrizioni delle relazioni tra uomini e donne, che ad eccezione di quella tra Mrs Cathy e Zachary per la quale ho riso più di una volta, sono state trattate a mio avviso con scarso pathos.

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  10. Marilena, lunedì a Milano says:

    Nell’incontro del gruppo del lunedì, a Milano, sono emersi alcuni filoni condivisi di discussione: chi aveva letto i precedenti romanzi della trilogia, e in particolare Un mare di papaveri, ha espresso una qualche delusione nella lettura del terzo capitolo della saga, ritenuto meno affascinante e avvincente; chi, invece, affrontava per la prima volta i romanzi di Gosh è stato forse meno severa anche se, quasi tutte, abbiamo concordato che, data la complessità della storia, venivano a mancare elementi di comprensione di alcune vicende accadute nei primi due volumi.
    Complessivamente abbiamo apprezzato la documentazione storica, la precisione delle descrizioni di armi e battaglie, anche se, nel finale, hanno finito per mettere in ombra i personaggi e le loro storie.
    In un affresco corale come questo spiccano alcuni personaggi (Kesri e Zachary, fra tutti) che ben interpretano il messaggio anticolonialista e anti liberista del racconto mentre abbiamo giudicato non troppo credibili i personaggi femminili.
    Personalmente credo che alcune storie siano state chiuse un po’ frettolosamente mentre ho trovato interessante il linguaggio fatto di una mescolanza di termini e lingue che bene rende il momento storico e geografico che fa da sfondo all’intera storia.

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  11. Barbara Rosai (Torino) says:

    Ho scoperto Amitav Ghosh anni fa, grazie ad una recensione pubblicata in occasione dell’edizione italiana di “Cromosoma Calcutta”. Ho recuperato i suoi romanzi precedenti e ho continuato a seguirlo con la certezza che, ogni volta, avrei vissuto un’avventura straordinaria, in un universo lontano di lingue e culture diverse e, soprattutto, avrei ritrovato la sua scrittura particolare e avvincente.

    Uno scrittore come Amitav Ghosh, con la sua formazione di antropologo, la passione per le lingue e per le accurate ricerche di archivio, riesce a fornire al lettore tutti gli ingredienti necessari per comprendere epoche e posti lontani, ma sono soprattutto i suoi personaggi che, dotati di una sorta di magia empatica, catturano il lettore e lo conducono nel loro mondo.
    Nella trilogia dell’Ibis, di cui “Diluvio di fuoco” costituisce la parte conclusiva, il periodo storico e le vicende narrate occupano poche righe nei manuali di storia, e sono misconosciute ai più. L’Autore lascia il compito ai vari personaggi, i cui destini finiranno per intrecciarsi, di descrivere i mutamenti in corso in India e Cina per opera del colonialismo occidentale. Lascia loro il compito di descrivere come l’impero britannico e la compagnia inglese delle Indie orientali abbiano sbriciolato il sistema esistente utilizzando principi etici e religiosi a proprio piacimento, in nome del denaro e del libero commercio.

    Fra gli innumerevoli i personaggi che popolano la trilogia, sono a mio parere fondamentali:

    Deeti, poiché grazie a lei possiamo cogliere la vita dei villaggi rurali modificata dalla coltivazione del papavero da oppio e comprendere la disperazione di chi non ha altra soluzione che accettare di emigrare in una terra sconosciuta.
    Così come la protagonista del romanzo “North and South”, entrata per caso in una manifattura tessile nel nord dell’Inghilterra, ne descriverà l’inferno, allo stesso modo Deeti, negli stessi anni, ma dall’altra parte del globo, per soccorrere il marito dovrà percorrere i vari reparti di trasformazione dell’oppio e i suoi occhi sveleranno al lettore modi e condizioni di lavoro.

    Il mercante parsi Baharam Modi, per la sua condizione scomoda di non occidentale nella fanqui town di Canton, per la lotta combattuta tra i principi del suo credo religioso e quelli del libero commercio, per il bellissimo episodio dell’incontro con Napoleone Bonaparte.

    Kersi, perché l ’impiego dei sepoy, i soldati indiani, è stato fondamentale per un impero come quello britannico che non poteva fare a meno di un vasto esercito fidato ed efficiente. L’evoluzione di questo personaggio in “Diluvio di fuoco” illustra magistralmente i vincoli di casta, l’orgoglio, le aspettative, le illusioni e le delusioni, fino alla crisi di coscienza nel combattere contro dei contadini pronti a morire per difendere la loro terra.

