L’Immaginifico. Vita di Gabriele D’Annunzio

l imaginifico 02 Era bianco come la neve, impomatato, immacolato nell’abito e nella persona, con un guardaroba che uguagliava quello del principe di Galles, e una calvizie precoce che ne fece, con l’età, un «piccolo idolo d’ebano dalla testa d’avorio» (Marinetti). Di statura modesta, aveva la fronte alta, volitiva, il naso dritto, ma «lo sguardo e la bocca così deboli, completamente abbandonati alle fatalità e alle passioni». Nell’aspetto, non tradiva alcunché del poeta o dell’artista, ma, stando alle parole di Romain Rolland che lo detestava, «sembrava un addetto d’ambasciata molto snob». Scandali, duelli, separazioni accompagnate da tentativi di suicidio e da soggiorni all’ospedale psichiatrico suggellavano puntualmente i suoi numerosi amori. Lettore onnivoro, era un cesellatore del plagio capace di prendere tanto dai classici quanto dalle tendenze e dagli stili alla moda.
Un avventuriero, dunque? Un fatuo Narciso che le bizzarre circostanze dell’epoca elevarono a «scrittore più celebre al mondo», oggetto di ammirazione di Thomas Mann, D.H. Lawrence, Pound, Hemingway, Brecht e Borges?
Cercando l’uomo al di là del personaggio che lo occulta, Maurizio Serra mostra, in questa imponente biografia, come Gabriele D’Annunzio non sia stato affatto un frivolo esteta che indossava di volta in volta i panni del poeta, del seduttore, dell’uomo d’azione, del condottiero. «È stato, dall’inizio alla fine, un poeta dell’azione, un aedo epico portato alle stelle dal movimento esistenziale, paralizzato dal decadimento, ucciso dall’inerzia», un cultore dell’opera d’arte totale wagneriana il cui coerente, intimo scopo era «riproporre il vate dantesco, guida lirica e sacerdotale della nazione». Non un avventuriero, dunque, ma un principe dell’avventura, «precursore e fratello maggiore dei Lawrence d’Arabia, Saint-Exupéry, Malraux e Romain Gary».

Maurizio Serra (Londra, 1955) diplomatico e scrittore. Tra le sue opere Malaparte vite e leggende (Marsilio 2012), Antivita di Italo Svevo (Aragno 2017) e L’Imaginifico. Vita di Gabriele D’Annunzio (Neri Pozza 2019), la cui edizione francese ha ottenuto il Prix Chateaubriand (2018) e il Prix de l’Académie des Littératures (2019). Nel 2018, Serra ha ricevuto il Prix de la Fondation Prince Pierre de Monaco per l’insieme della sua opera.

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  1. Sabrina Di Agresti says:

