Le serenate del Ciclone

le serenate

I libri sui padri sono sempre una resa dei conti col morto che, in quanto tale, non parla. Non così questo libro insolito e straordinario, per metà puro romanzo e per l’altra metà memoir familiare, che parte invece dal giorno in cui il futuro padre nasce e ne reinventa la storia. Romana Petri racconta così i sessantatré anni di vita di un uomo, dal 1922 al 1985, ma anche quelli italiani, dal fascismo alla guerra alla ricostruzione al boom economico e oltre. C’è l’infanzia nell’Italia rurale nella campagna vicino a Perugia, e poi l’adolescenza condivisa con una banda di scavezzacollo in quella città allora poco più grande di un paese, tra serenate notturne al balcone della bella di turno ed esuberanti scazzottate coi soldati alleati giunti dopo la liberazione. E poi c’è una Roma carica di promesse, in anni in cui nessuna meta è preclusa: il benessere, le auto sportive, le villeggiature, le conquiste amorose, un successo che pare senza limiti. Infine, la realtà che cancella l’illusione di non poter mai più tornare indietro: la caduta, le crisi, le difficoltà da cui riemergere con la tenacia degli anni formativi.

Mario Petri detto “Ciclone” è un padre ingombrante. È grande e grosso ma capace di coltivare una sua fine sensibilità. Ha l’animo di un cavaliere antico, e il suo futuro sarà quello di un uomo di spettacolo nato per vestire i panni di personaggi eroici tanto nell’opera lirica quanto nel cinema. Intorno a Mario e Lena e ai figli nati dal loro grande amore s’incontrano tanti personaggi famosi, da Maria Callas a Herbert von Karajan, da Sergio Leone a Jack Palance e Tatiana Tolstoj. È un mondo fatto apposta per incantare una figlia che del padre, però, intuisce un lato segreto: l’animo fragile e indifeso in un corpo da gigante. Un padre che sa proteggerla fisicamente ma al quale fare anche un po’ da madre.
Con uno stile vivido e un linguaggio che come musica sa far risuonare gli accenti dialettali di un mondo lontano, Romana Petri riallaccia i fili della memoria di un’Italia scomparsa ma sempre giovane, come il protagonista che l’attraversa. Una storia vera che è anche, e profondamente, la sua storia. E alla forza della scrittura unisce la potenza di emozioni universali che si riverberano sul lettore così come si sono riverberate in lei e nella sua infanzia felice, quella di chi crede nel bene della vita che sta tutto intero laggiù a fare da scudo al futuro.

Romana Petri: un’autrice che «ha l’energia narrativa, la forza, la determinazione di costruire grandi storie».
Isabella Bossi Fedrigotti, Corriere della Sera

«C’è un profumo nella letteratura di Romana Petri, un profumo che ci piace, e le siamo riconoscenti».
Antonio Tabucchi

«Tra quei pochi scrittori della nostra contemporaneità con una fisionomia espressiva ben riconoscibile e tuttavia ogni volta disponibile al cambiamento e alla sperimentazione, uno dei primi nomi da fare è senz’altro quello di Romana Petri».
L’Indice

ISBN 978-8854-51094-4

Pagine 592

Euro 18,00

Collana: I Narratori delle Tavole

ROMANA PETRI è nata a Roma e vive attualmente tra questa città e Lisbona. Ha ottenuto numerosi premi come il Premio Mondello, il Rapallo Carige, il Grinzane Cavour e il Bottari Lattes. È stata due volte finalista al Premio Strega. Traduttrice, editrice e critico letterario collabora con ttl La Stampa, il Venerdì di Repubblica, Corriere della Sera e Il Messaggero. È tradotta in Inghilterra, Francia, Stati Uniti, Spagna, Serbia, Olanda, Germania e Portogallo. Tra le sue opere: Ovunque io sia(BEAT 2012), Alle Case venie, I padri degli altri, La donna delle Azzorre, Dagoberto Babilonio, un destino, Esecuzioni, Tutta la vita, Figli dello stesso padre Giorni di Spasimato amore.
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 7.6/10 (9 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +1 (from 1 vote)
Le serenate del Ciclone, 7.6 out of 10 based on 9 ratings
  1. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    “Le serenate del Ciclone” è un libro di ricordi, o meglio di aneddoti un po’ ricordati e un po’ raccontati: la Petri racconta l’infanzia, la giovinezza, gli esordi artistici del padre, ed anche ricorda la propria infanzia, la propria giovinezza e il proprio rapporto con lui.
    Ha una sensibilità fine che ho apprezzato nel ritratto della nonna Terzilia, negli aneddoti sui tanti cani, e nei ritratti dei bisnonni: non è da tutti puntare sulla vena quasi comica di uno stato umano molto doloroso, quale quello della demenza senile.

    Tra le due parti in cui è diviso il romanzo, ho preferito la seconda, quella dei ricordi, quella in cui la memoria viva dell’autrice soppianta il romanzesco: mi è parsa più essenziale rispetto alla prima parte in cui, a volte, il ritmo della lettura s’è incagliato in un didascalismo un po’ eccessivo; mi è parsa più spontanea, vera, meno concentrata sulla creazione del mito di Petri e più sul desiderio di darsi (o dare agli altri) delle chiavi di lettura degli eventi accaduti.

    Perchè questo libro, oltre che di Mario, parla anche di Romana Petri, consegnandoci l’immagine di una figlia appassionata e devota che, come Pinocchio, ha voluto “salvare il proprio babbo”, prima da se stesso e poi dall’oblio del mondo.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 2.5/5 (2 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  2. A prescindere dalla notorietà di Mario Petri, che davvero è per lo meno uno dei più noti Don Giovanni nella lirica, e quindi a prescindere dalla presenza di altri personaggi molto famosi che compaiono nel romanzo in una dimensione più intima rispetto alle biografie ufficiali, il romanzo racconta una storia che non è di tutti ma che è sì per tutti o quasi. La parte più commovente ed emozionante rimane per me la prima, narrata in terza persona, in cui c’è la ricostruzione, nata dalla memoria e dall’amore dell’autrice, della gioventù di quello scapestrato di Mario ancora Pezzetta.In questa prima parte, in cui Mario è pura invenzione, ho trovato le pagine più vibranti dell’intero romanzo.Le scene corali della banda di Ciclone sono comiche, divertenti, rette dalla spavalderia di una gioventù che nulla teme che Petri rende con grande efficacia sfruttando molto bene la velocità nei dialoghi, intervallata da pause di introspezione che ci fanno conoscere meglio il Kid o Orlando e tutti gli amici a cui non possiamo non affezionarci, esattamente come divertenti ma venate della malinconia di chi ha già vissuto sono le scene in campagna con Olimpia e il Damino. La pazzia del fratello di Olimpia che a poco a poco mangerà anche la nonna, o l’handicap di Ada, o i tic di Peppe mostrano un’umanità varia che fa un po’ da sub-plot alla società che Mario frequenterà più avanti, con Lena in città, una volta famoso. Nella prima vita di Mario ci sono i semi dell’amore onesto e pulito, della dignità e del valore del sacrificio che faranno della famiglia di Mario, Lena, Romana e David una famiglia non facile ma predisposta alla lotta per la felicità.
    L’amicizia tra Mario e il Kid è uno dei sentimenti meglio costruiti del romanzo: più ancora dell’amore incondizionato di Romana per questo padre quasi ultraterreno nella sua magnificenza. E’ il legame che rimane più impresso, che il lettore si porta via anche dopo la morte del Kid, la morte dello stesso Mario e la fine del romanzo. E non può essere un caso che proprio a questo periodo della vita del padre, vada il pensiero della figlia che ne ha appena testimoniata la morte. Ma anche Lena, che solo apparentemente sta sullo sfondo, è un personaggio titanico.
    Ci sono tanti dettagli che cuciono la storia di Ciclone alla Storia del nostro Paese e quindi a elementi che ci ‘risucchiano’ mentre leggiamo (la lavatrice Indesit, il Tavor, Orzowei, Tarzan, le auto di Mario, il Boom e la crisi, gli anni ’70 e ’80 con l’esplosione della violenza, la schedina…), per cui è facile trovare punti di riferimento a cui ancorare la lettura. Ed è fin troppo facile lasciarsi sedurre o immedesimarsi in Ciclone.
    E’ la storia di una famiglia felice. Solo che la felicità non è uno stato, ma un divenire: per essere felici come si può essere felici noi uomini (che prima o poi moriremo) pare essere necessari un movimento continuo, uno sforzo che rende ogni famiglia felice in un modo proprio.
    Come in Per tutta la vita, si deve faticare per avere momenti di felicità e ogni felicità ha il suo prezzo. Non che ci si rovini la vita cercando di essere felici: anzi, almeno sappiamo che lottiamo per un sollievo. Ma Ciclone sembra volerci rammentare la grande verità che ogni medaglia ha il suo rovescio e che certo che ci sono gli dei, ma ciascuno di noi ha una buona dose di responsabilità nell’essere diventati ciò che si è.
    Ciclone è un gesto d’amore, di una figlia nei confronti del padre, ma anche una sorta di offerta agli dei. E’ una storia di grandi sentimenti e dell’amore che si declina in tanti modi: amore coniugale, amore filiale (in tutti e due i versi), amicizia per la vita, affetto per gli animali (i cani hanno un grande ruolo negli affetti di Mario e non solo), passione per la letteratura… e così a scemare fino alla semplice passione per le auto, a ben vedere. Sono vicende di una famiglia speciale che però, tolti i nomi famosi e fatte le dovute proporzioni, è simile a molte altre famiglie ‘normali’. E’ l’avventura di un contadino che conquista la Scala e Vienna e legge greco e latino.
    Splendida lettura.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 5.0/5 (2 votes cast)
    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  3. Sabrina Di Agresti says:

