In attesa

Di Alka Joshi, autrice del romanzo L’arte dell’henné a Jaipur

Ogni mattina apro gli occhi e tu sei lì. Due foto tue, scattate a cinquant’anni di distanza. In una hai diciott’anni, sposa novella. Hai labbra turgide; il fotografo le ha colorate di rosso. Ha tinto di rosa il tuo sari.

La madre di Alka Joshi a 18 anni

Non sorridi, ma sembri sul punto di farlo. Hai accettato il matrimonio che tuo padre ha combinato tra te e mio padre, ma sembri rimpiangere che l’abbia fatto.

Hai dato alla luce un maschio. E una femmina (io). Poi un altro maschio. Ci hai nutriti, curati.

Siamo una famiglia della classe media. Non ci manca niente.

Ma quando ci trasferiamo in America, le cose cambiano. Conservi minuscole schegge di sapone, le metti in un vasetto e aggiungi acqua per ottenere sapone liquido. Disponi nei cestini dei rifiuti i sacchetti di plastica del supermercato. Mi insegni che il pane del giorno prima è buono quasi quanto quello fresco, ma molto meno caro. Impari ad apprezzare i negozi di seconda mano: tre set di lenzuola mai usate (cinquanta centesimi!), il rastrello con un dente rotto (gratis!). Risparmi, risparmi, risparmi.

I miei fratelli e io abbiamo bisogno di soldi per l’università. Ti trovi un lavoro in fabbrica. Segui le regole, saldi schede madri con grande bravura. Non sei mai in ritardo. Vai a genio ai tuoi capi. Ti promuovono supervisore. Torni a casa stanca, la sera, ma cucini, proibendoci di entrare in cucina. Fate i compiti, dici. Dovete essere bravi a scuola, dici.

Poi ti ammali. Perdi sempre sangue. Svieni al lavoro. Ti operano. Ti operano ancora. E ancora. Una serie di ospedali dall’odore nauseabondo, infermiere spaventose. Non torni al lavoro.

Nell’altra fotografia sulla mia scrivania ridi, cercando di spingermi fuori dall’inquadratura. Rido anch’io. Abbiamo le rughe attorno agli occhi, delle virgole agli angoli della bocca. Hai 68 anni. Hai lasciato mio padre, ti sei trasferita a migliaia di chilometri di distanza. Ti sei già fatta degli amici. Giochi a bridge. Canti, come facevi da ragazza. Sorridi spesso. Che cambiamento in te!

Vuoi fare tutto, andare dappertutto. Una fiera che sto organizzando per un cliente. Il Garlic Festival. La sfilata di moda dei senior. Un casting.

Mi rendo conto troppo tardi che sei la persona che sei sempre stata. Quella nascosta dietro la sposa seria. Quella in attesa che qualcuno suggerisse un’avventura.

Perché ci ho impiegato tanto a vederti? Quando ci sono riuscita, ho scritto un libro per te. Per darti la libertà che crescendo non avevi mai avuto. L’arte dell’henné a Jaipur è la mia lettera d’amore per te.

Ora te ne sei andata. Andata davvero.

Una volta mi hai detto che non avevi voluto partire dall’India, che hai chiesto a mio padre se potevamo ritornare. Penso che fosse la paura a parlare. Allora non sapevi che avevi coraggio abbastanza per tutti noi. Che senza di te non ce l’avremmo mai fatta, qui. Hai usato ogni tua risorsa per rendere le nostre vite più grandi, più piene.

Ecco perché tengo vicine le due versioni di te. Quella in cui sei in attesa. E l’altra, quella in cui sei arrivata.

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