Fratelli d’anima

fratelli d'anima 02 Sul fronte occidentale, nelle trincee francesi, tra i soldati bianchi coi loro vistosi calzoni rossi spiccano i fucilieri senegalesi, «i cioccolatini dell’Africa nera», come li chiama il capitano Armand. Prima di ogni assalto, il capitano non manca di ricordare loro che sono l’orgoglio della Francia, «i piú coraggiosi dei coraggiosi», un autentico incubo per i nemici che hanno paura dei «negri selvaggi, dei cannibali, degli zulú». I senegalesi ridono contenti. Poi, mettendosi in faccia gli occhi da matto, sbucano fuori dalla trincea con il fucile nella mano sinistra e il machete nella destra. Alfa Ndiaye e Mademba Diop sono amici, fratelli d’anima cresciuti insieme in Africa, lontano dai freddi accampamenti del fronte. Quando in trincea risuona il colpo di fischietto del capitano, escono anche loro dal buco urlando come selvaggi indemoniati per non apparire meno coraggiosi degli altri. Un giorno, però, Mademba Diop viene ferito mortalmente e, con le budella all’aria, chiede per tre volte ad Alfa di dargli il colpo di grazia. Per tre volte Alfa si rifiuta e, dopo una lunga e atroce agonia, Mademba muore. La morte dell’amico consegna Alfa all’impensabile, a tutto ciò che gli antenati e il mondo di ieri avrebbero proibito e che invece la grande carneficina della guerra moderna concede. A ogni fischio di chiamata del capitano Armand, Alfa si precipita fuori dalla trincea e corre verso i «nemici dagli occhi azzurri», uccidendo senza pietà e tagliando alle sue vittime una mano come trofeo di guerra. Una, due, tre, quattro… otto mani. Come un demone, uno stregone, un divoratore di anime, che soltanto una voce del mondo di ieri potrebbe salvare…
Romanzo che è valso al suo autore il prestigioso premio Goncourt des Lycéens e l’entusiastico e unanime apprezzamento della critica, Fratelli d’anima mostra come nel naufragio totale della civiltà rappresentato dalla Grande Guerra non soltanto l’Europa, ma anche una parte non trascurabile dell’Africa perse la sua anima e la millenaria tradizione che la custodiva. Piú di tutto a colpire in quest’opera è la bellezza della lingua che fa di David Diop uno dei maggiori protagonisti della letteratura francese contemporanea.

«Uno dei romanzi piú belli e potenti della rentrée letteraria».
Le Figaro Littéraire
«Un formidabile romanzo sulla Grande Guerra».
Le Monde des Livres
«Una lingua ammaliante, che canta con la bellezza delle sue metafore e allegorie».
Jérôme Garcin, Le Nouvel Observateur
«Attraverso la confessione della deriva del suo narratore, Fratelli d’anima interroga l’illusoria legittimità della violenza, le conseguenze psicologiche e soprattutto morali dell’abbandonarsi alla ferocia».
Télérama

David Diop è nato a Parigi ed è cresciuto in Senegal. Attualmente vive nel Sud-Ovest della Francia dove insegna letteratura francese presso l’Università di Pau. Fratelli d’anima è il suo secondo romanzo.

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Fratelli d'anima, 5.5 out of 10 based on 2 ratings
  1. Sabrina Di Agresti says:

    Sabrina Di Agresti Torino (n. Roma)
    David Mandessi Diop fu uno scrittore senegalese nato nel 1927 da madre dello stato del Camerun e padre del Senegal. Di salute molto cagionevole, però, morì nel 1960 a seguito di un incidente aereo, a Dakar. Scrisse “Canti di lotta e di speranza “. Il romanzo “Fratelli d’anima” ha come protagonista Alfa Ndiaye, di 20 anni, in una narrazione omodiegetica. L’incipit è ciò che Alfa non avrebbe dovuto fare, un segreto nascosto, ai compagni di armi morti o resi invalidi, arrivati a Dio o all’inferno.
    Il romanzo è psicologico, la guerra è quella di trincea, la prima guerra mondiale. Alfa vive nella barricata francese, al freddo, pioggia e neve. Ma sogna di ritornare alla sua terra a Gandiol.
    Mademba è l’amico morto sotto i suoi occhi con il corpo straziato.
    Ci sono numerose allegorie in questo romanzo: il terrapieno come l’intimità di una donna, Fary e la sua voce dolce come lo sciabordìo delle piroghe sul fiume, la vita come fosse la guerra, la guerra al pari di una donna. La terra, la madre terra, è amica e benevola ma può anche inghiottire, come un vallo.
    Piacenti i modi di dire africani e sulla saggezza popolare. L’anziano padre di Alfa tenta di dissentire dal capo della tribù, che induce i contadini a piantare solo arachidi. Il denaro, in caso di siccità e carestie, non si mangia.
    Riporto un proverbio peul “Finchè non è morto, l’uomo non ha finito di essere creato”.
    Il superiore era fiero di Alfa, del suo coraggio e della sua spregiudicatezza nell’uccidere il nemico, ma il suo impeto ha oltrepassato ogni limite, si è spinto oltre l’umano, ai poteri magici. Quotidianamente si cerca di resistere, ma la resistenza non è quella del poeta Ungaretti, siamo di fronte allo scempio umano e al martoriare delle carni e di ogni sentimento, della pìetas.
    I bianchi e i neri, tra fucili e machete, tutti si deve obbedire al capitano francese, che da’ inizio all’attacco soffiando il fischietto. Le vittime non si contano e Alfa è come in preda ad una pazzia in cui necessariamente bisogna essere matti, per cantare e nascondersi, o uscire per distrarre il nemico e poi attaccarlo. Persone contro persone, Diop contro Ndiane, in uno scontro tra lingue e territori. Il capitano Armond intima e si obbedisce, in nome di Dio o meglio di Allah.
    Del viaggio per arrivare in Francia non si fa partecipe il lettore.
    La Francia ordina e Alfa pensa, nella trincea, anche se non si vuole, “chi pensa tradisce”. Così si dimostra il più spregiudicato, è sempre l’ultimo a ritornare insieme agli altri e i bottini sottratti sono il fucile con la mano che lo aveva caricato. Orrore e scempi si susseguono tra i corpi dilaniati e le carni scoperte che fanno ribrezzo anche ai topi. La Crudeltà e la freddezza lucida di Alfa è divenuta palese, lui desidera solo il corpo a corpo, si finge morto per aggredire la vittima, ma non la uccide immediatamente, la stordisce, la lega, la imbavaglia, la trascina, le lega le caviglie e al risveglio la terrorizza come solo lui ha imparato a fare.
    Guardando negli azzurri occhi, fino a che non vede la vita allontanarsi dal corpo. Ma non si limita a questo, sorride a loro e li fa spogliare per guardarne il ventre bianco e scavare nella loro intimità, cinicamente, fino a che le loro palpebre non si chiudono per sempre. Quindi mozza la mano, con i peli, tumefatta, decomposta, la sua insostenibile e riprovevole conservazione. I suoi trofei sono nascosti, poi trasportati, poi sotterrati, ma sempre vividamente nitidi nella mente di Alfa.
    Si narra della storia di Mademba e di come la madre volle prendersi cura del giovane Alfa, abbandonato dalla giovane genitrice e con un anziano padre poligamo. Le storie dei due giovani sono simili nella vita pur essendo molto diversi: Mademba di fragile costituzione, non bello e non piacente alle ragazze, studioso, ha imparato il Corano e parla il francese, Alfa ha dentatura regolare, dal fisico possente e muscoloso e con gambe forti seppur analfabeta.
    Il totem per la cultura africana caratterizza anche la personalità. Mademba è un pavone e Alfa un leone, un maschio Alfa. La belva più feroce è diventata un mago come la storia del mago – leone. Si è personificato nella storia raccontata intorno al fuoco poco prima di partire per la guerra, in quella indimenticabile sera in cui la ragazza disinibita si è concessa.
    Per la verità di Dio è una costante in tutto il libro.
    Alfa prende in giro l’amico e forse questa è stata proprio la causa della sua morte. Uscire troppo presto dalla trincea per dimostrare quel coraggio che lo ha esposto al nemico. Ma Alfa è in colpa anche perché l’amico è morto supplicandolo più volte di porre fine alle sue sofferenze.
    Durante la lettura ci si impregna della natura e della fierezza del popolo africano e di come i francesi abbiano potuto creare stregoni e pazzi con la loro follia di guerra.
    Ogni cosa è duplice: ha una faccia buona e una cattiva.
    Il compagno di trincea si fa uccidere per aver ricevuto una lettera da una donna. Una lettera può assumere poteri di buono e cattivo.
    Il vecchio fuciliere Ibrahima Seck ne ha timore, non lo vede come un ragazzo di 20 anni, ma ha assunto parvenze da stregone. La forza e l’importanza di un amuleto. e le regole ancestrali.
    Il duplice sarà l’epilogo della storia, quella dei fratelli d’anima.
    Quando il capitano Armand lo allontana, si incontra con il dottor Francois, figura positiva, che cerca di curarlo nell’anima fino a che, vedendo il disegno delle mani, non percepisce che il suo danno è irreversibile.
    Il 7 è un numero che ricorre molto spesso: oltre alle 7 mani, i 7 gradini della trincea, i 7 compagni traditori per i francesi che vengono fatti uccidere, i 7 anni di matrimonio dei genitori di Alfa, le 7 teiere la sera con Fary.
    Sullo stile. La parte centrale del libro, esattamente a metà della storia, al capitolo 12°, lo scrittore inserisce la figlia del dott. Francois e del suo desiderio. Siamo al climax. Ma come un serpente avvolto nelle sue spire, Alfa ritorna al suo primo incontro amoroso, quello con Fary Thiam. Gli elementi topos sono tutti presenti: il boschetto, il fiume che prima accompagna il preludio all’amore e poi ne diventa l’elemento che separa la madre dal figlio, come la donna dalla sua libertà e la luna piena.