    Sabrina Di Agresti – Torino n. Roma
    LE SERENATE DEL CICLONE
    Romana PETRI

    Note sull’autrice :
    E’ nata a Roma nel 1965 è una scrittrice e traduttrice italiana,figlia di Mario Petri, cantante lirico e attore, Romana Petri vive tra Roma e Lisbona. Insieme al marito Diogo Madre Deus, dirige la casa editrice Cavallo di Ferro.
    Critica letteraria, traduttrice dal francese, dallo spagnolo, dal portoghese di autori come Jean-Marie Gustave Le Clézio, Alina Reyes, Adolfo Bioy Casares, Anne Wiazemsky, Helena Marques, Ana Nobre de Gusmão, Inês Pedrosa, João Ubaldo Ribeiro, ha tradotto dall’inglese Il diario di Adamo ed Eva di Mark Twain. Autrice di radiodrammi per la Rai, ha pubblicato diversi contributi per le testate Leggere Nuovi Argomenii e l’Unità; collabora con Il Messaggero e La Stampa. I suoi libri sono tradotti e pubblicati in Germania, Stati Uniti, Paesi Bassi, Inghilterra, Francia e Portogallo.
    Opere principali :
    Il Gambero blu, Milano, Rizzoli 1990
    Il Ritratto del disarmo, Milano, Rizzoli 1991
    Il Baleniere delle montagne, Milano, Rizzoli, 1993
    L’Antierotico, Venezia, Marsilio 1995
    Alle case venie, Venezia, Marsilio 1997
    I padri degli altri, Venezia, Marsilio 1999
    La donna delle azzorre, Milano, Piemme, 2001
    Dagoberto Babilonio, un destino, Milano, Arnoldo Mondadori Editore,
    Esecuzioni, Roma, Fazi, 2005
    Ovunque io sia, Roma, Cavallo di Ferro, 2008
    Ti spiego, Roma, Cavallo di Ferro, 2010
    Tutta la vita, Milano, Longanesi, 2011
    Figli dello stesso padre , Milano, Longanesi, 2013