    Ho amato molti personaggi, ma più di tutti ho amato Neel.
    Neel, è il rappresentante della classe più agiata, è colui che, per ignavia e noncuranza, perde tutto. Con Neel, è l’India intera che perde. Neel sarà in grado di sopravvivere alla discesa nell’inferno, sarà in grado di comprendere i suoi errori, di evolvere per maturare una nuova coscienza di sé, di arrivare a valutare, con consapevolezza, la portata del colonialismo europeo e le sue conseguenze.
    Forse è il personaggio più caro a Ghosh, indubbiamente è la spina dorsale di tutto il progetto.
    Progetto che, veniamo a scoprire dall’epilogo, nell’intento dell’Autore era ancora più ambizioso e non si sarebbe dovuto arrestare alla fine della prima guerra dell’oppio, ma avrebbe dovuto proseguire ancora.
    Dall’epilogo traspare un rimpianto che, forse, si riflette anche in “Diluvio di fuoco”, che ritrova il ritmo dei romanzi precedenti solo nella seconda parte, con la partenza per la Cina e lo scoppio della guerra, indiscussa protagonista del romanzo conclusivo.

    Ghosh ci regala un affresco, storicamente molto accurato e sempre molto avvincente, di un mondo in cui diverse culture s’incontrano e si scontrano. L’obiettivo non rimane fisso su un’area in particolare, ma arriva a comprendere tutto l’oceano indiano e la moltitudine di popolazioni che, proprio grazie all’oceano, hanno comunicato e commerciato, ognuna con la propria lingua e cultura, arrivando a creare lingue nuove come la lingua parlata dai lascari o il pidgin.
    L’opera di Ghosh è, prima di tutto, una lode alla diversità e un rifiuto all’obbligo di standardizzazione in nome della modernità propugnata in quegli anni dall’occidente e imposta con la forza.
    In secondo luogo, è una terapia contro la rimozione di vicende storiche scomode, perché la consapevolezza di ciò che è successo è l’unico modo per sanare antiche ferite.
    Infine, è una preziosa chiave di lettura che, se impariamo ad usarla, aiuta a decifrare quanto accade, oggi, nel nostro mondo.

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  12. Claudio says:

    Questo straordinario romanzo di Amitav Ghosh, il terzo volume della trilogia dell’Ibis, si snoda tra il nord dell’India e Guangzhou in Cina, negli anni 1839- 41, al tempo della “prima guerra dell’oppio”, dichiarata dall’Inghilterra alla Cina, che tendeva a limitare la penetrazione commerciale inglese nel proprio territorio.
    Amitav Ghosh costruisce una fitta trama di eventi e personaggi che formano un mirabile quadro degli fatti, dei luoghi e dell’epoca narrati . Diluvio di fuoco ha la consistenza di un grande romanzo storico, la vivacità di un emozionante racconto di avventure, l’arguzia di una disamina equilibrata dello scontro di civiltà in atto in quel periodo, ed evidenzia un’accurata ricerca linguistica, che lo ha spinto a utilizzare nel testo diverse lingue, in cui ogni personaggio parla un inglese diverso, contaminato ora dal pidgin, dal bengali e l’hindi, ora dal bhojpuri, ora dal cinese, ora dal francese, ora dal lascari, ora dal zubben, “la sfavillante lingua d’Oriente, solo una spruzzatina di parole negre mescolate con un po’ di oscenità”. La traduzione ha sicuramente fatto perdere alcune sfumature e forse avrà appiattito la lingua, ma sicuramente ha reso tutta questa mescolanza piacevole e scorrevole. Una vera e propria sfida per i traduttori, che ne sono usciti più che brillantemente.

    L’opera risulta impegnativa e affascinante nel contempo: nonostante la lunghezza e la complessità della trama, cattura fino in fondo il lettore lasciando impresse immagini vivide, suoni e sapori i più disparati ma dal risultato armonico. È da apprezzare l’atteggiamento dell’Autore che racconta senza indulgere nei sentimenti contrastanti che pure sono evocati costantemente.
    Ghosh dimostra la profondità delle ricerche effettuate (che egli attribuisce al suo antenato) dai dettagli che fornisce su una moltitudine di argomenti.
    Il romanzo è poi rigorosamente senza glossario. Ghosh non ha voluto nessun tipo di nota, di apparato, di spiegazione; ha scritto che “un romanzo dovrebbe sempre avere una certa dose di rumore di fondo, che non può essere immediatamente comprensibile, ma serve ad altri scopi”.
    Diluvio di fuoco può essere letto come un romanzo autonomo, ma leggere tutti i tre romanzi dà una ricchezza e profondità maggiore all’opera, aiuta ad immergersi nel mondo poetico del grande narratore indiano.

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  1. jodha akbar teledrama in hiru tv

    Diluvio di fuoco | Bookclub Neripozza

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