    Un aspetto da valutare è quello della mancanza della figura materna che non si limita all’assenza in sé, ma è una continua aspettativa per l’imminente ritorno. L’unica speranza del giovane che poi abbandonerà fino alla fine.
    Non ha però nessuna parola di rimprovero per il nonno materno che ha ceduto la figlia in sposa per una servitù di passaggio.
    Né per il padre che non ha permesso che il figlio seguisse la madre, tenendolo come oggetto di ricatto, sicuro che Penndo Ba sarebbe ritornata a riprenderlo, ma rimettendolo ad una estranea.
    Né contro i francesi , né contro la mala sorte.
    Leggere queste pagine fa veramente male.
    Il libro è un concentrato sulle mostruosità della guerra, della popolazione africana sotto il dominio francese, e tutto ciò è spaventosamente vero.
    Le regole ancestrali sono descritte, come tutto il romanzo, con linguaggio semplice, di lettura scorrevole, con uno scopo da poter definire demotico e anche istruttivo.

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  2. Virginia (venerdì Milano) says:

    La collana Bloom si conferma una collana piena di sorprese. Un libro crudo e grafico, si è lasciato leggere tutto d’un fiato, espresso in una lingua bellissima, peccato non poterlo leggere in lingua originale.

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  3. Claudio says:

    Questo lungo racconto ci parla della guerra, della sua crudeltà e pazzia, dello straniamento e sconvolgimento che porta con sé. Ma ci parla anche dell’insolito, del “diverso” rappresentato da Alfa Ndiaye, giovane senegalese catapultato per amicizia in una guerra non voluta, non capita e alienante.
    David Diop racconta magistralmente le esperienze del suo protagonista, e lo fa alla maniera “africana”, con tutte le perifrasi, i modi di esprimersi e di pensare di chi proviene dalle tribù del Senegal, il periodare rimanda ai racconti epici e senza tempo. L’Autore ci rivela il pensiero di Alfa Ndiaye, una mente sconvolta dalle terribili carneficine, le sue azioni sconvolgenti e orrorifiche, i ricordi e le esperienze di vita tra la sua gente, e lo fa in maniera semplice, poetica come nelle pagine dedicate alla bella Fary Thiam e alla madre Pennedo Ba, ma anche con le persone che vivono con lui la tremenda esperienza del combattimento, come “il più che fratello” Mademba Diop. Fratelli d’anima ci offre una visione della Grande Guerra cruda, allucinante ma per nulla artefatta, la rivelazione di un’anima semplice e complessa che viene da un mondo “altro” e che ci fa riflettere, trasmette inquietudine ma anche empatia, ci mette a confronto con un modo di pensare a noi estraneo e lo rende capibile. Un testo da leggere per capire anche il presente.