    Le serenate del Ciclone
    Ambiente
    Cenerente , Perugia, Roma
    1922 anno di nascita di Mario Pezzetta /1985
    Personaggi
    Terzilia
    Mario Gennaro Pezzetta il suo bambino
    Olimpia madre di Terzilia
    Ada nipote di Olimpia, sordomuta e strabica
    Adamo Pezzetta detto Domino marito di Olimpia
    Attilio marito di Terzilia
    Metarco fratello di Olimpia, mezzo matto
    Peppe fratello di Terzilia
    Remo Cantarini socio di Attilio .
    Capitoli 46 .
    La scrittura è molto semplice e a tratti e soprattutto nei dialoghi, caratterizzata da inserimenti in dialetto umbro, dialetto romano e dialetto siciliano che ne fanno apprezzare ancor di più la sceneggiatura . Solo Mario non parla in dialetto. Già dal capitolo 6. in cui ha 12 anni , parla esclusivamente in italiano. E’ un atteggiamento di distinguo che apprezzo. E’ talmente ben scritto che invoglia la lettura .
    La storia comincia da Terzilia che lascia il suo neonato per andare a lavorare nella campagna di Cenerente ,frazione del comune di Perugia, di circa 150 abitanti, da cui dista 6 km.
    Il bambino è nato in casa .
    Cap. 2 Famiglia di poca cultura . Da poco sposata con Attilio, Terzilia preferisce rimanere a casa dei genitori e da Perugia , l’uomo, che una piccola bottega di carbone e legna, si sposta poco agevolmente e malvolentieri. Ben presto il carattere brutale e rozzo di Attilio si manifesta . Beve e non rispetta la moglie che maltratta e picchia , accogliendo persino donnacce nel retro del negozio.
    Bella la scena della raccolta delle olive dove, ancora oggi, si veglia con pane e salame in attesa della colata dell’oro giallo/verde. Si riporta “ all’insalata dove l’aceto e l’olio abbondavano così tanto che era una bellezza sentire le donne condirla rigirandosela tra le mani . Faceva un rumore come d’amplesso”. La realtà contadina emerge e diventa protagonista per la famiglia Fucelli anche tra le bestemmie e la vita racchiusa in una stanza in cui si dorme tutti insieme . Anche una medicazione è un atto che segue la tradizione, con l’aceto e la ragnatela..
    Solo quando Mario compì un anno Terzilia tornò a Perugia , sempre nella sua culletta di vimini. L’astio con Attilio aumenta sempre più anche per i suoi piedi, sempre puzzolenti e luridi.
    Cap. 3 . Mario cade da un davanzale con un balzo di tre metri . La sua frattura è curata dal nonno con un ciocco di legna che gli viene fissato al piccolo arto. I nonni però si dimostrano persone di cuore e vogliono veramente bene al piccolo . Adamo con la sua saggezza ed esperienza mostra a Mario come si potano gli ulivi
    Cap. 4 Mario ha 10 anni ed il padre, talmente scellerato, gli impone di respirare da una pipa. Il bambino sviene. Di nascosto vede la madre che bacia appassionatamente il socio del padre e favorevolmente fantastica su uno scenario familiare . Ben presto ci sarà l’arrivo di un fratellino , Paolo. . Terzilia ricorda il padre di Attilio e della sua morte atroce. ,dilaniato dalla lama dell’aratro-. Il suo sangue è rimasto sulla terra. Si chiamava Acete Fucelli. Sentimentale la parte delle scarpe . Ma qui ho trovato un’incongruenza. Come faceva Damino ad indossare le scarpe del padre se morì a 20 anni?
    Cap. 5 L’unico regalo che Attilio fece a Mario, a Natale, è stato un grammofono, e chissà che questo gesto non gli cambierà la vita. Durante il pranzo a Cenerente, dopo aver ascoltato Il tango della gelosia gli chiedono di cantare e tutti rimangono incantati.
    Cap. 6 I tre amichetti di Mario di 12 anni: il Parcio allampanato con le orecchie a sventola , il cicciottello Peirotti, soprannominato Seiperotto, Kid che somigliava ad un gatto, decisero, in una zuffa polverosa, di stabilire chi doveva essere, tra loro, il capo.
    Fu Kid che soprannominò Mario un ciclone. Ma la banda doveva pur guadagnare dei soldi e si convenne che Mario poteva ottenerne con le serenate.
    Una società al 70% per Mario ed il chitarrista Orlando e del 10% ciascuno per gli altri tre.
    La società si chiamò la Serenata del Ciclone.
    Cap. 7 Al cinema Etrusco Mario vede più volte Tarzan . E’ incantato dalla sua prestanza e da come nuota e su di lui comincia a fantasticare . Orlando, invece, gli rivela la sua passione per la lettura e per Jack London . Mario leggerà Il vagabondo delle stelle ,sotto le coperte e tutto d’un fiato, fino ad ammalarsi.
    Cap. 8 Durante le vacanze estive il nonno, una notte, sul pagliericcio di frumentone ,consiglia a Mario di lasciare la provincia e non seguire la vita sua e del padre, di diventare un artista .
    Mario è al settimo cielo e davanti allo specchio cerca di imparare a nuotare .
    Cap. 9 Spesso viene svegliato dal nonno alle quattro del mattino per consolare il Mugghio. E’ una specie di bue che si è affezionato al bambino che canta e gli monta in groppa. Orlando raggiunge Mario dai nonni per trascorrere qualche giorno insieme. Gli rivela che il padre è un conte e durante una gita al lago Mario mette in pratica la tecnica di nuoto imparata davanti allo specchio con un catino.
    La nonna rivela problemi mentali e di memoria. Il nonno, adesso , già anziano, è circondato da tutte persone malate. Alla festa della mietitura si pranza tutti insieme e si danza : Mario è invitato dal nonno a cantare e Orlando gli mostra Angelina soprannominata Angelinaccia .
    Cap.10 Mario diventa più consapevole ma riflessivo : quando il professore di matematica minaccia di bacchettarlo , lo affronta mostrandogli il pugno. : Alle serenate, Mario decide di tentare approcci con le ragazze, che a volte hanno buon esito ,ma in altre ricevette “sgragnolate” di pugni dagli spasimanti .
    Il suo comportamento pur non corretto ha una sorta di giustificazione e cerca con i ragazzi una sfida.
    Cap.11 Si parla di Paolo e del bel rapporto tra i fratelli . Il padre si dimostra sempre più vigliacco . Mario si innamora di Angelinuccia , ma decide di partire per Roma per intraprendere il suo sogno di cantare in tutto il mondo .
    Cap. 12 Mario trova una piccola pensione in via Giulia dalla signora Vaniglia per via dell’odore della cipria sulla pelle quando è vecchia e subito ha uno scontro fisico con dei bulli ad un biliardo. Gino, Mario detto er Peruggino , Franco e Ettore decidono che con la forza di Mario si possono tirare su un po’ di soldi e lo aspettano per l’indomani per incontrare l’allenatore di boxe.
    Cap. 13 Mario comincia ad impegnare la giornata tra fare il modello per degli artisti di Via Margutta , la palestra di boxe al pomeriggio e la sera in un locale dove canta . Avrebbe contattato il maestro di musica Cusmic che gli aveva indicato la signora Vaniglia . E’ una donna che lo considera come un figlio. L’allenatore finalmente gli fissa il suo primo incontro contro un peso massimo di Taranto. La grinta e la determinazione di Mario lo porteranno alla vittoria .
    Cap. 14 Anche per il canto arriva l’esordio, proprio a Perugia . Tutti sono presenti tra le lacrime . Mario frequentava anche la trattoria Da Pacioccone gestita da un sessantenne con il figlio , la moglie Elsa in cucina e Teresa come aiuto, una ragazza strabica che tutti prendono in giro. Mario parla della Cionciolina , difendendola , ed esortando a fare lo stesso anche con Teresa. Anche il padre di Maria , Sandro vedovo siciliano frequenta la trattoria ed è spesso ubriaco . Mario scambia con lei un breve dialogo . Da Pacioccone era diventata per Mario anche il suo ufficio e qui riceve un messaggio da parte di Paolo che lo induce a partire immediatamente per Perugia dove come una furia si avventa sul padre .
    Cap. 15 Arriva il momento del servizio militare, proprio a Roma , ma la guerra è già alle porte . Il padre di Mario è visitato dal dott. Lucacchioni per una bronchite e dopo poco tempo morirà. Questa volta la corrispondenza gli viene fatta recapitare insieme con una licenza per lutto di 5 giorni.
    Cap. 16 A casa ci sarà il suo struggimento interiore tra il suo senso di giustizia ed il suo dovere di figlio. Il pianto per un rimpianto che non avrebbe più risolto . E’ Orlando, il filosofo, che gli dimostra ancora amicizia e lo conforta nonostante il futuro sia incerto e buio. Anche lui partirà per la guerra, come sommergibilista.
    Cap. 17 A Roma i fascisti catturano Mario con un futile motivo, ustionano Terzilia e decidono che il giorno successivo sarebbe stato fucilato. Le scene sono cruenti. E’ la madre che inserisce un elemento caratterizzante alla vicenda. Nel contesto seppur tragico e disperato e nell’intento di salvargli la vita, si reca dal.dott. Lucacchioni che , pur reticente, le da un tubetto di pastiglie specificando di prenderne non più di 6. E’ convinta che , se malato non può essere giustiziato .
    Cap. 18 Mario non vedendo effetti immediati ne prende 12 .Rischiava di morire se non fosse stato per un medico militare. Intuisce però che il suo malore è stato provocato, ma si commuove di fronte a Terzilia , prescrivendo un riposo assoluto e revisione dopo 3 mesi .La donna e Mario si trasferiscono a Cenerente lasciando Paolo a Perugia con Remo Cantarini. : La certificazione medica si protrae per 6 mesi e poi ancora per altri periodi successivi fino a diventare definitiva . Gioca soprattutto con Pluto, il nuovo cane del nonno,.però deve lavorare su se stesso , ha perso gran parte della forza e del coraggio .
    Cap.19 Mussolini è stato arrestato ed il partito fascista sciolto . I partigiani, come spiegava Mario al nonno, erano di ogni partito ma non volevano allearsi né con i tedeschi né con i fascisti. Una notte alcuni tedeschi fanno irruzione nella cascina del nonno e rubano ciò che è possibile insieme al grasso maiale dopo averlo ucciso. Con la primavera arrivano in campagna degli sfollati. Il nonno si presta a condividere la casa e il cibo “Indossavano ancora abiti di qualche pregio ma che l’uso quotidiano aveva ormai ridotto a stracci tenuti insieme dalla necessità”.Tra loro Mirta , una ragazza con cui Mario inizia una relazione . Ma a nonno Damino Mirta non piace, è molto misteriosa , voluttuosa e molto più adulta, forse una collaborazionista?
    Il Kid sarà incaricato da Mario si stare sulle sue tracce e quando gli rivela che vive con un uomo , Mario interverrà selvaggiamente.
    Cap. 20 La guerra è finita e il gruppetto di Perugia decide di allargare il numero dei componenti: Erindo Mariottoni, il pugile Farfarelli , il Rigo, il Nebbia , il Cinque , il Ninna Nanna , il Peppe Sella . Mario ha uno scontro con un uomo molto più alto di lui che riesce a buttare a terra ma che viene ferito ad un braccio. E’ la mamma che lo cura con un impacco casalingo di olio e aceto . Nonostante i rimedi medici siano molto pittoreschi e al limite dell’ inverosimile, apprezzo la fantasia della scrittrice. Al ritrovo, al solito bar, Mario rivede proprio quell’uomo che gli fa segno di avvicinarsi ; è un americano , ride con gli amici e, un pugno da fratturargli la mascella,dice, non l’aveva mai ricevuto. Tutti insieme termineranno la serata ubriachi.
    Cap. 21 Una donna molto bella chiamata la Libellula, spavalda e timida , attira l’attenzione di Mario e, nonostante sia sposata, anche se ad un uomo insignificante,presto diventano amanti. Lei però non accetta solo una relazione superficiale ed in città si comincia a mormorare , l’ambiente è molto provinciale . Ci sarà l’ennesima scazzottata prima di partire per Roma in cui solo Kid si dimostrerà amico , l’unico prima che l’epoca della banda , tra vermouth e biliardo termini.
    Mario con Kid , la mamma e Paolo decidono di salutare il nonno Damino prima della partenza per Roma, ma non sanno di stare attraversando un campo minato anche se tutto si concluderà con tanto spavento.
    Cap. 22 A Roma il maestro Cusmic continua a dargli delle regole , ma sempre disattese, sul fumo, le uscite notturne e le donne . Intanto l’allenatore fissa un incontro importante di boxe a cui Mario inviterà Kid . Se vincerà l’incontro il suo compenso sarà raddoppiato. La sera è allegra ed i due ragazzi ridono tanto anche se non ce ne sarebbe ragione . Questa energia e’ positiva e lo porterà ad una vittoria.
    Seguirà anche un altro passaggio favorevole . Il maestro Cusmic è riuscito ad ottenere un’audizione alla Scala di Milano con un maestro greco . I sentimenti di Mario sono di tristezza e di euforia e ritorna a Roma con un contratto. Nella pensione di Milano “a guardare il soffitto, a veder scorrere il futuro , come avesse sopra gli occhi la fabbrica del movimento . Era il suo modo di sognare, di accecare le fatiche , di andare sempre oltre per non vedere che il traguardo “ il traguardo che diventerà di Mario Petri .
    Cap. 24 Il debutto alla Scala è un successo e molti ne stanno seguendo , come gli aveva preannunciato il direttore Ghiringhelli.. Un nuovo incarico per Mario gli avrebbe fatto interpretare il seminarista di Modest Musorgskij. Mario chiede al maestro Cusmic traduzioni al testo per comprendere ed interpretare al meglio un testo scritto in russo. Conoscerà la figlia di Tolstoj .
    Curiosità sulla figlia di Tolstoj . Tat’jana :Si trasferisce in Italia nel 1930 insieme alla figlia, sposata con L. Albertini: risiede a Roma in piazza Remuria 3 e in seguito in via di Porta Pinciana 36( si cita nel romanzo via di Porta Pinciana 6 – pag. 258) ; numerosi sono i suoi soggiorni fuori città: nella residenza degli Albertini a Gressoney St. Jean (AO), o a Parella (TO) e a Torreinpietra (Roma).
    Continua l’attività di diffusione dell’opera del padre, dedicandosi a raccogliere materiali, scrivere articoli, libri, memorie. E’ sepolta a Roma dal 21 settembre 1950.
    Nel maggio 1949 inaugurò il Maggio Musicale Fiorentino con Monteverdi, l’Orfeo , nel ruolo di Plutone e tra le tante ballerine fece amicizia con Lena una ragazza diciottenne timidissima . Mario ballò con lei tutta la sera e le raccontò tutta la sua vita nel tragitto in treno fino a Roma dove anche lei viveva . Ma al primo appuntamento, quasi inaspettatamente, lei desidera diventare la sua fidanzata nonostante Mario fosse ancora legato a Maria Bilotta.
    Cap.25 Il confronto con Maria Bilotta termina con una coltellata che la furiosa infligge al braccio di Mario. Quest’ultimo tenta di giustificarsi parlandone con Pacioccone. . E Lena ? Leggeva tutti i suoi libri ed insieme ne parlavano senza sosta . Nonostante la sua reticenza dormono insieme in un giorno di luglio e ben presto si ritrovano insieme a Perugia. La madre e Paolo sono cambiati e Pluto lo riempie di feste. Mario decide di trascorrere una serata in compagnia di Lena , Kid e la moglie Liliana che è incinta . Tutti si zittiscono quando un compagno di ballo invita Lena a ballare . Mario è al colmo della gelosia .La famiglia, con Lena, decidono di andare a Cenerente per salutare il nonno Damino prima della partenza per Roma . E’ molto invecchiato, triste la sua esistenza.
    Cap. 26 Lena legge su un quotidiano dell’arresto di Mario insieme con una cantante, Giulia, accusati dal marito di adulterio. La ragazza è sconvolta e lo sarà ancor di più quando apprenderà la decisione del suo fidanzato di frequentare la stessa per un suo senso di colpa . Quanto dovrà attendere , che ne sarà di lei? Giulia è una donna non avvenente di quarant’anni che andrà a vivere con Mario, con Terzilia ed il fratello Paolo. La convivenza , però , è piuttosto difficile , basti pensare che Giulia ha sei anni in meno di Terzilia . Paolo si dimostra sempre più rassomigliante a Remo Cantarini . Tanta somiglianza ad un padre non sfugge .
    “L’abitudine a mentire, poi, è seduttrice come poche altre. Solo Mario la conosceva bene, ma non per chissà quale psicologia, Mario la sapeva d’intuito, in modo viscerale chè il suo approccio col mondo era sempre quello. “
    La sua carriera è avviata verso il successo , incontrerà anche il maestro Von Karajan .
    Mario decide dopo due anni di lasciare Giulia ,e senza parlarne con Lena, invia una lettera al padre di lei, di una purezza disarmante ,chiedendola in moglie. Lo aveva promesso, e Giulia, ovviamente promette vendetta.
    Mario e Lena si sposano.
    La parte seconda del libro la lascio interamente alla curiosità del lettore .
    Sarà anche un viaggio di curiosità tra le personalità note : Alberto Sordi , Maria Callas, P:P: Pasolini, Walter Chiari, Giancarlo Fusco,Sergio Leone,Charles Bronson ,Valeria Moriconi, Jack Palance, ma soprattutto con Riccardo Muti ,
    Conclusioni :
    Le serenate, anche se di gusto retrò, si rivelarono sempre di grande seduzione. Il linguaggio utilizzato della scrittrice è impreziosito da termini che la caratterizzano : “ I treni fumigatori dei film di Sergio ….. i suoi personaggi con lo sguardo slontanato”
    Anche se la storia di Mario passa attraverso la guerra non è visto come un periodo visto con retorica o con falsi pietismi. E ‘raccontato a tratti in maniera semplice ma non semplicistica Tutto è incentrato su una passione e un sogno. Quello per la musica ,di un cuore nobile e sensibile in un corpo da guerriero. Mario Pezzetta detto Mario Petri, chiamato il Ciclone e Plutone, è impulsivo, manesco e legge in latino.
    Adoro , come Mario, gli scrittori russi e la vicenda di incontrare la signora Tat’jana sarebbe stata ancora più sorprendente.
    “Gente allegra il ciel l’aiuta” diceva mio nonno anche dopo essere tornato dalla prima guerra mondiale e ci credo.
    Il modo di vivere che ognuno sceglie o, a dirla nel modo di Mario, gli astri scelgono per lui , non lo sottopongo a giudizio. Certo molto denaro è fluito tra le sue mani e forse ne avrebbe potuto fare un utilizzo migliore , ma ,mi ripeto non sta a noi darne un giudizio.
    La scrittrice, come figlia, ricorda quasi con gli occhi di bambina, enfatizza il padre e il Kid , porello, di cui ha conosciuto solo i lati migliori .
    Mi ha un po’ stupito il coraggio della scrittrice per la sua chiara affermazione nei confronti di Muti ma apprezzato senza dubbio la filosofia del padre che ripete continuamente alla figlia di avvantaggiarsi .
    E’ un insegnamento a guardare al futuro con determinazione ma anche con la cultura
    Mi è piaciuta la sua voglia, voglia di avventura e di vita.

