Le avventure di Washington Black

le avventure di washington black 02Barbados, 1830. George Washington Black, detto Wash, ha undici anni quando muore il suo primo padrone. Nessuno, nella piantagione di Faith, lo rimpiange; nei campi gli schiavi si limitano a chinare la testa, piangendo per se stessi e per l’imminente vendita della proprietà.
Diciotto settimane dopo, tuttavia, alla testa di una carovana di carrozze coperte di polvere, a Faith si presenta il nipote del defunto proprietario: le ciglia pallide e la pelle di un biancore simile al pane crudo, a Erasmus Wilde, questo il nome dell’uomo, basta una sola, gelida occhiata per terrorizzare gli schiavi che assistono, impotenti, al suo ingresso nella casa padronale.
Per Wash l’arrivo di Erasmus Wilde muta ogni prospettiva, soprattutto quando il nuovo padrone decide di cederlo come valletto al fratello minore, il bizzarro Christopher Wilde, che tutti chiamano Titch.
I capelli che gli arrivano alle spalle e gli occhi ombreggiati da folte sopracciglia, Titch si è insediato nella vecchia casa del sorvegliante, un lungo edificio basso nel mezzo della foresta, disabitato da anni e su cui, nella piantagione, si bisbigliano le più atroci storie dell’orrore. Quando ne varca la soglia, Wash è pronto al peggio, ma deve ricredersi: Titch si rivela ben diverso dall’uomo malvagio e animato da cattive intenzioni che ha immaginato fino a quel momento. Al contrario, con stupore Wash scopre di trovarsi al cospetto di un naturalista, uno scienziato e un brillante inventore al lavoro su uno strano e misterioso marchingegno: un Nemboveliero, ovvero un pallone aerostatico ancorato a una navicella di vimini e legno, con due prue e i remi che vogano sospesi nell’aria.
Presto Wash verrà introdotto in un mondo di straordinarie idee, in cui una macchina volante può trasportare un uomo attraverso il cielo, dove un ragazzo nato in catene può abbracciare una vita di dignità e libertà e dove due persone, separate da classi sociali distinte, possono vedersi solo come esseri umani. Ma un grave fatto accaduto nella piantagione cambierà di nuovo tutte le carte in tavola, costringendo Titch e Wash a una precipitosa e rocambolesca fuga proprio a bordo del Nemboveliero.
Dai campi di canna da zucchero dei Caraibi a un remoto avamposto nell’Artico, dalla movimentata vita londinese fino all’infuocato deserto del Marocco, Le avventure di Washington Black è «un ritratto straziante della schiavitù, ma anche una storia d’avventura mozzafiato. Un romanzo storico epico che ha molto da dire sui tempi in cui viviamo» (The Guardian).

«Un diario di viaggio rocambolesco ed esilarante che ricorda Jules Verne».
The New Yorker

«Grandissima avventura, colpi di scena a non finire con una narrazione che salta, veleggia e si erge dalle piantagioni dei Caraibi fino all’Artico ghiacciato, attraversando un oceano intero. Una vera bomba».
Kirkus Reviews

Esi Edugyan si è laureata in scrittura creativa alla University of Victoria e alla John Hopkins University. I suoi lavori sono apparsi in diverse antologie tra cui la Best New American Voices 2003. Questo suono è una leggenda è il suo secondo romanzo.

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  1. Sabrina Di Agresti says:

    Sabrina Di Agresti – Torino ( n. Roma)
    Tanti i personaggi in questa avventura dello schiavo nero chiamato Washington, della scrittrice canadese di origini ghanesi.
    La mancanza del senso di appartenenza del giovane, viene percepito attivamente dal lettore a cui è stata negata anche la conoscenza della propria madre, se non dopo la sua morte, Big Kit.
    Due fratelli latifondisti inglesi a Barbados, Christofer (Titch) il minore e Erasmus Wilde, vivono nel 1830.
    Erasmus più truce e violento, l’altro, uno scienziato che insegue il sogno di far volare il suo Nemboveliero, una sorta di mongolfiera con i remi.
    Il narratore, omodiegetico, ha 10 anni e lavora nella piantagione di canna da zucchero.
    Bella la descrizione delle meduse nell’esposizione, come anche nei disegni, in cui era particolarmente bravo il giovane Washington.
    Il libro, dalla seconda parte, è un viaggio continuo, sia fisico sia una estenuante ricerca interiore, dalla nave del capitano Benedict e del fratello gemello Theo a quella di Holloway, sia di formazione.
    Titch è con lui e lo considera quasi un amico, ma nell’Artico decide di lasciarlo al suo destino. La ricerca e il bisogno del suo affetto continuerà nel deserto del Marocco e proseguirà con la amica/compagna Tanna Goff nella Nuova Scozia, a Londra, ad Amsterdam.
    Ocean House diventa ciò che Washington vaneggia con la fantasia, progettare e realizzare un acquario.
    Con il padre di Tanna, un biologo marino, un progetto che mai era stato realizzato prima. Lo farà anche immergere come un palombaro per la raccolta di esemplari che fino ad allora erano da sempre stati catalogati e mostrati, ma mai sui viventi. Tra essi anche un campione di phocoena, o marsuino, un animale a due teste.
    Titch, su cui riponeva tante speranze e che aveva cercato in modo spasmodico, alla fine si rivela un perdente, vive con un ragazzo, il figlio della serva Emilie ma non si rivela chi sia il suo vero padre.
    Bella e triste la storia dell’unica sopravvissuta all’epidemia, una sarta che cuce pupazzi con le facce degli scomparsi. Ogni bambola era la replica di qualcuno che aveva abitato lì, racconta l’uomo dello stufato, dai capelli biondi e fuligginosi.
    Ma i ricchi e potenti fratelli, il cugino Philip, e lo schiavista John Villard si riveleranno persone molto sole e vuote e sarà lo stesso ragazzo a dimostrarsi superiore, per aver affrontato la vita, per essere rimasto sfigurato, ma bellissimo interiormente, per essersi sentito usato da tutti, per non provare odio, per non essere impazzito, ma per sapere ancora guardare il cielo.