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  4. Chiara Milano lunedì says:

    Ora Alfa pensa e, siccome sa pensare, riesce a scoprire e dissotterrare tutte le verità nascoste volutamente oppure appena coperte, tutti gli inganni e le ipocrisie di chi sta con lui.

    Ora Alfa pensa perché quella morte spaventosa del suo fratello d’anima consumata secondo le modalità tribali l’ha reso disumano e ha aperto la via della riflessione.

    Ora Alfa pensa e quel pensare lo trasforma davvero in disumano e lo porta a dar credito a quelle voci che la perdita della ragione gli suggerisce.

    Un libro davvero intenso, ricchissimo di problematiche e tratti storici, psicologici, culturali che ci permettono di capire qualcosa di più dei soldati africani nella 1° guerra mondiale, della problematica coloniale, dell’Africa e dei suoi giovani mandati a morire per una madrepatria sconosciuta. La densità della storia articolata da quel linguaggio divenuto codice dell’oralità dei griot africani, ricco di metafore, ripetizioni e poesia ne fanno un libro immenso (nonostante le 122 pagine).

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  5. Marilena, lunedì Milano says:

    David Diop, da non confondere con il quasi omonimo poeta, morto nel 1960, è un giovane scrittore franco-senegalese che in questo romanzo, breve ma intenso e denso, cruento e poetico, narra la storia emblematica di un giovane senegalese che si trova coinvolto nella Prima guerra mondiale, africano nelle schiere francesi, ignaro delle motivazioni del conflitto, forte del senso dell\’amicizia, alla ricerca di una vendetta che sia il risarcimento per la morte e la perdita dell\’amico. L\’inizio, forte, violento, \”splatter\”, riporta alla memoria altri libri sulla inutilità e incomprensibilità di quel conflitto da parte dei soldati, ma qui viene utilizzato un linguaggio e, soprattutto, un ritmo che immediatamente spostano il piano narrativo. Ci troviamo a leggere un racconto che subito diventa popolare, ancestrale, semplice, cadenzato, con le ripetizioni di un racconto orale che tiene dentro di sé tutto, la guerra, l\’amicizia, la poesia, la vita nel paese natale, la critica delle gerarchie militari e i cambiamenti imposti nello sfruttamento del territorio, anticipatori della successiva povertà dei popoli africani. Un libro piccolo e potente che ben ha meritato il premio Strega europeo.

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  6. Sabrina Di Agresti says:

    Sabrina Di Agresti – Torino ( n. Roma)
    Un doveroso chiarimento per aver scritto dell’autore in riferimento ad un altro con lo stesso nome e cognome , presumibilmente della stessa sua famiglia. Meritato il premio Strega Europeo ed un plauso anche alla Casa Editrice per la scelta e per aver creduto in lui. Da parte mia e dei lettori un grazie.

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  7. letizia barato padova says:

    …Ma sono anche la luna rossa che sorge sul fiume, sono l\’aria della sera che agita le foglie tenere delle acacie…( Cap.24 pag. 115)inizio il mio commento con queste parole che sono poesia e scendono come un balsamo su un racconto di orrore , terribile che ha stravolto anime e corpi. Non è facile da leggere questo libro così carico di significati, di metafore , di immagini di un altro mondo.E\’ un libro da rileggere con attenzione e sul quale si deve riflettere!E\’ un libro contro la guerra, contro tutte le guerre . E\’ un messaggio!