    Piccolo vocabolario:
    Euritmico p. 320 = il termine «euritmia» nasce in Grecia, per indicare il bello soggettivamente condizionato, che non consiste nell’armonica composizione delle parti di un oggetto, bensì nell’impressione di armonicità che esso procura. Agli inizi del XX secolo, nel 1908, si hanno le prime indicazioni per una teorizzazione dell’euritmia da parte di Rudolf Steiner con un’arte del movimento, quando dal 18 al 31 maggio tenne 12 lezioni sul vangelo di Giovanni.
    Lebete p.363 = nell’antichità classica , recipiente a forma di catino o vaso sostenuto da un treppiede , usato per cuocere carne , per fare sacrifici e abluzioni.
    Precordi p.384 = il cuore e gli altri organi vicini al cuore , che gli antichi consideravano sede dei sentimenti e degli affetti.
    Archetipo p.419=deriva dal greco antico ha significato di immagine
    Dinoccolata p.466=che ha movimenti sciolti ma poco coordinati
    Dileggiare p. 483=deridere
    Tartaro p.491 = riferito a Charles Bronson è il luogo inteso come la realtà tenebrosa e sotterranea , e quindi il dio che lo personifica.
    Vaticinio p.491=profezia
    Erto p.491=ripido
    Spirto d’avello p.491=sepolcro
    Sironiano p.516= Dalla seconda metà degli anni 1930 la poetica del Novecento si attestò su toni celebrativi ed epico-popolari, legati alle esperienze del muralismo sironiano e alla scultura monumentale
    Debraiata p.531=doppietta che si utilizzava sulle 500, per il cambio non sincronizzato per innestare una marcia inferiore .
    Tregenda p.582=confusione, pandemonio.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: -1 (from 1 vote)
  4. romana says:

    Grazie per i vostri bellissimi commenti. Per qualsiasi cosa sono qui a parlarne con tutti voi

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 4.5/5 (2 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +2 (from 2 votes)
  5. Giovanna Milano says:

    Pag 590 … E il racconto del ciclone finisce … Ecco uno dei libri che quando li chiudi ti accorgi che non lo dimenticherai mai. Ho amato questo libro sin dalle prime pagine, per la storia, per le emozioni che mi ha fatto vivere, per la scrittura così calda ed avvolgente, e per l\’amore e la passione di una figlia che vuole rendere onore al suo babbo, e che babbo.Ringrazio NeriPozza per aver creduto in quest\’opera e nella sua splendida autrice.buona lettura a chi si accinge ad \’ascoltare\’ le serenate del Ciclone

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 5.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  6. romana says:

    grazie ancora, leggo i vostri commenti e partecipo con molta emozione.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 5.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  7. la cosa che è davvero emozionante è trovare un’autrice del calibro letterario di Romana Petri che si mette a chiacchierare coi suoi lettori qui sul blog! Come dire, il calibro di Romana è pure notevole a livello umano, che poi è la garanzia per una scrittura così potente come la tua!

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 5.0/5 (1 vote cast)
    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  8. Trovo per altro molto interessante come i romanzi di Romana Petri scardinino i luoghi comuni: Romana, scrivi quasi meglio di uomini che di donne… Insomma, per dei romanzi virili… ci vuole un’autrice, una donna e che donna no?!

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 5.0/5 (1 vote cast)
    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  9. francesco Book Club Di Roma says:

    Credo che ogni lettore abbia nella sua mente una classifica dei libri più belli che, magari solo nell’ultimo anno, ha avuto modo di leggere. Nella mia personale classifica “Le serenate del Ciclone” sono al primo posto sia pure a pari merito con un altro libro.
    Sono rimasto incantato da questa lunga storia appassionante e sentimentale. Mi ha preso subito la scrittura così lineare e coinvolgente e la descrizione dei personaggi alcuni dei quali assolutamente meravigliosi e strambi . Sono stato incantato dal rapporto intenso tra il Ciclone e Romana, dalla forza di Lena nella gestione di un rapporto matrimoniale sempre lealmente intenso ed impetuoso, dal cambio di ruolo tra il padre e la figlia con il passare del tempo: il padre che educa la figlia e poi nel tempo la figlia che guida il padre nei suoi territori di ragazza e alla riscoperta di affetti importanti che Ciclone stava trascurando.
    Ho letto due volte di seguito le pagine nelle quali in una vacanza al mare Ciclone con Romana sulle spalle nuota fino allo sfinimento fisico per raccontale l’Odissea. Sono pagine a mio avviso rare da incontrare e che avrei voluto poter vivere personalmente al posto di Ciclone.
    Mi fermo qui, non perchè non abbia più nulla da dire, ma perchè credo che potrei stancare chi dovesse leggermi.
    Termino dicendo che la mia classifica dei libri si declina poi in una sotto lista che prevede tre condizioni: Libro bello, Libro bellissimo, Libro da regalare. Questo è un libro da regalare!
    p.s
    l’uso di “aperse” l’ho trovato gradevolissimo

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 5.0/5 (2 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  10. marco - bc roma says:

    Le prime cento pagine sono trascinanti. Letteralmente. Bellissime, intense, vive. La storia ti trascina dentro. Poi la narrazione si “stabilizza” (passatemi il termine), ma rimane sempre a livelli molto (molto) alti. Ha ragione Francesco, una delle cose più belle che ho letto quest’anno.
    A ben vedere mi sembra che il romanzo sia “due” romanzi: la prima parte più immaginata, per alcuni aspetti quasi fantastica (nonostante il realismo che lo pervade); la seconda parte più narrata, un luogo narrativo dove a dominare è il ricordo.
    Mai letto nulla della Petri prima di ora. Colpa mia. Rimedierò.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 4.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  11. rosaria alba fontana (milano) says:

    Sono stata travolta dal “ciclone” di Romana Petri. Non mi accadeva dai tempi della giovinezza, quando mi immergevo nelle letture di Hemingway e Proust, e il mio quotidiano si arricchiva di nuove dimensioni prospettiche sulla vita. Oltre ad una narrazione fluida, elegante e affascinante, è la storia della relazione positiva tra un padre e una figlia che ti cattura. Grazie alla quale, come dice Romana: “l’universo maschile non mi sarebbe mai stato né estraneo né nemico”.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 5.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  12. Barbara Lacchini says:

    Ho divorato “Le serenate del Ciclone”! E non poteva essere diversamente. La storia – scritta con grande intensità – ti conquista, ti coinvolge e appassiona sin dalle prime pagine e subito si è travolti dal carisma del protagonista, dalla sua forza, dalla sua passione. Così come si è toccati dalla sua sensibilità, che lo rende anche fragile. Ho trovato emozionante il commiato da Orlando, mi sono commossa alla morte del Kid e potrei andare avanti a oltranza a elencare i passaggi che mi hanno entusiasmata. Ottimi, a mio avviso, lo stile e il ritmo narrativo, ben scandito. Ho apprezzato molto le intenzioni dell’autrice, che si percepiscono chiaramente durante la lettura, ovverosia non erigere un “monumento” alla figura del padre, bensì la necessità di ritrovarlo, di riavvicinarsi a lui. Un meraviglioso gesto d’amore. Uno dei libri più belli che ho letto quest’anno. Da consigliare e regalare!