    Sabrina Di Agresti – Torino (n. Roma)
    Il romanzo comincia con la premessa dell’autore, un francese, nato a Londra, il cui padre è stato un ammiratore del poeta.
    Dedica il testo ai giovani narrando fatti storici senza il velo del pregiudizio che da sempre accompagnano la grande personalità di Gabriele d’Annunzio.
    Sposato una sola volta. La sua scelta era dettata dall’avere meno coinvolgimenti legali con le altre donne della sua esistenza.
    Il demone della dualità del Rapagnetti Gabriele, come l’annunciatore.
    Essendo il primo figlio maschio della famiglia di Pescara ( che in suo onore venne nominata provincia) nasce da un padre che a vent’anni sposa la diciottenne Luisa de Benedictis, abbiente ma non avvenente, e da cui avrà altri 4 figli. E’ affidato allo zio paterno di Gabriele ed al collegio dei gesuiti per 7 anni a Prato secondo visioni laiche e progressiste. Ma è a Roma che il giovane amplia i suoi orizzonti. La madre è severa e irreprensibile ma d’Annunzio esternerà alla sua morte il suo amore per lei attraverso il pianto e uno svenimento. (Non aveva presenziato al funerale del padre).
    I precisi e cronologici riferimenti alle opere , alla loro essenzialità , forniscono al lettore tanti ricordi di studi , ma anche di futuri approfondimenti.
    Da Il piacere, a La Figlio di Iorio, Forse che sì, forse che no, Trionfo della morte del 1894,…
    Il libro è un saggio, un quadro esaustivo di un poeta, dalla sua collocazione storica, politico geografica e culturale. Di una tradizione abruzzese legata a culti retrogradi, contadini e pastorali che influenzano e forgiano il poeta.
    L’esempio nefasto e irrimediabilmente negativo del padre, della sua ignoranza e arretratezza culturale. Un uomo senza valori e scarsa moralità che dilapida il patrimonio della moglie e la costringe ad avere le numerose gravidanze. Oltre all’aspetto erotico e adulterino che verrà assimilato e protratto dal figlio. Figlio osannato, quel primo figlio maschio che già dall’ onomastica lo accosta all’arcangelo apparso alla Madonna.
    Predone d’amore ma anche di versi, dagli antichi ai poeti a lui contemporanei. Da Ovidio a Sbarbaro, a Fontana, prende a piene mani e nemmeno li cita .
    L’autore Maurizio Serra scrive in francese ed è tradotto da Alberto Folin . Ottima l’illustrazione dell’Italia politica e in generale della geografia politica europea. Dall’ideologia contraria a casa Savoia sebbene con Vittorio Emanuele II abbiamo l’unificazione dell’Italia nella seconda metà del XIX sec., fervente repubblicano, come per Zucconi. La figlia si legherà al d’Annunzio anche se sposerà poi un professore.
    Maurizio Serra è un grande conoscitore di tutte le opere di d’Annunzio, come della sua vita, delle sue frequentazioni. Come se anche il lettore lo conoscesse.
    Tante le citazioni che legano il discorso, legittime e ponderate.
    Le curiosità come il profumo da lui creato , l’Aqua Nuntia, la passione per i motori, la massoneria o per il gelato che assaporava nelle calde serate romane, al limone con il caviale.
    Come accennato d’Annunzio sposerà Maria, figlia di un ussaro francese, a Roma e da lei ebbe tre figli maschi :Mario, Gabriellino e Ugo Veniero e una bambina Eva Adriana Renata, la sua sirenetta. Le varie relazioni ispirarono le sue opere, come ad esempio Olga Ossani che è la bionda Elena ne Il piacere.
    L’autore Maurizio Serra, abile a mantenere sempre viva l’attenzione del lettore suddivide il corposo libro in tre parti : del poeta e delle sue opere, dell’Italia nella condizione prebellica e interventista , dell’impresa di Fiume e dell’incarico a tenente colonnello ,dell’Europa post bellica e dell’”esilio” al Vittoriale.
    Si è dedicato a anche a saggi su Malaparte e Svevo.
    Per quanto il giudizio sul poeta non possa essere dei più positivi sul piano etico e morale è indubbio l’amore per la letteratura, per i classici, la musica, il teatro e la sua espressione in essi.
    Sublime la descrizione di Roma che coglie l’animo sincronico ma anche immortale della Città caput mundi.
    Altro punto è la sua ammirazione (forse per non possederlo) per il corpo atletico di Mishima di sole- acciaio- muscolo, ricordiamo il suo capolavoro Il tempio dell’alba.
    Imprigionato nella villa del lusso .
    L’ultimo periodo di vita dell’esteta è vissuto anche come una sofferenza, soprattutto fisica, che coinvolge anche il lettore. Un’inesorabile fine che ci ricorda che tutto inizia e tutto irrimediabilmente dovrà finire.
    L’importante è conoscere i fatti e la Storia.
    D’Annunzio muore il 1° marzo 1938, molto probabilmente suicida. Riporto un brano come scrisse la Nouvelle Revue Francaise : Si è cinto di un alloro che non gli si potrà più togliere. Se ha amato troppo il podio e la scena, nell’intimo è sempre rimasto fedele alla poesia. Non ha ripudiato, ma ha servito alcune delle più forti ragioni che giustificano la nostra vita. Ha coltivato la grandezza fin nei suoi simulacri. Aveva le virtù e i difetti di un uomo del Rinascimento. Non si può più leggere una sola sua riga senza, senza averlo davanti agli occhi e senza ammirarlo.
    Nota : da Suarès Gabriele d’Annunzio. Souvenirs 1938
    Rinascimento ma già manierismo.
    Si è allontanato dal realismo per esplorare l’intima essenza delle cose.

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  2. Chiara Milano lunedì says:

    Ammetto di non averlo finito per mancanza di tempo ma mi è piaciuto molto quel che ho letto: lo stile di scrittura, la ricerca delle sfumature, la ricchezza di dettagli, giudizi interessanti, un linguaggio perfettamente coerente con la materia del suo scrivere. D’Annunzio, per me, non è mai andato oltre la scuola superiore ma è stata una scoperta il Vittoriale dove il personaggio brilla delle suo ombrose luci. Si può amarlo o rifiutarlo ma questo libro è un mondo…

    Ho letto quest’anno, con grande piacere, anche i libri su Natalia Ginzburg e su Morante/Moravia: queste rivisitazioni artistiche, familiari, professionali, storiche mi hanno molto interessato e hanno contribuito ad uno sguardo più articolato e complesso della letteratura italiana.