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  2. Chiara Milano lunedì says:

    Ecco un altro avventuroso, non un Falco come quello di Hernan Diaz,ma uno che percorre da Barbados la costa orientale degli Stati Uniti, del Canada fino a raggiungere le propaggini artiche. Uno schiavo che si allontana in modo mirabolante dalla piantagione schiavista mentre si consumava l’abolizione da parte del governo inglese: come assistente dello scienziato “pazzo”, il fratello buono della famiglia proprietaria, ha assistito ai preparativi, alla costruzione del nembo veliero che useranno nell’emergenza per sfuggire alla crudeltà e alla vendetta del fratello cattivo.

    Chi racconta è George Washington Black, un ragazzo di 10 anni che l’autrice lascia libero di crescere facendo emergere i suoi talenti e qualità in modo molto diverso dagli schiavi liberati che abbiamo conosciuto nella Storia. Lui è un artista, si esprime con un linguaggio preciso e molto articolato, sensibile alla bellezza e alle atmosfere in cui si trova, osservatore attento e riflessivo. Un giovane uomo nero, ferito gravemente sul viso e nell’anima, alla ricerca del suo posto nel mondo, della sua identità e della sua casa.

    L’autrice ne fa un personaggio diverso , unico, libero di esprimersi e di proseguire la sua ricerca da Big Kit, la schiava che lo protegge all’inizio nella piantagione e poi scoprirà essere sua madre, da Christopher che lo contagia con la scienza del volo fino a Tanna Goff e il padre che lo coinvolgono nella zoologia marina. E lui sempre attento e collaborativo riceve e offre, si esprime, progetta, ha idee innovative e conoscenze che superano la sua età e il suo status. E nonostante un po’ di Falco e un po’ di Robinson, il viaggio picaresco si compie e il personaggio avventuroso rimane credibile perché l’autrice lo conduce sempre nel mondo e anche fuori dal mondo.
    Realistico e immaginifico allo stesso tempo, concentrato in modo nuovo sul peso e la responsabilità della libertà personale in tempo di schiavitù, Wash si porta dietro l’allontanamento da Big Kit, la paura della taglia, l’abbandono di Titch e l’anonimato per l’invenzione degli acquari. La sua creatività e la sua scienza lo rendono libero e sempre più forte.

    Una lettura molto piacevole

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  3. ida says:

    uno straordinario incrocio tra narrazione fantastica, favola e parabola …non mi sono posta il problema se fosse o non fosse credibile ma mi sono abbandonata solo al piacere della lettura e di alcuni topoi narrativi

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  4. Marilena, lunedì Milano says:

    Definito da molti un romanzo di formazione e dalla sua autrice un romanzo sulla schiavitù, la colpa e la libertà, si può leggere anche come un romanzo d\’avventura, ricco di personaggi e colpi di scena che prendono vita nei più remoti angoli della terra. Gli argomenti trattati sono molti, oltre a quelli citati troviamo anche la ricerca di un padre/maestro, l\’importanza dello studio, della scienza, della cultura, nell\’emancipazione dell\’individuo. Purtroppo il linguaggio non è all\’altezza dei propositi, a volte sciatto, impreciso, mal costruito così che la descrizione di personaggi e luoghi risulta imprecisa e contraddittoria. Da verificare se sia da attribuire all\’autrice o alla traduzione.

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  5. Susanna says:

    Il libro, senza intenti di verosimiglianza come annunciato fin dalla suggestiva immagine di copertina, sceglie di declinare tematiche già esplorate da altri autori (il personaggio di Big Kit, per esempio, rievoca immediatamente la protagonista di “Amatissima”) attraverso l’inconsueta chiave del romanzo d’avventura. Come Phileas Fogg riusciva a completare il suo ottocentesco giro del mondo in soli 80 giorni attraversando ogni tipo di peripezie, così Wash percorre in modo anche più rocambolesco cielo, mare e terra – dapprima come zavorra e imprevisto fuggitivo, poi alla faticosa ricerca di Titch, delle proprie origini e in definitiva di se stesso: e proprio nel travaglio di questa ricerca, che finisce per svincolare la vicenda dalle specifiche circostanze storiche rendendola universale, si può riconoscere il nucleo centrale del romanzo. Tra i tanti personaggi che lo popolano, quello di Titch attira particolarmente la curiosità del lettore non solo per il suo ruolo centrale nel meccanismo narrativo, ma per la sua intrinseca ambiguità e per la difficoltà che si incontra nel definirlo: rampollo sognatore di una rigida famiglia schiavista, algida e distante anche verso i suoi stessi membri, rappresenta la stella polare del giovane Wash, ma una stella fredda e sfuggente che non dà conforto né certezze… forse perché, in fin dei conti, è pur sempre “solamente un bianco”.

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