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 5.0/5 (1 vote cast)
    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  13. romana says:

    Vi ringrazio davvero tutti. Le vostre parole mi commuovono e danno un senso a tutto. Ne danno tanto.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 5.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  14. Anna Maria, Roma says:

    Una lettura che mi ha talmente coinvolta che ho smarrito la consapevolezza del tempo. Al termine ho provato la sensazione di aver letto per mesi. Non perchè sia pesante, anzi, ma perchè è talmente ben narrato e illustrato che sei lì, nella storia e nella Storia, momento per momento, luogo per luogo.
    Mi piace il “RomanaPetri style”, gli “aperse” e soprattutto i “precordi” perchè, secondo me, custodiscono il luogo che va oltre il profondo e tocca l’anima.
    Eppoi (non so se riuscirò a spiegarmi) ha una capacità chiara e rara di saper dare voce a ciò che si colloca dietro i pensieri, ovvero a quelle riflessioni vagolanti che, anche nei momenti più distratti, si fondono e confondono con le parole. E lei quelle parole giuste le genera con naturalezza, riescono ad acchiappare e a tradurre al volo ciò che svolazza tra occhi orecchie e fronte ( le visualizzo così le continue riflessioni che produciamo, farfalline che svolazzano intorno al capo).
    Nel romanzo, una storia personale che può rappresentare anche una parte della storia di molti, per epoca e suggestioni nonchè contesti ho incontrato elementi della mia infanzia e giovinezza… dal rapporto di incontro-scontro con un padre impegnato in un mestiere che era passione, alla cultura donata come atto di amore totale, alla ricerca ostinata di indipendenza. (Anche io definii il mio papà “fascista”, lui che sedicenne era in una brigata partigiana! Ma erano anni infuocati e così sono gli animi adolescenti impegnati a trasformare i sentimenti devoti in amore critico).
    Leggo Romana Petri sempre con grande emozione, attendo ogni sua nuova uscita letteraria con curiosità. La ringrazio per aver donato ai suoi lettori, con Le serenate del Ciclone, una parte così intima di sè che non cerca di pareggiare i conti, ma ci dimostra che ci sono assenze che possono tramutarsi in solide presenze.
    Sopra queste mie righe compaiono le riflessioni intense, piene e belle degli altri lettori dei bookclub. Ritengo di non dover aggiungere altro se non che sarà arricchente incontrare Romana Petri con il Bookclub di Roma e che domenica sera, terminando la lettura, ho pianto.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  15. Com’è possibile che abbia scoperto la Petri solo ora? Me lo son chiesta dopo le prime trenta pagine di questo romanzo straordinario. Eppure ho amici che me ne suggerivano da tempo la lettura, ma le voci seguono percorsi strani prima di arrivare fino a te.
    Anch’io sono fra i lettori innamorati della prima parte del libro. Ho sofferto durante il pestaggio avvenuto in prigione, ho chiuso gli occhi e mi sono rannicchiata su me stessa quando il Ciclone è stato colpito col pugno di ferro, mi sono scottata durante il lancio della pentola con la minestra bollente sul volto di Terzilia. Ho rivisto mio nonno nelle espressioni gergali e nella modernità del Damino, ho odiato da subito Attilio e il fetore dei suoi piedi. Ho pensato che tra il Kid e Mario, mi sarei invaghita dei lunghi silenzi dell’uomo che chissà come si chiamava.
    Per tutta la prima parte del romanzo ho sentito la voce dell’Elsa Morante di La Storia, forse per la descrizione epica dei personaggi, per i ritratti spavaldi e sfrontati della banda capeggiata da Mario, per l’uso della lingua che sa d’altri tempi.

    Nella seconda parte del libro, quella meno romanzata, ho realizzato che il mito del Ciclone nascondeva l’uomo Mario Petri. Non che prima lo ignorassi, ma il Mito è diventato uomo con le sfuriate tra padre e figlia, l’impazienza di fronte ad una moglie malata, l’incapacità di gestire il denaro, il rapporto scostante con un figlio troppo diverso da lui. Ho ripensato alle parole di Tatiana Tolstoj. Nonostante l’amore che il libro racchiude, credo sia stato arduo essere la figlia (e ancor più, la moglie) di Mario Petri.
    A libro chiuso, ammetto che avrei tagliato qualche pagina. Ma poi, ieri sera, ascoltando le parole della Petri alla presentazione del libro (IBS – Libraccio di Roma), ho apprezzato il ruolo poco invasivo da parte della Neri Pozza che, da quanto ho capito, ha lasciato molta libertà all’autrice, pubblicando il romanzo così com’era stato concepito.
    Dopo aver conosciuto il Ciclone, riuscirò a leggere i precedenti libri della Petri scindendo la sua persona dall’ingombrante figura paterna?

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  16. Nunzia says:

    Voglio dire la mia subito dopo le parole di Barbara, perché, rispecchiano tutto quello che stavo per scrivere sul romanzo di Romana Petri. Un bel libro da amare e regalare, senza avere l’ardire di voler eliminare nessuna delle impressioni, anche le pochissime negative, che hanno bollato per sempre il mio animo di figlia-madre di un padre reazionario, che, a suo dire, ha vissuto da cantante nel mondo della lirica, che ha conosciuto Mario e lo ha sempre molto ammirato per la sua bella voce. Al ricordo della bravura, recepita, più che condivisa (solo perché troppo giovane e senza parametri sufficienti), se non a pelle, si è unito il bel racconto della sua esistenza, riportata con sapiente realismo (non era per nulla facile da parte della voce narrante che ha saputo rimanere esterna fino all’inverosimile), nella prima parte e con commossa partecipazione, nella seconda. Grazie a Romana, perché con lei – anche se io sono più grande – ho rivissuto ancora una volta la mia storia di donna libera e di figlia ribelle, ma innamorata, quale è stata lei! Grazie a Romana, per la chiarezza di un linguaggio che sarebbe potuto essere un limite per le scelte dialettali o inusuali, ma che dà un soffio vitale e lineare alla narrazione!

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 5.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  17. romana says:

    Sempre e sempre grazie a voi lettori del book club che mi date tanta gioia con le vostre parole

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  18. Rita C. says:

    Mi cattura l\’immagine: una bimba vestita come fine anni \’60 e un uomo titanico, che sicuramente indossa un vestito di scena, che la tiene “saldamente” per mano.Rifletto: solo un padre amoroso e protettivo (come d\’altronde lo è stato il mio) può tenere quella mano in quel modo!Mi cattura il titolo: Le serenate del Ciclone. Le serenate sono sicuramente quanto di più pubblico e romantico (e di più desueto nell\’epoca di Facebook) può usare un innamorato per trasmettere il proprio amore alla propria amata. Il Ciclone è sicuramente qualcuno che ti affascina e ti conquista travolgendoti.Inizio la lettura con moltissima curiosità, ho voglia di capire se mi sono sbagliata su quella stretta di mano, ho voglia di capire se quelle figure sono proprio di un padre e di una figlia. Ho voglia di scoprire se si sono voluti quel bene e quell\’intesa esclusivi che solo un certo tipo di padre e un certo tipo di figlia possono provare.Non rimango delusa.: “Voglio salvare il mio babbo” \”…la forza ha larga parte nell\’incantesimo”. Sì ho proprio voglia di leggerlo!Romana Petri, con leggiadra maestria, descrive la “sua” storia partendo dal lontano 1922 fino ad arrivare al 1985 e lo fa imbastendo le parole velocemente una dietro l\’altra, facendo sì che quelle parole rimangano impresse nella mente del lettore. Descrive semplicemente (ma proprio questa è la sua grandezza) quelle persone, quei luoghi, quegli anni, con ironia, con rabbia, con dedizione. Da pagina 11 a pagina 589 fa scorrere, nel raccontare la storia della sua famiglia, emozioni, sentimenti, personaggi noti e non, marche di prodotti e comportamenti simbolo di un\’Italia passata e comune a molti di noi, usando un linguaggio ricco di simpatici dialettismi e di piacevoli parole desuete (aperse, precordi). Per un amore che non può avere concorrenti, per suggellare un amore che non avrà mai fine, l\’autrice scrive questo libro unendo la fantasia alla realtà. Ed il risultato è ottimo!“Sono sola. Non mi proteggerà più nessuno.” Avrei proprio voluto che non finisse… Un plauso a Romana Petri per il suo bellissimo libro e per il suo gradito colloquiare con tutti noi!Un caloroso ringraziamento alla Neri Pozza per il crescendo della qualità dei libri che gentilmente ci sottopone mensilmente!

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  19. Rita C. says:

    Mi cattura l’immagine: una bimba vestita come fine anni ’60 e un uomo titanico, che sicuramente indossa un vestito di scena, che la tiene “saldamente” per mano.
    Rifletto: solo un padre amoroso e protettivo (come d’altronde lo è stato il mio) può tenere quella mano in quel modo!
    Mi cattura il titolo: Le serenate del Ciclone. Le serenate sono sicuramente quanto di più pubblico e romantico (e di più desueto nell’epoca di Facebook) può usare un innamorato per trasmettere il proprio amore alla propria amata. Il Ciclone è sicuramente qualcuno che ti affascina e ti conquista travolgendoti.
    Inizio la lettura con moltissima curiosità, ho voglia di capire se mi sono sbagliata su quella stretta di mano, ho voglia di capire se quelle figure sono proprio di un padre e di una figlia. Ho voglia di scoprire se si sono voluti quel bene esclusivo che solo un certo tipo di padre e un certo tipo di figlia possono provare.
    Non rimango delusa.: “Voglio salvare il mio babbo” e .”..la forza ha larga parte nell’incantesimo”.
    Sì ho proprio voglia di leggerlo!
    Romana Petri, con leggiadra maestria, descrive la “Sua” storia partendo dal lontano 1922 fino ad arrivare al 1985 e lo fa imbastendo le parole velocemente una dietro l’altra, facendo sì che quelle parole rimangano impresse nella mente del lettore. Descrive semplicemente (ma proprio questa è la sua grandezza) quelle persone, quei luoghi, quegli anni, con ironia, con rabbia, con dedizione. Da pagina 11 a pagina 589 fa scorrere, nel raccontare la storia della sua famiglia, emozioni, sentimenti, personaggi noti e non, marche di prodotti e comportamenti simbolo di un’Italia passata e comune a molti di noi, usando un linguaggio ricco di simpatici dialettismi e di piacevoli parole desuete (aperse, precordi).
    Per un amore che non può avere concorrenti, per suggellare un amore che non avrà mai fine, l’autrice scrive questo libro unendo la fantasia alla realtà. Ed il risultato è ottimo!
    “Sono sola. Non mi proteggerà più nessuno.”
    Avrei proprio voluto che non finisse…

    Grazie Romana Petri per il suo bellissimo libro e per il suo gradito colloquiare con tutti noi!
    Un caloroso ringraziamento alla Neri Pozza per il crescendo della qualità dei libri che gentilmente ci sottopone mensilmente!