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  8. Torino centro

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  9. Andrea (Padova) says:

    Una scrittura densa, vischiosa. Persino provocatoria in quel suo ripetersi incessante, quasi a voler incidere la pagina (la tela se si trattasse di pittura, da penna a pennello, a scalpello), fino a farne solco, ferita, trincea. “Fratelli d’anima” è una sorpresa. Perché proprio da quel suono ossessivo della parola, ripetuta fino al limite del fastidio, David Diop trova la forza (e l’equilibrio) per alzarsi in volo all’improvviso, disegnando immagini di incredibile bellezza e profondità, di pura poesia. Un puzzle composto di stracci d’anima e brandelli di carne. Straniante e affascinante. Uno stile insolito, dal sapore aspro e dolce allo stesso tempo, che mi ha disorientato e (probabilmente perciò) conquistato.

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  10. Stefania Sorbara ( Torino ) says:

    Sincretismo tra psicanalisi, islam e ritualità animistiche capaci d’evocare un’intera cultura (quella senegalese), “Fratelli d’anima” ci restituisce la guerra di trincea attraverso gli occhi del senegalese Alfa (e del suo fratello d’anima Malemba).

    Un libro rituale, simbolico, a cominciare da quelle 7 mani mozzate che Alfa tiene per sè, tante mani di Fatima, bianchi amuleti, guide all’illuminazione interiore (“perchè uscissero dall’interno della mia testa dovevo farle vedere al dottor Francois”, dice Alfa). 7 come l’alchemico VITRIOL, la purificazione attraverso la discesa nelle viscere della terra (cos’altro è la trincea? “quando mi lavo il corpo e i vestiti, quando credo di purificarmi”, dice Alfa ), negli anfratti dell’anima (“per lavare l’interno della testa con grandi secchiate di acqua mistica, ho disegnato le mie 7 mani”, dice sempre Alfa). 7 il simbolo magico, legato al ciclo lunare chè ogni episodio di svolta in “Fratelli d’anima” avviene al chiaro di luna: l’amplesso con Fary, la morte di Malemba, il seppellimento delle mani.

    Un rito che si compie nel conflitto, tra il “dentro” e il “fuori”. Tra gli imperativi morali del singolo e le leggi degli uomini (“ero stato disumano per obbedire alle voci del dovere”).
    Ubbidire o disubbidire. La possibilità di scelta esiste. Perché “la verità appartiene solo a Dio”, dice Alfa. Mentre nel mondo degli uomini tutto è duplice. Dai sentimenti (“Vorrei essere come te, ma sono fiero di te. Come ogni cosa in questo basso mondo, lo sguardo di Mademba era duplice”), alle azioni (una stessa azione può essere “per la mano di Dio” o “per la mano del Diavolo”), al nostro stesso essere (“Sono l’innocente e il colpevole. Sono l’inizio e la fine. Sono il creatore e il distruttore. Sono duplice”). “La verità della parola non è unica”.

    La trincea è conflitto dentro/fuori: “Mi hanno accolto nel ventre della terra come un eroe”, dice Alfa ma anche “la trincea mi partoriva urlando”. Ciò che sta fuori non deve entrare dentro (“le mani mozzate sono la paura che passa dall’esterno all’interno della trincea”) così come ciò che sta dentro non deve uscire fuori (le viscere di Malemba). La trincea è donna, “le due labbra socchiuse del sesso di una donna immensa”. E nel sesso, nell’essere dentro o fuori una donna (Fary e la figlia di Francois), è il principio e il concludersi del rito di purificazione e liberazione. Dentro è vita. Fuori è morte. Il “mago-leone” (il leone totem di Alfa) nato nell’amplesso con la principessa capricciosa (Fary) muore nell’amplesso con la donna dagli occhi azzurri, ucciso dal “cacciatore-salvatore, brutto e povero” (Malemba).

    Secondo alcune culture animistiche, l’anima può lasciare il corpo anche mentre l’individuo è in vita. E così l’Eroe, il divoratore d’anime, purificato, liberato, può lasciare il proprio corpo a Malemba “per amicizia, per compassione”, restituendogli quella “forza vitale” che, a poco a poco, negli anni, gli aveva mangiato.
    Storia di purificazione/liberazione, di crescita, di consapevolezza con una conclusione magica. Una suggestione vibrante e originale sulla Grande Guerra.