    Naturalmente continuerò a leggerlo fino alla fine…

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  3. Francesca Maschietto says:

    L’imaginifico Vita di Gabriele D’Annunzio di Maurizio Serra è un libro di gran pregio per più motivi.
    Innanzitutto muove dall’intento di tornare su un poeta italiano snobbato dai più, ripercorrerne la vita e il contesto storico – artistico per restituirlo alla letteratura italiana senza gli imbarazzi che hanno a torto o a ragione segnato il personaggio. L’opera, peraltro assai corposa e variegata del poeta abruzzese, è rivisitata, ancorata alle ragioni che l’hanno suscitata, riordinata in modo da mettere in luce i titoli che meritano anche oggi di essere letti e paragonati a quelli di altri autori del 900. Ma l’aspetto più riuscito del libro è l’attenzione all’uomo e al personaggio D’annunzio nel tempo che ha attraversato. Si tratta in un primo momento di un lavoro approfondito condotto senza risparmio di energia, attraverso la consultazione di una mole di fonti scoraggiante e poi della loro restituzione con una scrittura partecipe che trova la giusta distanza rispetto al soggetto d’indagine. Come lettori accettiamo di venire accompagnati in un viaggio che parte nell’800 e termina alle soglie della seconda guerra mondiale, prima riluttanti e poi sempre più coinvolti .Serra, che oltre ad essere biografo è un diplomatico, mette in scena il personaggio D’Annunzio e lo fa muovere tra comprimari e comparse. In questo modo ci racconta un’epoca, un substrato sociale, politico, letterario totalmente altro rispetto al nostro. Non si poteva fare altrimenti: D’Annunzio a differenza di Carducci e di Pascoli è sempre stato un uomo agli onori delle cronache, capace di infilarsi da giovane in ogni luogo che conti e in seguito di far sognare i morigerati con le sue gesta amorose prima e politiche poi. Seguiamo dunque come spettatori Il suo vivere alla grande, sempre fuori budget ma dentro allo spirito del tempo, la giostra delle amanti e delle case, gli incontri con gli altri esponenti della cultura dell’epoca.
    L’autore ha la pazienza di dividere il vero dalla leggenda, di osservare Gabriele – lo chiama per nome come un amico di cui si sa ormai tutto- con umanità ma senza esaltazione, mostrandoci i suoi limiti e la sua originalità. Attraverso quesa lente riscopriamo un autore con una vena poetica in alcune stagioni decisamente prolifica, capace sia di gestire con rigore il suo tempo che di abbandonarsi a passioni travolgenti , pieno di vanità e di frivolezze ma lavoratore instancabile. Dalla sue origini familiari cogliamo le tensioni dell’uomo e ci troviamo a dover riconoscere a d’Annunzio aspetti che le antologie scolastiche tralasciano. Vive come se quella fosse l’opera cui dedicarsi e dalla vita trae opere che travalicano i generi: poesia, prosa, teatro, manifesto politico. E’ sempre in presa diretta con quel che succede come se fosse un uomo di questi nostri tempi, ha statura internazionale ed è capace di incarnare dei simboli da vero mattatore dell’opinione pubblica.Tutto il capitolo delle attività politiche ce lo mostra militante e capace di prendere posizioni. Se la vicinanza peraltro quasi obbligata al fascismo gli ha alienato la simpatia dei posteri e ha partecipato della dimenticanza per tutto ciò che viene prima della seconda guerra mondiale, il lavoro di Serra è un notevole contributo a rendere giustizia a D’Annunzio come vero funambolo della nostra lingua, capace di incarnare il suo tempo e un forte spirito italiano.

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  4. letizia padova says:

    Ho trovato questo libro molto interessante, non solo per la riscoperta di Gabriele D’Annunzio, ma anche per tutti i riferimenti storici, politici, culturali e sociali che hanno attraversato la vita del poeta. Le prime due parti ci fanno conoscere questo protagonista della letteratura italiana con tutte le sue contaddizioni, la sua complessa psicologia, la sua capacità di tessere relazioni di vario tipo, le sue incredibili doti di scrittore e poeta.
    Nella terza e quarta parte si assiste allo svolgersi della della storia in un’epoca travagliata che precede la seconda guerra mondiale, la vicenda di Fiume è trattegiata con chiarezza e ricca di riferimenti, così come il complesso rapporto con Mussolini. Leggere l’Immaginifico è rivisitare la storia con riferimementi precisi e puntuali che aiutano a comprendere un periodo così importante della nostra storia.

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