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 5.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  20. Irene says:

    Le serenate del Ciclone si trova a metà tra la biografia romanzata e il racconto autobiografico della vita familiare vissuta da Romana Petri.La prima parte del libro, molto bella e ben scritta, narra in terza persona la vita di Mario Petri, dal momento del suo concepimento al momento in cui nascerà Romana, figlia di Mario e della moglie Lena. È proprio la prima metà del romanzo quella che mi ha coinvolta di più: la gioventù di Mario, una testa calda dall\’animo gentile, i suoi sogni, il suo avvicinarsi al mondo della lettura, del canto e del gentil sesso, le sue bravate e le sue serenate, il tutto narrato con un uso sapiente della lingua italiana alternata prima al dialetto umbro, poi anche a quello romanesco. Un tipo di narrazione e una descrizione dei personaggi e delle loro personalità che mi ha riportato alla mente, forse stupidamente e anche un po\’ ingenuamente, i film di Bud Spencer e Terence Hill dove \”i buoni dai modi forti\” sono Mario Petri e il Kid, carissimo amico di Mario.Ciò che più mi ha emozionata è il rapporto di amicizia vera, profonda e genuina, che lega Mario e il Kid e che mi ha profondamente commossa nella seconda parte del romanzo, quando Mario si reca in ospedale per dare all\’amico l\’ultimo saluto.Ammetto che la seconda parte, nella quale il narratore diventa Romana stessa, mi ha coinvolta meno, forse proprio per la mia passione per il Kid che da personaggio diventa, invece, un ricordo. Un ricordo potente e onnipresente, ma pur sempre un ricordo.Trovo piacevole la scrittura dell\’autrice e il suo modo di rendere attuali termini desueti. Sicuramente leggerò anche gli altri romanzi di Romana Petri.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  21. romana says:

    Leggo con gioia la simpatia per il Kid che, è vero, ho voluto far continuare a vivere nella seconda parte per la grande emozione che quel \”ragazzo\” ha sempre generato in me. Grazie a tutti

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  22. Claudio says:

    Forse perché rammenta certi ricordi e racconti che ho sentito da bambino, forse per la sua scrittura così limpida, immediata e verace, forse per certi momenti folgoranti nel suo narrare, ma ho letto con immenso piacere la storia di Mario “Ciclone” vista con l’amore, la lucida seppur tenera voce della Petri.
    La narrazione cattura per la grande capacità di trasmettere le emozioni e di raccontare i sentimenti, dipinge bene la saggezza, l’intelligenza atavica dei contadini, narra con precisione fatti e situazioni, con levità e disincanto, senza perdersi in pedanti spiegazioni, alterna così, con sapienza, il racconto degli avvenimenti con arguti momenti di introspezione; guarda la vita dei suoi personaggi con profonda empatia, non li giudica né li ingentilisce, accetta le loro debolezze e partecipa con simpatia e disincanto alle loro vicende. Descrive in maniera efficace il suo rapporto assoluto con il padre, eroe mitico, e ci regala pagine colme di autentica passione per il poema epico.
    Ricordo come il dottor Russo dichiarò con orgoglio di essere riuscito a far entrare questa preziosa scrittrice nel novero degli autori Neri Pozza, come non dargli ragione. Da parte mia la piacevole scoperta di una scrittrice notevole che, in questo viaggio alla riscoperta del padre, alla sua “ricerca”, come ha giustamente notato qualcuno, ne narra in modo originale e magistrale la vita e prende per mano il lettore e attraversa con lui il lungo viaggio di un’epoca, rendendolo piacevole e pregnante.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  23. ida poletto says:

    …oggi ci si incontra per parlarne…spero qualcuno sia arrivato alla fine e grazie a quanti in questo blog ne hanno riassunto capitolo per capitolo…personalmente ho letto solo l’inizio , poche decine di pagine ad oggi, la scrittura per me è troppo verace e diretta ….e chiara…se a qualcuno, la maggior parte, è piaciuta di più la prima metà, forse devo solo affrontarne la seconda…affascinante titolo e bella copertina, ma faccio fatica a leggere certe storie di padri e di figlie all’italiana, di un certo tipo d’Italia…grande Mario Petri comunque

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  24. Sara (Padova) says:

    Personalmente, pur amando moltissimo le saghe familiari, non sono riuscita a godere pienamente di questo libro. La scrittura risulta spesso faticosa, con un uso del dialetto non proprio ortodosso, e la trama procede a scossoni, con accelerate e rallentamenti. Belle alcune figure, schizzate in modo efficace; il libro però non finisce di convincere.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 2.5/5 (2 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  25. Alessandra (Padova) says:

    Come raccontare un uomo così imponente che la sua figura, sia pubblica che paterna, getta un’ombra su chiunque gli stia intorno, e alcune volte perfino su lui stesso? La figlia, Romana Petri, ha deciso che per narrare la vita di un eroe glorioso come suo padre, Mario Petri, non ci sia altra possibilità che farsi lei stessa aedo. E così l’autrice si fa Omero e costruisce non una semplice biografia ma un poema epico, che si suddivide nettamente in due parti, a rispecchiare appunto l’Iliade e l’Odissea: nella prima parte racconta il mito del Ciclone, l’archetipo, come lei stessa lo definisce, l’eroe fulgente e determinato; nella seconda invece ci svela il lato più umano dell’eroe (perché Mario Petri, scrive Romana, non può essere altri che Odisseo), del padre e del marito, dal carattere focoso e orgoglioso, di un senso dell’onore così estremo da determinare scelte di vita. Si tratta naturalmente di una scelta ambiziosa, ma che la scrittrice compie con consapevolezza e con grande amore e rispetto per il padre, la scrittura e l’epica. L’anima omerica dell’opera genera al suo interno alcune lungaggini, qualche sfoggio di cultura un po’ pedante e molte ripetizioni un po’ ridondanti, perché l’autrice, soprattutto nella prima parte, usa le descrizioni dei personaggi proprio come fossero epiteti omerici (il Kid dalle movenze feline, il Peppe che si gratta la testa a sangue, l’Attilio cui puzzano i piedi), ma quelli che durante la lettura possono presentarsi come difetti sono in realtà segni dell’adesione totale dell’autrice alla formula narrativa da lei scelta. Lo stesso vale per i contenuti e per le riflessioni presenti nel racconto, che spesso sono scelti e formulati funzionalmente alla resa e all’esaltazione della figura eroica del protagonista.
    Io ho molto amato questo libro, mi sono commossa per la morte degli eroi e sono stata stregata dalla figura di Mario Petri (complice il fatto, ammetto, che egli abbia qualche tratto, pochi ma incisivi, in comune con il mio papà, il che mi ha portato a immedesimarmi moltissimo nell’autrice e protagonista della seconda parte e a intenerirmi profondamente per il suo rapporto con il padre), sono sicura che l’opera avrà molto successo e non vedo l’ora di farla leggere al mio papà.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 5.0/5 (1 vote cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +2 (from 2 votes)
  26. Marilena, lunedì a Milano says:

    Mi sono avvicinata al libro con molta curiosità e molte aspettative (Mario Petri era cantante molto amato da mio papà). L’inizio mi ha portato in un mondo che aveva molti punti di vicinanza con mie esperienze personali -il periodo storico, nel quale anche i miei genitori hanno vissuto, i nonni (figure indimenticabili, Damino e Olimpia) e la campagna, gli anni del dopoguerra, nei quali, come per l’autrice, si sono formati i miei primi ricordi e gran parte del mio immaginario.
    Ma proseguendo nella lettura, e pur apprezzando la capacità narrativa e la resa, non semplice, del dialetto “scritto”, ho cominciato ad avvertire un senso di fatica, un affievolimento dell’interesse, un appesantimento del flusso narrativo. Ho cercato di capirne il motivo. Credo sia l’eccesso di particolari, di storie forse minori, di personaggi di passaggio. Mi è sembrato, ad esempio, che la reiterazione della descrizione delle scazzottate o il seguire personaggi di poca importanza nell’evoluzione della storia (la Libellula e addirittura il marito di lei) non solo nella descrizione dei fatti ma nell’analisi dei loro pensieri e delle loro aspettative,non aggiungesse valore al personaggio principale ma, in qualche modo, distraesse da lui il mio interesse di lettrice. E mi è dispiaciuto, perché un testo più asciugato avrebbe reso onore al racconto, allo stile, a certe immagini che, comunque, resteranno nella memoria.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  27. chiara lunedì milano says:

    Mi dispiace di non aver potuto partecipare all\’incontro con Romana Petri che mi dicono molto brillante ma anche leggendo il suo ultimo libro emerge il suo essere così prorompente.Ritengo interessante la scelta di aver voluto raccontare la prima parte – romanzo – con quel tono fiabesco e dolce del ricordo, arricchito da una caratterizzazione precisa dei personaggi, dell\’ambiente, del tempo. Il tempo è volato nella lettura e anche il linguaggio, fra il locale, l\’antico e il familiare, risuona di parole piene, altre inventate, sgorgate da una vitalità in corsa.La seconda parte, perso il narratore onnisciente, diventa un fiume in piena: la partecipazione della scrittrice è totale nella costruzione del personaggio-padre con le sue ossessioni, le sue tenerezze, le sue durezze, il suo fascino. Non si risparmia nulla e, nel pervicace coinvolgimento di personaggi noti, si dilunga in un\’infinità di avvenimenti e dettagli, non sempre necessari, a mio avviso. Ci sono parti molto belle, il ritmo è vivace ma a volte ci si perde. La finale è ancora bella e coinvolgente: il monumento è fatto!