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  11. Sara (Padova) says:

    Un libro che racconta la vita in trincea da un punto di vista insolito e poco osservato dai libri di storia. Una scrittura tagliente e densa che fa immergere il lettore in una vicenda terrifica, da cui è però impossibile distogliere lo sguardo.Ma soprattutto questo libro è il racconto e il pianto di un\’amicizia che continua anche dopo la morte.Premio Goncourt des Lycéens e Premio Strega Europeo meritatissimi.

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  12. Elena (Torino Centrale) says:

    Con questo intensissimo romanzo David Diop rinnova la narrazione della Grande Guerra attraverso un punto di vista inusuale e grazie ad uno stile di scrittura sorprendente. È un romanzo sulla guerra ma anche sull’amicizia, una “iniziazione” che oltrepassa gli ultimi baluardi della ragione per arrivare ad un delirio scaturito dalla follia della guerra. Da leggere e rileggere per cogliere le molte tematiche in esso contenute, spunto di riflessione continua. Un sentito grazie all’editore per questo piccolo gioiello, premio Strega Europeo

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  13. Francesca Maschietto says:

    Il libro ha tutto il merito di farci incontrare un poeta senegalese scomparso e la sua lingua così forte da farsi carne, C’è tutta la fisicità africana nel soliloquio di questo giovane africano d’inizio secolo che si trova a combattere nelle truppe francesi. In un territorio disumanizzato dalla battaglia, lontano dalle regole sociali dell’ambito dove è cresciuto il protagonista si autorizza a pensare con la propria testa. Nei suoi pensieri ripercorre l’ evento tragico della morte dell’amico fraterno in condizioni disumane. Così sappiamo delle lunghe ore d’ agonia durante le quali Alfa sperimenta insieme alla sua incapacità a porre fine ai tormenti dell’amico, tutto il dolore della separazione. Il sovra carico emotivo s’incunea nel solco già tracciato dal distacco dalla madre in età infantile mai veramente superato. Senza più il supporto affettivo dell’amico che ne era stato testimone si fa strada nella sua mente uno straniamento che lo porta sempre più lontano dall’umano sentire. Lo seguiamo mentre lucidamente ripercorrere i fatti della sua adolescenza e del suo paese ancora segnati da un ordine etico e al tempo stesso compie nel campo di battaglia azioni di gratuita crudeltà. Diop traccia il percorso di una mente in corsa verso la follia lasciandoci essere fino alle ultime pagine complici, vittime dello stesso auto inganno del giovane. La scrittura ha il ritmo del respiro e restituisce i pensieri come tamburi in armonia con il battito del cuore.

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  14. Rita Centaro (Musicale Torino) says:

    Fratelli d’anima è la profonda voce narrante di un soldato africano (Alfa Ndaye) combattente sul fronte occidentale della trincea francese durante la prima guerra mondiale.
    Alfa, fuciliere “cioccolatino dell’Africa nera”, dopo aver assistito impotente all’agonia del suo più che fraterno amico Mademba Diop (col quale ha condiviso il sogno di arruolarsi per andar via dal natio villaggio senegalese) ha un solo scopo: massacrare e tagliare le mani ai nemici con gli occhi azzurri.
    Fonde così la sua nuova identità tra il ruolo di “stregone” e quello di “folle”, incutendo prima rispetto e poi terrore anche tra i suoi superiori e commilitoni.
    Oltre alla rudezza della guerra, l’autore ci descrive anche, molto poeticamente, la vita di Alfa prima dell’arruolamento, parlandoci della madre, del padre, dell’amico, delle credenze e della donna della quale si innamora.
    Alla fine Mademba sopravviverà in Alfa, e le loro voci continueranno a parlare, facendosi sentire in tutto il mondo, anche dopo aver riposto il libro su uno scaffale della libreria…

    Meritatissimo il premio Strega Europeo al bravo David Diop.

    Complimenti, inoltre, a Giovanni Bogliolo che è riuscito, con la sua ottima traduzione, a trasmettere il linguaggio di Alfa con il battito e la musicalità di un idioma africano.

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