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  28. Rita C. says:

    E anche a distanza di molti giorni dalla lettura di questo particolare libro, che parla con empatia di amore per gli animali, per la letteratura, per gli amici, per le auto, per la natura, per una figlia, per un padre, per i nonni, per la bellezza e per altro ancora, mi ritornano alla mente alcune frasi:
    …La poca passione e la poca conoscenza…avevano fatto spazio a quell’astio che tra di loro s’era insinuato muto e fatto un nido, proprio come una serpe…
    …col petto che le si riempe di schegge . Le deve essere scoppiata una mina dentro a quel povero petto di vecchia…
    …quei suoi occhi verdi… mettevano uno strano scombussolamento addosso. Erano occhi indomiti…
    …il verde è un colore che niente spegne…
    …ma a quell’età quando ci si entusiasma tanto, tutto si infittisce e cresce come l’erba tagliata poco prima della pioggia…
    …il presente non cancella mai nessun passato…
    …e quelli che abbassavano la testa salvo poi per rialzarla quando era il loro turno davanti a chi difese non ne aveva…
    …avrebbero voluto contaminarla con il risentimento che si portavano dietro e rubarle la malia…
    …come fosse riuscito a sposarsi quella meraviglia di donna restava un mistero che si portava addosso ovunque andasse. E doveva pesargli parecchio, perché alla fine proprio gli aveva cambiato l’umore che da indifferente s’era fatto cupo, come di chi vive per rinnegare in ogni gesto la fortuna che gli è piovuta addosso…
    …fu come riannodare un filo che s’era rotto, ma con l’abilità di chi, alla fine, scorrendo con le dita quasi non ne sente il nodo…
    …l’abitudine a mentire poi è seduttrice come poche…
    …quanto inganna la morte a mostrare un corpo come se fosse ancora vivo…
    e per concludere, oltre la fine del libro:
    …ma come faccio io a vivere senza di voi?…

    Cara Romana, spero che nel 2016 tu riesca a promuovere “Le Serenate Del Ciclone” a Torino, che sia nelle Biblioteche Civiche Torinesi o in qualsiasi altro luogo coordinato con la Neri Pozza! Nel frattempo ti auguro Buona Vita!

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 1 vote)
  29. romana says:

    Grazie Rita, a Torino prima o poi ci verrò di sicuro. E buona Vita anche a te a tutti voi che mi avete scritto cose così belle.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  30. Susanna (gruppo Torino centrale) says:

    Nel nostro gruppo il libro ha suscitato reazioni diverse, e discussioni appassionate: è stata apprezzata l’abilità della scrittura, anche se talvolta questa appare fin troppo esibita, come pure la capacità di riprodurre in modo efficace le atmosfere familiari suscitando empatia e riconoscimento nei lettori (in particolare per la famiglia contadina dei nonni, che sa accogliere con saggezza anche i suoi membri più problematici). La prima parte, più strettamente romanzesca, ci è sembrata forse più riuscita, ma comunque interessante l’idea di accostarla ad un seguito di carattere differente e con differente narratore. La storia è avvincente perché l’autrice racconta con passione la “sua” verità; abbiamo rilevato, però, una certa ridondanza nel riportare episodi, particolari e personaggi secondari, che rischia di nuocere all’organicità e alla compattezza del romanzo.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  31. Ilaria C. Torino says:

    La serenata del Ciclope è il romanzo delle stagioni di un amore profondo intenso e viscerale di una figlia per il proprio padre. Romana ricorda il celebre tenore Mario Pietri come uomo e artista, ne ripercorre la vita l’infanzia di Cenerente, l’adolescenza perugina con le sue serenate, gli intensi anni romani fatti di dedizione alla musica a colpi di boxe, la scalata alla fama e al successo calcando i palcoscenici di tutto il mondo, l’avventura cinematografica, il ritorno al teatro e poi l’abbandono alle scene e il ritorno nella campagna umbra. Il romanzo consta di due parti la cui cesura è dettata dalla nascita della scrittrice. Ciò determina un cambiamento della voce narrante si passa infatti da un narratore di III persona dalla cangiante e poliforme natura al narratore di prima persona della seconda parte che si identifica con la voce di Romana scrittrice e personaggio. Romana gioca su questa ambivalenza restituendoci lo sguardo ingenuo e incantato con cui da bambina guardava al padre come perfetta incarnazione dell’eroe omerico sia per la sua fisicità statuaria che per il forte e coraggioso temperamento. A quello stesso sguardo, però, non sfuggono le azioni impetuose compiute da Mario quando era travolto da scatti di nervosismo o quel suo vizio di cambiare costantemente macchina verso il quale la bambina sebbene non esprimesse un’aperta disapprovazione non mostrava neppure un particolare entusiasmo. Gli elementi di verità sono ben presenti nella narrazione consentendo al lettore di cogliere la distanza che intercorre tra il mitico padre e l’uomo reale e senza filtri di tutti i giorni. Con lo scorrere delle pagina la narratrice da bambina diventa adolescente così lo sguardo che rivolge al padre da edulcorato si fa via via più critico e severo. L’adolescente scrittrice nei numerosi scontri generazionali avuti con il padre ne denuncia, così, il caratteraccio intollerante, impetuoso e incline al cieco furore attribuendo al suo temperamento la principale causa delle difficoltà lavorative. E’affascinante osservare lo stupore che coglie la figlia nell’osservare lo sgretolarsi di quella idea di perfezione che per lei il padre incarnava. \\\\\”e cosi scopersi che il babbo, l’uomo più meraviglioso che ci fosse al mondo, non aveva pazienza e nessuna capacità di adattamento.\\\\\”Con sguardo, dunque, più lucido la narratrice rimonta insieme diversi elementi attraverso i quali ridisegna la figura più complessa del padre, un uomo dalle grandi virtù ma con altrettanti difetti che si acuiscono nel tempo. Ha inizio, pertanto, un\\\\\’altra fase della narrazione dove lo sguardo ormai maturo della scrittrice cerca di comprendere le ragioni più profonde di quel malessere che tormenta il padre non lasciandogli un momento di tregua. Mario Petri decide, infatti, all’età di cinquantatre anni di porre fine a quella carriera di tenore per la quale a lungo aveva combattuto e troppo sofferto per il suo andamento altalenante. Decide di lasciare Roma e trasferirsi nella campagna umbra sperando di poter in quel modo sopire quei pericolosi “spirti guerrier che dentro gli ruggono”. Mario confida che, accordando le proprie pulsazioni vitali con i ritmi della natura, possa ritrovare la serenità che vedeva riflessa negli occhi verdi magnetici tanto simili ai suoi del nonno. Ma Mario non è il Damino, è un sognatore che non riesce a intraprendere la strada della rassegnazione. Con le sue ultime forze cerca invano di accettare il destino che gli è stato dato in sorte. La sua vita si trasforma in un agonia continua della quale sembra rendere partecipe solo Romana. E’ un passaggio doloroso per la figlia-scrittrice assistere alla deposizione delle armi da parte del proprio padre eroe e al suo dichiararsi vinto nello scontro con la vita. Romana, sebbene a lungo avesse respinto per sé un ruolo eroico, è costretta a vestire i panni di Enea che si fa carico della sofferenza del padre Anchise. L’ultimo sguardo, pertanto, della scrittrice al padre è quello che mostra la debolezza di un uomo che non riesce a scendere a patti con il proprio destino e che, pertanto, morirà al pari di un eroe tragico a causa di quel furore mai placato che gli arde dentro.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  32. Book Club Vicenza says:

    Per gran parte del Book Club di Vicenza la valutazione su “Le serenate del ciclope” è positiva, però senza particolari trasporti.
    Tutti concordano nel dire che non si tratta di un romanzo. Alcuni lo definiscono cronaca pura e semplice, altri racconto a sfondo diaristico, tuttavia manca al libro della Petri – e ciò a giudizio unanime – l’afflato e la scrittura di un vero romanzo.

    Emanuela Dalla Libera sostiene di averlo letto con molta rapidità segno, a suo giudizio, di una scrittura poco intensa e dotata di poco spessore (contrapposta dunque a un tipo di scrittura che induce, per esempio, a leggere e a rileggere taluni passi sia per trarne appieno il senso, sia per goderlo con più intensità). Accanto a ciò, nota come la scrittura della Petri sia un continuo salto tra la narrazione in prima persona e quella in terza e che essa anche strutturalmente appaia incerta, come se l’autrice avesse affastellato fonti, eventi, ricordi ecc. senza averli pienamente metabolizzati e ridotti a un unico percorso meglio meditato. In particolare nella seconda parte del libro la scrittura diviene semplice “cronaca” e non narrativa. Il che rende disarmonico il testo. In alcuni punti, poi, il testo appare poco credibile, addirittura alcuni personaggi sono tratteggiati in modo macchiettistico. Inoltre la parte in cui “se la prende” con Riccardo Muti appare poco argomentata e tirata via. Giudizio: insufficiente.
    A tale giudizio si contrappone chi nel volume ha ritrovato sapori, personaggi e descrizioni molto attinenti con quanto conosciuto e sperimentato. Il libro è sostanzialmente un omaggio alla figura del padre. La sua lettura – si sostiene – è affascinante nella prima parte (giovinezza del padre) con autentici scorci dell’ambiente perugino dell’epoca per lei ben tratteggiati. Con l’entrata nella storia di Giulietta Simionato, però, il testo scade su un piano giornalistico; resta invece molto affascinante nella narrazione di come il padre legga e spieghi l’Iliade. Comunque il tutto appare, a suo giudizio, credibile e autenticamente vissuto (di persona e “de relato”) dalla scrittrice. Buona davvero la resa linguistica del dialetto umbro. Giudizio: pienamente sufficiente.
    Uberto Noro interviene per dire che pur parzialmente condividendo le critiche, a lui il libro è piaciuto; è stata una lettura semplice e spedita e questo ne è un pregio riconoscibile, uno stesso libro scritto in modo meno semplice l’avrebbe di sicuro abbandonato. Anche lui lo ritiene un non romanzo più affine alla biografia forse. È del tutto evidente che esso è un omaggio alla figura del padre e all’intreccio di sentimenti e di sensazioni che lega padre a figlia. Giudizio: buono.
    C’è chi sintetizza il suo parere spiegando che “per essere un italiano, è un buon libro” anche se lontano dal respiro e dalla profondità di temi che deve avere, a suo giudizio, un romanzo. Spiega che di solito gli italiani, forse troppo innamorati della propria scrittura, tendono a “guardarsi l’ombelico” credendo che le vicende pur piccole da essi vissute siano di per ciò stesso materia interessante per i lettori. Nella scrittura della Petri tutto è molto “descritto” ma ciò a volte la distacca dal tema trattato, creando in fondo un disorientamento anche nel lettore. La seconda parte l’ha trovata troppo livorosa. Il pezzo sulla lettura dell’Iliade l’ha trovato troppo lungo e stancante. Giudizio: appena sufficiente.
    Per Ilaria Scabbio il libro della Petri è buono.
    Alberto Cosaro, pur trovando il tutto abbastanza positivo, rileva come a suo giudizio l’autrice abbia probabilmente affastellato ricordi, conversazioni con testimoni diretti, letture di articoli e di libri in un unico calderone tentando a posteriori di ricondurre tutta questa massa di cose ad unità cercando (e forse non trovando del tutto) un “fil rouge” che tenga tutta la materia insieme. Ciò rende il libro un libro altalenante, con momenti di tenerezza che lasciano poi il posto ad una cronaca fredda quasi e talvolta inutile. Non è una scrittura che “ti prende e ti porta via”, anche se si può apprezzare l’intento dell’autrice di essere vera, rischiando pure di spanare in cadute di stile e manchevolezze varie. Interessante è notare come la Petri prediliga il senso dell’olfatto (la puzza di piedi del nonno, ecc.) con un’insistenza nel tratteggiare questo mondo olfattivo prima ancora di un mondo (vista la materia trattata e la figura del padre) musicale. Del tutto assente, ad esempio, una qualsiasi annotazione sulla sonorità della campagna circostante. Giudizio: sufficiente.
    Secondo un’altra partecipante i personaggi sono ben caratterizzati e rilevano bene quel particolare periodo (anni sessanta/settanta) in cui padri e figli vivevano una stagione di scontri epocali. Ritiene il libro della Petris sconnesso (a tratti disarticolato) e il giudizio è: appena sufficiente.
    Giuseppe De Concini sottolinea che il rapporto tra figlio/a e genitori è un universo davvero duro e intricato da affrontare; in particolare il rapporto con il padre sembra aver ottenuto negli ultimi tempi un’attenzione particolare, visto il profluvio di narrativa proprio su questo tema. Secondo lui, la Petri combina in un non-romanzo storia, cronaca e vicende personali/familiari tentando di riportare in una luce combinata e mutevole la figura particolare del padre. Di volta in volta l’autrice sposa o si distacca da quanto narra nel continuo trovarsi, mutare e ricombinarsi del suo mondo sentimentale dominato dalla figura del padre e asservito ad esso in una serie di continui dualismi amore/odio, rispetto/trasgressione, critica/comprensione, eccetera. Tuttavia lo sforzo narrativo non è compiuto, anche l’inserimento del dialetto appare spesso disarticolato (forse la Petri non lo parla) e il lavoro, per quanto scorrevole, non rende la variegata molteplicità né la complessa articolazione interna dei sentimenti. Il suo giudizio è: appena sufficiente.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  33. Gabriella bookclub Milano says:

    Romana Petri ha la capacità di catapultarti in quel mondo: bastano poche parole ed i personaggi sono li, davanti ai tuoi occhi, veri, vivi. I nonni, gli zii sono indimenticabili, con i loro tratti caratteristici: io me li vedo davanti agli occhi. E l\\’attraversamento del campo minato? Indimenticabile. Questo il più del regalo del libro: farti vivere dentro le vicende, circondata dai protagonisti e dai personaggi minori.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  34. Franco says:

    Non conoscevo la Petri e ho scoperto l’esistenza del romanzo da un blog di opera lirica (genere di spettacolo che frequento da quando avevo cinque anni). Mi ha incuriosito che si trattasse di un libro su Mario Petri che vidi per la prima volta sul palcoscenico nel 1956 a Cagliari (prima lo Straniero di Pizzetti e poi La forza del destino all’Anfiteatro romano). Proprio in questa occasione (non avevo neppure 10 anni) andando a chiedere l’autografo agli interpreti, vidi un enorme Padre Guardiano con la barba – appunto Mario Petri – che certamente mi sembrò ancora più grande vicino a una ragazzona, il grandissimo soprano Anita Cerquetti, altrettanto voluminosa. Ne fui affascinato salvo ritrovare poi Petri nella carriera riservata a canzoni e film. Lo seguii più volte nella seconda carriera lirica al Comunale di Firenze e all’Opera di Roma, apprezzandone ancora l’interpretazione prima ancora della vocalità.
    Mi ha quindi preso moltissimo il libro di RP sia perchè ho potuto conoscere aspetti sconosciuti (nonostante la mia lunghissima carriera di melomane non sapevo dell’affaire Simionato che ho molto amato ma inevitabilmente mi si ridimensiona dopo questa lettura) e interessanti a cominciare dal personaggio Muti che RP fotografa benissimo.
    La scrittura è affascinante anche nel miscuglio di frasi in umbro e in italiano coltissimo e devo dire che, iniziato il libro, l’ho letteralmente bevuto fino alla fine. Certi personaggi sono indimenticabili anche se naturalmente il protagonista giganteggia in tutti i modi dall’inizio fino all’amarissima conclusione.
    Grazie Romana !

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  35. romana says:

    Grazie e Buon Natale a tutti. Siete stati generosissimi con il Ciclone. Vi ringrazio davvero. Sono felice di avervi fatto compagnia, e di aver scoperto anche chi “‘l mi’ babbo” l’ha anche sentito cantare… Un caro saluto a tutti dalla mia Umbria.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  36. Francesco P. (Reggio Emilia) says:

    In maggio ho acquistato e letto il libro non perché aveva appena vinto il Premio Mondello o perché fu in novembre libro del mese a Fahreneit di Radio3Rai o per la positiva recensione di Paolo Isotta sul Fatto Quotidiano. Semplicemente mi incuriosiva capire e sapere come Romana, di cui non avevo mai letto nulla, aveva elaborato la perdita prematura del suo caro papà a causa di persone cattive incontrate nell\’ambiente di lavoro, un lavoro che amava tanto e faceva meglio di tanti altri. E questo perché anche mio padre è morto per lo stesso motivo, a 54 anni quando io ne avevo 23 e il mio fratellino 11, come il piccolo David .Le ultime pagine mi hanno commosso, talmente sono intense, sincere e sentite. La prima parte mi ha divertito tantissimo per quelle espressioni dialettali umbre e quella comicità, semplicità e stramberia contadina che anch\’io ho vissuto e sentito raccontare dai miei nonni emiliani . La seconda parte è più complessa: molto ben raccontato il conflitto generazionale ma di grande amore reciproco tra padre e figlia . Uno dei più bei libri italiani che ho letto negli ultimi anni . P.S.: a pagina 338 c\’è un errore: l\’ asilo si chiama S. Angela MERICI e non AMERICI come stampato. – l\’uso esclusivo di \”aperse\” mi ha dato fastidio e non lo condivido. Come dice La Treccani \”\”Benché in passato le due forme fossero usate indifferentemente, oggi aprii, aprì e aprirono sono decisamente più comuni (e consigliabili) di apersi, aperse e apersero.\”\”\”\”\”

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  37. Franco says:

    Gentilissima Signora,

    vorrei farLe avere la caricatura di Suo padre quando cantava a Cagliari La forza del destino nel 1956 (che io vidi come accennato tempo fa). Fu pubblicata su un quotidiano locale.
    Non saprei come rintracciarLa. Può contattarmi in qualche modo qui? Grazie

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  1. rc helicopters for sale On ebay

    Le serenate del Ciclone | Bookclub Neripozza

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)

Lascia un commento

Please type the characters of this captcha image in the input box

Please type the characters of this captcha image in the input box


© 2019. Bookclub Neripozza. All rights reserved. web agency web agency urbangap